MAGGIE SHAYNE.
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SUSSURRI NELLA NOTTE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Potenti ed immortali, condannati a lottare per il semplice diritto di esistere...
Mentre d la caccia alla bellissima vampira Cuyler Jade, l'agente del DPI Stephen "Ramsey" Bachman si ritrova a fare i conti con una verit imprevista e agghiacciante che minaccia di distruggerlo. Ma Cuyler lo aiuta a superare lo shock e lo conquista
per l'eternit con il suo fascino malizioso e fiabesco. Contemporaneamente un'altra incantevole vampira, Angelica, viene catturata dagli scienziati di White Plains. A salvarla dall'orribile destino che l'attende  il giovane prescelto Jameson Bryant, che abbagliato dalla bellezza di Angelica accetta di emttere a repentaglio la propria vita per tirarla fuori di l.
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La loro bellezza  incantevole. Il loro potere senza limiti. Per secoli la solitudine ha dato loro la caccia, ma all'improvviso un raggio di luce illumina le tenebre della loro esistenza con la promessa di un amore destinato a durare per l'eternit.
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MAGGIE SHAYNE.
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PARTE PRIMA
Capitolo 1
Si ritrasse, contorcendosi, ma le mani di lei erano ancora l. Che lo
bruciavano. Muovendosi sul suo petto come vento sull'acqua.
Rabbrivid. Sud. Boccheggi in cerca d'aria ma inal soltanto il
profumo di lei. Si protese cercando di mantenere un barlume di
lucidit, e trov le proprie dita intrecciate tra corti capelli serici. Apr
gli occhi e fiss quelli di lei. Enormi, scuri, innocenti. Imploranti,
ardenti, sensuali occhi che lo guardavano mentre giaceva sul letto
tremante di desiderio. E seppe di essere perduto. Sollev le braccia, le
fece scivolare attorno al suo corpo minuto per attirarla contro di s.
Schiuse le labbra per gustare la sua bocca succulenta...
E l non c'era niente. Era nel suo letto, ansimante e solo, il torace e
il viso inondati di sudore, le braccia attorcigliate l'una all'altra. Si rizz
a sedere, battendo le palpebre nel crepuscolo che si addensava,
afferrando la prima cosa su cui si chiuse il suo pugno e scagliandola
contro la parete opposta. Si mise le mani nei capelli. Dannazione,
stava ancora tremando, e tutto per una donna immaginaria; una fatina
da mondo dei sogni che assomigliava pi alla Campanellino di Peter
Pan che a una ragazza copertina per una pubblicit di costumi da
bagno. Che problema aveva, accidenti? "Troppo sotto pressione..."
borbott scivolando nudo fuori dal letto per la rituale doccia fredda.
Erano mesi che faceva regolarmente quei sogni. "Stress" aggiunse,
entrando con passo pesante nella stanza da bagno dell'albergo,
accendendo la luce, girando i rubinetti. Era il lavoro. Accidenti,
avrebbe snervato chiunque. Aveva fallito l'ultima missione, andando
dannatamente vicino a farsi ammazzare. L'ultimo incarico gli era stato
affidato otto mesi prima, e ancora non l'aveva portato a termine. Cos
tanti passaggi ravvicinati, altrettanti incontri mancati. Ogni volta che
pensava di averla in mano, lei si sfilava un qualche asso dalla manica e
gli sgusciava via tra le dita. Ci era mancato poco che lo mettesse in
cattiva luce con il DPI. Un agente della Division of Paranormal
Investigations della CIA doveva consegnare la merce. E lui era pi
vicino all'obiettivo di quanto lo fosse mai stato fino a quel momento.
Lei era l, in quella minuscola cittadina in mezzo al nulla, nel Maine
settentrionale. Stephen Ramsey Bachman era una specie di cacciatore,
ma la sua preda non era umana. Lei era un vampiro.
Era casa sua, ed era finalmente tornata a rintanarsi l. Il posto
sembrava uscito da un vecchio film con Vincent Price. Grande,
dall'atmosfera gotica e tristemente bisognoso di una mano di vernice.
La porta principale non era chiusa a chiave. Era appena prima del
crepuscolo.
Alla fine lui l'aveva messa all'angolo, proprio nel suo cortile. Lei era
stata sulla Lista dei Principali Ricercati del DPI per pi di un decennio.
Lui non sapeva perch. Non era affar suo saperlo, doveva soltanto
portarla dentro. E stava per farcela.
Aveva in mano una piccola sacca di cuoio che conteneva tre
siringhe, ciascuna caricata con una dose di tranquillante approntato
dal leggendario ricercatore DPI Curtis Rogers. La sua formula originale
era andata perduta quando lui era stato ucciso, probabilmente da uno
di quelli, bench nessuno l'avesse mai dimostrato, ma Bachman non
aveva bisogno di prove. Erano tutti uguali, spietati assassini, predatori
di innocenti.
Gli scienziati del DPI avevano affannosamente lavorato per ricreare
il tranquillante di Rogers e ritenevano di esserci finalmente riusciti.
Deglut a fatica. Quella notte il nuovo preparato sarebbe stato messo
alla prova per la prima volta.
L'enorme porta chiazzata di scuro gemette quando la spinse per
aprirla. I suoi passi echeggiarono sul polveroso parquet scurito dal
tempo. Bachman ignor il mobilio barocco, la pannellatura scura, le
ragnatele, la polvere, e si diresse difilato alla scala a chiocciola.
Cigolava a ogni passo.
Aveva inquadrato quella casa in precedenza, non appena aveva
appreso che lei ne era la proprietaria. Sapeva che la cantina era incline
ad allagarsi e che c'era una sola stanza senza finestre. Era l che si stava
dirigendo. Era vuota la prima volta che l'aveva vista, ma lui aveva la
sensazione che non sarebbe stata deserta quella sera.
Raggiunse la cima delle scale e si avvi lungo l'alto e stretto
corridoio, oltrepassando deciso le file di stanze chiuse. Sapeva quale
porta celava la sua nemesi. Quando la raggiunse si ferm con la mano
sul pomello.
Intu immediatamente che qualcosa non era del tutto a posto
quando gir la maniglia ed essa cedette senza resistenza. I piedi ben
piantati per terra, rimase immobile per un momento, ascolt,
tastando l'aria stessa attorno a s in cerca di un qualunque indizio, di
un suono. Niente.
Spinse la porta verso l'interno e lentamente entr. La luce fioca
delle candele creava un'atmosfera da incubo. Un centinaio di
fiammelle danzavano e ondeggiavano, gettando vivaci ombre sulle
pareti, il soffitto, il pavimento. E c'era musica. Gli accordi
melodrammatici di uno spettrale organo a canne fluttuavano soavi
nell'aria. Un brivido gli corse lungo la spina dorsale. Non di paura,
indotta dalla musica e dalle candele, quanto piuttosto di
presentimento, mentre si chiedeva che diavolo lei stesse combinando
questa volta.
La bara scintillava nera con lucide bordure d'ottone sopra un
catafalco disseminato di fiori. Si avvicin, notando le rose avvizzite
alla testa e ai piedi. Tocco grazioso. Se l'avesse trovata, pens che
l'avrebbe strozzata prima ancora di guardarla. Era stanco di questo,
stanco dei suoi giochetti e dei suoi scherzi, tutti apparentemente volti a
farlo apparire un idiota.
Si accost alla bara, guardandosi alle spalle ogni secondo o due,
giusto in caso.
Una spessa cortina di ragnatele gli si appiccic alla faccia e lui la
spinse via con un gesto iroso.
La musica mont un po' pi forte, mentre posava le mani sul
coperchio.
A mascella serrata, l'apr.
Poi rimase l, sbattendo le ciglia per lo shock mentre guardava la pi
orrenda creatura che avesse mai visto. Aveva capelli simili a un
arruffato nido di ratti, la pelle della faccia tirata e di colorito bluastro,
con cerchi neri che circondavano gli occhi infossati, chiusi. Le guance
erano incavate, emaciate. Le labbra erano ritratte in una smorfia quasi
beffarda, snudando le punte aguzze di incisivi ingialliti. Poteva contare
le ossa delle esili mani che le giacevano incrociate sul petto. La
raccapricciante immagine, insieme alla sua, si rifletteva in uno specchio
sull'interno del coperchio. Ramsey punzecchi con un dito la pelle del
braccio, poi lasci ricadere il mento sul torace esalando ogni molecola
d'aria dai polmoni. Lei gliel'aveva fatta di nuovo, accidenti! Il corpo
nel cofano era fatto di cera. E Cuyler Jade era probabilmente a un
centinaio di chilometri da l, ormai. Una morbida risata, simile ad
acqua cristallina che gorgoglia su pietre lisce, risuon nella stanza.
Bachman si irrigid e si volt di scatto. La donna stava sulla soglia, la
mano davanti alla bocca, gli occhi maliziosi che scintillavano al lume di
candela, colmi di allegria.
"Se avessi potuto vedere la tua faccia..." Rise ancora, chiudendo gli
occhi e rovesciando la testa all'indietro.
Era minuscola. I suoi lucidi capelli neri erano tagliati corti, con ciuffi
irti sulla fronte e punte frastagliate aderenti sul collo. Riport la testa
in avanti e la inclin leggermente mentre lo studiava. Sembrava la
Campanellino di Peter Pan.
Impossibile.  la tua immaginazione, accidenti. Lei non  la donna
che vedi nei tuoi sogni. Bachman non disse niente. Lei avanz, fiera e
sicura. "Sono un po' stufa di questa caccia senza fine, Ramsey."
Lui batt le palpebre. "Come mi hai chiamato?"
"Ramsey. Non  cos che ti soprannominavano i ragazzi
all'Accademia militare? Stephen Bachman di Ramsey, Indiana, divent
Ramsey nel decimo anno, se ricordo correttamente." Sorrise e si port
pi vicino. "Non fare quella faccia cos sorpresa. Non  la prima regola
di tutti voi agenti segreti, conoscere il vostro nemico?"
La osserv avvicinarsi finch fu a pochi centimetri soltanto. Non era
la donna a cui lui dava la caccia. Non poteva esserlo. Lei era il
diavoletto uscito dai suoi sogni. L'erotico, sensuale demonio dagli
occhi innocenti che sorrideva quando lui la toccava. Che lo faceva
impazzire con la pura lussuria animale che trasudava. Lei non era un
mostro.
La donna gli porse una minuscola mano, e non appena lui vi chiuse
attorno la propria, enorme, gli disse l'ultima cosa che lui voleva
sentire. "Sono Cuyler Jade. Quella a cui hai dato la caccia attraverso
tutto il paese negli ultimi otto mesi."
Bachman inghiott il masso ricoperto di sabbia che sembrava
esserglisi piazzato in gola, e le lasci andare la mano.
"Cos, eccomi qua" continu lei. La luce di monelleria nei suoi occhi
era temperata da un tocco d'incertezza, il sorriso sfacciato sulle sue
labbra un tantino malfermo. "La questione , Ramsey, che cosa intendi
fare con me, adesso che mi hai in mano?"
Lui irrigid la schiena. Okay, lei era un vampiro. E lui aveva avuto
sogni ricorrenti, selvaggiamente erotici, su quella creatura per diversi
mesi. Praticamente da quando aveva accettato l'incarico. E allora? Lui
aveva un lavoro da fare, ed era quello la sua priorit... non la sua
libidine sregolata.
"Ho intenzione di arrestarla." La sua voce risuon fredda, aspra.
Ottimo. "Lei adesso  una prigioniera federale, signora Jade. La
riporter a New York, al nostro quartier generale di White Plains."
"Davvero?"
Dio, com'erano grandi i suoi occhi. E scuri. E quelle ciglia folte gli
facevano pensare a Bambi, lo facevano sentire come il cacciatore senza
cuore. "Temo di s."
"E se io non volessi venire con te? Intendi sopraffarmi?"
Lei sapeva che non avrebbe potuto farlo. Rimase immobile mentre
lui apriva il sacchetto e ne toglieva una delle siringhe. "Posso sedarla."
La donna si accigli davanti all'ipodermica. "Quella roba funziona?"
Bachman si strinse nelle spalle. "C' un solo modo per scoprirlo."
Tese la mano verso il suo braccio, ma lei si allontan quasi
danzando prima che potesse afferrarlo. Puntellandosi il mento con un
dito dall'unghia color corallo, lo fronteggi un'altra volta.
"Supponiamo che io venga pacificamente?"
Lui la scrut, fin troppo consapevole della sua abilit nel giocare
scherzi e burle. "Perch lo farebbe?"
I neri occhi di lei si socchiusero. Torn verso di lui, si sporse fino ad
arrivargli cos vicina che il suo respiro gli sventagli la gola. Una delle
sue piccole mani sal e le punte delle dita gli danzarono sulla nuca.
"Perch tu non potrai portare a termine la missione, Ramsey."
Lui deglut di nuovo, sperando che lei non si avvicinasse di pi e
accidentalmente scoprisse l'effetto che aveva su di lui. Modific la
propria postura e cerc di rammentare a se stesso che cosa era in
realt. Anche se sembrava soltanto una donna. Perle di sudore gli
spuntarono sulla fronte. Cerc di raccogliere la volont per infilzarle
l'ago nel braccio prima che lei potesse sgusciare via di nuovo. Invece
riusc solo a dire: "Che cosa glielo fa pensare?". La sua voce suon roca.
Niente affatto intimidatoria come avrebbe dovuto.
Le labbra di lei si incurvarono verso l'alto. "So dei sogni" bisbigli.
Bachman non permise a quell'affermazione di turbarlo. D'accordo,
era sconvolgente, ma non lasci trapelare le proprie emozioni.
"Perch, li ha causati lei? Un altro dei suoi trucchi?" Lei scosse la testa.
"Non so che cosa li abbia causati, Ramsey. Ma ho continuato ad averli
anch'io."
Cuyler Jade lo osserv, attese la sua reazione alle proprie parole.
Credeva realmente in ci che gli aveva detto, che non sarebbe stato in
grado di prenderla con la forza. Tuttavia non credeva che lui ne fosse
pienamente consapevole. Non ancora, almeno. Ramsey Bachman
aveva una cosuccia o due da imparare su se stesso. E lei aveva deciso
che era l'unica a potergliele insegnare.
Bachman rimase in silenzio per un lungo momento. Poi scosse il
capo, fissandola con i cauti, profondi occhi grigi. "Lei  una brava
bugiarda, Cuyler. Ma non cos brava. Non ha fatto nessun sogno su di
me."
"No? Vuoi che te li descriva?"
"No." Lo disse con troppa prontezza.
Lei sorrise. "Ti faccio un certo effetto, Ramsey. Sai che  cos. Non 
una gran sorpresa, in realt. Anche tu mi fai un certo effetto. Non ho
paura di ammetterlo."
"Lei vaneggia, Cuyler." Sempre reggendo la siringa in una mano, le
afferr il braccio con l'altra e la fece voltare verso la porta. "Andiamo,
se  cos pronta ad arrendersi. La mia auto  qua fuori. Vuole prendere
una borsa coi bagagli?"
"Non ancora." Lei resistette all'istinto di strappare via di nuovo il
braccio. Non poteva farlo, non poteva lasciargli pensare che aveva in
mente qualcosa. Ma i pezzi grossi del DPI si stavano facendo
impazienti nell'attesa che Ramsey la portasse da loro. Ancora un po' e
sarebbero venuti a cercarla loro stessi, e lei preferiva correre qualche
rischio con Ramsey piuttosto che con loro. Doveva giocare le proprie
carte in fretta, e bene.
L'allerta non aveva mai abbandonato gli occhi di lui. Si era solo
intensificata. "Sta cercando di giocarmi qualche tiro."
"Ho un patto da proporti. Prendere o lasciare, sta a te."
"Niente patti. Lei verr con me. Adesso."
"No. Verr con te tra pochi giorni. Senza batter ciglio. Niente
trucchi, niente lotte, niente storie. Prometto."
"E io dovrei crederle?"
"Vuoi che lo scriva col sangue?"
Lui le lasci andare il braccio, e la fiss cos intensamente che lei
pot sentire il tocco di quegli occhi. Pi di questo: pot sentire la
collera dietro di essi, e il dolore. E il braccio ancora le formicolava
dove lui l'aveva stretto. La consapevolezza che vibrava tra loro due la
sconcertava. Quell'attrazione. L'aveva sentita prima ancora di posare
gli occhi su di lui. "Che cosa vuole in cambio?"
"Mmm, un tipo grande e grosso con un cervello. Sei un esemplare
raro, Ramsey."
"Che cosa vuole?" ripet lui, e l'impazienza confer un che di
tagliente alla sua voce.
Cuyler inclin la testa, alz le spalle e fece qualche passo. Bachman
stava vacillando, pens.
Non glielo avrebbe nemmeno chiesto, a meno che non stesse
considerando di cedere. "Niente di che.
Solo un po' del tuo tempo. Tre notti dovrebbero essere
abbastanza."
"Tre... "
La donna si blocc, girando sui tacchi e puntandogli contro l'indice.
"Tu passa tre notti con me. All'imbrunire del quarto, sar pronta a
venire al quartier generale nazista con te. Okay?" Lui scosse il capo
lentamente. "Tre notti... a fare cosa con lei?"
Cuyler rote gli occhi, sollevando in alto le mani. "Non quello, per
dirlo ad alta voce. Cribbio, se quello fosse tutto ci che volevo da te,
avrei potuto averlo mesi fa!"
"Col cavolo."
"Dimenticatene, Ramsey. Ho ragione e lo sai. Immaginatelo. Ti
svegli da uno di quei sogni roventi e pesanti, per trovare l'oggetto
reale nudo tra le tue braccia. Mi stai dicendo che ti gireresti dall'altra
parte e torneresti a dormire?" Gli si avvicin mentre parlava, si sporse
contro di lui, rizzandosi sulla punta dei piedi finch il suo naso quasi gli
tocc il mento. "Io non credo."
"Non me ne frega un accidente di cosa crede."
Lei fece spallucce, ma indietreggi e riprese a passeggiare in cerchio.
"Dunque, se non vuole che dorma con lei, allora per cosa sono le
tre notti?"
"Io dormo, durante il giorno." Si arruff i capelli con entrambe le
mani. Quell'uomo era esasperante. Non si era aspettata che fosse cos
difficile. Gli volt le spalle, tolse una sottile candela bianca dal
reggimoccolo e accost la fiamma a un piattino d'incenso, accendendo
il cono al centro.
Inspir la fragranza dolce. Solo perch non si era aspettata delle
difficolt, non significava che non vi fosse preparata.
"Vedi, Ramsey, ho bisogno di trascorrere un po' di tempo con te
per capire tutto questo, ecco. Voglio solo andare a fondo di questa...
questa cosa."
"Quale cosa?"
Lei serr i pugni, li tenne vicino alle tempie e strizz forte gli occhi.
L'avrebbe picchiato se non la smetteva di fare cos l'ottuso. Fece un
passo indietro, e lui avanz di pari distanza. Era accanto all'incenso.
Una spirale di fumo profumato si lev attorno alla sua testa.
"Sai che avrei potuto ucciderti mesi fa, o ferirti cos gravemente che
saresti stato fuori dal mio caso per molto tempo" gli disse. "Avrei
potuto chiudere gli occhi e lanciare un solo grido mentale, per avere
una mezza dozzina di amici pi anziani e pi forti che mi avrebbero
aiutato a sbarazzarmi di te."
"Allora perch diavolo non l'ha fatto?"
"Non lo so! Questa  la cosa a cui voglio andare a fondo! Non
riesco neppure a pensare di farti del male. Accidenti, mi  venuta
quest'improbabile idea che dovrei vegliare su di te, ma..."
"Lei? Vegliare su di me? Questa  bella!"
"Esatto, accidenti, soprattutto sapendo che hai in progetto di
scaricarmi in un campo di sterminio."
"Non ... "
"Non disturbarti, Ramsey. Le tecniche di ricerca del DPI sono ben
documentate. Senti, ti ho fatto un'offerta. Qual  la tua risposta?"
Lui scosse lentamente la testa, poi si pizzic l'attaccatura del naso
con due dita e la scosse di nuovo, lanciando un'occhiata alla siringa che
aveva in mano. "Spiacente, Cuyler. Sono stato lo zimbello di troppi
suoi trucchi. Non sono disposto a crederle, e che siano tre notti da
adesso oppure no, io la porter dentro. Perch rimandare
l'inevitabile?"
Cuyler Jade chin il capo, guard il pavimento. "Ecco, dispiace
anche a me. Ma temo che tu non abbia scelta."
Bachman si tuff verso di lei, ma Cuyler era pronta. Prima che
l'agente potesse batter ciglio, gli strapp di mano la piccola pericolosa
ipodermica, spezz l'ago con il pollice, la lasci cadere a terra e la
schiacci sotto un piede. Fronteggiandolo, sollev le mani.
"Riproviamo?"
"Accidenti..." La voce gli venne meno. Strizz gli occhi, li riapr, li
chiuse di nuovo. Lei avanz.
"Che cosa... che cosa hai..." borbott Bachman vacillando.
Cuyler l'afferr per le spalle, lo tenne saldo. "Faresti meglio a
sederti, Ramsey."
Lui esegu. Le gambe gli si piegarono e colp violentemente il
terreno, ma rimase ritto, una mano premuta sulla tempia sinistra. Alz
la testa per guardarla, mentre lo scintillio della collera nei suoi occhi si
smorzava. "Sapevo... che non potevo... fidarmi di uno di voi."
"Puoi, Ramsey. Giuro che puoi." Si inginocchi accanto a lui mentre
gli occhi gli si chiudevano. Il suo corpo cadde all'indietro, ma lei lo
afferr e gli depose spalle e testa sul pavimento.
Poi si chin vicino al suo orecchio e bisbigli: "Vedrai". Si alz in
piedi e spense l'incenso drogato.
Bachman apr gli occhi lentamente, guardingo, e registr la sorpresa
di essere ancora in grado di farlo. Il pulsare nella sua testa era prova
sufficiente che era ancora vivo. Dunque lei l'aveva solo drogato. Ma a
che scopo?
Lott per mettersi a sedere, solo per sentire sulle spalle le mani di lei
che lo spingevano di nuovo gi. "Stai sdraiato fermo per un po'. Ecco,
questo ti sar d'aiuto." Gli pos un panno caldo sulla fronte.
Lui la mise a fuoco battendo le palpebre, poi si guard intorno. La
stanza era semibuia, ma cap con un'occhiata che non erano nella sua
casa cadente. Lui l'aveva percorsa tutta. Non c'era nessun letto a
baldacchino circondato da tendaggi neri. Nessuna parete di pietra.
Nessun fuoco che scoppiettava e crepitava nel caminetto. "Dove
diavolo sono?"
"Nel mio nascondiglio. Non posso dirti dove esattamente. Giusto in
caso mi fossi sbagliata sul tuo senso di correttezza. Non vorrei che
tornassi di corsa al DPI con indicazioni per il mio solo e unico porto
sicuro."
Lui digrign i denti. L'avrebbe strangolata non appena avesse
ripreso le forze, decise. Non credeva di potersi trattenere. Con uno
sbuffo rabbioso si rizz a sedere, spingendole via le mani di lei. Pos i
piedi a terra e si alz, vacill un poco, si riprese. Poi cammin verso la
finestra ad arco tagliata nella spessa parete di pietra. Si puntell contro
il davanzale e fiss attraverso lo spesso vetro dipinto. Tutto quello che
vide fu neve. Dolci colline e vallate di neve, che si srotolavano senza
fine come un lenzuolo sotto un cielo stellato.
Si volt di nuovo verso di lei, stordito dall'incredulit. "Dove
diavolo sono?" ripet. "A nord. Sei decisamente a nord."
"A nord di che?"
"Praticamente di tutto" termin lei con una breve risata, gli occhi
scintillanti di malizia. "Dannazione, Cuyler..."
"Guarda, tutto ci che ti occorre sapere  che sei a molti chilometri
di distanza da un altro essere umano. Non ci sono strade, niente
trasporti, niente telefoni. Niente. Solo tu e io, insieme per le prossime
tre notti. Esattamente come ti avevo detto."
Lasciando cadere la testa all'indietro, Ramsey fiss il soffitto a volta,
le luci a gas che ardevano nel lampadario.
"Non fare quella faccia cos contrariata. Ti riporter indietro
quando sapr ci che mi serve sapere."
Lui scosse la testa, incroci il suo sguardo. "Se non ci sono mezzi di
trasporto, come diavolo siamo arrivati qui?"
"Questo non ha importanza."
Bachman si pass una mano tra i capelli, esamin la stanza,
individu la porta e la lasci l in piedi. Lei lo segu. Lui ud i suoi passi
sulle piastrelle di ceramica del pavimento mentre si muoveva rapido
lungo il corridoio, lanciando occhiate dentro stanze arredate come per
una principessa da fiaba. Rasi e volant e merletti. Cianfrusaglie che non
si prese il tempo di esaminare ricoprivano ogni superficie.
Trov la scala, ampia, di pietra, con un lucido corrimano di legno
massello, e si affrett a scenderla. Un altro caminetto. Altre lampade a
gas, altra pietra. Altro mobilio antico dall'aria costosa. La porta
principale era enorme e a doppio battente, con pannelli di vetro
piombato a disegni stellati al centro di ognuno. Non era chiusa a
chiave. La spalanc e usc nel vento pungente, gelido. Non c'era
niente. Per quanto lui potesse vedere, non c'era proprio niente. Un
senso di catastrofe gli grav sulle spalle come un pilastro da mille
libbre.
Lei lo tocc di nuovo. Le sue piccole mani si chiusero sulla parte alta
del suo braccio e lo tirarono dentro. "Torna in casa, Ramsey. Andr
tutto bene, te lo prometto."
Lui chin il capo. Il vento gli pungeva il viso, le orecchie. Lasci che
Cuyler lo tirasse dentro di nuovo, ma scuoteva la testa. "Non  cos."
"Sar cos." Lei chiuse la porta, si volt a fronteggiarlo.
"Ci sono cose di cui ho bisogno... "
"Lo so. L'insulina."
La testa di Ramsey si alz di scatto. "Come fai a..."
"Ho portato tutto dalla tua camera d'albergo. I tuoi vestiti, la
medicina, tutto. L'unica cosa che non ho portato  stata quella schifosa
droga che progettavi di iniettarmi." Chiuse gli occhi, scosse lentamente
il capo. "Questo mi ha davvero deluso, Ramsey. Non pensavo che mi
avresti fatto questo, e invece stavi per farlo."
"Immorale bastardo che sono, vero? Noto che non hai esitato a fare
lo stesso a me."
Lei alz le sopracciglia, poi sorrise e scroll le spalle. "Immagino che
tu mi abbia colto in fallo su quest'unica cosa. Ma, onestamente,
l'incenso  innocuo. Dura solo poche ore e l'unico effetto collaterale 
un brutto mal di testa."
Lui si massaggi con l'indice una tempia. "Dillo a me."
"Vuoi qualcosa? Aspirina o... "
"Non voglio un accidente di niente tranne che uscire di qui." Era in
collera. Odiava sentirsi intrappolato, costretto in una situazione che
non gli piaceva. Essere rinchiuso lontano da tutto, in un castello in
miniatura con l'oggetto delle sue pi vivide fantasie. Sapere di non
poter posare una mano su di lei. All'inferno. Ecco cos'era quello.
L'inferno sulla terra. "E lo farai. Presto. Ma ci sono cose che devo
sapere."
"Se credi di potermi spillare i segreti del DPI..."
"Non sulla tua preziosa organizzazione. Su di te." Si protese verso di
lui, gli prese la mano, lo attir dentro il grande salone e lo spinse in
una poltrona vicino al fuoco. "Rilassati, Ramsey. Ti prego, cerca di
accettare il fatto che dovrai stare qui per pochi giorni, cos che
possiamo sbrogliare la matassa. Pensa a questa come a una
mini-vacanza."
Lui guard i suoi occhi innocenti, stupendosi che sapessero celare
tanta falsit. "Una vacanza?"
" caldo e sicuro. C' cibo in abbondanza. Ho anche del vino. Il tuo
preferito. Ne vuoi un po'?"
"Cos puoi stordirmi di nuovo?"
"Non ho bisogno di stordirti di nuovo."
Cuyler si volt e si allontan da lui, pescando una bottiglia di White
Zinfandel da un secchiello del ghiaccio su un vicino tavolo a
piedistallo. Ne vers un po' in un bicchiere di cristallo intagliato e
glielo port. Lui aveva avuto tempo per alzarsi e scappare, ma a quale
scopo? Non c'era nessun posto dove andare.
Lei si inginocchi di fronte alla sua poltrona, posandogli le mani
sulle ginocchia, e lo fiss con intensit. Ramsey si fece forza per
resistere a quello sguardo. Non aveva intenzione di credere a una sola
parola che uscisse da quelle labbra piene e tumide. E non aveva
intenzione di nutrire un singolo pensiero erotico sulla posizione
attuale della ragazza.
"Voglio dirti una cosa, e voglio che mi ascolti. Sono a corto di
trucchetti e stanca di giochi.
Tutto ci che ti dir da ora in avanti non sar altro che la verit. Mi
piacerebbe che tu ricambiassi il favore."
Fece una pausa, in attesa. Lui non disse niente.
"Ramsey, se mi porterai a quel laboratorio di ricerca a White Plains,
morir. E non sar la prima."
"Balle. Il DPI non ha l'abitudine di assassinare..."
"Loro s."
Ramsey scosse energicamente la testa. "Sono scienziati. Vogliono
apprendere tutto su di voi..."
"Vogliono eliminarci dalla faccia della terra."
"S" sospir Bachman, ammettendo almeno questo. "S, ma non
uccidendovi. Trovando una cura."
Gli occhi di Cuyler lampeggiarono d'ira e per un secondo lui percep
la forza della sua rabbia. "Una cura. Dove prendi questa roba,
Ramsey? Non  una malattia. Non ci serve una cura per ci che siamo,
non pi di quanto ne serva una a te perch sei alto o perch hai gli
occhi grigi." Lui era scettico. "Non ti piacerebbe essere di nuovo
umana, avere di nuovo dei sentimenti?"
"Io sono umana quanto te, maledizione. E che cosa ti fa pensare che
non provi sentimenti?" Lo fiss negli occhi dal basso in alto, i suoi che
traboccavano di tanta emozione che Bachman quasi si chiese se lei non
potesse in qualche modo essere un'eccezione alla regola. Ma quegli
occhi si socchiusero e lei guard il pavimento.
"Il buon vecchio manuale del DPI, vero, Ramsey? Siamo tutti
animali. Privi di emozioni, assassini a sangue freddo."
Lui inghiott il nodo che aveva in gola. "Non lo siete?" Non era una
domanda. Non proprio. Sapeva esattamente che cosa erano.
Cuyler si morse il labbro inferiore, batt rapidamente le palpebre.
"No. Ma loro s. Hai idea di quanti di noi siano morti per mano loro,
nel nome della loro cosiddetta ricerca?"
"Eppure hai promesso di venire l con me, volontariamente, dopo
queste tre notti" comment, scettico. Non era credulone come
apparentemente lei lo considerava. "S. Se ancora vorrai portarmi
laggi."
"Perch?"
"Perch so che non vorrai. Sono sicura di questo come del mio
nome, Ramsey. Non so perch, ma lo so."
Lui scosse lentamente la testa. "Questo non ha pi senso dell'avermi
trascinato qui."
"Io penso che l'abbia." Cuyler chiuse la mano attorno alla sua, e lui
sent il calore di lei fluire in s, passargli attraverso. Una formicolante
consapevolezza gli scivol lungo la nuca e su per la spina dorsale. Gli
accadde qualcosa di strano. Si sent invaso, come se la stessa anima di
lei gli stesse filtrando dentro, o la sua in lei, o qualcosa di analogo.
"Lo senti?" bisbigli Cuyler. "C' qualcosa tra noi, Ramsey. Lo sai che
c'."
Lui scosse la testa per negare e strapp la mano dalla sua. Non era
niente pi che un altro dei suoi trucchi.
" pi potente del legame che sento con uno dei Prescelti" sussurr
Cuyler, a occhi bassi. "I Prescelti...  quello il termine che usate per
riferirvi agli umani con il raro antigene Belladonna nel sangue?"
Bachman si sporse un po'in avanti, pensando che forse avrebbe
ricavato qualcosa da quella carcerazione forzata, qualche nocciolo di
conoscenza da riportare indietro con s. Se mai fosse tornato indietro.
Lei annu. "Loro sono gli unici che possono essere trasformati.
Avevamo tutti questo antigene da mortali. Ma tu non ce l'hai. L'avrei
saputo subito se tu l'avessi avuto."
"Come?"
La donna si alz, mordendosi il labbro inferiore con i denti bianchi
e regolari. "Noi li percepiamo. Non so spiegarlo, ma sappiamo sempre
dove sono, come stanno... Proviamo un istintivo bisogno di vegliare
su di loro, di proteggerli."
"Di trasformarli in ci che voi siete?"
Lei scosse la testa. "No. Mai, a meno che non lo desiderino anche
loro e noi siamo sicuri che sappiano affrontarlo. La maggior parte non
saprebbero venire a patti con una simile trasformazione, credo."
Bachman si appoggi di nuovo allo schienale della poltrona,
studiando il suo viso per lungo tempo. Gli stava raccontando cose che
non era tenuta a dirgli. Ed era sincera. Lui aveva letto del legame tra
certi umani e i vampiri. Ci che lei diceva concordava con la ricerca
che il DPI aveva portato avanti sull'argomento. Dunque diceva sul
serio, a proposito del non mentirgli, oppure stava solo cercando di
guadagnarsi la sua fiducia?
Sarebbe stato stupido anche solo prendere in considerazione l'idea
che fosse sincera. Stava solo agitando l'esca per la sua trappola. "C'
solitamente una persona in particolare per cui un vampiro sente il
legame pi forte" disse lui, citando pressoch alla lettera gli studi che
aveva letto. " esatto?" Lei si allontan di qualche passo, annuendo.
"Allora, chi  il tuo cucciolo mortale?"
Lei stava in piedi proprio davanti al fuoco, voltandogli la schiena.
"Tu."
Ramsey batt le palpebre, poi tenne a bada lo shock e cerc di
mantenere una disposizione mentale logica, analitica. "Non ha alcun
senso, Cuyler. Io non ho l'antigene."
"Pensi che io non lo sappia, questo?" Lo url, mentre roteava su se
stessa per fronteggiarlo.
Lui si alz e si mosse lentamente verso di lei, scrutandole il viso in
cerca di un segno che stesse mentendo. Vide solo tumulto e
frustrazione nei suoi occhi, reali come se lei stesse davvero
sperimentando quelle sensazioni. L'aveva totalmente confuso, e
questo non gli piaceva. "Allora perch pensi..."
"Io sogno di te, Ramsey. Penso a te quando sono sveglia. So
quando sei arrabbiato, quando sei ammalato, quando provi dolore."
Lo afferr per le spalle, e lui non riusciva a credere che ci fossero
lacrime nei suoi occhi. "Ti desidero al punto della follia, ma  pi di
questo."
Lei lo desiderava. E questo avrebbe dovuto spaventarlo a morte,
perch Ramsey sapeva che nella sua razza il desiderio sessuale era cos
strettamente intrecciato con la sete di sangue, che i due diventavano
inseparabili. Se lei lo voleva, non lo voleva soltanto a letto.
Probabilmente voleva anche prosciugarlo.
Altra ragione per mantenere sotto controllo il proprio montante
desiderio. Diavolo, se avesse ceduto, sarebbe finito stecchito.
"Tu mi dai la caccia per distruggermi" prosegu Cuyler, la voce che le
si fermava in gola.
"Dovrei fuggire da te a gambe levate. Invece, tutto ci che provo 
questo desiderio di starti vicina."
Lo lasci andare, guard il pavimento, e lui si accorse che le
tremavano le labbra.
"Il mio riposo  tormento. Mi sveglio frustrata e confusa anzich
riposata e forte. Mi sta facendo impazzire, Ramsey. Tutto ci che
vorrei  capire perch. Puoi davvero biasimarmi per questo?"
Ramsey ebbe difficolt a inghiottire quando una solitaria lacrima le
still sulla guancia. Non era prefabbricata. Rapidamente lei gli volt le
spalle, passandosi sul viso il dorso di una mano per asciugarla. Per
qualche ragione, lui prov l'istinto di passare le braccia attorno a
quella silfide sofferente e raddrizzare tutto quanto per lei. Digrign i
denti, si irrigid contro la debolezza che minacciava di rammollirlo. Lei
era il nemico. Era una maestra di menzogne. Aveva l'omicidio in
mente; il suo omicidio. Doveva ricordarlo. Non sapeva che cosa lei
potesse guadagnare convincendolo di tutte quelle balle, ma doveva
esserci qualcosa.
In un ufficio privato al quinto piano di un edificio a White Plains,
N.Y., tre uomini fissavano un piccolo schermo illuminato, osservando
il minuscolo cursore rosso lampeggiare incessantemente. "Dev'essere
un malfunzionamento" disse Stiles.
"No. No, ha perfettamente senso. L  buio per diciotto ore filate,
in questa stagione dell'anno" obiett Whaley. "Perfetto per uno di
loro."
"Ma perch l'avrebbe portato l?"
Il terzo uomo non aveva ancora parlato. Si tolse la pipa dai denti e
vers il tabacco bruciato in un posacenere di plastica sulla scrivania.
"Sapevo che si sarebbe rivoltato contro di noi. Diavolo, era un dato di
fatto. Questione di tempo. Sono soltanto lieto che abbiamo nascosto il
microchip nella sua valigia."
"Questione di tempo?" Stiles si accigli, perplesso. "Sembra quasi
che lei se lo aspettasse."
"Infatti" rispose Fuller. "Ma, signor Fuller, io non..."
"Fino a che non ti occorrer sapere, non disturbarti a chiedere."
Stiles sospir, ma annu in segno di accettazione. "Dunque, che cosa
facciamo?" Wes Fuller percorse per un momento la stanza con passi
pesanti. Poi con calma cominci a riempire di nuovo la pipa.
"Raccogliamo alcune mappe, alcune informazioni in pi, un po' di
equipaggiamento, e andiamo lass. Procurandoci due soggetti di
ricerca al prezzo di uno."
Capitolo 2
Non era il castello che sulle prime sembrava essere. In effetti non
era pi grande di una casa media, anche se aveva le grandi stanze e gli
alti soffitti di un maniero ed era tutto di pietra, a blocchi di quaranta
centimetri di spessore, qua grigio scuro, l pi chiaro, a volte quasi
bianco. Ma quel posto non era ci che sembrava. Il pianterreno
consisteva di sole tre stanze. Un sontuoso soggiorno con il caminetto,
una sala da pranzo degna di un re, e un minuscolo cucinotto con un
frigorifero e una cucina economica che sembrava funzionare a gas,
come le luci. Ramsey prov i rubinetti, scopr che funzionavano.
Acqua calda e fredda. C'erano tutte le comodit.
Era un luogo stravagante. Gli rammentava i castelli e le casette
incantate dei racconti di fate. Ovunque guardasse c'erano cristalli,
enormi blocchi di quarzo con punte frastagliate, che si protendevano
brillando verso di lui come innumerevoli dita. Scintillanti ametiste
violacee. Lapislazzuli, cos blu che gli feriva gli occhi guardarli troppo a
lungo. Occhi di tigre gialli e oro, che lampeggiavano e ammiccavano
mentre passava. E un centinaio d'altre pietre dure che non seppe
identificare. Minuscole statuette di peltro occhieggiavano da ogni
spazio non occupato da un cristallo. C'erano fate, unicorni, draghi,
stregoni, castelli sulle alture, a centinaia. Anche i quadri che
adornavano le pareti raffiguravano temi simili. Niente pastelli,
tuttavia. Colori spenti, grigi e marroni e blu smorti. Un sacco di schizzi
a carboncino. Pegaso. Pan. Una brutta creatura che avrebbe potuto
essere un troll. Interessante...
"Hai guardato a sufficienza?" Cuyler sedeva in una poltrona a sacco
vicino al fuoco (una poltrona a sacco!) con le gambe piegate sotto di
s. Non l'aveva seguito, accontentandosi di lasciarlo esplorare la casa
da s. Altra prova che non c'era in effetti alcuna via d'uscita. Se ci fosse
stata una possibilit che lui potesse scappare, lei non si sarebbe
permessa di perderlo di vista. "Non ho ancora guardato di sopra."
"Tre camere da letto, con un bagno tra due di esse. Non un
granch. Possiamo sederci e chiacchierare, adesso?"
"Questo posto  pi piccolo di quanto sembri. La dimensione della
stanza  ingannevole."
"Acuta osservazione. Ti prego, Ramsey, ci sono cos tante cose che
voglio sapere." Sedette un tantino pi ritta, implorandolo con quei
grandi occhi tondi che sembravano volerlo risucchiare nelle proprie
profondit.
"Come hai fatto a trovare questo posto?" Bachman si vers un altro
po' di vino, voltandole la schiena. Doveva evitare di guardarla se
voleva riuscire a mantenere il controllo, e magari indurla a lasciarsi
sfuggire qualcosa, per esempio come diavolo lui potesse uscire di l.
"L'ho fatto costruire io. Ho sempre desiderato un castello. Fin da
quando ero bambina." Quel dettaglio lo spinse a voltarsi verso di lei.
La sua successiva domanda fu impulsiva e niente affatto quella che
aveva inteso porle. "Quanti anni hai, Cuyler?" Il sorriso radioso che gli
rivolse le creava fossette agli angoli della bocca e le faceva scintillare gli
occhi. "Piuttosto agile per la mia et, eh?"
"Da quanto tempo sei... "
"Non fare troppe ricerche su di me, vuoi, Ramsey?" Lui scosse il
capo. "La ricerca non  il mio lavoro."
"Giusto. Dimenticavo. Tu ti limiti a darci la caccia e a portarci
dentro."
"Non ho intenzione di chiedere scusa per questo."
"Chi te l'ha chiesto? Mi domandavo soltanto perch all'improvviso
volessi sapere di me." Si volse a fissare il fuoco. Le fiamme le fecero
brillare gli occhi, e strapparono barbagli violacei ai suoi capelli
d'ebano. "Sono curioso."
"Tutto qui?" Non lo guard. Si limit a sospirare piano prima di
proseguire. "Avevo venticinque anni. Mia sorella e io ballavamo in
uno spaccio di gin a Chicago durante l'apice del proibizionismo."
Lui si blocc con il bicchiere a met strada per le labbra e la fiss a
bocca aperta. "Eri una flapper?"
Lei fece spallucce e lo guard sogghignando. "Ero giovane e mi
servivano i soldi."
Lui rise. Non pot farne a meno: Cuyler era divertente. Era sempre
stata divertente. Ogni volta che gli aveva giocato uno dei suoi tiri ed
era sgusciata fuori dalla sua portata, l'aveva fatto con un tratto di
umorismo che non poteva essere ignorato. Pi di una volta, pur
sentendosi furente e frustrato, si era scoperto a sorridere e scuotere la
testa alla sua ingegnosit. Quel pupazzo nella bara a casa sua era stato
solo l'ultimo esempio della sua vena scherzosa.
La fiss, inclinando il capo. La immaginava chiaramente con
indosso un abito a sacchetto ricoperto di frange e sulla fronte una
fascia con una piuma. Poi il suo sorriso si spense. Non era sicuro di
voler sentire di pi. Vederla come una persona reale con una vita e un
passato avrebbe solo reso le cose pi difficili.
"Sinceramente, amavo ballare. Lo amavamo entrambe. Ed
eravamo brave."
"Ci scommetto." Il commento gli sfugg prima di averci pensato.
Distolse lo sguardo, si schiar la gola. "Dunque, che cosa avvenne?"
Avrebbe voluto prendersi a calci. Non aveva appena deciso che non
voleva sapere?
"Fu quella donna, la donna pi bella che avessi mai visto in vita
mia. Era elegante. No, regale  un termine pi adatto. E divertente.
Veniva spesso nel locale e ci sollecitava a insegnarle i balli. Una notte
arriv vestita come una flapper e si un a noi sul palco." Cuyler scosse
lentamente la testa, sorridendo, e il movimento attrasse lo sguardo di
Ramsey contro la sua volont. "Era uno spettacolo! Ogni uomo
presente la desiderava, ma lei non sembrava mai interessata a nessuno.
E quando gli ubriaconi passavano il segno con noi, lei interveniva e li
spaventava a morte." Ramsey si chiese quale uomo sano di mente
sarebbe stato interessato a qualsiasi altra donna quando Cuyler era nei
paraggi, poi si accigli e ramment ci che lui stava facendo l. "Chi
era?" Cuyler si limit ad appoggiarsi all'indietro nella poltrona a sacco,
tir le ginocchia contro il petto e le cinse con le braccia. Ignor la
domanda di Ramsey. "Una notte ci fu una retata. FBI. Governativi,
come li chiamavamo allora. I proprietari reagirono, naturalmente. Il
resto di noi rest preso in mezzo tra le mitragliatrici."
Liber le gambe e si alz in piedi. Cammin verso di lui, gli si ferm
di fronte e sollev l'orlo della camicetta.
Ramsey si pass la lingua sulle labbra e cerc di negare la propria
reazione alla vista di quella pelle serica, del ventre piatto, della curva
sinuosa dei fianchi. Si irrigid quando lei gli prese la mano e l'attir
verso di s, tuttavia non si ritrasse. E quando il suo palmo sfior la
carne calda di lei, sent strane grinze che non avrebbero dovuto
esserci. Si vedevano appena, ma lui poteva avvertirle. Aggrott la
fronte, spostando la mano lungo la vita di Cuyler, sentendo altre
grinze sua gabbia toracica. All'improvviso intu che cos'erano quelle
cicatrici, e lo stomaco gli si contorse, annodandosi in un groppo,
mentre una furia ardente prendeva vita dentro di lui. Ramsey pos il
bicchiere di vino e si alz. Afferrandole la vita, la volt lentamente e
fece scorrere le palme sulla parte pi stretta del dorso, poi pi in alto,
sotto la camicetta e su fino alle scapole. Cerc di deglutire quando
tast le cicatrici rimaste sulla carne liscia dove le pallottole le avevano
trapassato il corpo. Ma non ci riusc. Aveva la gola chiusa. Ebbe
un'improvvisa immagine di Cuyler, con i corti capelli a ciocche tenuti a
posto da una fascia frontale ornata di piume, l'abito a frange riempito
di fori, il minuscolo corpo da silfide ridotto a un colabrodo dai
proiettili.
Le sue mani si immobilizzarono sulla pelle di lei. Chiuse gli occhi,
cercando di chiudere fuori l'immagine.
Lei si pieg all'indietro, appoggiandosi a lui. "Mia sorella perse la
vita nella sparatoria, e io non ero lontano dal seguirla. Poi quella
donna mi trov nel caos e mi port fuori mentre le pallottole stavano
ancora volando. Non so come, ma lo fece. Mi depose nel vicolo e mi
chiese se volessi vivere."
"E tu dicesti di s."
Lei si volt a fronteggiarlo e chiss come le mani di Ramsey le
finirono sulle spalle. Lui avrebbe dovuto scostarle. Avrebbe veramente
dovuto. "Tu che cosa avresti detto?"
Bachman scosse lentamente il capo. Non era una decisione chiara
tra bene e male. Non era una domanda facile a cui rispondere. Non
nel modo in cui lui aveva sempre pensato che fosse. Non riusciva a
togliersi dalla mente l'immagine del suo piccolo corpo che ballava a
scatti come una marionetta mentre i proiettili vi aprivano strade
roventi. Lei che giaceva immobile, la vita che scivolava via. Perch
quella visione era cos vivida per lui? Perch si sentiva come se avesse
assistito a tutta la scena? Le sue mani si serrarono un po' sulle spalle di
Cuyler, una reazione naturale alla sensazione della sua vita che
sgusciava via. "Non lo so."
Le mani di lei si alzarono al rallentatore e si posarono lievemente
sul suo torace. "Probabilmente non l'avrei saputo neppure io, se me
l'avesse chiesto mentre ero forte e vitale. Ma stavo sanguinando. Stavo
morendo. Non riuscivo neppure a sentire il dolore, ormai. E dissi di s."
Non poteva biasimarla. Non riusciva a immaginare se stesso nella
medesima situazione fare alcunch di differente. Ma la decisione, quel
singolo momento nel tempo, era solo l'inizio. E lui si trov a voler
sapere di pi. "Che cosa mi dici del dopo? Quando fosti trasformata,
diventando un essere completamente differente? Rimpiangesti la tua
scelta?"
Lei chiuse gli occhi, sorrise dolcemente. "Ma non ero affatto un
essere differente. Ramsey, i cambiamenti erano fisici. Dentro, ero
sempre la stessa persona. Un tantino sfuggente, forse. Una che crede
alle fiabe. Una burlona nei fatti. Ero la stessa. Lo sono ancora."
Gli si strinse lo stomaco. Per un secondo si chiese che diritto avesse
di trascinare quella donna al centro ricerche del DPI. Fiss i suoi occhi
spalancati, le sue labbra rugiadose, e la sent appoggiarsi contro di s.
Serr le mani sulle sue spalle. Lei si alz in punta di piedi e inclin la
testa verso l'alto, pos le labbra su quelle di lui...
Il sibilo della resina che filtrava dalla legna nel fuoco si fece pi forte
proprio mentre lui catturava la bocca di lei, la succhiava seguendone la
forma con la lingua. Un rumoroso schiocco ag come una scossa
elettrica, scagliandolo fuori dall'incantesimo che lei aveva tessuto
attorno a loro. Lui non avrebbe ceduto cos facilmente se lei non lo
avesse baciato. Deliberatamente richiam l'immagine del corpo senza
vita e degli occhi ormai ciechi di sua madre, si concentr su questo per
rammentarsi del perch in primo luogo si fosse unito al DPI.
Sollev la testa e la spinse via. Dannazione, quella donna stava
giocando con la sua mente, facendogli provare cose che lui non aveva
motivo di provare. I sogni che aveva fatto su di lei, i quadri che lei
stava tracciando per lui, era tutto parte del suo piano.
Cuyler si stava mordendo il labbro, scuotendo la testa, guardando
ovunque tranne che verso di lui. "Mi dispiace. Non intendevo..." Gir
in cerchio, immergendosi le mani nei capelli scuri, arruffandoli finch
non assomigliarono alle piume di un corvo agitato. "Non succeder
pi. Non  per questo che ti ho portato qui."
Si stava scusando. Bachman scroll la testa. Perch diavolo si stava
scusando?
"Vedi, Ramsey, non sto cercando di sedurti per fare chiss cosa. Se
possiamo giungere a un'intesa, voglio che sia perch hai meditato su
ci che ti ho detto e mi credi. Non perch la tua libido  stata troppo
forte per resistervi."
Lui batt due volte le ciglia, pi confuso che mai. La seduzione
sarebbe stata la sua arma migliore. Intendeva dirgli che non aveva
neppure intenzione di provarci? E perch quell'idea gli dava un senso
di delusione? Accidenti, avrebbe dovuto esserne sollevato. Almeno
non avrebbe dovuto preoccuparsi che la passione prendesse il
sopravvento e lui finisse morto.
Lanciando un'occhiata al pendolo nell'angolo, sent i propri occhi
spalancarsi. Erano stati a parlare per un paio d'ore, eppure non erano
sembrati pi di pochi minuti.
Cuyler Jade segu il suo sguardo, scosse il capo. "Dovresti mangiare,
Ramsey. E prendere l'insulina prima di sentirti male."
Lui si accigli, guardando attraverso le finestre dove la pallida
oscurit invernale regnava ancora. "Esattamente quanto a nord siamo,
Cuyler? Non dovrebbe essere chiaro, a quest'ora?" Lei scosse la testa.
"Albeggia attorno alle nove del mattino, e poi scende di nuovo il
crepuscolo per le tre del pomeriggio. Questo  parte di ci che mi
piace di questo posto d'inverno."
"Non ti stanchi con cos poco riposo?"
"Diamine, Ramsey, da quando mi stai alle calcagna il mio riposo
non  stato molto riposante, comunque."
Lui cap che si stava riferendo ai sogni. Forse li aveva sperimentati
davvero. C'era una remota eventualit che gli avesse detto la verit. E
anche, concedette infine, che fosse stata schietta con lui sulle proprie
ragioni per averlo portato l. Perch, anche se lui non poteva
ammetterlo con lei, Cuyler aveva infestato la sua vita allo stesso modo
in cui affermava che lui avesse fatto con lei. L'unica differenza era che
lui non aveva saputo chi fosse la fatina dai grandi occhi sensuali che lo
seduceva nei suoi sogni. Forse lei voleva soltanto capire cosa stava
succedendo, e l'avrebbe lasciato andare quando avesse avuto le
risposte che cercava. Forse stava dicendo la verit. Ma lui ne dubitava.
Wes Fuller accost l'accendino al fornello della pipa e inspir finch
il tabacco non prese.
Sbuff con apprezzamento, poi tenne la pipa in mano e soffi anelli
di fumo mentre studiava le mappe appese al muro.
"L'unico modo per andarci  in elicottero. E allora ci sentiranno
arrivare." Era Stiles, il suo assistente capo. Stiles, sempre prudente,
sempre cauto. "Potremmo atterrare a qualche chilometro di distanza e
arrivarci a piedi, ma dovremo essere sicuri di poter entrare e uscire con
la luce del giorno. Dovremo essere ben distanti da l prima che faccia
buio."
"Qual  il problema, Stiles? Hai paura che tra tutti e tre non
riusciamo a gestire la situazione?" lo provoc il terzo uomo, Whaley
l'intrepido. Voleva lo scontro. Gli brillavano gli occhi alla sola idea.
"Stiles ha ragione" intervenne lentamente Wes. "Non abbiamo modo
di sapere se lass lei sia sola oppure no. Potrebbero essercene altri."
Gli occhi di Stiles si dilatarono. "A questo non avevo pensato. Mio
Dio, suppone che Bachman sia ancora vivo? Intendo, e se quelli
l'hanno portato lass soltanto per..."
" vivo."
"Ma, signore, come fa a... "
" vivo. Non c' uno solo di loro che farebbe del male a Bachman.
Se ci fosse, lui sarebbe morto da un pezzo a quest'ora. Lo sa Dio, gli ho
assegnato gli incarichi pi rischiosi, l'ho mandato contro i peggiori di
loro. Ma non  mai stato ferito oltre le sue possibilit di guarigione, e
non ne ha mai portato uno dentro." Stiles batt le palpebre.
Whaley aggrott la fronte. "Mi sta dicendo che ha deliberatamente
messo Bachman in situazioni ad alto rischio con loro? Inclusa questa?"
Fuller annu. Whaley avrebbe voluto prenderlo a pugni, si intuiva
dai suoi occhi lampeggianti.
Ma non l'avrebbe fatto. Era un subordinato e sapeva qual era il
proprio posto. "Capirai a tempo debito, Whaley. Fino ad allora,
dovrai fidarti del mio giudizio. Quello di Bachman  stato un lungo
esperimento. E la sua utilit per noi sta giusto per terminare. Non
fidatevi di lui, qualsiasi cosa facciate. Non  mai stato veramente uno
di noi. Solo che non lo sapeva."
Aveva mangiato, si era iniettato l'insulina, e aveva esaminato la
casa da cima a fondo. Per quel che era servito. La cosa pi interessante
che aveva trovato era stata una slitta in cantina con alcuni finimenti
appesi al muro. Niente cani, per. Nessun edificio esterno dove si
potessero tenerne. Cos la slitta era inutile. Tutto ci che aveva trovato
era inutile. Interessante, ma inutile. Aveva lasciato per ultima la
camera da letto di Cuyler Jade. Immaginava che pi a lungo lui avesse
atteso, pi profondamente lei avrebbe riposato. Ora stava ai piedi del
lussuoso letto e la fissava attraverso le tende rosse del baldacchino.
Giaceva scoperta, accoccolata sul fianco, abbracciando il cuscino. Uno
straccetto di camicia da notte copriva ben poco. Le gambe non erano
lunghissime, ma cos ben formate che Bachman si scopr a percorrerle
con gli occhi, dalla stretta anca scoperta fino alle punte dei piedi
minuscoli.
Batt in fretta le palpebre e si costrinse a guardare da un'altra parte.
Era l per scoprire se lei avesse dei segreti nascosti in camera da letto,
no?! Bene, avrebbe dovuto cercare quelli, non stare l a fissare a bocca
aperta il suo minuscolo corpo perfetto e a chiedersi se si sarebbe
svegliata se lui si fosse avvicinato per avere una visuale migliore. Non
si era aspettato questo. A dire il vero, non sapeva che cosa si fosse
aspettato. Forse che lei assomigliasse a un cadavere mentre riposava,
stesa sulla schiena, le mani incrociate sul petto, senza respirare, fredda,
bianca. Invece appariva proprio come qualsiasi altra donna. Rilassata.
Calda. Con respiro profondo e regolare. Anzi no, non come qualsiasi
altra donna. Molto meglio. Pressoch irresistibilmente innocente e
vulnerabile in quel momento. Deglut a fatica e si diresse al tavolo da
toeletta contro la parete di pietra. C'erano tre fotografie in bianco e
nero, incorniciate, di Cuyler e di un'altra giovane donna in abito
daflapper. Non gli piacque guardarla in quella maniera. Sapeva che lei
era stata mortale quand'era stata scattata la foto. I vampiri non
restavano impressi nella pellicola fotografica. Ma non riusciva a
individuare una sola differenza in lei. Sorriso malizioso, scintillanti
occhi neri, innocenza e fascino sensuale tutti avvolti nel pi attraente
pacchetto immaginabile.
Distolse l'attenzione dalle foto per esaminare i libri. Ce n'erano
almeno un centinaio a ricoprire gli scaffali contro la parete, e quando
pass in rassegna i titoli not che erano tutti romanzi fantasy, con
cavalieri e draghi e magia. Era proprio appassionata di quella roba.
Lasci perdere la camera da letto, perch qualsiasi cosa decidesse di
esaminare, il suo sguardo era irrimediabilmente attratto di nuovo da
lei. Non poteva restare l. Era pericoloso. Ma quella donna sapeva
intessere incantesimi perfino nel sonno?, si chiese stizzito.
Scese le scale e torn nel soggiorno. Non aveva esaminato i libri
sugli scaffali che c'erano l, ma quando lo fece not che anche l c'erano
storie fantastiche su altri mondi dove il bene vinceva sempre sul male.
Ironico.
Poi ne individu alcuni che erano diversi. Ne estrasse uno,
aggrottando la fronte. Sogghign mentre scorreva il frontespizio. Era
sui vampiri, fra tutti gli argomenti! Fece scivolare il libro al suo posto,
desiderando di avere il tempo di leggerne un po', di vedere che cosa si
fosse sognato l'ultimo autore di fiction e se fosse paragonabile al vero
McCoy. Ma doveva dormire almeno qualche ora finch ne aveva la
possibilit. A quanto pareva, non c'era molto altro che potesse fare al
momento.
Cuyler Jade si contorse nel letto, sapendo che era solo un sogno,
ma era come se stesse ugualmente morendo di puro, tormentoso
piacere. Lui la stava baciando. La sua bocca era calda, umida, eccitante
mentre si spostava dai suoi polpastrelli al polso, lungo l'interno del
braccio e nel cavo del gomito. Lui stuzzic la pelle sensibile di quel
punto con la lingua, poi si spost pi in alto, verso la spalla di lei,
seguendola fino al collo. Lei rovesci la testa all'indietro, chiuse gli
occhi, gemette dolcemente. Le sue dita affondarono nei capelli di lui
mentre le spingeva gi la camicia da notte dalle spalle e le baciava il
seno, prendendone uno nella bocca affamata, nutrendosene come un
uomo che muore di fame mentre tormentava l'altro con le dita. Il
ginocchio si insinu tra le sue cosce, spingendo per separarle.
Lei gli tocc il torace scoperto, gli pass lievemente le unghie sui
capezzoli finch lui ansim. Poi la sua mano scivol pi in basso,
trovando il liscio, rigido membro di lui, avvolgendolo, stringendolo,
facendo scorrere le dita fino alla sommit.
Lui la fiss, senza dire niente. Poi chiuse gli occhi, e lei cap che il suo
desiderio era quasi doloroso. Si apr a lui, e lui si sistem sopra di lei,
strofinandosi contro la sua soglia scivolosa. Lei sollev le ginocchia,
anelando a lui, all'appagamento. Aveva bisogno di quello, aveva
bisogno di lui. Nessun altro poteva riempire il vuoto dentro di lei. E
sapeva che lui la desiderava altrettanto disperatamente. Soltanto lei
poteva placare il suo cuore ferito, cancellare il dolore che gli incupiva
l'anima, sostituire la rabbia e l'odio con tenerezza e amore. Le sue mani
si tesero verso di lui per attirarlo a s...
Ma c'era solo aria. Spalanc gli occhi e url di frustrazione, tirandosi
i capelli. Riemp di pugni il guanciale, lo scagli via, rovesciando una
mezza dozzina di statuine di peltro sul comodino, poi si premette sugli
occhi i pugni contratti e ulul come un animale ferito.
Poi la porta si spalanc di colpo e lui era l. Aveva il viso arrossato,
perle di sudore sulla fronte, il respiro irregolare. La guard, e quando
i loro occhi si incontrarono lei seppe che avevano fatto lo stesso
sogno. Ogni immagine che lei ricordava era riflessa nei suoi occhi.
Anche lui doveva saperlo, perch distolse lo sguardo, come se ci
potesse impedirle di vedere. "Hai gridato. Stai bene?"
Lei trasse tre respiri a bocca aperta, chiuse gli occhi, e finalmente
scosse la testa. Si copr il viso con le mani e chin il capo. "Non riesco
pi a sopportarlo, Ramsey. Non posso. Finir per dare fuori di
matto... "
Il peso di lui fece abbassare il materasso, e poi le sue mani le
afferrarono le spalle. "Credi che non lo sappia? Sta spingendo al limite
anche me, Cuyler."
Lei singhiozz, e lui le attir la testa sul proprio petto. Lei sent la
pelle calda, i muscoli, il suo odore, e il desiderio si fece pi acuto. Gli
fece scivolare le braccia attorno alla vita e si aggrapp a lui.
"Maledizione, Ramsey, perch sei venuto qui? Stai solo peggiorando le
cose." Gir il viso contro il suo petto, gli premette la bocca sulla pelle
e ne assaggi il sapore. Gli artigli le spalle con le unghie mentre il
battito cardiaco le martellava nelle tempie.
Una delle mani di Bachman le scese sulla vita. L'altra le sgusci alla
nuca, si infil nei capelli. Poi lui le rovesci indietro la testa e la baci.
Cuyler schiuse le labbra, e la sua lingua affond in lei, colpendo in
profondit e ritraendosi secondo un erotico ritmo. Quando cadde
all'indietro sul letto, lui si sdrai sopra di lei, nutrendosi della sua
bocca, schiacciandole il corpo contro il proprio. Lei sent la sua
eccitazione premerle forte tra le gambe, e si inarc.
A un tratto Ramsey si irrigid e rotol lontano. Sedette sul bordo del
letto voltandole la schiena, si affond entrambe le mani nei capelli e
imprec in una voce pi ruvida di corteccia d'albero. "Accidenti a te,
Ramsey..." Cuyler rotol su un fianco voltandosi dall'altra parte e
cerc di bloccare il flusso di lacrime di frustrazione che le inondava il
viso. "Non posso. Non posso farlo."
"Allora perch hai... "
"Non ne avevo l'intenzione. Diavolo, Cuyler, ero ancora mezzo
addormentato, probabilmente facendo lo stesso sogno che hai appena
fatto tu." Si alz e si allontan dal letto. "Questo  folle.  folle."
Lei batt le palpebre, rizzandosi a sedere e ricacciando indietro le
lacrime. "Forse, se lo facessimo, i sogni cesserebbero... "
Lui si gir lentamente a guardarla e i suoi occhi erano duri, freddi.
"No." La decisione del suo tono punse sul vivo, e per un secondo lei
credette di intuirne la ragione. "Hai paura di me, non  vero? Temi che
io prenda qualcosa di pi del tuo corpo soltanto." Lui la squadr a
testa alta, senza batter ciglio. "Non lo faresti?"
Cuyler chiuse gli occhi, digrign i denti. Lo desiderava cos tanto,
che temeva di poter perdere il controllo. Squadrando le spalle, si
sforz di rispondere onestamente. "Forse lo farei. Ma non ti nuocerei
mai, Ramsey. Questo devi saperlo. Non potrei neanche se volessi."
Lui indag i suoi occhi per un lungo momento, e Cuyler si sent
come se l'anima stessa le venisse passata al setaccio. "Se tu fossi stata
capace di nuocermi, dubito che respirerei ancora. Dunque immagino
di doverci credere."
"Allora perch... "
"Te l'ho detto, non posso. Sarebbe innaturale per..." Si blocc a
met frase, forse per via del turbamento e del dolore che doveva
esserle trapelato sul viso, o forse fu il grido involontario che lei emise.
"Non  questo che intendevo. Aspetta..."
"Va' all'inferno, Ramsey!" Cuyler balz in piedi e schizz oltre la
porta del bagno prima che lui potesse batter ciglio. La sbatt con tale
violenza da allentarne i cardini, poi blocc la serratura.
Non gli disse una parola quando usc, fresca di doccia, con un paio
di fuseaux grigio scuro e un lungo maglione bianco. Non fu necessario.
Lui pot vedere la ferita nei suoi occhi. Si sent come la pallottola di un
assassino, come il veleno di un cobra. Si sent la pi vile, meschina
forma di vita dell'universo per essersi lasciato sfuggire quello che aveva
detto. Peggio di tutto, non l'aveva detto sinceramente. Era stata la
voce del suo istinto di sopravvivenza che cercava di convincere lui a
tenere le mani lontano da lei. Era stata la disperazione, il tentativo di
aggrapparsi a una qualsiasi scusa che facesse perdere la traccia ai suoi
ormoni e domasse la sua libido. Diavolo, era riuscito a trattenersi
convincendosi che lei gli avrebbe fatto male in qualche modo se
l'avesse presa. Ma non ci aveva creduto. Non sul serio, e una volta che
la sua mente conscia lo aveva ammesso, lui aveva dovuto escogitare
un altro motivo per astenersi dall'erotico banchetto che immaginava
ogni volta che la guardava.
Innaturale, aveva detto, ed era stato come se le avesse sferrato un
calcio nelle viscere. Non era quello che lui pensava realmente. Il che
era piuttosto bizzarro, a ben pensarci. Perch un tempoera stato
quello che pensava veramente. Da quando la situazione aveva subito
un cos radicale cambiamento?
Cuyler si lasci cadere sul letto e si chin in avanti per infilarsi dei
buffi calzini bianchi.
Bachman si avvicin e le sedette accanto. Nel preciso istante in cui il
suo posteriore tocc il materasso, lei schizz in piedi come se avesse
dimenticato qualcosa nel bagno.
"Cuyler, ascolta..." Il ronzio di un asciugacapelli alimentato a
batteria lo interruppe.
Ramsey sbuff ed entr nella stanza da bagno. Cuyler era seduta su
uno sgabello, i capelli che volavano dappertutto. Non c'era specchio.
Lui avrebbe voluto dire qualcosa, solo che non era sicuro di che cosa.
Non voleva porgere delle scuse. Diavolo, lei era ancora il suo nemico.
Il fatto che lui stesse bruciando di desiderio per lei non cambiava la
realt. Ma l'aveva ferita. E malgrado gli anni passati a imparare che i
vampiri non avevano sentimenti, gli dispiaceva.
Aprendo l'armadietto, in mancanza di meglio da fare, trov il suo
kit dove lei l'aveva lasciato.
Spacchett un ago nuovo ed estrasse una striscia reattiva colorata.
Con un rapido, esperto scatto del polso, si punse l'indice della mano
sinistra, ne spremette una grossa goccia di sangue e la spalm sulla
strisciolina. Poi osserv il colore cambiare. Si stava muovendo come
un robot, facendo le cose automaticamente, senza davvero rivolgere a
esse un pensiero.
Sent su di s lo sguardo di Cuyler, ud l'asciugacapelli spegnersi, e la
guard.
"Stai male?" Se i suoi occhi fossero diventati ancor pi grandi,
l'avrebbero inghiottito.
"Sto solo controllando gli zuccheri nel sangue." Guard di nuovo la
strisciolina.
"E come vanno?"
"Bene." Ripose l'ago e la striscia reattiva usati nel contenitore. Se ne
sarebbe opportunamente sbarazzato quando fosse tornato alla civilt.
"Devi farlo tutti i giorni?"
Lui annu, mentre teneva il dito sotto il rubinetto dell'acqua fredda
per un secondo o due. " mai stato fuori fase?"
"Che cosa? La glicemia? No.  sempre nei limiti normali. Ho un
bravo dottore che mi tiene in gran forma. Accidenti, sono il diabetico
pi in salute che io conosca." Gli occhi di lei si restrinsero in due fessure
mentre lo scrutava. "E chi sarebbe questo mago della medicina?"
"Solo uno dei migliori ematologi della nazione."
"Non dirmelo. Uno dello staff del DPI."
Ramsey fece spallucce, interrogandosi sul filo logico delle domande
di Cuyler, ma sollevato che avesse apparentemente dimenticato la sua
gaffe di prima. "Gi. Uno dei vantaggi di essere un agente."
"Una specie di contrappeso al dover lavorare con noi animali,
giusto?" Si alz, lo oltrepass sfiorandolo e torn in camera, tirando
fuori da sotto il letto un paio di enormi pantofole imbottite con sopra
teste di unicorno. "Senti, non intendevo dire quello."
"Certo che no." Lei sollev un piede e infil una pantofola.
"Ramsey, se non intendevi dire ci che hai detto, allora perch siamo
entrambi vestiti e in piedi?" Non lo guard nemmeno. Si limit a
saltellare sul piede con la pantofola e calz l'altra.
Torn fuori prima che lui potesse ribattere. "Perch so
dannatamente bene che sarei perduto, Cuyler. Una volta non sarebbe
abbastanza. Diventerei dipendente, e so per certo che potrei andare in
overdose di te. Pensi davvero che potrei portarti a letto e poi
arrestarti? Se ti avessi una volta, io..." Alz lo sguardo su di lei, la vide
battere rapidamente le ciglia, e si rese conto che lo stava fissando con
qualcosa di simile a infantile meraviglia. "Cosa?"
Le labbra di Cuyler si incurvarono verso l'alto. "Proprio non
immaginavo che mi desiderassi cos tanto."
E non avrebbe dovuto saperlo. Non portava alcun bene passare
informazioni al nemico. Ma era stato sincero, se non altro. Chin la
testa, rifiutandosi di incontrare i suoi occhi. "Non ho detto che io..."
"Certo che l'hai fatto, Ramsey. Non provare a rimangiartelo
adesso." Lo prese per un braccio e se lo tir dietro nel bagno. "Scendi
dabbasso dopo che ti sarai fatto la doccia" gli disse con dolcezza. "Nel
frattempo io ti preparer qualcosa da mangiare. Non vorrei proprio
che ti sentissi male... " Poi lo lasci. E lui dovette interrogarsi su
quando avesse smesso di vederla come qualcosa di anormale, qualcosa
di spaventoso, e avesse cominciato a vederla come una donna con
alcune necessit particolari. Una delle quali lui avrebbe realmente
adorato soddisfare.
Capitolo  3
"Terr la cosa sull'impersonale, Ramsey."
"Che cosa?" Bachman fin il muffin di farina integrale e lo annaffi
con una sorsata di caff. "Finch tu trovi l'idea di posare un dito su di
me agghiacciante - una tentazione, ma pur sempre agghiacciante -
cercher di renderti la cosa facile. Ma dobbiamo parlare."
"Abbiamo parlato, la notte scorsa. Non mi pare che abbia aiutato
minimamente." Avrebbe voluto correggerla, dirle che non trovava
l'idea affatto agghiacciante; tutt'altro, in effetti. Ma probabilmente era
meglio lasciarglielo credere, lasciare che lo odiasse. Tra l'altro, non era
per niente soddisfatto di ci che aveva ottenuto da lei la sera prima.
Voleva sapere di pi. "Io ho parlato, tu no."
Bachman si irrigid. "Che cosa vuoi sapere?"
"Come sei finito a lavorare per il DPI. Quando ti hanno
avvicinato?"
"Durante il mio ultimo anno all'Accademia militare." Era una bugia,
ma immaginava che meno lei sapeva della verit, meglio lui ne
sarebbe uscito.
"E non l'hai trovato un po' strano? Il DPI  un'organizzazione
segreta. Perfino gran parte dei pezzi grossi della CIA non sa della sua
esistenza. Ovviamente non hanno l'abitudine di annunciare la propria
presenza, o di arruolare studenti di scuola superiore. Dunque, perch
proprio te?"
Lui prese un altro sorso di caff. "Come fai a sapere cos tanto sul
DPI?"
"Le loro imprese sono ben documentate. Probabilmente ne so pi
io di te sul loro conto."
"Come? Dov' tutta questa documentazione che continui a citare?
Dov' la prova che sono colpevoli di tutti i crimini di cui li accusi?"
Cuyler sospir. Si avvicin alla libreria e ne estrasse vari titoli, che
port al tavolo e dispose davanti a lui.
I libri sui vampiri. Lui la guard da sotto in su accigliandosi. "Questa
la chiami una prova?  letteratura."
"Il mondo in generale sembra crederlo, s. Quelli di noi che sono
pi accorti hanno ottime ragioni per lasciare che continui cos."
Bachman abbass di nuovo lo sguardo sui libri, scuotendo la testa
con incredulit. Ne raccolse uno.
"Dovresti leggerli, Ramsey. Per vedere l'intera caccia attraverso gli
occhi della preda, tanto per cambiare, anzich del predatore."
Lui sfogli le pagine, ne scorse alcune, si sent gelare il sangue. "Ci
sono informazioni riservate, qua dentro! All'inferno, questo  un
resoconto punto per punto di un'indagine del DPI!" Cuyler si limit a
fare spallucce. "Come dicevo, il mondo pensa che sia narrativa." Lui
sbatt il libro sul tavolo e si alz, fronteggiando gli scaffali della
libreria. "Che mi dici del resto dei libri?"
Lei sorrise, sollev le sopracciglia. "Cosa, le mie storie fantastiche?
Chi lo sa?" Si volse verso uno scaffale coperto di statuine di peltro,
raccolse un drago alato e amorevolmente ne accarezz la testa
dall'aspetto feroce. "Mi piace pensare che potrebbero essere reali, che
possa esserci un altro mondo dove fate e magia esistono. Voglio dire,
perch no? I vampiri sono reali, anche se la maggior parte della gente
ci considera creature di fantasia."
Ramsey avrebbe dovuto essere in collera. Lo era stato per un
periodo assolutamente troppo breve. Perch, allora, si sentiva tutt'a
un tratto cos incantato? Il DPI non avrebbe potuto mandarlo a
inseguire un mostro? Perch accidenti dovevano scegliere una
bellissima vampira che credeva nei racconti di fate? Si schiar la gola e
cerc di concentrarsi sul lavoro. "Il DPI sa di questi libri?"
Lei scroll le spalle. "Non so. Hai intenzione di raccontarglielo?" Lo
guard con quegli enormi occhi scuri, tutti innocenza e bellezza.
Bachman chin la testa. "Devo farlo, Cuyler."
Lei gli fu di fronte prima che lui si accorgesse che si era mossa. La sua
piccola mano gli sollev il mento, e Cuyler lo fiss negli occhi da sotto
in su. "Perch sei cos devoto a quella gente? Che cosa ti abbiamo fatto
per spingerti a odiarci cos tanto?"
Lui si limit a scuotere la testa. Non poteva dirglielo. Era gi
abbastanza brutto che quei sentimenti traditori verso di lei lo
assalissero a ogni respiro. Il tradimento pungeva, e se lui avesse
trascorso altro tempo con lei, sarebbe stato completo. "Raccontami
della tua infanzia, Ramsey. Com'era la tua famiglia?"
Bachman si irrigid. Lei gli stava leggendo qualcosa negli occhi, era
in grado di conoscere i suoi pensieri? "Non c' molto da dire. Ero
l'unico figlio di mia madre. Mai conosciuto mio padre." Cuyler chin il
capo, si allontan lentamente da lui, poi tese la mano verso un lettore
musicale su un ripiano, premette un bottone e una musica soave,
misteriosamente bella, riemp la stanza. Una voce di donna, come un
brandello di tela di ragno ondeggiante in una brezza leggera, che
cantava in quello che sembrava gaelico. Roba New Age.
Cuyler chiuse gli occhi per un secondo, ascoltando. Poi lo incalz
con dolcezza. "Raccontami di tua madre."
Lame roventi gli trapassarono il petto. "Mor quando avevo dodici
anni." Le volt la schiena e and a sedersi in una poltrona accanto al
caminetto. Fiss le fiamme, ricordando. Le mani di lei si chiusero sulle
sue spalle. "Era tutto ci che avevi, e la perdesti. Nessuna meraviglia
che io veda cos tanto dolore nei tuoi occhi."
Bachman rimase in silenzio e cerc di non sentire il suo tocco
rasserenante quando lei inizi a massaggiarlo.
"Come mor?"
"Non ricordo." I suoi occhi volevano chiudersi. Non aveva dormito
molto, e quando l'aveva fatto non aveva riposato. Aveva solo
sognato di fare l'amore in modo frenetico, ardente, fantasioso con
Cuyler.
"Perch mi stai mentendo, Ramsey?"
Le sue dita gli impastavano i lati del collo. Lui lasci cadere di lato la
testa per darle maggiore agio. "Non ho intenzione di raccontarti di
mia madre" disse, ma la sua voce mancava di convinzione. Sospir
quando l'immagine di lei gli danz nella memoria. "Era bellissima,
tutta riccioli color carota e occhi azzurro chiaro. E amava cantare... A
volte, proprio prima di addormentarmi la sera, posso ancora sentirla
che canta per me. WildIrish Rose, quella era la sua preferita." Per alcuni
secondi la voce dal forte accento di sua madre gli risuon nella
memoria. Poi sent le labbra di Cuyler sulla testa. Lei si chin e
premette la guancia contro la sua, e lui sent del bagnato sulla pelle di
lei. "Porterei via il dolore, se sapessi come."
"So che lo faresti." Perch lo aveva detto? E perch suonava cos
vero? Bachman deglut e cerc di riguadagnare le forze. "Tutti
abbiamo dolori, Cuyler. Sono parte della vita. Devi aver sofferto
anche tu, quando hai perso tua sorella."
Lei tir su col naso, e le sue mani gli scivolarono lungo il petto per
fermarsi vicino al cuore.
"Per un po' ho desiderato di morire. Poi ho desiderato vendetta.
Pensavo a dare la caccia a ogni singolo uomo coinvolto in quella
retata. Ma non avrebbe alleviato il dolore. Non avrebbe riportato
indietro Cindy."
"Per avrebbe potuto impedire loro di estinguere un'altra vita."
Cuyler si raddrizz, gir attorno alla poltrona e si inginocchi
davanti a lui. Non avrebbe dovuto essere sorpreso nel vedere le
lacrime sulle sue guance, ma lo fu. Si riteneva che i vampiri non
avessero emozioni umane, si riteneva non provassero affetto. Non era
quello che gli era stato insegnato? Eppure quello specifico dettaglio
della dottrina del DPI aveva continuamente perso validit a ogni
secondo che lui aveva trascorso accanto a Cuyler. "Che cosa ne  stato
di te, poi?"
"Una scuola militare. Una qualche organizzazione benefica pagava
la retta. Vivevo l, e durante le vacanze stavo con parenti che
avrebbero preferito non avermi. Poi l'Accademia del DPI, per
l'addestramento."
"E l'indottrinamento."
Lui scosse lentamente il capo. "Non era cos."
Ma lo era. Fin da quando aveva dodici anni, era stato educato sotto
l'occhio vigile dell'organizzazione, incominciando con l'interrogatorio
subito dopo l'assassinio di sua madre. Erano loro che avevano pagato
per la sua educazione, che avevano provveduto a fornirgli un
istitutore privato per insegnargli le cose che non avrebbe imparato in
nessuna scuola. Lui era gi pieno d'odio, e quell'odio aveva trovato
conferma nelle lezioni segrete delle quali era stato ammonito di non
parlare. Immaginava, ora, che l'avessero visto come il candidato
perfetto. Aveva una sfilza di cose da sistemare. Aveva cercato vendetta
per tutta la vita. Loro lo sapevano, e gli avevano offerto i mezzi per
ottenerla.
E adesso lui era l seduto con una delle creature che aveva passato la
vita a odiare. E la desiderava con ogni cellula del proprio corpo,
parlandole come a un'amica carissima, trovando nei suoi occhi lucidi
di lacrime una specie di comprensione che non si era mai aspettato.
Ma quella era tutta una menzogna. Doveva esserlo.
"Non voglio stare qui con te, Cuyler. Sei troppo maledettamente
convincente." Spinse via le sue mani, si alz. Appoggiandosi contro il
caminetto, chiuse gli occhi. "Perch mi odi cos tanto?"
Alzando la testa, lui la guard, ancora inginocchiata davanti alla
poltrona. "Mia madre fu uccisa da un vampiro. Uno di voi. Qualcuno
che si nutre degli innocenti senz'ombra di rimorso. Un assassino."
Sper che le parole gli riaccendessero l'odio nell'anima, rafforzassero la
resistenza a Cuyler e alle sue astuzie.
Lei sgran gli occhi e per un momento si limit a fissarlo in attonito
silenzio. Alla fine scosse la testa. "Non ero io."
"Siete tutti uguali" ribatt Bachman distogliendo lo sguardo.
Dannazione, non riusciva a declamare la linea del DPI mentre
guardava in quegli occhi. "Cos adesso sai. Niente che tu possa dire
riuscirebbe a cambiare ci che provo. Puoi anche fingere di essere
come noi, Cuyler, ma io so che cosa sei. E non cesser mai di odiarti."
Lei si alz lentamente, l'ira che cominciava a ribollirle negli occhi.
"Stai mentendo. Tu non odi me. Semmai, odi te stesso perch non sei
in grado di..."
Bachman alz una mano, interrompendola. "Non disturbarti. Stai
solo cercando di convincere te stessa."
"Ma  cos stupido! Ramsey, uno della tua razza ha assassinato mia
sorella e scaricato nel mio corpo abbastanza proiettili da uccidere un
elefante, eppure io non odio te per questo. Non metto tutti i mortali
in un solo fascio con i pochi realmente malvagi. Non esco a dar loro la
caccia come se fossero animali per ottenere vendetta."
"Non lo fai?"
Lei vacill come se l'avesse schiaffeggiata. "Come puoi chiedermi
questo?" Dio, la sofferenza nei suoi occhi... Ramsey guard il
pavimento, la poltrona a sacco, il fuoco. Qualsiasi cosa tranne il
dolore che aveva causato. "Senti, hai avuto ci che volevi. Abbiamo
parlato. Credi che potremmo andare via di qui, adesso?"
Cuyler rimase immobile, forse attonita. "Non ho avuto ci che
volevo. Ancora non so perch c' questo collegamento tra noi. Ancora
non so quale forza mal indirizzata mi faccia provare dei sentimenti per
un uomo come te."
"Liquidiamola come attrazione fisica e sar una cosa equa."
" pi di quello, e lo sai!"
Lui la fronteggi, costrinse la propria espressione a rimanere dura
come pietra. "Forse per te lo , ma non per me, Cuyler." Si diresse a
grandi passi verso la scala. "Vado a prendere le mie cose. Tu tira fuori
qualsiasi mezzo di trasporto ci abbia condotti qui, e tienilo pronto."
"No."
Bachman continu a camminare come se niente fosse. "Allora
andr a piedi."
"Non te lo permetter!" Sal le scale dietro di lui.
"Devi pur dormire ogni tanto, Cuyler. In un modo o nell'altro,
uscir di qui." Ramsey and in camera da letto, sbatt la porta e gir la
chiave nella la serratura. Non avrebbe potuto guardarla, ascoltarla,
per un secondo di pi o sarebbe crollato. Era tutto un gioco, un
qualche trucco mentale che lei stava sperimentando per conquistarsi la
sua fiducia, e fino a quel momento aveva funzionato fin troppo bene.
Finch lui non aveva riportato in vita il ricordo della morte di sua
madre, quantomeno. Accidenti a Cuyler per averlo fatto parlare di sua
madre, per aver riattizzato quell'antico dolore, e specialmente per
aver recitato come se le importasse. Accidenti a lei.
Come un potente corrosivo, il suo rifiuto le bruciava l'anima. Ma lui
non la odiava, Cuyler lo sapeva. Glielo dicevano i suoi occhi, la sua
voce. Era cos in sintonia con i suoi sentimenti che era impossibile
venire ingannata da quell'ostinata resistenza. Ramsey provava
attrazione per lei, a dispetto della sua determinazione a non farlo. La
voleva, anche se ci andava contro ogni cosa in cui lui avesse mai
creduto. Ma lei sapeva anche che le emozioni contrastanti gli stavano
lentamente lacerando l'anima. Lei percepiva ogni sua emozione,
perfino quelle che lui negava; frustrazione, confusione, collera,
desiderio. Portarlo l, costringerlo a vederla com'era anzich come il
DPI l'aveva dipinta, era come torturarlo. Era crudele, specialmente
adesso che lei sapeva da cosa aveva origine il suo odio. Vedere Cuyler
come una donna e non come un mostro equivaleva, nella mente di
Ramsey, a tradire sua madre. Schierarsi con il suo assassino.
Forse avrebbe dovuto semplicemente portarlo indietro, lasciarlo
andare. Gir il pomolo della porta, sganciando la serratura con la
mente nel modo in cui Rhiannon le aveva insegnato. Ramsey era
addormentato. Reclinato sul letto, il dorso contro la testata, la testa
piegata da un lato, l'orecchio che toccava la spalla. Sembrava che si
fosse seduto l senza alcuna intenzione di mettersi a dormire.
Cuyler cammin adagio fino a lui. Perfino nel sonno, sembrava
teso. Un lieve cipiglio gli aggrottava le sopracciglia. Le labbra erano
serrate. Il dolore gli trapelava sul viso, un dolore che provava da
molto, molto tempo. Per un momento, mentre lo guardava, vide
l'immagine del bambino che era stato. Un ragazzino al quale
innocenza e spensieratezza erano state rubate insieme alla madre. Un
ragazzino costretto a diventare uomo prima del tempo, un uomo che
aveva dimenticato come si fa ad amare.
Lo fiss, inviando silenziosi, tranquillizzanti messaggi dalla propria
mente a quella di lui. Concentr la propria energia per farlo rilassare in
un sonno pi profondo e scacciare le preoccupazioni dalla sua mente
come un vento d'autunno spinge via le foglie cadute. Poi si pieg, gli
afferr le spalle robuste e lo mise pi disteso, finch la sua testa poggi
sui morbidi guanciali e la schiena non fu piegata cos rudemente. Lo
copr con una coperta, si chin e gli sfior le labbra con le proprie, il
sussurro di un bacio.
Quando si raddrizz, staccandosi da lui, la mano di Ramsey si
protese verso di lei. Lui bisbigli il suo nome.
Cuyler gli pass una mano sulla guancia, tra i capelli. "Sono qui.
Riposa, adesso. Riposa e basta."
Il suo corpo si rilass di nuovo, e lui torn a sprofondare nel suo
profondo sonno. Cuyler sospir piano, scuotendo la testa per il
rimorso. Non poteva lasciarlo andare. Non ora. Il DPI aveva messo gli
occhi su Ramsey per i suoi malvagi scopi fin dall'istante in cui sua
madre era stata uccisa, ne era sicura. Dovevano aver saputo della sua
rabbia, della sua furia e dei suoi sentimenti d'impotenza. Il senso di
colpa che perfino un bambino di quell'et doveva provare per non
esser stato l, per non essere stato capace di aiutarla. Quegli uomini
spietati avevano attizzato il fuoco dell'ira dentro di lui, accrescendolo
fino al fiammeggiante inferno che stava rapidamente divorando la sua
anima. Stavano usando il dolore di un ragazzino come arma contro
Cuyler e la sua razza. E lei non riusciva a scuotersi di dosso la
sensazione che intendessero usarlo anche contro Ramsey. Il DPI
avrebbe provveduto a distruggere entrambi, a meno che lei non
riuscisse a trovare un modo per contrastarli. Comprendeva molto di
pi ora. Ma ancora non era abbastanza. Non c'era spiegazione per la
connessione tra lei e quell'uomo. Cuyler sentiva che la soluzione di
tutto dipendeva dallo scoprire la causa di quel legame emotivo,
mentale. E finch non l'avesse fatto, malgrado il dolore che ci gli
causava, doveva tenere Ramsey l con s.
Bachman avanzava faticosamente nella neve, mezzo accecato dal
vivido sole che gli si rifletteva negli occhi dalla superficie immacolata.
Doveva trovare una via d'uscita da quel garbuglio. Era disperato, e
quello era il suo sforzo estremo, finale. Dovevano esserci dei mezzi di
trasporto, da qualche parte. Un aeroplano, un gatto delle nevi,
qualunque cosa. Astuta com'era, probabilmente Cuyler l'aveva
nascosto a una certa distanza dalla casa per impedirgli di fuggire. Lui
non sapeva perch non avesse pensato prima a quella possibilit.
Non aveva avuto intenzione di addormentarsi. Supponeva che lo
stress e le notti insonni stessero cominciando a pesargli. Era stato solo
quando si era svegliato vedendo un luminoso sole invernale entrare
dalla finestra che si era reso conto esattamente di quanto prima fosse
stanco. Stranamente, si sent riposato, perfino rianimato. Niente sogni,
per fortuna. Ma non era del tutto esatto, si rese conto. Aveva sognato,
solo che non erano le solite situazioni selvaggiamente erotiche che lo
lasciavano sfinito. Aveva sognato di Cuyler. Si era chinata sul letto,
toccandogli il viso, accarezzandogli i capelli e bisbigliando
dolcemente. Il suo tocco era stato rasserenante, la sua voce come un
balsamo sulle sue pi antiche ferite. Lui non aveva desiderato che se ne
andasse.
Smise di camminare e chiuse gli occhi mentre una fitta di dolore gli
spaccava il petto in due. Aveva una coperta addosso quando si era
svegliato. Non ricordava di essersela messa. Lei era davvero venuta a
chinarsi su di lui, l'aveva toccato a quel modo, aveva bisbigliato cos
amorevolmente, cos dolcemente, mentre lui dormiva?
L'aveva baciato. La sua morbida, tumida bocca l'aveva toccato per
il pi breve degli istanti, e lui aveva desiderato attirarla tra le proprie
braccia, nel proprio letto. Aveva desiderato sentire le sue labbra
sorridenti accarezzare ogni centimetro di s, e poi aveva desiderato
fare lo stesso a lei. Al diavolo il rischio che lei potesse andare troppo
oltre. Al diavolo il fatto che erano nemici giurati. La voleva con una
passione al di sopra e al di l di tutto questo. Al di sopra e al di l di
tutto. Apr gli occhi e trasse un profondo respiro, facendosi forza.
Doveva allontanarsi da lei. Lei lo stava stregando, stava usando i
propri poteri mentali per fargli dimenticare il lavoro, facendolo
impazzire di desiderio al punto che lui avrebbe volentieri scambiato
ogni proprio principio per una notte tra le sue braccia. Era in pericolo
insieme a lei. Doveva andarsene di l o avrebbe perso la testa. Ma ora
quasi desiderava di non averlo fatto. Si era trascinato per un paio di
chilometri, immaginava, e lo scenario non era cambiato
minimamente. Nient'altro che biancore. Niente alberi. Niente
vegetazione di alcun tipo. A malapena qualche collina. Era quasi sicuro
che ci che stava guardando si potesse descrivere come tundra. Sper
di trovare presto qualche aiuto. Non era vestito per trascorrere lunghi
periodi all'aperto in un clima cos freddo. Solo sottili soprascarpe di
gomma separavano le sue scarpe dalla neve indurita. Il giaccone da sci
era a malapena sufficiente a tenerlo caldo, e non aveva neppure un
berretto con s. Il vento soffiava forte, l fuori, senza niente a
interrompere la sua avanzata.
Si accigli e inclin la testa. Cos'era quel suono? Un motore di
qualche tipo borbottava in lontananza. Si volt lentamente, cercando
di indovinarne la fonte, poi si fece strada la luce della comprensione.
Un gatto delle nevi. No, pi di uno. E il suono veniva dalla direzione
della casa, anche se lui non riusciva pi a vederla. Il suo primo pensiero
fu che Cuyler lo stesse inseguendo, usando un veicolo che aveva
nascosto da qualche parte.
Ma quel pensiero fu rapidamente scacciato. Era ancora giorno
pieno. Lei non sarebbe stata ancora sveglia.
Batt lentamente le palpebre mentre quel pensiero penetrava nella
sua mente. Lei non sarebbe stata sveglia. Sarebbe stata distesa nel suo
letto, dietro porte non chiuse a chiave, pensando di essere al sicuro
lass nel mezzo del nulla.
I motori si spensero di colpo. Non si affievolirono, semplicemente
cessarono. I gatti delle nevi si erano fermati, e per quanto
approssimativamente lui potesse valutare, si erano fermati vicino alla
casa. Qualcuno era l, e con un frullare delle viscere Bachman ritenne
di poter immaginare di chi si trattava.
10	Non aveva senso pensare che il DPI li avesse in qualche modo
rintracciati l, tuttavia aveva ancor meno senso credere che delle
persone innocue avessero semplicemente deciso di farsi un viaggetto
in gatto delle nevi a nord del Circolo Polare Artico e si fossero
imbattute nella casa di Cuyler. Lei era l, sola e completamente
inerme. Le sue storie di tortura e assassinio erano fantasie, questo lui
sapeva. Eppure gli stavano ugualmente echeggiando nell'anima
quando si incammin, tornando sui propri passi. Poco dopo cominci
a correre.
Segu le proprie impronte per parecchi metri, le mani immerse nelle
tasche del giaccone, le spalle incurvate contro il vento pungente. Ma le
orme divennero sempre pi difficili da individuare via via che
proseguiva. Aggrott la fronte, augurandosi che non scomparissero
del tutto prima che la casa comparisse. Dannazione, era stato un idiota
a non tener conto delle folate di vento che avrebbero cancellato le
tracce.
Poco dopo si rese conto che non riusciva pi a distinguere neppure
le minuscole depressioni che aveva seguito fino a quel momento. La
casa non si vedeva ancora. Tutto appariva uguale in ogni direzione. Il
vento soffiava pi violento, il suo morso pi acuto a ogni folata.
Sarebbe stato presto buio, e pi freddo che mai. Nonostante cercasse
di non pensarci, le immagini di ci che rischiava di accadere nella casa
in quel momento turbinavano nella sua mente. Gli sembrava di
risentire ci che Cuyler aveva detto a proposito delle tattiche del DPI.
Si era ripetuto che lei stava solo cercando di convincerlo a non
arrestarla, ma a quel punto inizi a chiedersi se non ci fosse una traccia
di verit nelle sue storie dell'orrore. Non voleva crederlo, non si
sarebbe concesso di crederlo. Tuttavia l'idea che qualcuno potesse
deliberatamente farle del male...
Perch diavolo lo spingeva al limite della follia prendere in
considerazione quell'eventualit? Perch?
Ud di nuovo il rumore dei motori. Era pi vicino. Cerc di correre
pi veloce, ma l'aria gelida gli bruciava gola e polmoni. Si stavano
muovendo, in fretta, nella direzione opposta. "Oh, Dio, no..." Era a
corto di fiato. I muscoli gli dolevano per lo sforzo. Le gambe cedettero
proprio mentre la casa si profilava all'orizzonte, e Ramsey cadde sulle
ginocchia nella neve, scrutando l'orizzonte dove il sole stava
tramontando.
Poi li individu. Tre gatti delle nevi che sfrecciavano sulla tundra in
lontananza. Uno si tirava dietro qualcosa. Qualcosa di lungo e stretto
che sembrava una cassa. Ramsey gemette d'angoscia quando
scomparvero alla vista.
Non sapeva per quanto tempo fosse rimasto inginocchiato l. Le
emozioni lo scuotevano, cos potenti e spiazzanti che aveva le
vertigini. In fondo, non era stato anche lui pi che determinato ad
arrestare Cuyler? Non aveva giurato che non avrebbe mai smesso di
odiare lei e chiunque fosse come lei, per quello che avevano fatto a sua
madre?
Perch, per l'amor di Dio, era straziato dal senso di colpa per non
essere stato l a proteggerla? La frustrazione era orribile quanto il
sentimento che l'aveva consumato per non essere stato presente a
proteggere sua madre. Perch? Perch era l inginocchiato nella neve,
arso dall'istinto di inseguirli, di portarla via in qualche modo da loro?
Imprec sottovoce al pensiero di irrompere come un cavaliere in
groppa al suo destriero per salvare la damigella dai cattivi. Non era
cos. Era lei la cattiva di quella vicenda. O no?
Si alz in piedi e fece a ritroso il percorso fino alla casa, senza
neppure curarsi di scuotere la neve dalle calzature mentre
l'attraversava di corsa e saliva nella camera da letto di lei, gi sapendo
che non l'avrebbe trovata.
11	letto vuoto era sfatto, i cassetti e il guardaroba spalancati, gli
indumenti disseminati ovunque. Quando torn di sotto, trov lo
stesso caos. Il posto era stato perquisito, in fretta e spietatamente,
prima che la portassero via. Le statuette di peltro erano sparse
ovunque, i cristalli erano rotolati a casaccio sul pavimento, gli scaffali
dei libri erano stati svuotati, i suoi preziosi romanzi fantasy calpestati
da piedi incuranti.
Si chin a raccogliere il primo dei libri di vampiri che lei gli aveva
mostrato, e si morse il labbro avvertendo un bruciore sospetto nella
gola e negli occhi.
Non poteva sperare di andarsene di l a piedi quella sera. Sarebbe
morto per assideramento prima di aver raggiunto un posto in cui
chiedere aiuto, e allora Cuyler sarebbe stata veramente sola.
Doveva aspettare, anche se farlo l'avrebbe quasi ucciso. Alle prime
luci dell'alba sarebbe partito, portando con s tutte le provviste che
poteva portare. Se ne sarebbe andato di l, in qualche modo. E
l'avrebbe trovata.
E poi... poi non aveva idea di cosa avrebbe fatto.
Per il momento, tuttavia, doveva sedersi e aspettare l'alba.
Sprofond in una poltrona, debole per l'affanno, e apr il volume che
aveva tra le mani.
Meno di due ore dopo era arrivato alla fine del libro. Cuyler aveva
ragione. Vi era documentata per intero una delle pi disastrose
indagini del DPI, vista dal punto di vista dei suoi oggetti. Era un
approccio alle cose assai differente da quello dei rapporti ufficiali.
Certo, i fatti erano i medesimi, tuttavia i metodi e le motivazioni del
DPI e le caratteristiche dei soggetti di quell'investigazione non
avrebbero potuto differire maggiormente. Ramsey doveva credere
che fosse tutta propaganda. Perch se fosse stato vero...
Gemette di malcelato tormento. Se quelle cose erano vere, allora
Cuyler aveva ragione sulla tortura sottesa alla ricerca del DPI. E sulle
molte morti, tutte dettagliatamente descritte in quelle pagine. Ma non
era vero. Non poteva esserlo.
Eppure in cuor suo sapeva che poteva benissimo essere. Lui non era
mai stato coinvolto nella ricerca, non aveva mai realmente assistito ai
cosiddetti innocui studi portati avanti sui soggetti. Non era uno
scienziato. E bench gli fosse stato detto che i prigionieri sarebbero
stati trattenuti per una settimana o due e poi rilasciati, indenni, lui non
l'aveva mai realmente visto accadere. Il DPI riteneva che Cuyler e i suoi
simili fossero niente pi che animali. Esseri privi di emozioni, incapaci
di provare affetto. Bestie senza cuore, senz'anima, che facevano preda
degli innocenti senza alcun rimorso. Non era cos campato in aria
pensare che un'organizzazione convinta di questo volesse annientare
quelle creature. Ma se le cose stavano davvero cos, perch lui non ne
aveva mai saputo niente? Sarebbe stato diverso se avesse saputo?
Fino a pochi giorni prima aveva creduto a tutto ci che il DPI
diceva sul conto dei non-morti. E aveva avuto una personale vendetta
da portare avanti. Non contro Cuyler, tuttavia. Tutto ci a cui aveva
creduto era stata una menzogna, almeno quando si trattava di lei.
Si alz, con l'intenzione di andare in cucina e cominciare a mettere
nello zaino le provviste per la sua marcia. Non era pi cos certo di
poter aspettare che spuntasse l'alba. Una nuova urgenza gli divorava
l'anima. Doveva arrivare a lei, per provare a se stesso che stava
benissimo e non veniva assoggettata ai tormenti descritti nel libro. A
ogni secondo che passava, quelle scene si incuneavano pi
profondamente nella sua mente, solo che la vittima aveva il bellissimo
viso di Cuyler.
Si blocc a met strada, irrigidendosi nell'udire i suoni raspanti
provenienti dalla porta principale.
"Cuyler?" Gli sorse in petto la speranza mentre scattava a spalancare
la porta.
Un grosso cane peloso lo fissava fermo sulla soglia. Abbai due
volte quando lui si limit a fissarlo a sua volta, confuso. Da dove
diavolo era arrivato? Segu ulteriore abbaiare, e Ramsey alz gli occhi
sbalordito vedendo altri tre cani, identici al primo, seduti
pazientemente nella neve. Husky, tutti quanti. Pelliccia argentea e
occhi azzurro ghiaccio. Ampi, magnifici petti.
Cani da slitta?
Quello sulla soglia abbai di nuovo. Ramsey aggrott la fronte,
pensando alla slitta e ai finimenti che aveva visto in cantina. Era cos
che Cuyler l'aveva portato l? Quei cani erano suoi? Ma che cosa
stavano facendo l, adesso? Dov'erano fino a un momento prima?
Non aveva importanza. Era l'unico mezzo per andarsene di l, e cap
che doveva approfittarne subito. Lasciando la porta spalancata, corse
in cantina e iss la goffa slitta su per i gradini. La trascin fuori, e torn
gi a prendere i finimenti, pregando di riuscire a capire come
agganciarli esattamente, sperando che i cani glielo avrebbero
permesso. Accidenti, non aveva idea di dove andare, anche con un
mezzo di trasporto.
Quando port fuori i finimenti, i cani lo circondarono, abbaiando
eccitati, agitando le code. Sembravano impazienti mentre lui svolgeva
le briglie, cercando di capire da che parte andassero infilate, ma
rimasero immobili quando drappeggi loro addosso i finimenti, e lui
cap che erano abituati a quella procedura.
Una volta che li ebbe aggiogati alla slitta, corse di nuovo dentro a
prendere il giaccone, scordando del tutto le provviste. Tutto ci che
restava era il suo urgente bisogno di raggiungere Cuyler, di assicurarsi
che stesse davvero bene.
Si sistem sul retro della slitta e raccolse le redini. I cani partirono
come proiettili nel momento in cui i suoi piedi toccarono la stretta
piattaforma, rischiando di farlo cadere indietro nella neve. Lui non
cerc di guidarli. Sembrava sapessero esattamente dove stavano
andando. Tutto ci che Ramsey poteva fare era stare aggrappato e
pregare che lo sapessero davvero.
Non fu sicuro che le sue preghiere avessero trovato risposta fino a
diverse ore pi tardi, quando i cani si arrestarono e rimasero fermi ad
abbaiare come un rauco gruppo di soldati inneggianti alla vittoria.
Un'enorme struttura simile a un fienile stava al centro dello spiazzo
innevato, perfettamente piatto. Mentre Ramsey cercava di venire a
patti con la stranezza di trovarsi l, una voce burbera lo chiam.
"Mi aspetto che lei voglia volar via di qui, dietro quell'altro
aeroplano."
Ramsey si volt scuotendo il capo, perplesso. Un anziano uomo
brizzolato, con il viso completamente nascosto da un'imponente
barba grigia, arriv dal fienile e si chin per liberare con mano esperta
i cani dai loro finimenti.
"Lei chi ?"
"Mi chiami Kirkland e basta. Hanno preso Miss Jade?"
"Lei come fa a... "
"Miss Jade mi disse che un giorno o l'altro sarebbero potuti arrivare
degli uomini per cercare di catturarla. Mi ammon di non raccontare
ad anima viva della sua casa l fuori. E io non l'ho fatto mai." Dal tono
sembrava pensare che Ramsey potesse averlo fatto.
Lui non poteva credere che quel vecchio sapesse la verit su Cuyler,
non riusciva a immaginare che lei gliela avesse confidata. "Le ha
raccontato per quale motivo pensava che avrebbero voluto farlo?"
"Macch. E io non ho mai chiesto. Non  affar mio." Si gett sulla
spalla i finimenti, accarezzando distrattamente la testa dei cani che gli
saltellavano attorno alle gambe. "Per ho capito che c'erano guai non
appena ho scorto quell'altro aereo. Miss Jade  una brava donna. Una
di cuore. Cur uno dei miei cani dopo che si era azzuffato con un lupo.
Si prese cura di lui come se fosse stato suo. Rimase persino a vegliarlo
tutta la notte, non  vero, Duke?" Arruff la pelliccia del cane in
questione prima di riportare l'attenzione su Ramsey. "Cos lei ha
intenzione di aiutarla?" Ramsey riusc solo ad annuire silenziosamente.
"Benone, allora." Entr nel fienile e Ramsey lo segu, osservandolo
appendere i finimenti alla parete. Un piccolo aereo stava l come un
gigantesco uccello a riposo, occupando gran parte dello spazio. Il
vecchio spinse una larga porta scorrevole e Ramsey lo aiut ad aprirla.
"Non capisco. Che cosa ci fa quass?" Ramsey lo segu, salendo
sull'aereo dietro di lui.
Abbass la testa e si sistem nel sedile accanto a Kirkland nella
cabina.
"Mi guadagno da vivere. Porto gente avanti e indietro in aereo, per
la caccia e cose simili.
Trasporto rifornimenti per il villaggio Inuit a pochi chilometri da
qui." Scocc a Ramsey un'occhiata in tralice. "Meglio allacciare le
cinture. I decolli sono piuttosto duri."
"Sa dove sono andati?"
Il vecchio annu, ma non disse una parola mentre i motori
prendevano vita e l'apparecchio rullava lentamente fuori dal fienile.
"Lui dov'?" L'uomo le soffi in faccia il suo irritante fumo di
tabacco, e Cuyler volt la testa pi che poteva. Non era molto.
Era ammanettata a una sedia in quella che dedusse essere una
camera da letto, con tre ceffi crudeli che sorvegliavano ogni sua mossa.
Di norma si sarebbe semplicemente liberata delle manette
spezzandole, avrebbe sbattuto gli uomini per terra, e si sarebbe data
alla fuga. Disgraziatamente aveva avuto l'estremo dispiacere di
appurare che il loro tranquillante appena messo a punto funzionava.
Le era stato iniettato non appena aveva cominciato a svegliarsi, al
tramonto. E adesso si sentiva debole come un mortale. Un mortale
stanco. La sua mente era a dir poco ottenebrata.
Non al punto da impedirle di chiedersi che fine avesse fatto
Ramsey, tuttavia. Dapprima aveva pensato che lui potesse essere
coinvolto nella sua cattura. Il sollievo che l'aveva colmata quando
avevano cominciato a interrogarla su dove lui si trovasse l'aveva resa
pi debole di quanto gi non fosse.
"Miss Jade, non ci costringa a ricorrere a misure drastiche." Il grasso
uomo dai capelli bianchi aveva occhi azzurri piccoli e crudeli, privi di
emozione. "Sappiamo tutti quanto la sua razza sia sensibile al dolore
fisico. Non ci costringa a farle male."
Quando lei gir il viso dall'altra parte, lui le afferr il mento e la
costrinse a guardarlo. Un altro soffice sbuffo di fumo in faccia. Cuyler
toss. "Allora, dov' Bachman."
"Ve l'ho gi detto, non so di cosa stiate parlando. Ero sola in casa."
L'uomo, gli altri lo chiamavano Fuller, sorrise trucemente e scosse la
testa. "La sua valigia era l. Sappiamo che era con lei."
"L'ho rubata" ment Cuyler. "Lui mi aveva seguito come un segugio
per mesi. Credevo di poter scoprire perch, se prendevo le sue cose e
le esaminavo." Cerc di tenere su il mento, con fare di sfida. Costrinse
la spina dorsale a stare pi rigida. Doveva essere forte, ma non poteva
fare a meno di chiedersi dove fosse andato Ramsey. Forse i cani erano
arrivati prima. Magari l'avevano trovato ed erano scappati via da lei
mentre dormiva. Dio, sperava che fosse cos. Si era accordata con il
vecchio Kirkland perch liberasse i cani il terzo giorno, sapendo che
sarebbero andati direttamente a casa sua. Se Ramsey li aveva trovati,
se aveva capito come usarli, sarebbe stato a posto. Loro sapevano la
strada per l'hangar di Kirkland.
Fuller si rivolse al complice magro e bruno. "Che cosa ne pensi,
Whaley?"
"Secondo me mente."
"Non  vero." Cuyler batt le palpebre e cerc di pensare a un
modo per convincerli, anche se nella sua mente c'era il vuoto. "Perch
gli state dietro, poi? Pensavo fosse uno di voi."
"Lo era..." inizi Whaley, ma la sua risposta venne interrotta da una
tempestiva occhiata di Fuller.
Il terzo uomo sedeva su una sedia, silenzioso. Non sembrava
cattivo come i suoi due colleghi. "Dovr decidersi a parlare, Miss Jade.
Non possiamo tornare al quartier generale senza di lui." Lei si sent
morire. Volevano portarla a White Plains. E se l'avessero fatto, lei
sarebbe morta. Avrebbe potuto chiamare aiuto con la mente,
implorare altri della sua razza di venire in suo soccorso. Ma con quel
tranquillante nell'arsenale del DPI, chiunque cercasse di aiutarla
avrebbe corso il rischio di condividere la sua sorte. E lei non voleva
morire con quel pensiero sulla coscienza. Dio, se soltanto avesse
saputo che Ramsey stava bene.
La mano di Fuller scomparve nella tasca e ne usc con un grosso,
lucido paio di pinze. L'uomo apr e chiuse lentamente le punte
dentellate proprio davanti al viso di Cuyler. Poi le porse a Whaley, che
si piazz alle sue spalle.
"Comincia con il mignolo della mano sinistra" ordin Fuller.
"Schiaccialo."
Lei sent lo strumento freddo toccarle il dito. "Aspettate! D'accordo.
D'accordo, vi dir la verit."
L'utensile si allontan dalla sua mano. Fuller la guard con un
sorriso truce. "Cos va meglio. Lui dov'?"
Kirkland port a terra l'aereo in un piccolo aeroporto. " questo?
Qui  dove sono atterrati?"
"Macch."
Ramsey trasse brusco un respiro e attese. Kirkland gli aveva
spiegato di essere riuscito a seguire le tracce dell'altro aereo con
l'equipaggiamento sonar che aveva nel suo hangar. Ma il tizio era un
uomo di poche parole.
"Sono atterrati a Loring, non molto lontano. Non potevo certo
portarla in una base aerea militare, giusto?"
Digrignando i denti, Ramsey preg di avere pazienza, e tempo.
Continuava a ripetersi che Cuyler stava bene. Che non le avrebbero
fatto del male. Ma la voce della sua ragione suonava sempre meno
credibile.
Kirkland apr la sicura e Ramsey balz a terra. Si guard intorno, ma
a parte le piste e gli hangar e i piccoli aerei, non c'era nulla che potesse
fornirgli un indizio. "Dove diavolo siamo, Kirkland?"
"Maine settentrionale."
Maine settentrionale? Perch diavolo l'avevano portata l? Perch
non direttamente a White Plains? Esamin il luogo, setacciando la
mente in cerca di risposte.
"La citt pi vicina  Limestone" continu Kirkland. "Caribou  un
po' pi distante. Ha qualche idea di dove possono averla portata?"
"Limestone?" Ramsey quasi si afflosci per il sollievo. Il DPI aveva
case fortificate sparse per l'intera nazione, a disposizione dei suoi
agenti. Se un operativo si trovava nei guai, poteva trovare rifugio in
una di esse. Avevano sistemi di sicurezza come a Fort Knox, e linee
dirette di telefoni e computer con il quartier generale. Da obbediente
e devoto agente qual era sempre stato, Ramsey aveva memorizzato gli
indirizzi di ogni casa protetta nel nordest. Ce n'era una a poca distanza
da Limestone. Non sapeva perch l'avessero portata l. Catturarla era
stato il loro obiettivo, ma adesso che l'avevano fatto perch
differivano il rientro?
A meno che lei non fosse stata il loro unico obiettivo? Forse c'era
qualcos'altro, qualcosa, qui, che stavano cercando.
Ramsey si volt verso l'uomo brizzolato. "Mi serve una macchina."
Capitolo  4
Era ridicolo che stesse affrontando la cosa in quel modo. Lui
lavorava per il DPI. Era uno di loro. Poteva digitare il codice, entrare
dalla porta principale, e pretendere di vedere la prigioniera. Tuttavia
qualcosa lo tratteneva. Folli, vaghi sospetti gli annuvolavano la mente.
Li avrebbe messi a tacere non appena avesse avuto la certezza che lei
stava bene, ma fino ad allora supponeva fosse meglio peccare per
eccesso di prudenza.
Aveva dovuto litigare con Kirkland per convincerlo a restare
indietro. Diavolo, quel tipo non aveva idea del vespaio in cui si
sarebbe cacciato se fosse andato con lui. Il DPI era un'organizzazione
potente. Era pericoloso trovarsi dalla parte sbagliata quando si aveva
a che fare con loro. Era gi abbastanza brutto che Kirkland dovesse
effettuare la chiamata.
Vagamente, Cuyler ud il telefono e il basso borbottare da dietro la
porta chiusa della stanza.
Due degli uomini erano rimasti con lei. Uno, quello che si chiamava
Fuller, era uscito per rispondere.
Alcuni secondi pi tardi torn.
"L'abbiamo in pugno."
Whaley si alz dal letto. "Bachman?"
Fuller annu. "Era l'ospedale di Caribou. Pare che sia stato portato l,
privo di conoscenza. Gli hanno trovato addosso questo numero."
Cuyler si morse il labbro per trattenere un'esclamazione. Che
cos'era accaduto a Ramsey? "Che diavolo ci faceva a Caribou?" chiese
Whaley.
"Probabilmente cercava di arrivare qui, al rifugio. Penso ancora che
voi ragazzi vi sbagliate sul suo conto" osserv Stiles, il pi buono dei
tre. "Quanto  grave?"
"Sembra che non ce la far a superare la notte. Faremmo meglio ad
andare l."
La pena le lacer il cuore. Stava morendo? Strizz forte gli occhi per
fermare le lacrime.
"Che ne facciamo di lei?"
Fuller lanci un'occhiata a Stiles, che se ne stava in un angolo senza
parlare. "Ce la fai a gestirla?"
L'uomo pallido annu.
"Se si sveglia troppo, dalle un'altra dose. Chiameremo
dall'ospedale."
Cuyler non sollev la testa quando i due uscirono. Si limit a
lasciarla ciondolare. Non avrebbe dato loro una ragione per iniettarle
ancora quell'orribile droga.
Ramsey si accovacci dietro un cespuglio vicino al cancello e attese.
Poco dopo due uomini uscirono dalla casa. La loro auto si avvi, si
accesero i fanali e lui si appiatt il pi possibile contro il terreno. Un
ronzio elettronico, un gemito metallico, e i cancelli si spalancarono.
L'auto li attravers, e i battenti cominciarono a richiudersi.
Ramsey osserv l'auto accelerare non appena si immise nella strada.
Il cancello si stava ancora chiudendo. I fanali di coda sparirono dietro
una curva e Ramsey scatt in piedi e si tuff. Il metallo gli sfreg i
fianchi mentre rotolava dentro. Gli uccelli notturni ripresero a poco a
poco la loro serenata. Pochi secondi pi tardi, le rane si unirono al
concerto. Il vento fece di nuovo frusciare gli alberi. A parte questo,
Ramsey non udiva niente. Si alz in piedi, si spazzol i pantaloni con
le mani, e si avvi verso la casa.
Il pannello numerato a lato della porta lo fissava, la spia del sistema
di sicurezza che lampeggiava come un occhio malevolo. Se avevano
cambiato il codice di accesso e lui digitava i numeri sbagliati, un
allarme avrebbe avvertito della sua presenza chiunque fosse
all'interno. E lui era sicuro che c'era ancora qualcuno dentro. Non
avrebbero lasciato Cuyler senza sorveglianza. Si inumid labbra aride, e
sent il sapore del sudore che gli imperlava il labbro superiore. Non
c'era altro modo. Se avesse aperto una finestra o una porta senza
inserire il codice, l'allarme sarebbe scattato comunque. La sua mano si
alz lentamente, restando sospesa davanti al pannello. Si sgranch le
dita, digrign i denti, e inser il codice a quattro cifre che aveva
imparato a memoria. La luce rossa si spense ammiccando. Al suo posto
ne comparve una verde. Ramsey premette l'orecchio sulla porta.
Dall'interno non proveniva alcun rumore. Afferr la maniglia e la sua
mano scivol sulla superficie quando prov a girarla. Strofinandosi il
palmo contro la gamba dei calzoni, riprov.
La porta si apr senza cigolare, e lui sgusci dentro, chiudendola
rapidamente e silenziosamente dietro di s. And diretto alla scala e
sal, costringendo ogni cellula del proprio corpo a stare muta. In cima,
si blocc quando risuonarono dei passi pesanti. Premendo la schiena
contro la parete, attese e osserv. Si apr una porta gi per il corridoio.
Nella luce fioca riconobbe l'uomo che ne usc: Ron Stiles. Ramsey
aveva lavorato con lui in precedenza. Personalmente riteneva che
all'agente mancasse il mordente per far parte del DPI. Quella sera,
tuttavia, fu segretamente sollevato che fosse quello l'uomo rimasto a
sorvegliare Cuyler.
Stiles attravers il corridoio e si infil in un bagno. Quando la porta
si chiuse, Ramsey corse verso la stanza da cui era uscito l'agente e vi
sgusci dentro.
Cuyler sedeva su una sedia, le braccia stirate rudemente dietro lo
schienale. La sua testa pendeva in avanti in modo innaturale. Non si
muoveva, e Ramsey sent il proprio battito arrestarsi un istante.
Cadendo sulle ginocchia davanti a lei, le afferr il mento e lo sollev.
Gli occhi di lei erano gonfi di lacrime e chiusi. Un livido violaceo le
chiazzava la guancia, e il labbro inferiore era incrostato di sangue
secco. Si limit a guardarla, incapace di formulare parole.
Debolmente, lei strapp il mento dalla sua mano. "Lasciami in
pace" mormor. "Per favore, lasciami stare e basta."
"Cuyler..."
I suoi occhi si aprirono, ma erano sfuocati. Lo fiss da un qualche
punto dietro la nebbia drogata. "Ramsey?"
Lo sciacquone dall'altra parte del corridoio si attiv e un secondo
dopo dei passi si avvicinarono alla porta. Ramsey arretr cos da
trovarsi dietro il battente quando entr Stiles. "Se fai una mossa, dovr
spararti, Ron." Parole grosse, pens, per un uomo disarmato. La
schiena di Stiles si irrigid, ma l'uomo non si mosse. Le sue mani si
alzarono lentamente ai due lati della testa. "Bachman? Pensavo che
fossi... "
"Non importa quello che pensavi." Ramsey si avvicin e gli tolse
l'arma. "Adesso dammi la chiave delle manette. Svelto." Punzecchi la
schiena dell'uomo con la sua stessa pistola, lieto che Stiles avesse
abboccato al suo bluff.
Stiles annu con energia, affond la mano nella tasca dei calzoni e
tir fuori la chiave. La tenne sollevata, e Ramsey lo punzecchi di
nuovo. "Toglile le manette."
Stiles gir lentamente dietro lo schienale della sedia di Cuyler, si
chin e sblocc le manette. Si rizz di nuovo, facendole dondolare.
"Non ho creduto a Fuller quando ha detto che ti saresti rivoltato
contro di noi." Scosse la testa. "Immagino che avesse ragione."
Ramsey avanz, tenendo la pistola spianata contro l'ex collega.
"Perch pensava che vi avrei tradito?"
Stiles si limit a scrollare il capo. "Non intendo dirti altro. Uccidimi
se devi."
"Okay, se devo lo far." Ramsey rivolse all'uomo un cenno del
capo. "Fai scattare una di quelle manette al tuo polso, Stiles." Attese
mentre l'altro eseguiva. "Ottimo. Adesso voltati, le mani dietro la
schiena. Andiamo, conosci la procedura." Stiles si volt. "Sulle
ginocchia." Quando l'agente obbed, Ramsey si mosse rapido per far
scivolare una delle manette intorno al piede del letto, attorno
all'intelaiatura, poi la fece scattare all'altra mano di Stiles.
"Non andrete lontano, Bachman. Fuller e Whaley torneranno qui
non appena..."
"Fuller?" Ramsey si infil la pistola automatica nella cintura. Fuller
era il suo diretto superiore, un uomo di cui si era fidato. E Whaley era
il pi crudele figlio di puttana che avesse mai camminato sulla terra.
Ramsey si inginocchi di nuovo davanti a Cuyler, che sedeva
afflosciata, massaggiandosi i polsi. La sua rabbia crebbe quando vide
come le manette le avevano inciso la carne. Si incoller ancor di pi
quando lei alz la testa e lui vide il dolore nei suoi occhi.
"Chi di voi le ha fatto questo, Stiles?"
Stiles si limit a lanciargli un'occhiataccia e scosse il capo.
"E perch, per l'amor di Dio?  evidente che il tranquillante
funziona. Perch dovevano colpirla?"
Stiles imprec. "Non voleva dirci dov'eri. Si potrebbe pensare che
fosse umana dal modo in cui ti stai comportando. Diavolo, Bachman,
 solo una di loro. Un animale, come gli altri." All'occhiataccia di
Ramsey, chin la testa. "Dimenticavo... Lo sei anche tu, no? Proprio
come loro."
"Che cosa diavolo intendi dire?" Ramsey si alz, torreggiando sopra
l'uomo sul pavimento, i pugni che si aprivano e si chiudevano lungo i
fianchi.
Stiles serr la mascella e rifiut di dire un'altra parola. Ramsey si
volt di nuovo verso Cuyler, si chin su di lei, afferrandola per le
spalle. "Riesci a stare in piedi?"
Lei annu e cerc di alzarsi, ma le gambe non la ressero e gli croll
addosso. Ramsey l'afferr, fece scivolare una mano sotto le sue
ginocchia e la sollev. La trasport attraverso il corridoio fino al
bagno. Appoggiandola contro il lavandino, fece scorrere dell'acqua
fredda e le lav il viso contuso, gli occhi gonfi. Le tampon il sangue
dal labbro con un asciugamano.
"Ecco, tieni questo su quel livido mentre cerco qualcosa da metterti
sui polsi."
Lei prese la salvietta, ma scosse la testa. "Dobbiamo uscire di qui,
Ramsey. Gli altri due..." Le sue parole si smorzarono e lei vacill.
Bachman trov un tubetto di unguento e alcune bende
nell'armadietto e se li infil in tasca. Poi la prese in braccio e la port
gi per le scale, verso la porta principale.
Cuyler aveva chiuso gli occhi di nuovo. Quella dannata droga. E
Dio solo sapeva che cos'altro le avevano fatto. La furia di Ramsey era
al di l di qualsiasi cosa avesse provato in vita sua. Il punto pi vicino
a cui era arrivato era la rabbia che aveva sentito quando sua madre era
stata assassinata. Ma quella era stata la rabbia di un bambino. Non era
paragonabile alla violenta tempesta che gli turbinava dentro in
quell'istante. Avrebbe voluto uccidere quei bastardi del DPI per averle
fatto male.
La port fuori nella fredda notte d'autunno, meravigliandosi di
come il piccolo corpo si adattasse alle sue braccia. La cull stringendola
al proprio petto come se lei fosse qualcosa di prezioso.
Accidenti, lo era! Perch gli riusciva cos difficile ammetterlo? Cuyler
era speciale, non importava qualsiasi altra cosa potesse essere, e non
meritava ci che le avevano fatto.
Corse al cancello, lo apr senza curarsi dell'allarme che
automaticamente si era attivato all'interno... ormai non importava.
Ramsey raggiunse l'angusta strada serpeggiante e si avvi nella
direzione opposta a quella in cui erano andati Whaley e Fuller. L'auto
era parcheggiata oltre il bordo della carreggiata, circondata da
scheletrici arbusti. Riusc ad aprire la portiera del passeggero con una
mano e a depositare Cuyler sul sedile. Costrinse le proprie mani a
rimanere salde mentre le agganciava la cintura di sicurezza, ma non fu
facile. Lei aveva un brutto aspetto, e lui non aveva idea di cosa fare.
Dolcemente le scost i capelli dagli occhi.
I suoi occhi si aprirono, mere fessure frangiate da umide ciglia nere.
"Presto."
Annuendo, lui sbatt la portiera e gir di corsa attorno alla vettura
fino al lato del guidatore.
Pochi secondi dopo l'auto si immise sulla strada, allontanandosi a
tutta velocit dalla casa fortezza, dal DPI, e da tutto ci che Ramsey
aveva conosciuto nella sua vita.
Ron Stiles si contorse e si dibatt finch non riusc a estrarre la
chiave di riserva dalla tasca posteriore. Fu un'impresa infilarla nella
serratura senza vedere quello che stava facendo, ma alla fine ci riusc.
Le manette si aprirono con uno scatto e lui automaticamente port le
mani davanti a s e si massaggi i polsi.
A un tratto smise e se li guard. I polsi di Cuyler Jade erano stati
abrasi fino a rimanere in carne viva, sanguinanti. Non c'era alcun
motivo per cui Fuller dovesse stringere cos le manette. Eppure l'aveva
fatto, e notarlo aveva fatto rimordere la coscienza a Stiles. Tuttavia,
non aveva detto niente. Nemmeno Whaley aveva avuto motivo di
colpirla. E l'aveva fatto non una, ma ben due volte. Non si era
nemmeno limitato agli schiaffi. I lividi sul suo viso erano venuti dalle
nocche di Whaley quando lei aveva raccontato loro altre bugie su
dove si trovasse Bachman. Ancora una volta, Stiles non aveva dato
voce alle proprie obiezioni. Se a Ramsey importava davvero di lei,
supponeva ci fosse poco da stupirsi che fosse furioso nel vederla in
quello stato.
E il punto era proprio quello: perch mai a Bachman importava di
lei? Come aveva fatto a restare cos coinvolto con quella creatura da
buttare nel cesso la carriera... la propria vita, per correre in suo aiuto a
quel modo? Sapeva che non era umana. Lo sapeva. Dunque che cosa
gli stava passando nella testa?
Stiles non aveva voluto credere a ci che aveva letto nel fascicolo di
Bachman. Aveva fatto spallucce a quello che aveva detto Fuller. Che il
collega si era rivoltato contro di loro. Che adesso era il nemico. Ma
ora che ne aveva visto la prova con i propri occhi, non poteva pi
dubitare. Avrebbe solo voluto capire.
Lasci la camera da letto, caracoll gi per le scale e alz il telefono.
Mentre Ramsey guidava la macchina attraverso la notte, Cuyler
costrinse i propri occhi ad
aprirsi e lo guard. Stringeva il volante cos forte che le nocche
erano bianche. La mascella era tesa come se stesse digrignando i denti.
Il sudore che gli imperlava la fronte luccicava al bagliore delle luci del
cruscotto, e un'ombra di barba scura gli copriva il volto. Occhi grigi,
intensi per la concentrazione e forse anche per la paura,
dardeggiavano nella sua direzione ogni pochi secondi. Quando si
accorse che lei lo stava guardando, per un attimo un lato della bocca si
sollev lievemente verso l'alto nell'ombra di un sorriso inteso a
rassicurarla. Niente pi.
"Sei davvero venuto a prendermi."
"Non dirmi che ne sei sorpresa." Bachman sospir. "Continuavi a
dire che non ti avrei portato dentro."
Cuyler si morse il labbro inferiore, incapace di distogliere gli occhi
dal suo viso, dall'energia che vi scorgeva. E dalla sua espressione
tempestosa. "Hai rischiato tutto... "
Lui svolt in una strada pi ampia e acceler. Poi, inumidendosi le
labbra, occhieggi di nuovo verso di lei. Una mano lasci il volante, le
sfior la guancia livida. Serr le labbra. "Mi dispiace, Cuyler."
"Ti dispiace? Mi hai appena salvato la vita... "
"Se ti avessi ascoltata fin dal principio, non sarei stato costretto a
farlo. Se non ti avessi lasciata l da sola..." Batt leggermente le
palpebre, abbassando la mano e concentrando la vista di nuovo sulla
strada. "Ho cercato di tornare indietro quando ho udito i gatti delle
nevi, ma... "
"Non importa." Cuyler fece scivolare la mano sulla sua sul volante.
"Sei venuto a cercarmi. Mi hai tirato fuori di l."
Lui scosse la testa. "Non  ancora finita, Cuyler. Non ci lasceranno
andare senza combattere. E danno la caccia a tutti e due, adesso."
"Hanno sempre dato la caccia a tutti e due." Lui aggrott la fronte,
scoccandole un'occhiata.
"Ramsey, continuavano a chiedermi dov'eri. Quello grasso, Fuller,
diceva agli altri che tu non eri mai veramente stato uno di loro, che era
solo questione di tempo prima che ti rivoltassi contro il DPI."
Ramsey sbuff fuori tutta l'aria dai polmoni. "Questo non ha senso.
Perch avrebbe detto qualcosa del genere? Non ho mai dato loro
alcuna ragione di dubitare della mia lealt."
"Non ne ho idea."
Bachman imprec sottovoce e schiacci i freni, spegnendo di scatto
i fanali mentre portava l'auto sul ciglio della strada. Cuyler segu il suo
sguardo e vide le luci lampeggianti pi avanti, sulla rampa per
l'autostrada. Un posto di blocco. "Credi che stiano cercando noi? Di
gi?"
"Il DPI lavora in fretta." Fece un'inversione a U e lentamente torn
indietro, riaccendendo i fari quando furono abbastanza lontani.
"Dovremo prendere strade secondarie per allontanarci da qui."
"Per dove? Ramsey, dove possiamo andare?"
Lui chiuse lentamente gli occhi. "Non lo so." Svolt in una strada
laterale, poi un'altra. "C' una cartina nel vano portaoggetti."
Cuyler tir fuori la mappa, se la spieg in grembo, e cerc di
concentrarsi per scoprire dove fossero, e come trovare una via sicura.
"Okay, alla fine di questa strada, svolta a sinistra. Quella corre
parallela all'autostrada."
Lui segu le indicazioni, ma ancor prima che raggiungessero la strada
che lei aveva indicato, Cuyler vide il bagliore di altri lampeggianti in
lontananza.
Ramsey imprec. "Siamo circondati." Ferm l'auto, spense il
motore, e si volt a guardarla. "Non riusciremo a oltrepassarli con
questa macchina. Come ti senti? Ce la fai a camminare?" Cuyler sollev
il mento e ingoi la paura. Doveva essere forte per aiutarlo a superare
quella situazione, anche se il dolore che le avevano inflitto e il sangue
che aveva perduto la rendevano pi debole di quanto si fosse mai
sentita in vita sua. "Sto bene. Andiamo." Con un cenno del capo,
Ramsey si sfil la giacca e us la manica per pulire il volante e la leva
del cambio, il pulsante dei fari, e qualsiasi altra cosa potesse aver
toccato. "Non ha senso lasciar loro degli indizi."
Lei annu, prese la cartina e scese dall'auto. Poco dopo Bachman la
segu e dopo averle messo la giacca sulle spalle, la prese per mano e la
guid nel bosco che costeggiava strada.
L'oscurit giocava a loro favore mentre avanzavano in mezzo alla
vegetazione, senza mai perdere di vista strada ma restando
sufficientemente al riparo degli alberi. Cuyler era esausta. Lui sapeva
che lo era. E terrorizzata. Accidenti, non poteva biasimarla. Lui stesso
era spaventato. Non sarebbe stato facile eludere il DPI. Inoltre, aveva
altre ragioni per preoccuparsi. Non aveva con s una goccia d'insulina.
E se non ne avesse preso un po', avrebbe cominciato presto a sentirne
gli effetti.
L'orologio gli disse che mancava ancora un'ora all'alba, quando
Cuyler all'improvviso si ferm, si strinse lo stomaco e si pieg in due.
Cadde sulle ginocchia, gemendo e poi vomitando con violenza.
Ramsey si inginocchi accanto a lei, le resse le spalle. La paura lo
faceva tremare e lui si chiese quale potesse essere il problema.
Dannazione, lei era gi cos debole.
Cuyler si alz, malferma sulle gambe, appoggiandosi a lui per
sorreggersi. "Va tutto bene. Sto bene."
"No, non stai affatto bene, Cuyler. Che diavolo c'?"
Lei tir su col naso. "Non lo so. Forse la droga che mi hanno
iniettato. Non ne ho idea. Adesso per  tutto a posto."
Non lo era. Era evidente che lei stava tutt'altro che bene. Era
pallida, tremante, fredda. Aveva bisogno un posto caldo per riposare
e... Accidenti, lui non sapeva di cos'altro avesse bisogno. Ma era deciso
a procurargliela. Si stavano avvicinando a una cittadina, un piccolo
raggruppamento di casette linde, con automobili e occasionali
biciclette parcheggiate su brevi viali lastricati. Sostenendo Cuyler con
un braccio attorno alle spalle, tenendole il corpo vicino al proprio, la
guid in quella direzione, scrutando tutto intorno in cerca di un
qualsiasi posto dove potesse sdraiarsi per un po'. Lei si irrigid quando
la spinse fuori dal riparo degli alberi e verso i praticelli ben tosati sul
retro delle case, tutti disseminati di foglie coloratissime. "Va tutto
bene" bisbigli Ramsey. "Andiamo, fidati di me."
Cuyler lo segu, anche se con una certa esitazione. Attraversarono
tre cortili prima di trovarne uno con un capanno prefabbricato. Con
un sospiro di sollievo, Bachman si incammin verso la costruzione,
solo per arrestarsi di colpo quando un enorme cane usc dalla sua
cuccia e incominci ad abbaiare forte.
Fece un passo indietro, pronto a ritirarsi di nuovo tra gli alberi, ma
Cuyler gli prese un braccio, bloccandolo. Non disse una parola. Si
limit ad avvicinarsi al cane, fissandolo con un'intensit palpabile.
L'animale smise di abbaiare. La fissava, le orecchie puntate in avanti, la
testa inclinata di lato. Poi agit la coda. Lei si chin in avanti per
accarezzargli la grossa testa. Ramsey si limit a guardare, disorientato.
Cuyler si volt verso di lui, sorridendo debolmente. "Rester
tranquillo adesso."
Ramsey scosse il capo. "Devo iniziare a chiamarti Dottor Doolittle?"
"Non sempre funziona. Ma a volte, riesco a far capire agli animali
che sono un'amica."
Lui la prese di nuovo per mano e la condusse al capanno per gli
attrezzi, ringraziando la loro buona stella che non vi fosse lucchetto
alla porta. Si apr facilmente, senza un cigolio, e lui spinse Cuyler
all'interno. Quando chiuse la porta dietro di s furono nel buio totale.
La tenne stretta al proprio fianco mentre avanzava verso il fondo,
inciampando su quello che al tatto gli parve un tosaerba, rovesciando
una pala. Raggiunta la parete di fondo, fece sdraiare Cuyler sul
pavimento e torn indietro, sempre a tentoni. Trov un telone che
copriva un macchinario, lo prese e torn da lei, dopodich si sistem l
accanto, rimboccando il telone attorno a entrambi per tenersi caldi.
"Potevamo andare pi avanti." Cuyler gli si accoccol addosso,
posandogli la testa sulla spalla.
"Riesci a stento a mettere un piede davanti all'altro, Cuyler. Stai
male e lo sai." le fece scorrere una mano tra i capelli arruffati. "Che
cosa posso fare per farti sentire meglio?"
Percep la sua esitazione, pot quasi sentirla decidere di non
dirglielo. "Niente. Passer."
"Buffo come io possa dire che stai mentendo." Trasse un respiro.
"Non  solo la droga, vero, Cuyler?"
Lei non rispose.
"Senti, se c' qualcosa che posso fare per aiutarti, voglio farla." La
sua mano gli tocc il lato del viso. "No, non vuoi."
Fu il tono, pi che le sue parole, a far scattare la comprensione nel
cervello di Bachman. " la perdita di sangue, non  vero?" La sent
irrigidirsi, e cap di aver colto nel segno. "Ti sono sanguinati i polsi, il
labbro. Un bel po', a giudicare dalle macchie sulla tua camicetta."
"Le ferite non sono cos gravi, Ramsey. Tendiamo a sanguinare un
sacco. Questo  tutto."
"Cos hai bisogno di ripristinarlo."
"Domani notte. Troveremo una banca del sangue o... "
"Potresti prenderne un po' del mio."
"Ramsey, no... "
"Ti sentiresti pi forte, meglio, non  cos? Cuyler,  tutto a posto.
Mi fido di te."
Lei sospir e si mise a sedere un po' pi eretta. "Non  questo il
punto. Vedi, Ramsey, renderebbe il legame che ci unisce ancor pi
forte di quanto non lo sia gi. E ti sta gi lacerando dentro.
Non voglio renderlo ancora pi intenso."
Anche lui si rizz a sedere, l'afferr per le spalle e la gir verso di s.
"Non riesco a passare dieci minuti senza pensare a te, Cuyler. Sono
andato contro tutto ci in cui ho sempre creduto solo per assicurarmi
che tu stessi bene. Non vedo come possa diventare pi forte di cos."
Sent che scuoteva la testa. " la situazione. Ramsey, dovrei
persuaderti ad allontanarti da me.
Sei fuggito a piedi attraverso il deserto ghiacciato, tanto eri
smanioso di andartene. E se non fossero comparsi quegli uomini, non
credo che saresti tornato indietro. Avresti trovato una via d'uscita,
saresti tornato alla tua vecchia vita e saresti rimasto tanto lontano da
me quanto potevi arrivare. Potresti ancora desiderare di farlo, se
sopravvivremo a questo."
Lui chiuse gli occhi e trasse un respiro risoluto. "Stavo ancora
combattendo contro ci che provavo. Dannazione, questo puoi
capirlo, no? Uno di voi uccise mia madre, per l'amor di Dio. Come
potevo... "
"Uno di voi. Vedi? La pensi ancora nello stesso modo. Un assassino
ha ucciso tua madre, Ramsey. Io non ci ho avuto niente a che fare."
"Questo lo so... "
"Potrei ottenere aiuto. Potrei chiamare altri della mia specie perch
ci diano una mano a uscire da questo inghippo. Potremmo stare con
loro finch non passa il pericolo. Potrei farlo adesso, subito, Ramsey."
Lui piomb nel totale silenzio. Altri. Altri come lei. Vampiri. Gli
esseri che gli era stato insegnato a odiare per gran parte della sua vita.
Esal un respiro profondo, e scosse il capo. Non poteva affidare a
quelle creature la propria vita. Solo perch aveva finalmente
realizzato che Cuyler non era un predatore senza cuore, non
significava che gli altri non lo fossero.
Lei sospir, e lui credette di udire una sfumatura di tristezza in quel
suono. " tutto a posto.
Non lo far. Non lo stavo prendendo in considerazione
comunque. Non vorrei portare nessun altro all'attenzione del DPI.
Volevo soltanto dimostrare una tesi."
"Cuyler, non puoi aspettarti da me che metta la mia vita nelle loro
mani."
"No. E non lo faccio. Ma Ramsey, sono soltanto persone. Eravamo
tutti umani una volta, come te. Ci sono buoni e cattivi in qualsiasi
gruppo, e non puoi semplicemente iscrivere nel libro nero un'intera
razza a causa di un unico incidente.  intolleranza, non riesci a
capirlo?"
"No, non  vero.  diverso..."
" diverso perch noi siamo diversi, giusto?" Si appoggi contro la
parete, voltandogli la schiena.
Lui cap di averla ferita, fatta arrabbiare. Accidenti, era stato un
salto non da poco per lui vedere lei come meno che un mostro, come
una donna amorevole con pensieri e sentimenti come chiunque altro.
E adesso lei si aspettava che lui accettasse l'intera razza come gente
normale che aveva soltanto una lieve avversione per la luce solare e il
cibo solido? Loro erano stati diversi perfino da umani. Quel dannato
antigene nel loro sangue li rendeva differenti.
No, maledizione, non era ancora pronto ad ammettere che tutto
ci che aveva imparato poteva essere sbagliato. Quelli del DPI
potevano essersi spinti troppo oltre nella loro persecuzione, ma
avevano avuto dei motivi. Anche lui ne aveva. Sua madre. Lei era la
sua motivazione, e lui non poteva lasciar perdere l'antica rabbia cos
facilmente.
Si appisol, cullato da quei pensieri, ed era ormai giorno fatto
quando si svegli. Cuyler dormiva in un angolo, molto lontana da lui.
Era il punto pi buio del ripostiglio, e bench la luce solare non le
toccasse il corpo, per precauzione la copr con il telone. Non c'erano
finestre nel capanno di metallo, ma la luce filtrava qua e l dalle
saldature della lamiera, e lo preoccupava l'idea che i raggi del sole si
muovessero con il passare delle ore.
Suoni di vita (motori, freni ad aria compressa) fluttuavano attorno
a lui. Socchiuse la porta e sbirci all'esterno, controllando per prima
cosa che la luce non toccasse Cuyler. Uno scuolabus si ferm davanti
alla casa. Lui non pot vedere chi saliva a bordo, dal momento che la
casa gli bloccava la visuale, ma pochi secondi dopo il veicolo ripart
allontanandosi, seguito dalle due auto che prima erano parcheggiate
sul viale.
Poteva essere cos fortunato? Una famiglia con due genitori
lavoratori e tutti i bambini a scuola? Sgusci fuori dal capanno,
guardando in entrambe le direzioni per essere sicuro che nessuno lo
vedesse. Lanci un'occhiata fuggevole al cane, ma l'enorme Terranova
era occupato a divorare un rifornimento fresco di crocchette e non
guard neppure dalla sua parte.
Inghiottendo una generosa dose d'ansia, Ramsey cammin fino alla
porta posteriore e buss pi forte che pot. Attese, ripassando quello
che avrebbe detto se qualcuno avesse risposto. Si disse che avrebbe
potuto fingere di aver bussato alla casa sbagliata. Ma non giunse
alcuna risposta. La serratura era una bazzecola per qualsiasi agente
governativo che valesse il proprio stipendio e in pochi secondi fu
dentro, a ispezionare accuratamente e silenziosamente il luogo tanto
per essere sicuro che non ci fosse nessuno in giro. Tir un sospiro di
sollievo quando ebbe appurato che l'abitazione era deserta. Era
troppo sperare che uno degli abitanti fosse diabetico e avesse
dell'insulina, ma controll comunque. Non ne trov, cos pass in
rassegna il contenuto del frigo con estrema attenzione. Doveva
mangiare, ma Dio solo sapeva come si sarebbe comportato il suo
organismo con qualsiasi alimento avesse consumato. Si accontent di
pochi gambi di sedano e una torta di riso senza zucchero. Scald nel
microonde il poco caff rimasto nel bricco e lo bevve. Poi si diresse nel
soggiorno e accese il televisore. Fece un balzo indietro rischiando di
cadere quando vide sullo schermo la propria faccia e un identikit di
quella di Cuyler, con un numero verde scritto sotto in
sovrimpressione. Ud solo le parole "armati ed estremamente
pericolosi", prima che l'immagine cambiasse e il mezzobusto si
lanciasse in un'altra storia.
La sua reazione iniziale fu dirigersi al capanno, raccogliere Cuyler e
correre via pi veloci che potevano. Ma doveva aspettare fino al
tramonto. Non c'era altra via.
Si prese un altro tortino di riso, e sedette a riflettere sul problema
pi immediato: le condizioni di Cuyler. Era debole, inferma. Lui
sapeva di cosa aveva bisogno per sentirsi forte di nuovo. E sapeva che
lei non l'avrebbe presa da lui, per quanto spesso lui si fosse offerto.
Quindi doveva escogitare un sistema per convincerla. Gliene
veniva in mente soltanto uno.
Capitolo  5
Cuyler si svegli sentendo delle vibrazioni di avvertimento che le
formicolavano nelle terminazioni nervose. Il telone le scivol dalle
spalle mentre si rizzava, chiamando Ramsey. "Eccomi. Sono qui." Ci fu
un click, e poi il fascio di luce di una torcia elettrica inond lo spazio
tra loro. Un lato della bocca di Ramsey si incurv verso l'alto prima
dell'altro, ma lei ebbe la sensazione che il suo sorriso stesse celando
qualche nuovo trabocchetto. "Ho trovato alcuni tesori nella casa."
Lei sedette pi eretta, ma fu assalita da un violento capogiro. Lui se
ne accorse, la guard accigliandosi, e lei cerc di cambiare argomento.
"Sei stato dentro?"
"Gi. Non c'era nessuno in casa." Il sorriso di Bachman lentamente
mor. "Ho preso solo quello che ci serviva. Non noteranno nemmeno
che manca."
Il respiro le sfugg sbuffando dalle labbra. "Con esattezza, che cosa
ci serviva cos disperatamente che hai dovuto rubarlo?"
Lui alz la testa di scatto, un'espressione di sorpresa sul viso.
"Non intendevo scioccarti, Ramsey. Dimenticavo, la mia razza si
ritiene non abbia alcun principio morale. Non starai per svenirmi
addosso, vero?"
Le sopracciglia di Bachman si unirono. "Ti svegli con la luna storta,
non te l'ha mai detto nessuno? Non ti senti ancora molto bene, vero?"
Lei rifiut di rispondere. Ramsey scrut il suo viso. "Be', non hai l'aria
di stare bene. Comunque sia, non ho rubato questa roba. Ho lasciato
del denaro. Infilato sotto il cuscino del divano."
Lei rote gli occhi. "Meraviglioso. Ma anche cos il rischio non
valeva la candela. Qualcuno avrebbe potuto vederti."
"Ma non  successo. E adesso abbiamo una pila, che ci  assai
necessaria. Potrebbe tornare utile, dal momento che possiamo
spostarci solo di notte."
"Io ho un'eccellente visione notturna."
"Poi ho preso un sacco a pelo, cos non ci prenderemo una
polmonite."
"Io non posso prendere la polmonite."
"Del cibo... "
Lei inarc un sopracciglio al suo indirizzo.
"Gi, giusto. Dimenticavo. Che ne dici di questo, allora?" Le porse
degli indumenti piegati, e lei li prese.
"Che..."
"Un paio di jeans, taglia sesta, piccola. Devono avere
un'adolescente pi o meno della tua corporatura. E un maglioncino
caldo. Adesso mettiteli e smettila di rompere. Dobbiamo muoverci."
Lei si alz in piedi, pos da parte i vestiti, e afferr l'orlo della
camicetta. Poi si ferm. "Ebbene?"
Ramsey batt le palpebre, spezzando la propria intensa occhiata.
"Ebbene cosa?"
"Hai intenzione di spegnere quella luce?"
"Certo." Si ud un click sommesso, e il capanno fu di nuovo immerso
nelle tenebre. Cuyler si sfil le scarpe, si tolse la camicia, poi si lev i
pantaloni. Tese la mano verso gli abiti che aveva appoggiato accanto a
s, ma la mano di Ramsey si chiuse sulla sua, fermandola. Lei trasse un
rapido respiro, guardando dietro di s. "Che c'?"
"Non  buio abbastanza qua dentro, immagino."
Lui si ferm pi vicino, la sua camicia che le sfiorava la schiena. Poi
le sue mani si insinuarono attorno alla vita di lei, attirandola
all'indietro contro il suo petto forte. "Ti desidero ancora, Cuyler. Sto
ancora facendo quei dannati sogni."
Lei chiuse gli occhi, irrigidendosi contro l'impeto di desiderio che la
squass. Non poteva permettere che accadesse, non in quel momento,
non quando la sua fame era cos forte. Non si era nutrita per troppo
tempo... Ramsey non si rendeva conto di cosa sarebbe successo se
loro... "Non posso... "
"Perch no?" La sua testa si pieg sulla spalla di lei, le sue labbra
trovarono e sfiorarono il collo. La barba lunga le gratt la pelle, e lei
rabbrivid.
Qualsiasi scusa sarebbe andata bene pur di fermare quella follia. "Tu
mi vedi ancora... come... Smettila, Ramsey." La sua testa si inclin di
lato mentre la bocca di lui si muoveva lungo la sua spalla. Caldi
polpastrelli risalirono verso l'alto, lungo la sua spina dorsale. "Non
voglio..." Le parole divennero un sospiro.
"S, che vuoi. E anch'io. Accidenti, sono stanco di resistere, Cuyler.
Sono stanco di negare il desiderio, di sperare che se ne vada. Non
accadr. Credo che lo sappiamo entrambi."
"Ma... " Le sue palme le salirono sotto i seni, li cinsero a coppa,
strinsero. "Ramsey" gemette lei. "Ramsey, tu credi ancora... "
"All'inferno quello che credo. Questo  fisico. Le convinzioni non
c'entrano." I suoi polpastrelli si chiusero sui capezzoli. Cuyler trattenne
il respiro. Lui fece maggiore pressione e lei gemette. In un solo rapido
movimento Ramsey la gir verso di s, le cattur la bocca, insinu la
lingua tra le sue labbra dischiuse. Lei rispose, succhiandola, facendogli
scorrere le mani su per la schiena, sotto la camicia.
Lui le afferr le natiche con le mani, sollevandola mentre si sedeva
sul sellino di un minitrattore da prato, attirandosela in grembo cos che
lei lo cavalcasse. Poi le aggred i seni con la bocca, succhiando,
mordendo, leccandoli finch lei si strusci contro la durezza che
sentiva sporgere attraverso i jeans.
"Questo non  leale" bisbigli Cuyler.
"Era la tua idea. Dicevi che se solo l'avessimo fatto una volta,
avremmo potuto superarlo. Ebbene, eccoci qua, dolcezza. Mettiamo
alla prova la tua teoria."
Le divor di nuovo i capezzoli, un dopo l'altro, tenendosela stretta
in grembo e muovendo le anche contro di lei. Poi le sue mani si
chiusero sulla vita, e la sollev in alto, fino a quando le sue natiche non
si posarono nella curva del volante. "Che cosa...?"
"Era quello che facevo nei miei sogni, Cuyler. Voglio provarlo nella
realt." Le sue mani le scivolarono su per l'interno delle cosce,
premendo per aprirle. Poi tracci una scia di baci lungo di esse,
spostandosi pi in alto, sempre pi in alto. Infine la sua bocca trov
l'obiettivo, la sua lingua la schiuse e trov la strada per l'interno.
Cuyler rovesci la testa all'indietro quando sent la lingua di lui
lambirla, i denti che la stuzzicavano con delicatezza mentre la
succhiava fino a farla tremare in tutto il corpo.
Cuyler attorcigli le mani nei suoi capelli e lui sollev la testa,
fissandola dal basso in alto mentre si slacciava i jeans. Poi le riport
sulla vita di lei, per attirarla verso di s. Non appena fu dentro di lei,
Cuyler sent la corrente che passava attraverso entrambi. Agganciando
le braccia attorno al suo collo, nascondendovi il viso, si lasci andare
pi gi. Lui le afferr le anche, sollevandola, abbassandola di nuovo,
affondando pi profondamente dentro di lei a ogni spinta.
Le sue labbra gli accarezzarono il collo, e il suo desiderio mont,
cominciando a crescere come lei sapeva che sarebbe successo. Ogni
passo verso l'appagamento alimentava la sete di sangue.
Assapor il sale sulla pelle di lui, sent il sangue che vi scorreva
sotto.
Lui si mosse pi rapido. L'estasi stava sospesa appena al di l della
portata di Cuyler, e la sete infuriava dentro di lei. Strapp via la testa
dal suo collo muscoloso, distogliendo il viso.
Le mani di Ramsey le scivolarono su per la schiena, le catturarono il
viso e lo rivolsero di nuovo verso di lui. La baci, profondamente,
disperatamente. "Va tutto bene, Cuyler." Le labbra si mossero su quelle
di lei mentre bisbigliava. Le guid la testa verso il proprio collo. "Va
tutto bene. Fallo."
Le labbra di lei tremarono sulla sua pelle, poi si schiusero. Solo un
sorso, soltanto un piccolo assaggio della sua essenza. Giusto quel tanto
da farle superare la notte.
Ramsey si irrigid, emettendo un gemito basso e rauco quando i
denti di lei gli trafissero la gola. Le sue mani premettero sulla parte
posteriore della testa mentre il suo corpo ondeggiava con maggior
velocit e violenza a tempo con quello di lei. E quando l'apice la
travolse, lui la tenne nella propria morsa per un istante, e per sempre.
A poco a poco le ondate di piacere si spianarono e si placarono;
Cuyler sollev la testa e chiuse gli occhi per impedire alle lacrime di
inondarle il viso. "Oh, no, che cosa ho fatto?" Non poteva guardarlo,
non poteva sopportare di vedere la condanna nei suoi occhi. Fece per
alzarsi, ma lui la trattenne.
"Dovevi farlo, Cuyler. Avevi bisogno... "
Lo sguardo fisso, improvviso di lei blocc le sue parole. "Lo sapevi,
non  vero? Sapevi che il desiderio avrebbe accresciuto la sete di
sangue finch non sarei pi riuscita a contrastarla?"
Lui annu. "Gi. Lo immaginavo. E sapevo anche che non avresti
potuto affrontare un'altra notte senza." Scroll le spalle, mentre le
mani si infilavano nei capelli di lei, li accarezzavano. "Mi ero offerto
prima. Hai rifiutato. Non sono riuscito a pensare a nessun altro
sistema."
Ecco cos'era stato, allora. Bisogni fisici che richiedevano
soddisfacimento, proprio come aveva detto lui. Solo che si riferiva a
quelli di lei, non ai propri.
Cuyler si strapp al suo abbraccio. Senza una parola, raccolse gli
abiti e cominci a vestirsi. Si alz anche lui, ma lei non lo guard. Non
poteva. Fare l'amore le aveva colmato il cuore fino a traboccare.
Realizzare quanto poco significasse per lui gliel'aveva spezzato. Cuyler
lo udiva muoversi nel capanno, fare i bagagli con i suoi tesori,
immagin. Poi si ferm, e lei sent il suo sguardo su di s.
"Ti ho ferito" mormor Ramsey. "Non intendevo farlo."
Battendo le palpebre per ricacciare le lacrime, Cuyler impost il
viso in una maschera sorridente. "No, Ramsey. Era soltanto un bisogno
fisico, giusto? Nessun sentimento coinvolto." Gli occhi di Bachman
sondarono i suoi, protendendosi attraverso il buio, cos le parve, verso
le profondit della sua anima. "Forse..." Alz la testa di scatto. "Cos'
stato? Sembrava un rumore come di uno stormo di anatre, o... "
Cuyler ascolt, poi il suo cuore spezzato si raggel dentro di lei.
"Cani! Merda, hanno portato i cani!" L'ululato di quelli che
sembrarono un centinaio di cani riemp la notte, risuonando pi forte
quando lei spalanc la porta e corse fuori.
Ramsey l'afferr per una mano e corse verso la strada. Lei sapeva
che non aveva senso cerare di sgusciare via in mezzo ai boschi, non in
quel momento. La velocit era ci che importava. Calmare un solo
animale domestico con il potere della mente era un trucchetto facile,
ma aveva troppo buonsenso per provarci con un'intera muta di segugi
rabbiosi.
Il cuore di Cuyler martellava per la paura mentre correva accanto a
Ramsey. L'abbaiare si faceva sempre pi vicino, pi forte. Entro pochi
momenti i cani sarebbero usciti dai boschi dove stavano cercando.
Sarebbero stati loro addosso in un baleno, e per loro sarebbe stata la
fine. "L! Guarda!" Ramsey continu a correre, ma svolt in un viale,
fermandosi solo quando arriv a una motocicletta nera dall'aspetto
malconcio appoggiata sul suo cavalletto. Lasciando la mano di Cuyler,
inforc la sella. Un calcio, due. Il motore rugg e Ramsey gir la
manopola dell'acceleratore, facendolo imballare. Sbuffi di fumo nero
uscirono dai due scappamenti accoppiati sulla parte posteriore. Cuyler
balz in sella dietro di lui, mentre Ramsey lasciava andare la frizione e
la moto si metteva in movimento con un balzo. Da inesperto, la fece
girare abbassando un piede per tenere l'equilibrio. Poi inser la marcia,
e schizzarono fuori dal vialetto gi per la strada.
Dannazione, l'aveva ferita... di nuovo. Poteva solo pregare che ci
fosse il tempo di rimediare pi tardi.
Quando aveva deciso di fare l'amore con Cuyler, aveva detto a se
stesso che lo stava facendo per lei, cos non avrebbe languito fino a
morire di fame prima che lui potesse portarla in salvo. Ma era una
bugia. E neanche tanto convincente. Lui l'aveva desiderata. Diavolo, la
desiderava ancora. Invece di attutire la lussuria rampante che provava,
stare con lei l'aveva affilata come la lama di un rasoio. Non era stata
solo un'esigenza fisica, dannazione. Era stato qualcosa di pi, qualcosa
di pi profondo, quasi... quasi spirituale. E quando lei aveva
finalmente fatto ci che lui aveva voluto... Scosse il capo per la
meraviglia. Per pochi brevi secondi aveva sentito tutto ci che lei stava
provando. Aveva sentito i suoi pensieri, conosciuto le sue emozioni,
sperimentato ogni sensazione che le percorreva il corpo. Era stato
come se le loro menti si fossero fuse in una. Aveva avuto la
sconvolgente sensazione del cuore di lei che batteva accanto al
proprio all'interno del torace. Tutto ci si era combinato con la
passione ed era esploso in una sensazione intensa come non ne aveva
mai provate. Non era come il sesso con... con una normale donna. Era
al di sopra e al di l, un altro pianeta.
E che cosa aveva fatto di quella nuova conoscenza appena scoperta
su di lei? Niente. Aveva lasciato che continuasse a credere che l'intero
scambio fosse stato una sua astuta manovra per indurla a bere.
Lei ci era rimasta male. Avvertiva un reale dolore fisico dove
batteva il suo cuore. Si sentiva come se la sua anima stesse
sanguinando, e stava combattendo contro le lacrime. Ramsey batt le
palpebre, sconvolto, quando quelle emozioni gli si insinuarono nella
mente con tanta chiarezza come se fossero state sue. Che diavolo?!
Un'auto della polizia bloccava la strada pi avanti. Ramsey accost
sulla sinistra, e guid la moto attraverso il prato dietro la casa di
qualcuno. Rimbalzarono in su e in gi sulla sella quando pass sopra
qualcosa che sembrava un'asse per lavare il bucato, su per una
collinetta, poi si immise in un'altra strada e continu nella direzione in
cui stava andando. Il trucco funzion. La polizia non poteva superarlo
in tempo per bloccarlo, e Ramsey si rese conto di poter arrivare alla
viuzza che correva parallela all'autostrada nella stessa maniera.
Questa volta, tuttavia, non attese che un'auto con i lampeggianti lo
costringesse a cambiare direzione. Guid attraverso un campo
coltivato, tutto buche e solchi, e dovette darsi da fare per tenere in
piedi la moto. I poliziotti si sarebbero diretti verso la carrozzabile
dove loro si trovavano fino a poco prima, ma lui sarebbe schizzato
oltre scegliendo un altro tragitto. Per la prima volta quella notte pens
che forse sarebbero usciti vivi da quel casino. Anche Cuyler iniziava a
pensarlo.
Le sue braccia gli si strinsero un po' attorno alla vita, e gli appoggi
la guancia sulla schiena. Ramsey non poteva pi dubitare che lei
provasse sentimenti ed emozioni. Non quando lui stava
sperimentando tutto ci che lei pensava, che lei sentiva. Doveva essere
questo che Cuyler intendeva, quando gli aveva detto che il legame tra
loro sarebbe diventato ancor pi potente se avesse bevuto da lui.
Lui sentiva le sue emozioni. Era spaventata. Ma al di l di questo,
una profonda tristezza la induceva a cercare di ricacciare indietro le
lacrime. Pensava che forse si era sbagliata su di lui, per tutto il tempo.
Pensava che lui non sarebbe mai stato in grado di capire che la propria
diffidenza verso la sua razza era un errore, un prodotto dell'odio che
aveva nutrito per tanto tempo. E pensava... Ramsey batt le palpebre
per il colpo e per poco non fece ribaltare la moto. Lei pensava che
forse si stava innamorando di lui.
"Li abbiamo seminati?" Cuyler dovette gridargli vicino all'orecchio
per farsi sentire. "Solo per il momento" grid lui di rimando. "Se
faranno intervenire gli elicotteri, ci individueranno subito." La strada
su cui viaggiavano svoltava allontanandosi dall'autostrada, ma lui la
segu comunque. A Cuyler ci volle un momento per rendersi conto di
dove stesse andando, ma quando vide il segnale si irrigid. Limestone 5
chilometri.
"Ramsey, stai andando dalla parte sbagliata! Limestone  il posto da
cui siamo fuggiti!"
" esattamente quello che staranno pensando" le rispose lui.
Imbocc una svolta, poi un'altra, ed entro pochi minuti erano su una
strada che Cuyler riconobbe. Ramsey ferm la moto, e quando furono
smontati entrambi la spinse tra gli alberi a bordo carreggiata.
Prendendola per mano, la trascin via al proprio fianco, puntando
dritto verso i cancelli della casa in cui era stata tenuta prigioniera cos
poco tempo prima.
Cuyler tremava in modo incontrollabile mentre Ramsey la spingeva
attraverso il cancello, lungo il vialetto e attraverso la porta principale.
Di certo stava pensando che lui aveva perso la ragione, o che
dopotutto aveva deciso di consegnarla al DPI. Lo sorprese che non
discutesse, che semplicemente camminasse, affidandosi
completamente a un uomo che non le aveva dato altro che motivi per
non farlo.
Le strinse la mano per rassicurarla mentre chiudeva la porta dietro
di loro. "Andr tutto bene, Cuyler. Questo  il posto pi sicuro in cui
possiamo stare al momento. L'ultimo in cui penserebbero di cercarci. E
puoi scommetterci che Fuller e i suoi uomini non torneranno qui
finch penseranno di essere sulle nostre tracce."
Lei si morse il labbro, scorrendo con lo sguardo il soggiorno. Quel
posto sembrava la dimora di un individuo ricco ma privo di gusto,
non la succursale di un'agenzia governativa. Ma dopotutto, quella era
l'idea globale. L'anonimato del DPI era vitale per il suo successo.
Ramsey inser il codice dell'allarme, poi cominci a pasticciare con i
pulsanti, programmando un nuovo codice d'accesso, uno che Fuller
non conoscesse. Cuyler si allontan, e lui ud il suo sospiro esausto. Per
fortuna, le sue ferite erano guarite durante il sonno diurno. I polsi non
erano pi incisi e abrasi. Il segno viola sul viso era svanito, e il labbro
spaccato era guarito.
Ma alcune ferite erano pi dure a guarire di altre. E lui sentiva
ancora il suo dolore, quello che lui stesso aveva provocato. Doveva
trovare il modo di rimediare, e presto, o l'avrebbe perduta. Non era
sicuro che sarebbero riusciti a uscirne vivi, ma se fosse successo, e se
fossero tornati alle loro vite distinte come Cuyler sembrava aver
deciso dovessero fare, lui avrebbe sofferto per lungo, lungo tempo.
Si interruppe mentre premeva i pulsanti per lanciarle un'occhiata di
sottecchi. "Cuyler, sei esausta. Perch non vai di sopra, fai un bel
bagno caldo, ti rilassi per un po'?"
"No, Ramsey. Due paia d'occhi sono meglio di uno. Supponi che io
vada su e uno sciame di agenti entri sfondando la porta a calci?"
"Non credo sia probabile che succeda molto presto."
Termin di digitare il nuovo codice d'accesso. Nessuno avrebbe
aperto quella porta, o il cancello davanti, senza che lui lo sapesse. Poi
si volse di nuovo verso di lei, vide l'incertezza nei suoi occhi. "Avanti,
Cuyler, chiedimelo."
"Chiederti cosa?" Il mento di lei si sollev leggermente, e lui si rese
conto che cercava di mascherare i propri dubbi.
"Perch ti ho portato qui" disse lui piano. Le pass una mano sul
lato del viso, le cinse a coppa la guancia. Dio, com'era morbida la sua
pelle. "Non per consegnarti, Cuyler. Se ti vogliono, dovranno passare
sul mio cadavere."
Lei si morse il labbro inferiore, annuendo, ma lui cap che non ne
era altrettanto sicura. "Non ci credi?"
"Io..." Cuyler scosse il capo, si allontan da lui di qualche passo.
"Come posso credere che metteresti a repentaglio la tua vita per
proteggere qualcuno che ancora vedi come una sorta di specie
inferiore?"
"Questo non ... "
"Lo so. Non  quello che avevi intenzione di dire." Scroll il capo,
voltandosi di nuovo a guardarlo, lo sguardo risoluto, energico. "Ma 
quello che provi." Lui scosse la testa lentamente. "Ti sbagli, Cuyler.
Non c' niente di inferiore in te."
"Solo nel resto della mia razza, giusto, Ramsey? Dunque questo che
cosa fa di me? Un'eccezione? Una mostruosit?"
Lui alz le mani, palmi verso l'alto, lottando per trovare parole che
la convincessero di quanto si sbagliava, ma l'occhiata che lei gli scocc
gli disse che non sarebbe servito a niente. Non lo avrebbe ascoltato.
Cos lasci ricadere le mani lungo i fianchi, sospirando sconfitto.
"Allora, perch mi hai portato qui?"
Ramsey chiuse gli occhi, cerc di trovare un po' di pazienza.
Sarebbe occorso tempo per indurla a fidarsi di nuovo di lui. "Vieni. Te
lo mostrer."
Le prese la mano nella propria e intrecci le dita alle sue. Una mano
cos piccola, soffice come seta, ora risoluta a dispetto delle sue paure.
Ramsey pens alle sensazioni che gli aveva fatto provare quella mano
intrecciata nei suoi capelli. La guard, sorprendendola a fissarlo dal
basso in alto, ma lei distolse prontamente lo sguardo. Lui si schiar la
gola e l'attir verso la porta all'estremit pi lontana della stanza.
Quando l'oltrepass, accenn con la mano all'apparecchiatura che
ricopriva ogni centimetro dei banconi che foderavano la stanza.
Computer, fax, telefoni, radio, un'intera fila di schermi video, ciascuno
dei quali mostrava una visuale diretta di una diversa stanza all'interno
della casa.
Ud l'aria sfuggirle in un soffio e la sua esclamazione sommessa.
Ignorandole, avanz attivando il ricevitore delle frequenze della
polizia, e poi la pi sofisticata radio. Quella che gli agenti del DPI
usavano per tenersi in contatto. Ascolt per un minuto, non ud nulla
se non scariche statiche. Poi si sprofond in una sedia e accese un
computer. "Che cosa stai facendo?"
"Sapr ogni cosa che fanno, ogni mossa che faranno da qui in poi,
Cuyler. Troveremo una sicura via d'uscita da qui prima di domattina.
Nel frattempo, questo sistema  un contatto diretto con quello
principale a White Plains. Mi piacerebbe vedere che cosa hanno su di
me, scoprire perch Fuller ha dubitato della mia lealt."
La ud muoversi, poi si volt e la vide appoggiarsi contro una
parete. "Non c' molto che tu possa fare qui, in effetti. Controller io
la situazione. Fatti quel bagno."
Cuyler si concesse un bagno, ma non come quello suggerito da
Ramsey, crogiolandosi nell'acqua calda per ore. Lo fece con rapidit
ed efficienza. Poi setacci la casa in cerca di altri vestiti, senza tuttavia
trovarne. Si arrangi con i jeans e la maglietta che aveva indosso
prima. Dopo che si fu asciugata i capelli con una salvietta, vagabond
fino al primo piano, localizz la cucina e prepar un bricco di caff.
Con una tazza in mano, torn alla stanza, buss una volta ed entr.
Ramsey si gir verso di lei, cercando di mascherare l'espressione
disorientata, ma fall miseramente.
Lei attravers la stanza fino a dove lui era seduto e gli spinse la tazza
in mano. "Quanto  brutta?"
Lui si inumid le labbra, abbassando gli occhi. "Parecchio."
"Raccontami."
Lui diede un'occhiata allo schermo davanti a s. Mostrava una
ragnatela di linee che sembravano una mappa, con piccole luci rosse
che lampeggiavano a intervalli. Indic una di esse. "Questi sono posti
di blocco. Non c' una sola strada per uscire di qui che non abbiano
tappato per bene. Stanno controllando ogni veicolo che passa."
"Possiamo andare a piedi."
"Hanno elicotteri in volo per esaminare la superficie. E cani che
battono i boschi. Cuyler, non credo... "
La porta principale sbatt ed entrambi si irrigidirono, girandosi di
scatto verso il rumore. "Tu non pensi affatto, Bachman. Questo  il
problema."
La voce profonda era una che Ramsey aveva gi sentito. La
riconobbe, e si alz lentamente. La forma scura riemp la soglia,
annuendo una volta in direzione di Ramsey. "Salve di nuovo, Agente
Bachman."
Ramsey prov a deglutire, ma scopr di avere la gola bloccata da un
mattone di odio. "Damien."
"Non sei contento di vedermi? Pensavo saresti stato fuori di te dalla
gioia, dopo avermi dato la caccia per tutti quei mesi."
Ramsey fece un unico passo avanti. "Hai ucciso due donne,
bastardo. E tu..." Damien gli lanci un'occhiataccia, gli occhi neri che
scintillavano di palese antipatia. "Ho ucciso un uomo. Un vampiro.
Quello responsabile dei due omicidi su cui eri stato inviato a
investigare."
"Bugiardo!" Ramsey si tuff verso di lui, ma Cuyler gli balz
davanti, posando i palmi delle mani contro il suo torace.
" vero, Ramsey! C'erano dei testimoni. Ho letto l'intero resoconto,
e ti sta dicendo la verit." Bachman guard lei, poi l'uomo a cui aveva
dato la caccia per mesi, il vampiro che aveva reso una bellissima
giovane donna una creatura come lui.
Un po' della furia lasci gli occhi del vampiro. "Lei stava morendo"
disse semplicemente. "Io l'amavo, Bachman. Non potevo stare a
guardare e lasciarla andare." Ramsey socchiuse gli occhi e scosse il
capo.
"Controlla i tuoi preziosi fascicoli del DPI, se non mi credi." Damien
chin il capo e passeggi in cerchio. "Adesso sanno che non sono stato
io a uccidere quelle due. Sanno che  stato Anthar, il vampiro che io
ho eliminato. Tuttavia la caccia per me continua." Rimase immobile,
scocc un'occhiataccia a Ramsey. "Avanti, controlla. Hai
l'informazione sulla punta delle dita. Oppure hai paura di ci che
troverai?"
Ramsey batt due volte le palpebre e lo fiss, senza parole per lo
stupore. "Anthar?" riusc infine a dire. Lanci un'occhiata verso Cuyler,
e lei annu, confermando. Ramsey sprofond di nuovo nella sedia.
Chiuse gli occhi. "D'accordo. Ti credo."
Cuyler sospir di sollievo, ma Damien si limit a inarcare le
sopracciglia per la sorpresa. "Non hai bisogno di vedere la prova?"
"No." Ramsey scosse la testa lentamente. "No. Ho trovato alcune
belle sorprese nel mio dossier del DPI. Abbastanza per mostrarmi quali
sono le loro reali intenzioni." Scroll il capo, incontrando lo sguardo
di Cuyler. "Vorrei soltanto averti creduto prima."
Cuyler batt le palpebre per scacciare le lacrime dagli occhi, e
fronteggi Damien. Appariva intimorita, ma Ramsey immagin che
fosse naturale. Si trovava nella stessa stanza con l'uomo che ritenevano
fosse il pi antico di tutti loro, il primo. "Perch sei qui?" gli domand.
"Per tirarvi fuori."
"Ma come hai fatto a sapere... "
"Non c' tempo per questo, bambina. Devi venire con me adesso."
Le prese la mano e la tir verso la soglia.
Lei si liber. "Non lo lascer."
Gli occhi di Damien assunsero un bagliore ferale. "Lui non  degno
della tua devozione, Cuyler.  uno di loro, quegli stessi bastardi che
hanno reso la nostra stessa esistenza un gioco a nascondino. Quelli che
fanno s che non troviamo mai pace. Se si sono rivoltati contro di lui
adesso, allora tanto meglio. Giustizia poetica, se chiedi a me."
"Non te l'ho chiesto!"
Lo sguardo di lui si fece ancor pi tagliente.
"Mi tenevano prigioniera, Damien. Lui mi ha tirato fuori. Ha
rischiato la vita per farlo."
"Troppo poco, troppo tardi. E a che cosa  servito? Lui  uno di
loro, Cuyler! Lascialo qui e sbarazzati di lui una volta per tutte."
"Accidenti a voi con la vostra mentalit del noi e loro! Non vedi che
questo  lo stesso genere di intolleranza che ci ha portati a questo
punto, fin da principio?! Damien, il tuo modo di pensare  altrettanto
contorto di quello del DPI, te ne rendi conto?"
Ramsey le tocc la spalla, le mani che stringevano dolcemente, ma
il suo sguardo rimase su Damien. "Puoi portarla fuori di qui?"
"Non c' alcun dubbio."
"No!" Lei torse la testa e fiss negli occhi Ramsey appena prima che
lui li chiudesse di scatto.
"Va' con lui, Cuyler."
"Non voglio! Dannazione, non voglio!"
"Non c' tempo per discutere" disse piano Damien, anche se parte
della collera era svanita dai suoi occhi e un cipiglio che avrebbe potuto
essere di confusione gli aggrottava le sopracciglia. "Hai notato il
silenzio radio, Ramsey? L'interruzione improvvisa di tutti i contatti
radio?" Ramsey apr gli occhi e si gir lentamente a fissare lo schermo
del computer che mandava un bagliore come un oracolo
onniveggente.
"Hanno saputo nell'istante in cui l'hai acceso e hai cominciato ad
accedere alle informazioni" continu sottovoce Damien. "Sono
probabilmente gi sui loro..."
Una voce amplificata da un megafono parve infrangere la
sfuggente presa che Cuyler aveva sul proprio contegno. Url alle
prime parole, ma Ramsey le ud ugualmente.
"Bachman, abbiamo circondato la casa. Non c' via d'uscita.
Arrendetevi."
Ramsey chin il capo. "Puoi ancora portarla via, Damien?"
"Ramsey... "
"Se possiamo accedere al tetto" rispose Damien, interrompendola.
Lei gett le braccia al collo di Ramsey. "No! Non voglio farlo. Io ti
amo... "
La voce ruggente dal megafono torn a farsi sentire. "Dieci minuti,
Bachman. Poi entreremo sparando."
Il tiratore scelto sul pino pi alto fischi, e quando ebbe l'attenzione
di Fuller bisbigli: "C' una terza persona l dentro. Un uomo, alto,
carnagione molto scura".
"Come diavolo..." Fuller annu e si precipit verso il furgone del
DPI, lanciando nel contempo un'occhiata alla minuscola antenna
parabolica sul tettuccio. "Puoi accendere quella cosa e renderla
operativa? Ho bisogno di sentire che cosa viene detto all'interno."
Il tecnico si limit ad alzare una mano per chiedere qualche istante,
aggiustandosi la cuffia e muovendo le dita per cercare la sintonia.
Infine annu e sorrise. Porse l'auricolare a Fuller, che se lo port a un
orecchio. Poi i suoi occhi si dilatarono. Sorrise.
" lui!" Scosse lentamente la testa. "Stavolta abbiamo fatto centro,
ragazzi. Apritemi una linea con Bachman.  ora di fare un accordo."
Capitolo  6
Damien scrut Ramsey come se lo vedesse per la prima volta.
"Difficile credere che abbiamo un obiettivo comune, dopo tutto
quello che  successo. Entrambi vogliamo vedere Cuyler uscirne viva."
Ramsey abbass gli occhi. "Abbiamo in comune pi di quanto tu
sappia, Damien."
L'altro si accigli, schiuse le labbra come per chiedere qualcosa, ma
Ramsey tagli corto.
"Guarda, non  un segreto che tu non mi piaci."
"Neanche tu sei esattamente la mia persona preferita, Ramsey."
"Per spiacevole che tu sia, tuttavia, non sei un assassino."
"Grazie infinite per avermi informato."
Ramsey sbuff aria tra i denti. "Vuoi chiudere quell'accidenti di
bocca e lasciare che mi scusi?!"
" questo che stavi facendo?"
Lo sguardo fisso di Damien era odioso come non mai, e Ramsey
sapeva che quello che lui scoccava di rimando era altrettanto brutto, o
peggio. Avrebbe voluto stendere quel tipo a cazzotti, ma si trattenne.
C'era un'altra parte di lui che desiderava stringere la mano a Damien,
chiamarlo amico. "Quello che hai ucciso, Anthar..." Ramsey inghiott il
nodo in gola e scosse la testa. "S?"
Schiarendosi la gola, raddrizzando la spina dorsale, Ramsey rispose.
"Era quello il vampiro che assassin mia madre." Ud Cuyler trattenere
il fiato. "Il DPI lo ha sempre saputo.  nel mio dossier, insieme a un
sacco di altre..." Si morse il labbro, scosse il capo. "Non ha importanza
adesso, immagino. Ho solo pensato che tu dovessi saperlo."
"Saperlo?"
"Che non sei affatto il bastardo che io ero fissato che fossi,
d'accordo? Adesso, se non ti dispiace, possiamo smettere di
chiacchierare e portare Cuyler fuori di qui?" Damien inclin la testa da
un lato. "Non hai paura di me, vero?"
"Oh, accidenti, certo ches, Damien. Sono fuori di testa per lo
spavento. Non vedi che mi tremano le ginocchia?"
Damien si mordicchi l'interno della guancia, a occhi socchiusi. "Sei
un mortale insolito."
"Siete entrambi degli idioti!" url Cuyler correndo in soggiorno e
sbirciando attraverso una tenda. "E matti da legare se credete che me
ne andr di qui senza di te, Ramsey." Lacrime le scintillavano negli
occhi. "Ce ne andremo insieme o non ce ne andremo affatto." Lui
and verso di lei, incapace di trattenersi. Si rese vagamente conto che
Damien con tatto era sgusciato fuori dalla stanza, ma la sua mente era
concentrata su Cuyler. Il cuore le si stava spezzando. Lui poteva
percepirlo. Oppure era il proprio? Le sue mani le scivolarono attorno
alla vita mentre lei si voltava verso di lui. L'attir a s.
"Non vale la pena di morire per me" sussurr. "Cuyler, devi andare
con lui." Lei gli intrecci le dita nei capelli. "Tu mi ami, vero, Ramsey?"
I suoi occhi le divorarono il viso. Il nasino all'ins, gli enormi occhi
scuri. Quegli arruffati capelli color giaietto.
"Dillo, una volta soltanto, dillo."
Lui annu, la testa che gli girava per la forza di ci che provava.
"Non credo che amore sia una parola forte a sufficienza. Diavolo,
Cuyler, mi hai rivoltato come un calzino. Prima di te, c'era ghiaccio che
mi scorreva nelle vene anzich sangue. Un gran pezzo granitico di
odio dove doveva esserci il cuore. Tu hai cambiato tutto questo."
Abbass la testa, cattur la dolce bocca di lei un'ultima volta, la baci
nel modo in cui aveva desiderato farlo per tutta la notte. Quando si
ritrasse, si lecc dalle labbra il sapore di lei. "S, Cuyler, io ti amo."
Le lacrime le scorsero a fiumi sulle guance. "Allora non chiedermi di
andarmene senza di te." Tir su col naso, deglut, la sua voce divenne
tesa e sottile. "Perch non credo di farcela."
"Avresti dovuto farlo comunque presto o tardi." I suoi pollici le
asciugarono le guance. "Tu sei immortale. Io no, e non c' modo in cui
possa diventarlo." Dio, come lo lacerava pronunciare quella
menzogna. C'era un modo. Lui adesso lo sapeva, era ancora scosso da
quella consapevolezza. Ma non poteva dirglielo. Non se ne sarebbe
mai andata se avesse saputo.
Cuyler scosse il capo in fretta e con energia, ma lui le afferr il viso
tra le palme, lo tenne fermo. " la verit. Avremmo dovuto
affrontarla, alla fin fine."
"Non voglio sentirne parlare!" grid lei, roteando su se stessa e
voltandogli le spalle. Damien rientr nella stanza, schiarendosi la gola
per palesare la propria presenza. Ramsey incontr il suo sguardo
indagatore. Era consapevole, quello sguardo.
"C' una porta per il tetto attraverso il solaio" disse Ramsey,
lottando per mantenere un tono inespressivo. "Voglio che tu vada con
Damien adesso. Non aspetteranno molto pi a lungo." Damien and
da Cuyler, l'afferr delicatamente per un braccio, e si avvi verso le
scale. Il telefono trill e Ramsey si irrigid. Squill di nuovo, e questa
volta la voce dal megafono gli url di alzare il ricevitore. "Bachman?"
Serr le labbra. La voce apparteneva a Wes Fuller, il suo fidato
superiore. "Che diavolo vuole?"
"Non sarebbe una buona idea per i tuoi due amici salire sul tetto,
Bachman. Abbiamo tiratori scelti abbastanza in alto da sparar loro
addosso."
Ramsey avrebbe giurato che il cuore gli si mutasse in ghiaccio nel
petto. Copr il microfono con una mano, agit l'altra per avere
l'attenzione di Damien. Damien si ferm a met strada su per le scale e
attese.
Ramsey si schiar la gola. "Che cosa le fa pensare che qualcuno stesse
pensando di andare sul tetto?"
"Oh, noi non pensiamo. Noi sappiamo. Sono stato ad ascoltare la
vostra piccola, toccante conversazione."
"Forse le piacerebbe incontrarmi faccia a faccia, Fuller? Magari ha
bisogno di farsi fare un lavoretto ai denti, eh?"
La risata di Fuller fu bassa e di gola. "No, grazie. Vedi, so che hai
ficcato il naso nei tuoi fascicoli... tra le altre cose. Quanto sai?"
"Su che cosa?"
L'altro uomo esit. "Il tuo diabete, per cominciare."
"So che non ce l'ho. Mai avuto."
"E la tua insulina?"
"Un esperimento. Per mascherare..." Ramsey guard verso Cuyler
sulle scale, e decise di non dire niente di pi.
"Andiamo, Bachman. Dimmi, sai del tuo tipo sanguigno?"
"Lo so" rispose lui sottovoce, lentamente.
"Dunque sai che tutta quella sdolcinatezza che hai appena
propinato a... alla signora erano cazzate. Potresti unirti ai ranghi e
vivere per sempre felice e contento con lei. Te ne rendi conto?"
Ramsey si irrigid. "Qual  il punto, Fuller?"
"Potrei lasciarti andare. Anche lei. Potrei ritirarmi e lasciare che
entrambi usciate di qui sulle vostre gambe, adesso, subito. Ne ho
l'autorit."
Fuller lasci le parole sospese nell'aria. Ma Ramsey non era stupido.
O era un trucco per indurli ad abbassare la guardia, oppure Fuller
voleva qualcosa in cambio.
"Qual  la clausola?" Cerc di non lasciar trapelare nella voce
l'improvviso impeto di speranza. "Portare a termine la consegna che
avevi prima dell'ultimo incarico. Tutto qui. Non  poi tanto, vero,
Bachman?"
Ramsey chiuse gli occhi. Il lavoro precedente era stata la cattura di
Damien Namtar, il pi potente, il pi antico, probabilmente il primo
di tutti i vampiri. Ramsey non aveva avuto patemi a dargli la caccia un
anno prima, quando credeva con tutto se stesso che quell'uomo fosse
un predatore senza scrupoli, uno spietato assassino. Ma adesso ne
sapeva di pi. Aveva fatto torto a Damien perseguitandolo. Ed era in
debito con lui. Sapeva esattamente che cosa gli sarebbe accaduto se
fosse caduto nelle mani del DPI. Loro erano gli assassini senza scrupoli,
non lui. Dio, era tutto cos chiaro adesso. Perch gli ci era voluto cos
tanto?
"Come vi aspettate che lo faccia?" chiese, tanto per tirare in lungo,
cercando di pensare a una qualche via d'uscita.
"Il tranquillante, Bachman. Ci sono siringhe gi riempite nella
scrivania, cassetto pi basso.
Limitati a infilzarlo, e lascia a noi il resto. Tu e il tuo animaletto
potrete andarvene e non guardarvi mai indietro."
Ramsey si volt e incontr lo sguardo risoluto di Damien. Senza
distogliere gli occhi, rispose: "Potrebbe volerci un po'".
"Posso darti un'ora, Bachman. Non un minuto di pi." La
comunicazione fu interrotta. Ramsey si lecc le labbra e rimise il
telefono nel supporto. "Che c'?" bisbigli Cuyler. "Che cosa sta
succedendo?"
"Niente." Lo sguardo di Ramsey si spost verso quello di Damien, e
lui ebbe la bizzarra sensazione che l'uomo conoscesse ogni parola che
era stata detta. "Ho guadagnato un po' di tempo,  tutto." Poi prese un
pezzo di carta e una matita, e scribacchi rapidamente: Possono
sentire ogni parola che diciamo, dunque state molto attenti a ci che
direte.
Quando lo sollev, Damien e Cuyler tornarono gi per le scale.
Cuyler guard il biglietto, batt le ciglia per la sorpresa, e lo mostr a
Damien.
Ramsey si guard intorno, sentendosi pi intrappolato e impotente
di quanto mai si fosse sentito prima. Perfino di pi di quando si era
svegliato nel nascondiglio simile a un castello di Cuyler. Il pensiero lo
fece trasalire intimamente. Avrebbe dato una gamba o un braccio per
essere l con lei, in quel preciso momento. Aveva sprecato cos tanto
tempo, tempo durante il quale era stato da solo con lei in quel luogo
magico. Adesso avrebbero potuto non tornarvi mai pi.
A un tratto un'idea gli balen nella mente. Inclinando il capo fece
loro cenno di seguirlo, e si diresse in cantina. Il locale era compatto,
foderato di piombo e sicuro. Ramsey non credeva che avrebbero
potuto udirli, laggi. Tuttavia bisbigli ci che aveva da dire. "Damien,
dobbiamo scambiarci gli abiti."
Il vampiro sollev un sopracciglio, poi lo abbass quando
comprese. "Perch?"
"Non c' tempo di approfondire" ment Ramsey. "Vedete, ci sono
dei cecchini l fuori. Se salirai sul tetto, ti distingueranno cos in fretta
da farti girare la testa. Ho un piano." Damien annu pensosamente e
scese sull'ultimo gradino. "Ti ascolto."
"Te l'ho detto, non c' tempo."
Cuyler guard dall'uno all'altro. "Questa cosa non mi piace,
Ramsey. Dimmi la verit, che cosa ti ha detto quel bastardo al
telefono?"
Ramsey guard altrove, masticandosi il labbro. "Niente di cui
occorre che tu ti preoccupi."
"No" concord Damien. "Si  semplicemente offerto di lasciar
andare liberi te e Cuyler, in cambio della mia cattura.  cos, non 
vero?"
La testa di Ramsey si alz di scatto e i suoi occhi lampeggiarono
d'ira. Quel deficiente avrebbe rovinato tutto.
"E tu avevi in progetto di indossare i miei abiti, fingere di essere me,
e dare tempo a me e Cuyler di fuggire."
"Ramsey, non puoi!"
Ramsey le afferr le mani, stringendole per calmarla mentre
rivolgeva uno sguardo stizzito a Damien. "Dovevi proprio spifferare
tutto? Non potevi semplicemente prenderla e andare?" Damien scroll
quasi impercettibile il capo. "Un mortale davvero insolito" ripet,
come a se stesso.
"Ne ho avuto abbastanza di tutti e due!" Cuyler strapp le mani da
quelle di Ramsey e attravers a passo di marcia la cantina, sbirciando
dalle feritoie, la cui parte inferiore era a livello del terreno esterno, una
dopo l'altra fino a tornare di nuovo alla prima mentre Damien e
Ramsey continuavano il loro silenzioso scontro di volont.
"Trovato!" La sua esclamazione cattur l'attenzione di entrambi gli
uomini. "Okay, vedete quell'auto del DPI proprio qui davanti?  la pi
vicina alla casa."
Damien lanci un'occhiata a Ramsey. Ramsey si limit a scuotere la
testa.
"Non mi disturber a cercare di spiegare a voi due. Siete troppo
occupati con il vostro tiro alla fune per ascoltare. Ramsey, richiama
Fuller al telefono. Digli che acconsenti alle sue condizioni, ma che lui
deve togliere di mezzo tutte le auto della polizia dalle autostrade.
L'elicottero deve atterrare.
Raccontagli che consegnerai Damien soltanto a lui e a quei due
pagliacci che ha con s. Tutti gli altri devono andarsene. Specialmente
quei tiratori scelti. Posso vederne uno da qui, in alto su un albero. Non
avremo una sola possibilit, a meno che non riusciamo a sbarazzarci di
loro."
Ramsey si accigli, alzandosi, afferrandola per le spalle. "Tesoro,
non so cosa..."
"Avremo bisogno di un diversivo. Poi faremo una corsa verso
quella macchina. Ci strizzeremo attraverso questa finestra, e..." Si
interruppe mentre si liberava da Ramsey, si arrampicava su un cassone
di legno e forzava la finestra scalzandola dalla cornice. Ramsey pot
solo osservare sbalordito mentre lei la strappava via, e molto
silenziosamente saltava gi, posandola sul pavimento.
"Guarda" bisbigli lei, ancor pi sottovoce di prima. Indic i
cespugli che crescevano tra la casa e l'auto. Ci sarebbero stati solo
pochi metri senza copertura.
Spinse la spalla di Ramsey. "Andiamo, sali lass e fai quella
telefonata."
Indugiarono presso la finestra aperta mentre Ramsey conversava
con Fuller tramite il telefono senza fili. Non si vedeva pi nessuno
fuori. Soltanto due auto del DPI e tre agenti. Dovevano volere
Damien disperatamente, medit Cuyler, per correre un tale rischio.
O era cos, oppure stavano giocando un enorme bluff. Magari gli
altri erano solo fuori visuale, in attesa. Magari Fuller e il DPI non
avevano nessuna intenzione di lasciarli andare via. " stecchito, Fuller"
disse Ramsey al telefono. "A quanto pare il vostro tranquillante
funziona. Cuyler e io vogliamo un mezzo per andarcene di qui.
Adesso."
Ramsey tenne il telefono distante dall'orecchio, e Cuyler si avvicin
per udire la risposta. Damien non si disturb. Cuyler si chiese se per
caso lui non ne avesse bisogno. Non aveva idea dell'estensione dei
suoi poteri.
"Tu e Cuyler state in buca. Stiamo per entrare. Quando vedremo di
persona che  immobilizzato, vi lasceremo andare."
Ramsey copr il ricevitore con la mano. "Sta mentendo" sibil. Poi,
togliendo la mano, disse: "D'accordo, Fuller. Ma far meglio a
mantenere la parola".
Aspettarono, tutti quanti davanti all'apertura della finestra. Cuyler
sapeva che Damien avrebbe potuto andarsene se avesse voluto. Ne
aveva la capacit. Ma rimaneva.
Quando udirono la porta principale aprirsi e Fuller che chiamava il
nome di Bachman, Ramsey fece una staffa con le mani e si pieg.
Cuyler vi sal, issandosi attraverso la finestra. Emerse in ginocchio,
nascosta dagli arbusti, ancora abbastanza vicina per udire la voce di
Fuller salire di tono, allarmata.
"Dove diavolo siete, Bachman?" Poi: "Dannazione, ha in mente
qualcosa. Perquisite questo posto!".
Damien fu accanto a lei un secondo pi tardi. Poi anche Ramsey
strisci attraverso l'apertura.
Lei si morse il labbro quando Damien si sporse all'indietro, offrendo
una mano all'altro uomo. Stretta in mezzo ai due, guard verso la
macchina.
"Scattiamo tutti insieme" disse Ramsey, il cui corpo faceva schermo
al suo su un lato. Damien annu. Piegandosi bassi, corsero verso l'auto.
Proprio mentre raggiungevano l'estremit della protezione dei
cespugli, la porta principale della casa si spalanc e risuonarono alcuni
spari. Cuyler sent Ramsey irrigidirsi accanto a s, ma lui non manc
mai un passo. Un braccio la cinse e lui si mosse pi in fretta, attorno al
lato pi lontano della macchina. Ramsey apr la portiera posteriore,
piegandosi sul corpo di lei mentre Cuyler si tuffava all'interno, a faccia
in gi sul pavimento. Il finestrino sopra di lei esplose e frammenti di
vetro le piovvero tra i capelli. Cerc di girarsi, di vedere Ramsey e
Damien, ma le pallottole le sibilavano accanto, riportandole alla
mente un'inondazione di orribili ricordi, fino a quando non abbass di
nuovo la testa, coprendosela con le mani. Ud sbattere la portiera e
sent l'auto mettersi in moto con un sussulto. E poi le pallottole smisero
di fischiarle accanto alle orecchie. Si azzard a sollevare il capo, solo
per vedere Damien sul sedile posteriore, seduto calmo in mezzo ai
colpi d'arma da fuoco, lo sguardo cos intenso... e poi rovente mentre
fissava qualcosa dietro di loro.
Curiosa, pur tremando in tutto il corpo, Cuyler si mise seduta,
seguendo il suo sguardo. Vide gli uomini del DPI correre verso l'altra
auto. Ma prima che la raggiungessero, questa esplose in una palla di
fiamma di un bianco accecante.
Schermandosi gli occhi e lanciando un ansimo, guard Damien. Ma
lui non se ne accorse, ancora troppo concentrato su ci che stava
dietro di loro. Fissava la casa, adesso, proprio mentre gli uomini
disorientati si voltavano per correre verso di essa.
Tutti e tre volarono all'indietro quando esplose. Questa volta il
terreno sotto la macchina oscill per l'impatto. Cuyler ud Ramsey
imprecare, lo vide torcersi sul sedile del guidatore per guardare quello
spettacolo. Poi anche lei riport l'attenzione sul rogo. La casa non era
che un'intelaiatura fiammeggiante, che rapidamente si disintegrava in
cenere. Le travi infuocate cadevano al rallentatore, sparendo nella
bocca dell'inferno che attendeva di sotto per divorarle. Lei sentiva
ancora le vibrazioni dell'esplosione, e la casa era gi praticamente
distrutta. Girarono una curva. L'auto sband dentro e fuori dalla
carreggiata e rapidamente perse velocit. Cuyler si accigli,
arrampicandosi sul sedile. "Ramsey, che cosa c' che non va? Che
cosa..." Si mangi il resto delle parole, vedendo il sangue che lo
inzuppava sul davanti. La sua stretta sul volante gli sbiancava le
nocche, gli occhi che rapidamente si offuscavano, la schiena che si
piegava sempre pi mentre la gamba destra iniziava a sussultare.
L'auto sobbalzava a causa dei movimenti del piede sull'acceleratore.
"Ramsey!" Pass la gamba sopra la sua, calando il piede sul freno e
strattonando la leva del cambio per metterla in folle. Abbranc il
volante, guid l'auto sul ciglio della strada, la ferm parcheggiandola e
afferr le spalle di Ramsey, scuotendolo. "Dannazione, Ramsey, non
farmi questo! Ramsey! Ramsey!"
Lui mise a fuoco i suoi occhi, e lei pot vedere che era una lotta. Un
lato della bocca si era sollevato in quel suo mezzo sorriso, e lui riusc a
fare l'occhiolino. "Magari dovrebbe guidare Damien, eh?" Entrambe le
gambe gli tremavano, adesso. Poi smisero, e le palpebre si chiusero.
Cuyler affond il viso nell'incavo del suo collo, piangendo senza
controllo. "Non  finita, Ramsey. Accidenti a te, non  finita. Non
ancora, non cos!"
Una mano ferma sulla spalla la indusse a guardare negli occhi
solenni di Damien. "No, Cuyler. Non  finita. Non ancora." Usc
dall'auto, apr la portiera e trascin fuori Ramsey, poi con cautela lo
depose di traverso sul sedile posteriore. Cuyler torn all'interno
dell'abitacolo e sollev la testa di Ramsey sgusciandovi sotto, cos da
poterla cullare in grembo. Damien si mise al volante. "Tienilo forte,
Cuyler. Vi porter da qualche parte al sicuro. E il resto..." Lanci
un'occhiata da sopra la spalla all'uomo che lei teneva abbracciato, gli
occhi socchiusi. "Il resto, immagino, star a lui."
Ramsey si svegli con il pi incredibile, bruciante dolore che avesse
mai provato in vita sua. Ma quantomeno si era svegliato. Immagin
che avrebbe dovuto essere grato per i piccoli favori della vita.
Aveva il torace bendato. Le gambe erano prive di sensibilit. Ma
c'era calore, morbidezza. La sua testa era posata su qualcosa di
morbido come raso. Piccole mani gli scorrevano sul viso, tra i capelli.
Una voce musicale, come il vento, lo implorava di svegliarsi. Lacrime
salate gli piovevano sulla faccia. Labbra tremanti si posarono sulle sue,
pi e pi volte.
Apr gli occhi. Nebuloso, tutto era cos nebuloso. Si sentiva il corpo
debole, esausto. E c'era quell'incredibile istinto di chiudere
semplicemente gli occhi e fluttuare via.
"Ramsey?"
Dio, ma lui non voleva fluttuare via. Non se via significava lontano
da Cuyler.
"Sono qui." Quella non suonava come la propria voce. Sembrava
lontanissima, come se giungesse dall'altro capo di un tunnel cavo.
Cerc di guardarsi attorno, ma riusc solo a distinguere vari aloni di
luce dorata. Candele? E uno pi grande, un caminetto, forse. Sentiva il
calore, l'aroma del fumo. S, un caminetto. Doveva essere in un letto,
pens, anche se non ne era del tutto certo. "Dove... dove siamo?"
"A casa di Damien... una delle sue case, lui l'ha messa in questi
termini. Siamo al sicuro qui, Ramsey. Damien  andato a sbarazzarsi
dell'auto. Quando torna, lo mander a cercare un dottore."
"Un dottore non pu essermi d'aiuto, Cuyler." Lui lo sapeva, da
qualche parte nel profondo della sua anima. Esattamente come
conosceva la disperazione di lei. Cuyler lo sentiva scivolare via. E stava
morendo un pochino insieme a lui.
Ramsey lott per rizzarsi a sedere, e lei lo aiut. "Non posso
sopportare tutto questo, Ramsey.
Non posso sopportare di perderti." Gli infil dei cuscini dietro la
schiena.
Lui le cattur le mani, se le port alle labbra. "Sono stato un idiota."
"Ci hai salvato la vita, Ramsey. Perfino Damien sa che cosa hai fatto
laggi."
"Un idiota" bisbigli lui. Dio, stava diventando sempre pi difficile
parlare, infilare le parole una dietro l'altra. Doveva concentrare ogni
barlume di energia nel dire ci che aveva da dire. " un uomo
perbene, Damien. Avevo torto... su di lui. Su... su tutto."
"Non ha importanza adesso... "
"S. S, che ne ha. Io non sono..." Trasse un respiro penoso, digrign
i denti. "Non sono quello che credi che io sia, Cuyler. L'insulina... per
tutto questo tempo... mi hanno imbrogliato." Lei si lasci cadere sul
bordo del letto, passandogli le mani tra i capelli. "Non cercare di
parlare. Riposa e basta."
"Io non merito... di essere... di vivere. Ma non sono neanche
pronto a morire." Lei soffoc un singhiozzo. Tremando in tutto il
corpo, abbass la testa sul suo petto, si aggrapp a lui.
"Ma io... far ammenda con te... con tutti voi."
Lei sollev la testa e lo guard negli occhi. "Che cosa intendi dire?"
"Io voglio vivere, Cuyler." Stava ansimando, a corto di fiato come
se avesse appena corso una maratona, ma doveva continuare. "Voglio
essere in grado... di amarti... come meriti." Il dolore nel torace era
insopportabile. Ma il dolore nel cuore era peggio. "Lo voglio. Voglio
che tu me lo faccia, Cuyler. Proprio adesso."
Lei aggrott le sopracciglia e gli scrut il viso, la disperazione incisa
in tutti i lineamenti.
"Fare... Ramsey, che cosa stai dicendo? Non posso trasformarti.
L'antigene..."
"Ce l'ho." Annasp in cerca d'aria, ma il respiro era troppo
superficiale. La voce diventava sempre pi debole a ogni parola.
"L'ho... da sempre. L'insulina..." Quello fu tutto. Era la fine. Si sent
inesorabilmente scivolare lontano da lei. Cerc di serrare la presa sulla
sua mano, ma non ne ebbe la forza. Con supremo sforzo, ansim, e in
un aspro sussurro, continu. "Ti amo, Cuyler..."
Gli occhi gli si chiusero e il respiro gli sfugg lentamente dai
polmoni. "Ramsey! Ramsey, no... "
Ma lei sapeva che la fine era prossima. E sapeva che lui le stava
dicendo qualcosa... qualcosa che lei non aveva capito.
Avanti, Cuyler. La morbida, profonda voce di Damien galleggi
attraverso i confini del tempo e dello spazio. Lui  uno di noi. Lo 
sempre stato.  tutto nella documentazione. L'hanno mascherato con
qualche nuova droga. Gli dissero che era insulina e che lui era
diabetico. Gli hanno fatto il lavaggio del cervello per gran parte della
sua vita, e tuttavia ha trovato la propria strada fino a te. Avanti,
portalo oltre. Se mai un uomo  stato degno del dono, quello  lui.
Cuyler sent che gli occhi le si dilatavano. Era sconvolta oltre il
credibile, e per met si domandava se la voce nella sua mente potesse
essere frutto della propria immaginazione. Ma se c'era una
possibilit...
Chin la testa e baci la bocca inerte di Ramsey. Poi si pieg pi in
basso, facendo scivolare le labbra sulla sua mascella irta di barba, fino
alla gola. "Torna da me, amore" sussurr, mentre le labbra si
muovevano sulla pelle salata di lui.
Quando Ramsey apr gli occhi, parecchio tempo pi tardi, avvert
un centinaio di nuove e incredibili sensazioni. Cose che non aveva mai
provato prima, che non capiva, un senso di esaltazione ed energia e
vitalit che prima non aveva mai sperimentato.
Ma tutto ci impallidiva accanto alla gioia che prov trovando
Cuyler che lo cullava tra le braccia. La guard, vide l'incertezza nei suoi
enormi occhi d'onice mentre gli scrutavano il viso. "L'hai fatto, non 
vero?" le chiese, e perfino la propria voce parve differente. O forse era
il suo udito che aveva assunto una nuova intensit.
Lei annu. "Hai detto... ho pensato..." Si morse il labbro. "Non
odiarmi per questo, Ramsey. Sembrava ci che volevi. Se ho frainteso,
allora... "
" ci che volevo."
"Ma... "
Lui sollev la testa, la zitt premendo le labbra sulle sue. "Ti amo,
Cuyler Jade. Lo sai questo, vero?"
La preoccupazione lasci gli occhi di Cuyler, che sorrise. "Ma certo
che lo so. Lo sapevo ancor prima che lo capissi tu. Ed  una buona
cosa."
"Perch mai?"
Lei gli baci la fronte, poi la bocca. "Perch, Ramsey, io ti amo, e
non mi accontenterei di niente di meno in cambio. Specialmente dal
momento che dovr fare i conti con te per il resto dell'eternit."
"L'eternit con Campanellino" comment lui, sogghignando. La
raccolse tra le braccia e la tenne stretta. "Non riesco a pensare a un
destino pi dolce."
PARTE SECONDA
Capitolo  7
Sono dannata. Sono dannata. Sono dannata.
Quelle parole erano le uniche che riuscivo a pronunciare mentre
barcollavo per le strade della citt quella prima notte della mia nuova
vita. Avevo i capelli arruffati, gli abiti laceri e sporchi. I passanti mi
guardavano e poi rapidamente distoglievano lo sguardo, con gli occhi
che lampeggiavano allarmati (o era disprezzo?) mentre i loro passi
deviavano per girarmi alla larga. Come se sapessero. Ero stata una
ragazza seria. O cos pensavo. Forse ero un po' troppo sicura della mia
integrit morale. L'orgoglio prelude alla caduta, dopotutto. Ma
senz'altro il peccato di orgoglio non meritava cos severa punizione.
Certo non era stata la mano di Dio a condurmi cos in basso. No. No,
Dio non aveva niente a che fare con ci che mi era successo, e
nemmeno Satana. Il responsabile era un mostro. Una creatura di gran
lunga pi orrenda di quanto potesse mai essere Lucifero in persona in
tutta la sua gloria malvagit.
Per tredici anni ero stata pura e santa come immaginavo fossero gli
angeli. Dalla notte pi buia della mia vita - quella in cui mia madre mi
aveva abbandonata sull'altare della chiesa di St. Christopher,
promettendo che sarebbe tornata presto a prendermi - avevo fatto
soltanto del bene. Anche se allora ero a stento grande a sufficienza per
distinguere il bene dal male, una bambina di nove anni abbandonata
dalla madre impara piuttosto in fretta. Se solo fossi stata abbastanza
buona, forse lei sarebbe tornata da me.
Non era successo, naturalmente, e io mi ero convinta di non essere
stata buona abbastanza. Il che mi indusse a sforzarmi costantemente di
essere migliore.
Le suore mi avevano allevato bene, mi avevano insegnato tutto ci
che sapevano della via della verit e della rettitudine per amore del
Suo Nome. Una volta diventata maggiorenne io non le avevo lasciate,
e mi ero aggrappata al rifugio che avevo trovato in mezzo a loro.
Avrei dovuto prendere definitivamente i voti una settimana dopo
quella terribile notte. Solo una settimana... Mi chiesi, giusto per un
momento, se sarei stata al sicuro dal mostro se avessi preso il velo
prima. La devozione mi avrebbe protetta, allora?
"Sono dannata" mormorai di nuovo, crollando sui gradini di una
bellissima cattedrale. Non alzai lo sguardo alle guglie, n provai
meraviglia davanti alla bellezza delle vetrate istoriate. Non potei.
Quando guardai i colori, i miei occhi da mostro rifiutarono di
indugiare sui celestiali azzurri e verdi e oro, concentrandosi invece sui
frammenti di vetro scarlatto, e su quelli soltanto. Poi una brama
insaziabile sorse dagli abissi stessi della mia anima. Una brama
peccaminosa, che io non sapevo, non volevo, dominare.
Ero uscita da sola quella notte d'inverno, malgrado i severi moniti
delle sorelle...
Le mie calzature dalla suola morbida producevano un suono
ovattato mentre correvo gi dalla mia cella per le ripide scale di legno.
Avevo fretta di uscire. Fuori stava nevicando! Avevo camminato
avanti e indietro per la stanza, incapace di concentrarmi sullo studio o
su qualsiasi altra cosa. Tutto quello che sembravo capace di fare era
guardare l'orologio dal quadrante bianco sulla parete, e accigliarmi al
suo lento ticchettare, prima di avvicinarmi di nuovo all'unica finestra
della stanza per scrutare desiderosa la neve che cadeva all'esterno.
Non eravamo un ordine di clausura. Uscivamo tra la gente del
mondo, ma solo per servizio al Signore, o quando Madre Mary Ruth
lo vedeva come assolutamente necessario. Quella sera era il mio turno
di lavorare al ricovero ad alcuni isolati di distanza. E pur sapendo che
l'opportunit di servire Dio aiutando il prossimo nel tempo del
bisogno avrebbe dovuto rallegrarmi, pensavo soltanto che di l a poco
avrei potuto calpestare quella coltre di neve appena caduta.
Misi uno scialle leggero sopra l'abito, che era una versione
semplificata di quelli che indossano le vere suore. Presto ne avrei
avuto uno come i loro. Mancava poco pi di una settimana a quando
avrei preso i voti solenni.
I miei passi esitarono quando arrivai in fondo alle scale e vidi Suor
Rebecca, che doveva accompagnarmi al ricovero, appoggiata contro il
pilastro di sostegno della scala con aria sofferente. "Sorella, qualcosa
non va?" Mi precipitai avanti, un tuffo al cuore tanto al pensiero di
dover restare in casa quella sera quanto all'idea che Suor Rebecca fosse
malata. Lavoravamo sempre in coppia al ricovero, insieme facevamo
il tragitto di andata e ritorno.
"Un virus intestinale, credo" rispose lei. Era giovane, come me. Era
passato solo un anno da quando aveva preso i voti definitivi, e a volte
pensavo che era un peccato che non si fosse sposata e avesse avuto dei
bambini, graziosa com'era. Mentre lo pensavo, un piccolo, puntiglioso
dubbio cerc di insinuarsi nella mia mente, ma lo scacciai. Quella era la
sola vita che avessi mai conosciuto. Non ricordavo pressoch nulla di
prima che mia madre mi lasciasse l. Non avrei saputo come vivere, tra
la gente del mondo. Inoltre, volevo essere buona. E non c'era sistema
migliore di quello, no? "Non preoccuparti" disse Suor Rebecca,
sollevando coraggiosamente il mento e cercando di incollare un
sorriso sopra la smorfia delle sue labbra. "Non ho intenzione di tirarmi
indietro.  tutto il giorno che non vedi l'ora di uscire."
Ero stata cos trasparente? Distolsi lo sguardo. "No, Suor Rebecca.
Non voglio che tu debba uscire quando ti senti cos indisposta.
Dovresti essere a letto." Le premetti una mano sulla fronte, e la sentii
calda. Allora la feci girare e la spinsi con delicatezza verso le scale.
"Adesso, va' di sopra a riposare. Posso senz'altro provvedere alle
necessit dei senzatetto senza una compagna sull'orlo del collasso."
Lei si irrigid, come avevo temuto che facesse. "Non vorrai andare
fuori da sola! Conosci le regole della Madre Superiora!"
"Farebbe certo un'eccezione se sapesse che sei malata. Non
insisterebbe mai perch venissi con me."
"No. Insisterebbe perch tu restassi qui."
"Fortuna per me che non ci sia, allora."
Suor Rebecca scosse lentamente il capo. "Guardati! I tuoi occhi
mandano scintille stasera. Che cosa ti rende cos eccitata, Angelica?"
"La neve" risposi, ruotando su me stessa e fermandomi quando mi
trovai davanti alla finestra e potei vedere i fiocchi di neve volteggiare
nel bagliore dei lampioni stradali. "Voglio starci in mezzo. Sentirla sulla
faccia."
La sua mano dolce si pos sulla mia spalla. "Ci sar altra neve,
Angelica."
"Ma questa  la prima" replicai, girandomi un'altra volta verso di
lei. "Per favore, lasciami andare. Sono una donna adulta. Donne
adulte girano per questa citt da sole ogni giorno."
"Non donne di questo ordine" obiett lei.
"Ecco, tecnicamente io non faccio ancora parte di questo ordine...
Dunque posso fare ci che voglio."
"Angelica... "
Mi fermai mentre andavo alla porta, e mi voltai a fronteggiarla.
Lei sorrise, e vidi la febbre ardere nelle sue guance rosse e negli
occhi lucidi. Una ciocca di capelli dorati le era sfuggita dal soggolo e si
arricciava sulla sua guancia. "Sei una giovane donna dalla volont
molto forte, Angelica" disse, ma il sorriso rimase. "E avventurosa, e
anche un po' dispettosa.
Spesso mi chiedo se hai riflettuto a sufficienza sulla decisione che hai
preso."
Io mi limitai a scrollare le spalle. "Andr al ricovero. Forse la Madre
Superiora mi far la predica quando torner, ma fino ad allora, andr
fuori nella neve."
Lei a quel punto annu, sconfitta. "Sbrigati, allora. Non perdere
l'autobus. Se succede, torna qui difilato..." Ma io ero gi fuori dalla
porta.
Oh, la neve! Avevo sempre amato l'inverno. Rivolsi il viso verso
l'alto per lasciare che i gelidi fiocchi bagnati mi cadessero sulle guance
e sul naso. Li assaggiai perfino, come poteva fare una bambina piccola.
Ricoprivano ogni cosa che oltrepassavo, come zucchero spolverizzato
su auto parcheggiate e marciapiedi e davanzali e terrazze. So che
bighellonai per un po' senza meta, perch quello spettacolo mi
incantava. Ricordo di aver pensato che era come una magia, quella
prima neve d'inverno. Come un racconto fatato divenuto realt. E
rammento di aver detto a me stessa che ero di gran lunga troppo
vecchia per essere cos stordita per una cosa semplice come la neve.
Danzandovi dentro come una ragazzina. Ma non riuscii a trattenermi.
Ero stordita. E in torto, in torto per essere uscita da sola, infrangendo
le regole dell'ordine. L'avevo fatto piuttosto spesso in passato, tanto
che le sorelle dovevano senz'altro aspettarselo, mi dissi. Non mi
piacevano le regole. Probabilmente avrei dovuto cambiare il mio
comportamento ribelle e conformarmi un po' di pi una volta che
avessi preso i voti, tuttavia rifiutavo di farlo fino a quel momento.
Dopodich...
Di nuovo quel fremito di dubbio. Di nuovo lo scrollai via. Ci avrei
pensato pi tardi. Non adesso. Tutto ci che volevo fare in quel
momento era camminare da sola di sera, infrangendo le regole a ogni
passo, e godermi la neve.
Ed  esattamente ci che feci. Quando finalmente raggiunsi la
fermata del bus all'angolo, tuttavia, scorsi il mio mezzo di trasporto
allontanarsi senza di me.
La cosa mi spiazz, ma solo per un istante. Dopotutto, ero
praticamente una suora dell'Ordine delle Sorelle della Misericordia.
Ero buona. Vivevo la mia vita servendo Dio, e senza dubbio nessun
altro lo faceva con pi entusiasmo di me. E certo, ovunque andassi,
camminavo sotto la protezione del Suo amore. In effetti sono sicura di
essermi sentita invulnerabile, anche se proprio non so da dove avessi
ricavato tale idea. Non era qualcosa che mi avrebbero insegnato le
suore, e nemmeno qualcosa che avessi letto nei miei studi. Tuttavia la
sentivo ugualmente. Mi sentivo circondata da uno scudo protettivo
che non avrebbe permesso mi capitasse alcun male, e a causa di ci
decisi stupidamente di andare a piedi per i sei isolati fino al ricovero.
Quello, mi resi conto in seguito, fu lo stolto orgoglio che condusse alla
mia caduta.
Lui stava aspettando. Acquattato nelle ombre di un vicolo
disseminato d'immondizia. Il mostro mi chiam mentre passavo, e i
miei passi rallentarono fino ad arrestarsi riluttanti. Che stupida fui.
"Sorella! Sorella, ti prego, aiutami."
La mia adorata neve cadeva in soavi sbuffi mentre mi voltai e
guardare nell'oscurit, non riuscendo a vedere il proprietario di quella
voce lamentosa. Mi drizzai un po' pi rigida, avvertendo per la prima
volta una punta di paura. "Chi  l?" chiamai. "Vieni qui, dove possa
vederti."
"Non ce la faccio. Sono ferito. Ti prego, Sorella. Non lasciarmi
morire qui al freddo. Aiutami!" La mia paura non svan. Fu
semplicemente superata dalla mia inflessibile fiducia. Ero una serva del
Signore, e sarei andata dove perfino i pi fidati dei Suoi angeli
temevano di metter piede, se questo fosse stato ci che era necessario.
Avrei aiutato quella povera anima nel vicolo. Ma sarei stata attenta,
cauta, assennata. Esitante, entrai nell'ombra nera, e un brivido gelido
mi corse su per la nuca raggelandomi fin dentro l'anima. Avrei dovuto
saperlo. Avrei dovuto capire gi allora che non dovevo fare un solo
passo oltre.
"Quaggi" gemette lui, attirandomi pi vicino. Pi vicino, finch la
strada illuminata e frequentata non fu fuori portata. E quando fui
abbastanza vicino, ancora accecata dal buio, lui mi assal. Braccia
ossute con la forza di Sansone si chiusero attorno a me, quasi
stritolandomi, e una mano mi tapp la bocca. Lottai. Energicamente,
con tutte le mie forze. Perch, seppur devota, non ero mai stata
timorosa, o debole, o codarda. Gli sferrai calci con una forza che
avrebbe dovuto spezzargli gli stinchi. Lo schiaffeggiai abbastanza forte
da stordirlo fino all'incoscienza. Mi contorsi e strattonai per
divincolarmi dalla sua presa, cercai di mordere la mano che mi
tappava la bocca. Ma niente sembrava avere un effetto sensibile. Lui
non fece una piega, non trasse neppure un respiro brusco. Il mio cuore
martellava cos forte da assordarmi quando mi trascin pi addentro
nel vicolo. Silenziosamente cominciai a pregare. A pregare Dio che mi
salvasse da quel pazzo, a pregare che la mia vita venisse risparmiata.
Signore, perdonami per quell'errore. Avrei dovuto pregare per la mia
anima immortale, non per la conservazione di questa vita, di questo
corpo.
Lui mi gett gi in mezzo all'immondizia con tale violenza che
quando urtai il selciato mi si mozz il respiro. E poi fu sopra di me,
mentre ansimavo in cerca d'aria in mezzo ai rifiuti maleodoranti. Il
puzzo era rivoltante. Presi fiato, schiusi le labbra per urlare, ma lui mi
copr di nuovo la bocca. Mi sedette addosso, a cavalcioni, e con la
mano libera mi strapp il soggolo dalla testa, liberando i capelli e
afferrandone manciate.
"Seta nera" bisbigli tastandomi i capelli. "E occhi come onice. Sei
perfetta." Mi dibattei sotto di lui. "Perfetta. Non sar pi solo."
Ancora non riuscivo a distinguerlo con chiarezza. Soltanto la forma
della sua faccia e i pozzi pi scuri dei suoi occhi erano visibili. Tuttavia
avevo la precisa sensazione che lui invece fosse in grado di vedermi
perfettamente.
"Sono rimasto a osservarti per cos tanto tempo, sai. Ho scelto te,
tra i molti che ho conosciuto. Dovresti essere grata, Angelica, per il
dono che stai per ricevere." Scossi la testa, ma senza frutto.
"S, grata" prosegu lui. "Niente ordine di clausura per te, mia
perfetta. Niente voti. Non sei destinata a quello. Sei destinata a me."
Il mostro si pieg su di me, sollevandomi lievemente dal mio letto
di rifiuti. Si chin sulla mia gola, e mi si rivolt lo stomaco quando
sentii il tocco della sua bocca fredda sulla pelle. Con una mano mi
costrinse a rovesciare la testa all'indietro fino a che credetti che mi si
sarebbe spezzato il collo. E poi giunse il momento che non
dimenticher mai, per quanto io viva, il momento che non mi sarei
mai sognata. Pensavo che volesse stuprarmi, assassinarmi. Pensai
molte cose quando quella creatura si pieg su di me quella sera. Ma
non avrei mai pensato a questo.
Provai un'acuta fitta di dolore, breve, sconvolgente, quando i suoi
incisivi mi trafissero la tenera pelle della gola. Poi il dolore svan, e
rimase soltanto l'orrore di ci che mi stava accadendo. La sua bocca
succhiava il mio collo mentre lui beveva il sangue vitale dal mio corpo.
Potevo sentirlo, sentivo la mia linfa che mi abbandonava attraverso
quei due minuscoli fori nella gola. La mia mente prese a galleggiare, si
annebbi. Ogni cosa si offusc. Il puzzo delle immondizie e il gelo
della fredda notte d'inverno. La sensazione dei fiocchi di neve bagnati
sul viso. Il suolo stesso su cui giacevo. Ogni cosa svan, e fui lasciata con
niente. Ogni aspetto di me era focalizzato sul punto del mio corpo a
cui quel mostro si era attaccato. La mia gola e la sua bocca che ne
traeva il sangue erano tutto ci che rimaneva dell'universo.
Quando infine sollev la testa, io giacqui immobile, a stento
cosciente, incapace di muovermi o di emettere suono. Lui si spost, e
ci fu uno scintillio d'argento. Non riuscii nemmeno ad allarmarmi
quando mi resi conto che si trattava di una lama. Pensai che presto mi
avrebbe finita. Non udivo pi niente. I rumori della citt non
riuscivano pi a raggiungere le mie orecchie. Sentivo solo la sua voce.
Lui mi sollev, premendo il mio viso nell'incavo del suo collo, e
bisbigli: "Bevi, Angelica. Bevi... e vivi".
Mi strinse a s, la sua mano sulla mia nuca. Poi le mie labbra
toccarono qualcosa di caldo e umido sulla sua gola. Cercai di ritrarmi,
ma la debolezza non me lo permise. E il primo assaggio di quella cosa
tocc la mia lingua, accelerando i miei sensi. Una scossa, come una
folata di vento ghiacciato, mi attravers. Credo che i miei occhi si
siano spalancati. Le labbra mi si schiusero in un ansimo, e altro denso
liquido salato mi fiott in bocca. Se non lo avessi inghiottito, sarei
soffocata. E se fossi stata devota come ero convinta di essere, questo 
precisamente ci che avrei dovuto fare. Lasciarmi affogare in quel
maledetto elisir. Andare volontariamente tra le braccia del Signore
piuttosto che arrendermi all'istintivo bisogno di restare in vita. Invece
inghiottii. E per la prima volta sentii il potere di quella diabolica
brama. Mi scocc dentro, sopraffacendo ogni altra cosa. Un bisogno
che non riuscivo neppure a identificare prese il controllo di me. Chiusi
le labbra sulla ferita nella sua gola... e bevvi. Bramosamente,
avidamente, bevvi, e mentre lo facevo il mio corpo si anim di
sensazioni che non avevo mai conosciuto. Fui cos ingorda che lui
dovette spingermi via quando la maledizione fu completa. Spingere
me, la sua vittima non consenziente, lontano dal suo collo. Giacqui l
tra i rifiuti. A poco a poco i miei occhi si schiarirono. Potei vedere.
Potei vedere ogni cosa. Ogni aspetto della sua faccia bianca, e dei suoi
occhi neri, e delle labbra macchiate di sangue. Ogni granello di sabbia
nei mattoni degli edifici accanto a me. Ogni stella in cielo. La mia pelle
formicolava di nuova vita, di nuova consapevolezza. Sentivo in un
modo in cui non avevo mai percepito prima. La forma di ogni fiocco
di neve quando mi toccava la pelle. Ogni molecola d'aria gelida che mi
accarezzava il viso. Ogni ciottolo e pezzo di scarto che giaceva sotto di
me. Potevo identificare ogni singolo cattivo odore. E il mio udito...
potevo ascoltare le conversazioni di persone che passavano per la
strada. Il rollare di pneumatici sul selciato bagnato. Lo stridere di freni
umidi per la neve.
Udii il semaforo scattare sul verde.
"Cos' questo?" gridai, e la mia voce stessa era cos
sbalorditivamente diversa, cos vivida e ricca e limpida, che mi
premetti le mani sulle orecchie e chiusi gli occhi strizzandoli forte.
"Imparerai a controllarlo" mi disse lui. "Puoi chiuderlo fuori, udire solo
ci che desideri udire. Imparerai. Ti insegner io." Mi tolse le mani
dalle orecchie, le premette sulla spazzatura ai miei lati. "Ti insegner.
Tu vivrai per sempre, Angelica. Non sei pi mortale. Sei come me,
adesso." Aprii gli occhi. "Come te?" Ero inorridita. "S."
Ebbi la sensazione che il mio cuore cessasse di battere quando mi
resi conto di ci che aveva fatto, di cosa gli avevo permesso di fare.
"Sono dannata" mormorai.
"Vieni. La prima lezione ti aspetta." Mi tir in piedi, trascinandomi
verso l'imboccatura del vicolo, anche se io cercavo di resistergli. Il mio
abito si strapp quando mi afferr. "Forte" mormor.
"Sei gi molto forte. Sarai ancor pi forte, Angelica, dopo che ci
saremo nutriti." Si ferm, trattenendomi l all'ingresso del vicolo, e io
osservai i suoi strani occhi neri esaminare i passanti.
"Nutriti?" bisbigliai atterrita.
"S" rispose lui, e sorrise. Vidi i suoi denti, allora, le sue zanne,
taglienti come rasoi e scintillanti. "Di loro" concluse accennando con la
testa verso la gente che passava. L'orrore mi avvilupp il cuore. Lui era
un mostro! Un demonio. Un... un vampiro. Rabbrividii mentre la
parola si materializzava nella mia mente. Lui aveva fatto di me una
creatura come lui. E io l'avevo permesso. Vi avevo perfino preso parte.
Avevo...
Lui mi prese in braccio, bench lottassi, e mi riport dentro il vicolo.
Gettandomi su una spalla, cominci ad arrampicarsi sulla parete di un
edificio, come un ragno. Si fece strada fino in cima, e io smisi di lottare
per paura di cadere. And sempre pi in alto, e l il vento soffiava pi
forte. I miei adorati fiocchi di neve diventarono armi, minuscole frecce
scagliate dall'Angelo del Signore per punirmi, che mi tagliavano la
faccia a ogni contatto. Eppure non rabbrividivo n soffrivo il freddo.
Lo sentivo soltanto pi acutamente di quanto mi fosse mai accaduto.
Lui si arrampic sul tetto, e poi corse sulle cime degli edifici,
saltando dall'uno all'altro. Penso di aver urlato mentre veleggiavamo
attraverso il cielo notturno come veri demoni. Credo di aver urlato,
ma se fu cos, il suono  soltanto un vago ricordo adesso.
Scendemmo di nuovo a terra, nelle strade, e mi resi conto che non
eravamo distanti dal ricovero dove ero diretta quella sera. Oh, perch
ero stata cos ribelle? Perch?
Lui lo indic, e io guardai. Una manciata dei senzatetto della citt
stavano attorno a un bidone con un fuoco acceso, scaldandosi le mani
vicino alle fiamme danzanti che dipingevano di luce rossoarancio le
loro facce sparute e illuminavano i loro abiti cenciosi. "L" disse il
mostro. "Le nostre vittime... pronte per noi, Angelica. Le loro vite non
saranno una gran perdita."
Era la gente che avevo passato anni a cercare di aiutare.
Quell'uomo intendeva nutrirsi di loro, usarle per sostentare la propria
vita maledetta. "No" lo implorai. "No, ti prego, non dobbiamo.
Uccidere  peccato!" Perch sapevo che l'omicidio era esattamente ci
che lui aveva in mente. Mi lasci libera di fuggire, se volevo. Doveva
aver capito, per animale che fosse, che non avrei potuto. Come un
grosso lupo appostato, piomb furtivamente su di loro. Cos
rapidamente che non ebbi nemmeno il tempo di gridare un
avvertimento. E poi, senza esitazione, ne abbranc uno. Vi fu un grido
di allarme, e gli altri si dispersero, svanendo nella notte. Lui stringeva
l'uomo che aveva scelto, un uomo anziano, con il viso distorto dal
terrore, che sapevo di aver gi visto prima. Al ricovero. Nella mensa
che distribuiva la minestra dei poveri dove avevo lavorato. Gli avevo
dato delle coperte, e quella stessa maglia che indossava. Avevo
pregato con lui.
Avanzai di corsa, ma era troppo tardi. La bestia aveva affondato i
suoi disgraziati denti nel collo del vecchio innocente. Gli tempestai di
pugni la testa, gli artigliai il volto, ma lui lasci andare la vittima solo
quando ebbe bevuto a saziet. Sollev la testa e mi sorrise. Le sue
labbra scintillavano scarlatte alla luce del fuoco. Indietreggiai,
scuotendo la testa, muovendo la bocca ma senza riuscire a parlare.
L'uomo, di cui non riuscivo a ricordare il nome, si afflosci a terra,
con gli occhi spalancati che gi si facevano vitrei. Il suo volto era il
volto della morte, immerso nel danzante bagliore del fuoco che
ardeva dentro il bidone accanto a lui.
Il mostro si lecc le labbra, e poi con la rapidit di un cobra
all'attacco afferr una manciata dei miei capelli e tir, facendomi
strillare di dolore. "Tu non mi contrasterai pi, Angelica. Sei mia,
adesso. Mia, capisci? Per tutta la tua vita ti ho tenuta d'occhio, ti ho
atteso. Andrai dove andr io. Farai come dico io. Ti nutrirai quando io
mi nutro." Guard dietro di me, tra le ombre, e torn quel sorriso
malvagio. "Proprio adesso la tua prima vittima attende. L, tremante
nella notte, credendo che non possiamo vederla nel buio." Abbass lo
sguardo fissando il mio viso. "Ti porter da lui, e tu lo prenderai,
Angelica. Lo prosciugherai, oppure sopporterai la mia ira." Poi mi
lasci andare e si avvi.
mi voltai e vidi il ragazzo, poco pi che un adolescente vestito di
stracci malconci, che se ne stava accosciato nell'oscurit, rabbrividendo
e con gli occhi dilatati dalla paura. E non potei permettere che quella
creatura prendesse la sua vita. Non potei.
La mia mano si chiuse attorno a un pezzo di legno che sporgeva dal
bidone del fuoco. L'estremit che afferrai non bruciava, ma quando lo
tirai fuori vidi che l'altro capo era in fiamme. Con un basso ruggito,
qualcosa che non potevo credere venisse da me, mi lanciai in avanti
roteando la mia arma simile a una torcia con tutta la forza che avevo
appena acquisito.
Non fu la forza del colpo che comp l'opera. L'estremit accesa del
bastone si abbatt sulla testa del vampiro, facendolo cadere sulle
ginocchia, ma sono sicura che il danno che fece era minimo. Fu la
fiamma. La vampa parve balzargli addosso, il fuoco gli lamb i capelli,
e poi gli abiti. Lui balz in piedi, schiudendo le labbra in una smorfia
beffarda mentre mi veniva contro. Mi feci il segno di croce quando
vidi il fuoco avvolgerlo. Dal modo in cui le fiamme dilagarono parve
che lui fosse impregnato di gasolio. Arretrai quando si protese verso di
me. E fu tutto. Croll a terra con una vampata di fiamme bianco
incandescente. Poi pi niente. Le fiamme morirono come se non vi
fossero mai state. Le minuscole scintille e braci veleggiarono via nella
notte e si spensero ammiccando, una per una. Non rimase neppure un
mucchietto di cenere a insozzare la perfetta neve bianca ai miei piedi.
10	ragazzino tra le ombre se n'era andato, e io potei udire i suoi
passi in fuga mentre lui correva.
Mi allontanai barcollando, sconvolta, terrorizzata, angosciata.
Avevo ucciso. Ero stata trasformata. Ero una creatura come quella che
avevo assassinato. Ero dannata. Dannata.
Il suo udito era eccellente. Non proprio superumano, dal momento
che era ancora un semplice mortale, ma abbastanza buono per capire
che cosa stesse accadendo. I bastardi stavano venendo a ucciderlo.
Da tre giorni era legato con le cinghie a quel tavolo, dentro quella
minuscola cella. Gli scienziati del DPI in bianchi camici da laboratorio
lo avevano punto e palpato finch non c'era stato un solo centimetro
della sua pelle che non avessero violato. Non c'era un fluido corporeo
di cui non avessero preso campioni, non uno. Ma non era umiliazione
ci che sentiva. Era rabbia. E questa volta i bastardi avrebbero pagato.
Jameson Bryant poteva non essere un vampiro, ma non era pi
nemmeno un bambino. Era un uomo adulto, e dopo quella notte era
un uomo assetato di vendetta. Avrebbe demolito quell'edificio
mattone dopo mattone quando si fosse liberato. Avrebbe distrutto il
DPI e chiunque fosse collegato a esso.
Jameson capiva l'interesse del DPI nei suoi confronti. Lui sapeva
(l'aveva saputo fin da quand'era bambino) di essere diverso. Il suo tipo
sanguigno era raro, condiviso solo da pochi eletti. L'antigene
Belladonna lo rendeva un interessante soggetto di studio per quei
cosiddetti scienziati. I pochi, rari individui con quel genere di sangue
erano gli unici mortali in grado di venire trasformati, di essere portati
oltre... di diventare vampiri. E ogni vampiro vivente aveva avuto
l'antigene Belladonna durante la sua vita mortale.
Quelli del DPI, nel loro tentativo di apprendere tutto ci che c'era
da sapere sui non-morti (e cos mettersi in condizione di sbarazzare il
mondo da questi), spesso usavano oggetti di ricerca vivi. Ma avevano
avuto la loro occasione con Jameson molto tempo prima, quando lui
era solo un ragazzino, e l'avevano quasi ucciso. L'avrebbero fatto, se
non fosse stato per i suoi amici non-morti, Roland in particolare.
Comunque fosse, avevano avuto il loro tempo con Jameson Bryant:
certo non c'era altro che potessero apprendere da lui, ormai.
E pensare che Tamara una volta aveva lavorato per quei bastardi!
Ma allora lei non sapeva nulla.
Jameson non capiva perch tutti gli esseri preternaturali sul pianeta
non si univano e non distruggevano il DPI come il DPI intendeva
distruggere loro. Non meritavano la costante persecuzione, la paura in
cui erano costretti a vivere per colpa di quella segreta agenzia
governativa. Oh, certo, c'erano dei malvagi anche tra i non-morti.
Proprio come ce n'erano in qualsiasi razza di creature. Ma per la
maggior parte, i vampiri erano le persone migliori che Jameson avesse
mai conosciuto.
L'avevano accolto quando sua madre era morta. Praticamente
l'avevano cresciuto.
Ebbene, se Roland ed Eric e gli altri non avessero alzato un dito per
portare alla rovina quell'organizzazione, l'avrebbe fatto Jameson. Era
ora di farlo, ormai.
Aveva sentito gli scienziati dire che avevano i loro campioni.
L'esperimento era stato completato a tempo di record, e adesso
potevano andare avanti con la fase due, qualunque cosa fosse.
Bene. Non erano stupidi allora. Il DPI sapeva per esperienza che gli
amici di Jameson Bryant non erano il genere di persone con cui
volessero scontrarsi, e avevano intenzione di disporre dell'esemplare
prima che chiunque dei suoi protettori non-morti ne avesse sentore.
Stratton le cinghie che gli bloccavano braccia e gambe al freddo
tavolo metallico. Se pensavano che si sarebbe arreso senza combattere
avrebbero avuto un'amara sorpresa. Quello poteva anche non essere il
primo coinvolgimento di Jameson con il DPI, ma sarebbe stato di
certo l'ultimo.
In un modo o nell'altro.
"Jamey!"
All'aspro sussurro, Jameson volt la testa quanto i legami lo
permettevano. E poi imprec, perch Roland stava davanti alla sua
cella, intento a piegare le sbarre come fossero state di gomma. "Che
cosa diavolo ci fai qui?"
"Tu che cosa diavolo credi?" Roland entr nella cella e strapp con
facilit le cinghie che tenevano bloccato Jameson. "Sei tutto intero,
Jamey?"
"Sto bene. E sono Jameson, adesso." Si rizz a sedere, salt gi dal
tavolo e fronteggi l'uomo che amava come un padre. Un uomo che
era vecchio di secoli, ma che non appariva molto pi anziano di lui,
anche se se era un po' pi pallido, e aveva occhi che scintillavano un
po' pi vividi di un mortale.
Roland sorrise. "Continuo a dimenticarlo. Guardati. Mi fai
sembrare un nano ormai."
"Ci che continui a dimenticare, Roland,  che non voglio che i miei
amici rischino la vita per me."
"Sarebbe stato pi rischioso lasciarti a loro" ribatt Roland,
scrollando le spalle. "Rhiannon mi avrebbe dato in pasto al suo gatto."
Jameson cerc di aggrapparsi alla propria collera, ma fu uno sforzo
inutile. Poteva ben immaginare la compagna di Roland, Rhiannon,
dar voce a quella precisa minaccia, e dal momento che il suo gatto era
nientemeno che una pantera, il suo era un avvertimento da non
prendere alla leggera. Non che lei l'avrebbe mai portata a effetto.
Adorava il marito.
Jameson abbracci Roland, che a sua volta lo strinse con altrettanta
energia. Era passato molto tempo dall'ultima volta che si erano visti.
Jameson allora stava conducendo una normalissima vita mortale a San
Diego, sotto nome fittizio, convinto che il DPI non l'avrebbe mai
ritrovato. L possedeva un bar, e i profitti erano buoni.
Poi un giorno, mentre si dirigeva alla sua auto dopo aver chiuso il
locale, era stato abbrancato da due energumeni in abiti scuri, e
quando si era svegliato era legato a un tavolo a White Plains. Parlando
di dj vu...
"Possiamo aggiornarci pi tardi" disse Roland, lasciandolo andare.
"Eric ..."
"Eric  qui?" chiese Jameson, arrabbiandosi di nuovo. Dannazione,
quando avrebbero imparato a non rischiare le loro vite ogni volta che
lui si cacciava in un guaio? "E Tamara?"
"Sta aspettando fuori con Rhiannon."
Jameson fece un passo indietro, rigido di collera. "Maledizione,
Roland, come hai potuto lasciare che Tamara venisse qui? Sai che cosa
potrebbe succedere. Che cosa farebbero se le mettessero di nuovo
addosso le loro sudice mani!"
"Non ha voluto restare indietro. La conosci abbastanza bene da
sapere..."
"Datevi una mossa, volete?" Eric comparve sulla porta della cella,
con un piccolo taglio sulla fronte che sanguinava. "Uno di quelli se l'
svignata e..." S'interruppe, gli occhi che si dilatarono lievemente
quando percorsero Jameson, dalla testa ai piedi. "Buon Dio,  passato
cos tanto tempo?
Guardati!"
Jameson scosse il capo, chiedendosi come diavolo un adulto di
trent'anni potesse sentirsi di nuovo un quattordicenne. Immagin che
succedesse soltanto perch i due che lo facevano sentire a quel modo
erano pi vecchi di vari secoli. Probabilmente la cosa non sarebbe
cambiata mai, per quanto fossero vissuti. Roland l'afferr per un
braccio e usc in fretta dalla cella, trascinandolo con s. Corsero nel
corridoio, seguendo Eric, che fece strada fino alla finestra pi vicina. L
si ferm, aprendola con una spinta.
Jameson piant i piedi e guard da uno all'altro dei due uomini.
"Voi ragazzi state scherzando, vero? Siamo al decimo piano... "
I due gli si misero ai fianchi, lo afferrarono per le braccia e
saltarono.
Capitolo  8
"Due guardie morte" ripet il supervisore del DPI Wes Fuller, anche
se tutti i presenti a quella riunione lo sapevano gi. "Altre sei ferite. E
quel bastardo di James Bryant fuggito, libero come un uccello."
Picchiett il fornello della pipa svuotandolo nel posacenere di vetro.
"Non importa." L'assistente capo Stiles scorse la lista di controllo nella
sua cartelletta, annuendo. "Abbiamo ottenuto tutto quello che ci
serviva da lui. La nostra teoria era esatta. Una volta che sono
trasformati, i maschi sono sterili. Prima, tuttavia, mentre sono ancora
umani..."
"Umani un corno. Passano per tali, ma sono animali, tutti quanti."
"S, ebbene..." Stiles si schiar la voce. "A ogni buon conto, prima
della mutazione sono fertili. L'antigene non sembra influenzare la
conta degli spermatozoi."
" ci che temevo." Fuller allontan la sedia dal tavolo da
conferenze, le rotelle orientabili che squittivano di protesta per via
della sua mole, e si alz in piedi. Rivolse lo sguardo alla dottoressa
Rose Sversky, che pur essendo ormai prossima alla settantina era
ancora il membro pi brillante del gruppo di ricerca del DPI. Aveva
capelli bianchi come neve, tagliati corti, che si intonavano alla
corporatura da folletto. Avrebbe dovuto indossare un grembiulone e
dondolare nipotini in culla, non dissezionare vampiri.
"Ha i dati?" chiese Fuller. "Qual  il consuntivo?"
Rose inforc gli occhiali e si schiar la voce. "Dei
dodicimilacinquecento soggetti femmine che abbiamo sottoposto a
esami o ad autopsia negli ultimi due decenni" esord con voce
professionale e fredda, "poco pi di tremila avevano ancora cellule
uovo vitali nelle ovaie. Il novantotto per cento di esse erano state
trasformate da meno di un anno, nessuna da pi di ventitr mesi."
Alz gli occhi dagli appunti e lo scrut da sopra la montatura. "In
sintesi, signor Fuller, s:  possibile che un vampiro femmina di recente
creazione possa accoppiarsi con un maschio umano e generare un
figlio."
La mina della matita di Hilary Garner si spezz di scatto. Il suono
attir lo sguardo freddo di Fuller, che la scrut accigliato. "Cerchi di
tenere il passo, Garner. Avremo bisogno di quegli appunti."
"Sissignore." La donna batt le palpebre per scacciare l'orrore dagli
occhi e and alla scrivania in cerca di una matita nuova. Era stata
promossa solo di recente alla posizione di segretaria esecutiva di
Weston Fuller, che comportava s un cospicuo aumento della paga,
ma anche orari terribili... e alcune spaventose, nauseanti rivelazioni su
ci di cui l'organizzazione si occupava in realt. Hilary non aveva
creduto alla sua amica e collega Tamara Dey, qualche anno prima, che
aveva cercato di avvertirla. Non aveva alcuna informazione a riprova
del fatto che ci che Tamara aveva detto fosse vero. I rapimenti, la
tortura, gli omicidi.
Hilary si ferm a fissare il proprio riflesso nel portamatite d'argento
massiccio sopra la costosa scrivania di Fuller. Pelle color caramello e
grandi occhi marroni con qualche zampa di gallina agli angoli la
fissarono di rimando, e il riflesso bisbigli: "Che cosa diavolo stai
facendo qui?". "Si sbrighi, Garner. Non ho tutta la giornata."
Hilary sfil una matita dal contenitore e si affrett a tornare al
proprio posto accanto al Comandante Fuller.
"Orbene" esord lui, rivolgendosi a Rose Sversky, che appariva di
gran lunga troppo soave e troppo vecchia per essere coinvolta in
un'agenzia governativa segreta. Era la migliore anatomopatologa
forense al mondo (e, pensava Hilary, probabilmente l'unica)
specializzata nell'esame dei resti di vampiri. Ma Fuller stava ancora
parlando e Hilary avrebbe dovuto prestare attenzione. "Supponiamo
che una di queste femmine si accoppiasse con un mortale portatore
dell'antigene. Quale sarebbe il risultato?"
Rose si strinse nelle spalle. "Un bambino, immagino." Ammicc, e
un risolino imbarazzato si sparse attorno al tavolo.
"S, ma che razza di bambino?" Fuller fiss gli agenti di alto livello
seduti al tavolo della riunione, uno per uno. "Non vedete a che cosa
sto mirando, qui? Se queste creature dovessero trovare un sistema per
riprodursi, noi ci troveremmo in minoranza nel giro di pochi anni."
"Dunque che cosa sta suggerendo di fare?" Tutti gli occhi si girarono
verso Hilary quando sbott con quella domanda. Diavolo, non era
contemplato che lei intervenisse alle riunioni. Doveva solo starsene
seduta zitta e prendere appunti mentre i pezzi grossi facevano i loro
piani. Rose era l'unica donna al tavolo a parte Hilary, e si trovava l
solo perch non avrebbero potuto fare a meno di lei.
Wes Fuller si appoggi allo schienale della poltroncina, incroci le
braccia e la guard come se si aspettasse delle scuse. Hilary si mise a
sedere un po' pi ritta, guardandolo dritto negli occhi senza accennare
a giustificarsi.
La tensione si protrasse fino al punto di rottura, poi lui si fece
avanti, battendo le palme sul piano del tavolo e sporgendosi verso di
lei. "Ci che dovremo fare, signorina Garner,  scoprire."
"Sco... scoprire...?"
"Scoprire quali sarebbero i risultati di un simile accoppiamento.
Ricerca, Garner. Questo  quello che facciamo qui." Accenn con la
testa a Stiles, tornando alla sua precedente posizione, quasi sdraiata
nella poltroncina, mentre prendeva decisioni di vita o di morte come
se stesse ordinando il pranzo. "Abbiamo i campioni congelati di
Jameson Bryant, e tu dici che sono fertili?"
"Sissignore."
"Ottimo." Poi rivolse l'attenzione a Whaley, il coordinatore degli
operativi per le regioni orientali. "Avremo bisogno di una femmina
trasformata da poco. Preferibilmente nei paraggi, cos da non
incontrare problemi nel trasferirla qui."
Whaley annu una volta, seccamente. "Metter in allerta ogni
singolo operativo in zona. Avremo un soggetto entro la settimana."
"Ottimo." Fuller sorrise truce, poi guard Hilary negli occhi,
facendola sentire sporca dentro.
"Ha qualche tipo di problema con ci?"
Lei batt le palpebre, abbass il mento, non disse niente.
"Io spero di no" continu Fuller. "Perch non ci pensiamo due volte
a sbarazzarci degli impiegati che non hanno lo stomaco per il lavoro
che facciamo qui, signorina Garner."
"Capisco" rispose lei, incontrando un'altra volta quegli occhi
raggelanti. E in effetti capiva perfettamente. Se avesse cercato di
uscirne, se avesse cercato di andarsene... sarebbe morta. O scomparsa,
proprio come la giovane, graziosa Tamara tanto tempo prima. E
nessuno ne avrebbe mai saputo niente.
Fuller li conged, e a uno a uno i presenti sfilarono fuori dall'ufficio.
Lui la ferm sulla porta e accenn con la testa al blocco per appunti
che lei aveva lasciato sul tavolo. "Mi faccia avere quegli appunti
trascritti e stampati entro un'ora" abbai, dopodich l'oltrepass
infilandosi nel corridoio insieme agli altri.
Hilary si limit ad annuire e lo guard allontanarsi. "Si sente bene,
cara?"
Alz la testa in fretta, e scrut il viso anziano di Rose Sversky che
stava raccogliendo dei fascicoli dal tavolo. Erano sole nell'ufficio di
Fuller, e contro ogni discernimento, Hilary chiuse la porta.
"Rose... come pu far parte di una cosa come questa?"
Rose aggrott la fronte, scorrendo un foglio prima di chiudere una
cartelletta e aggiungerla alla pila. "Una cosa come? Si tratta di ricerca.
 necessaria."
" pi di quello."
Rose allora la guard, la guard davvero. Si abbass gli occhiali sul
naso, inclin la testa all'indietro e parve esaminare il viso di Hilary.
Hilary fece un passo avanti, come se avvicinandosi potesse
raggiungere la donna. "Questo posto  una prigione. Sa che hanno dei
prigionieri nei sottolivelli? Chiusi a chiave in celle come animali?"
"Ma certo che lo so, cara. Sono il ricercatore capo."
"Lei sa?" Rose annu. Dio, pens Hilary, probabilmente aveva
sempre saputo. Hilary l'aveva scoperto solo di recente, e aveva
stupidamente supposto che l'anziana donna dall'aspetto gentile
sarebbe stata turbata e inorridita quanto lei dalla notizia.
"Ma, Rose... "
"Ma, niente. Qui non stiamo parlando di genocidio. Questi sono
animali, non esseri umani. Loro si nutrono di esseri umani. Per l'amor
del cielo, o loro o noi. Certamente pu capirlo." Hilary fece un passo
indietro, senza fiato. "Ma... ma quello che vogliono fare! Un bambino,
per l'amor di Dio! E che cosa gli accadr se ci riescono?"
"Non un bambino. Un cucciolo. Un giovane animale, non diverso
dal resto dei suoi simili."
Fece scivolare gli occhiali nella posizione originaria e sospir.
"Sarebbe la pi incredibile opportunit di ricerca che abbiamo mai
avuto."
Hilary inghiott la bile che le saliva in gola. Quella dolce, piccola
vecchia signora si stava effettivamente entusiasmando per
l'opportunit di sezionare un bambino? Le sue mani erano madide di
sudore, tremavano, e si sent stordita mentre un senso d'irrealt le si
rovesciava addosso. Le ginocchia minacciarono di piegarsi. Appoggi
una mano sul tavolo per non cadere. "Hilary" cominci Rose facendo
un passo avanti e socchiudendo gli occhi. "Capisce perch questo 
necessario, vero? Perch se non capisce..." Il suo viso si addolc in un
sorriso palesemente falso e un'ombra di preoccupazione altrettanto
fittizia le vel gli occhi. "... posso vedere di farle togliere questo caso.
Forse non era ancora pronta per questa promozione. Non tutti sanno
affrontare il genere di ricerca che facciamo qui, e il DPI  del tutto
consapevole di questo." La sua voce era diventata zuccherosa. E c'era
un oscuro sospetto dietro quella falsa preoccupazione nei suoi occhi.
Ma certo che il DPI ne  consapevole. E quelli che non hanno lo
stomaco per il lavoro spariscono senza lasciare traccia.
Hilary deglut a fatica, scosse la testa. "No, penso di capirlo meglio,
adesso. Lei ha ragione.  necessario. Sono... contenta che abbiamo
parlato."
"Certamente" rispose Rose, e il suo sorriso divent un po' pi
genuino. "In qualsiasi momento abbia dei dubbi, pu venire da me.
D'accordo?"
"Grazie. Lo far." E tu correrai dritta da Fuller a riferire tutto quello
che dico. Probabilmente aggiungerai anche questa nostra
conversazione al loro fascicolo su di me. Ancora sorridente, Rose si
strinse al petto la sua pila di cartellette e lasci l'ufficio. Hilary si
appoggi di schiena contro la porta e cerc di soffocare la nausea.
Aveva detto troppo, dando sfogo ai propri sentimenti senza prima
pensare. Si era permessa di vedere Rose Sversky come uno stereotipo,
una soave vecchia signora, la nonna di qualcuno, la moglie di Babbo
Natale... Accidenti, era stata un'idiota ad aver aperto quella scatola di
vermi con quella donna. Rose era al corrente delle atrocit che il DPI
aveva promosso da molti anni. Anni! All'inferno, lei era
probabilmente responsabile della gran parte di esse!
Che cosa poteva fare adesso? Si era salvata in tempo, oppure si era
tradita completamente? E se era cos?
Hilary era spaventata. Ges, se era spaventata.
Jameson e gli altri restarono alcuni giorni nell'attico di Rhiannon a
Manhattan. Pesanti tendaggi neri e massicci scuri impenetrabili alla
luce schermavano ogni finestra. Non c'erano bare, e tutti dormivano
nei letti per ordine della padrona di casa. Amava la bella vita,
Rhiannon. C'erano lenzuola di raso in ogni stanza della suite.
Jameson pens sorridendo che la signora faceva ballare il posato e
conservatore Roland. Roland. Quante volte ormai gli aveva salvato la
vita? Tre? Quattro? C'era stata la volta in cui l'agente del DPI Curtis
Rogers aveva rapito Jameson quando aveva... quanti, dodici anni?
Quello stronzo l'aveva lasciato legato in un edificio condannato alla
demolizione nel cuore dell'inverno, il tutto soltanto per arrivare a
Tamara. Se Roland non l'avesse trovato dopo che era caduto dalle
scale... In seguito, dopo che sua madre era morta, quel bastardo di
Lucien l'aveva preso, offrendosi di scambiare la sua vita per il dono
oscuro. E ancora una volta i suoi amici erano arrivati a salvarlo.
Rhiannon per poco non era morta nel tentativo.
E adesso rieccoli l, a sottrarlo alle fauci della morte all'ultimo
istante. Sicuri che, solo perch era ancora mortale, lui non sapesse
badare a se stesso.
Diavolo, era gi mezzo vampiro. Viveva come uno di loro:
dormiva di giorno e lavorava di notte. Gli era venuto naturale, dopo
aver trascorso tanto tempo in loro compagnia. Perfino quando
Roland aveva ritrovato il suo padre naturale e lo aveva spedito a
vivere con lui in California, Jameson aveva conservato le sue abitudini
notturne.
Un giorno, supponeva, avrebbe chiesto a uno di loro di
trasformarlo. Un giorno. Gli restavano ancora alcuni anni da mortale,
e gli sarebbe piaciuto vedere ancora un sacco di aurore prima di dire
loro addio per sempre. Apprezzava la possibilit di mangiare una
buona bistecca o bere un calice di vino, e non era pronto a rinunciare
a tutto ci per una dieta strettamente liquida.
"Voi ragazzi non dovreste trattenervi in citt molto a lungo" li
ammon quella sera. La loro terza notte l. "Sapete che brulica di quei
bastardi del DPI."
Rhiannon sorrise. "Mi piacerebbe imbattermi in uno di loro." Si
lecc le labbra, guadagnandosi uno sguardo accigliato da Roland che
tuttavia non la turb affatto. Abbass una mano accarezzando la testa
di Pandora, e il felino le picchiett giocosamente la mano.
"Hai ragione, Jamey" disse Tamara con dolcezza, e and alla
finestra pi vicina per aprire i tendaggi e sganciare gli scuri. Poi guard
l'orizzonte baluginante in lontananza. "Ma io non voglio andare via
finch non lo fai tu. So che sei ancora furioso. E so che vuoi vendetta."
Lui si strinse nelle spalle. "Questo  un problema mio. Sono stufo di
ripetervelo, non vi voglio coinvolti nei miei guai, Tam. Finirete per
farvi ammazzare, ficcando il naso dove... "
"Ho fatto un sogno."
Jameson smise di parlare quando lei si volt lentamente,
inchiodandolo sul posto con i suoi enormi occhi neri. "Jamey, ho fatto
un sogno... su di te."
Eric sollev un sopracciglio all'annuncio di sua moglie, mettendo da
parte il libro che stava leggendo. Una novit sulla fisica quantistica. "
la prima volta che lo sento."
"Non ho detto niente la prima volta... ma... l'ho fatto di nuovo,
oggi." Fiss Jameson negli occhi, scuotendo tristemente il capo. "Non
era visivo. Solo una sensazione. Un'orribile sensazione che stia per
capitarti qualcosa, Jamey. Proprio qui, in questa citt. Dunque non me
ne andr. Non finch tu rimarrai qui."
Jameson chin la testa, non vedendo alcun senso nel discutere con
Tam. Era stata come una sorella per lui anche quando lei era ancora
mortale. Iperprotettiva gi allora.
"Bene, allora" miagol Rhiannon, attraversando con passo regale la
stanza per fermarsi accanto a Tamara con la stessa grazia del suo
gattone. "Concordo. Restiamo. Se qualcuno tocca Jameson, noi..."
Sorrise con quel suo mezzo sorriso. "Passeremo all'azione" termin.
Jameson digrign i denti. Non importava che lui fosse pi alto di
Roland, o che i suoi muscoli fossero pi solidamente sviluppati da ore
in palestra di quanto lo fossero mai stati quelli di Eric. Non aveva
importanza che avesse trovato un capello grigio tra quelli corvini la
settimana scorsa, o che avesse festeggiato il suo trentesimo
compleanno il mese prima. L'avrebbero sempre visto come un
bambino bisognoso della loro protezione. Sempre.
Si diresse deciso alla porta, raccogliendo la giacca lungo la via. "Esco
a fare una passeggiata." Si guard indietro, verso di loro, la mano
ancora sulla maniglia. "E se qualcuno di voi mi segue, giuro su Dio che
non torner pi."
"Jamey!" Tamara avanz di corsa e gli afferr il braccio come per
fermarlo.
"Jameson" la corresse lui gentilmente. "Guardami, Tamara. No,
intendo guardami davvero.
Non sono pi Jamey." Lei obbed, gli occhi d'ebano gli percorsero il
viso, e infine annu. Lui le pass una mano tra i riccioli scuri e si chin
a baciarla su una guancia. "Ti prego di capire, Tam. Ho solo bisogno di
un po' di spazio, okay?"
Il labbro inferiore tremolante, lei annu. "Stai attento" bisbigli. "Sto
sempre attento" rispose Jameson, e lasci l'appartamento.
Cammin da solo finch non fece buio, assolutamente tranquillo. A
parte i suoi occasionali incontri con il DPI, poche persone avrebbero
desiderato scontrarsi con Jameson una volta che l'avessero guardato
negli occhi. Lui supponeva che l'antica collera si mostrasse l. E adesso
probabilmente pi che mai. Adesso che era stato usato e umiliato, da
adulto questa volta, dalle loro mani maledette. Oh, lui era al corrente
di parecchi dei loro segreti. Di come avessero fatto uccidere i genitori
di Tamara solo per mettere le mani su di lei. Del fatto che l'avevano
usata come esca fin dal tempo in cui era una bambina, sapendo che lei
aveva l'antigene, e sapendo anche che presto o tardi uno dei
non-morti si sarebbe fatto vedere per entrare in contatto con lei.
E quando l'uomo che era stato designato come suo guardiano
mortale, il buon vecchio Daniel St. Claire, aveva cambiato idea,
quando aveva deciso di non voler portare avanti il complotto per
usare la bambina che lui aveva cresciuto come fosse sua, avevano
ucciso anche lui.
Erano spietati animali assetati di sangue. Cacciavano i nonmorti
come fossero selvaggina, e quando li trovavano le loro tecniche di
sperimentazione erano totalmente scevre da qualsiasi rimorso di
coscienza.
Quei bastardi.
Jameson voleva sapere per quale motivo l'avessero preso
quell'ultima volta. Che genere di informazioni stavano cercando.
Perch avevano preso dal suo corpo quei particolari campioni, e che
cosa intendevano farne.
Voleva sapere. Ma come poteva scoprirlo? Questo era ci su cui
aveva bisogno di riflettere, e aveva bisogno di farlo da solo. Fuori, con
la fresca, sferzante aria invernale a tenerlo ben desto, e senza tutti
quegli occhi preoccupati e protettivi che vegliavano su di lui.
Camminava veloce, godendosi l'esercizio fisico e il freddo. E faceva
programmi. Immagin di potersi infiltrare nel quartier generale del
DPI e dare un'occhiata alla loro documentazione. Magari inserirsi nei
loro computer e vedere se si riusciva a trovare l qualche informazione.
O forse poteva semplicemente catturarne uno. Quella dottoressa
simil-nazista, Rose Sversky, per esempio, o magari il cagnolino di
Fuller, Stiles. Poteva torturare uno di loro fino a farlo parlare. Magari
perfino Fuller in persona. Jameson sorrise pensando al dolore che gli
sarebbe piaciuto infliggere a quel bastardo, che aveva fatto altrettanto
a cos tanti e per cos tanto tempo.
Qualsiasi cosa decidesse, tuttavia, non poteva fare niente finch
non avesse convinto Eric, Tamara, Roland e Rhiannon ad andarsene
fuori dai piedi e a lasciarlo in pace. Se fossero rimasti, si sarebbero
lasciati immischiare in qualunque imbroglio lui finisse per creare,
proprio come facevano sempre, e lui non voleva che i suoi amici
(familiari, in realt) rischiassero la pelle a causa del suo bisogno di
sfogare quella vecchia rabbia sempre crescente, del suo desiderio di
amministrare una qualche giustizia da lungo meritata. Non poteva
permettere loro di avvicinarsi a questo. Sarebbe stato un macello.
Cos supponeva di essere costretto ad aspettare, e...
Jameson si ferm e rimase ritto in silenzio, la testa inclinata da un
lato mentre il vento freddo gli arruffava i capelli e gli pungeva le
guance. Aveva udito qualcosa... un rumore cos flebile che nessun altro
passante pareva notarlo. O se lo notavano, non sembravano
preoccuparsene. Dovette sforzarsi per coglierlo di nuovo, in mezzo al
traffico che si muoveva lento e ai clacson che suonavano e ai freni che
sibilavano. C'era meno rumore che durante il giorno, ma la differenza
non era poi cos sensibile.
Attese un secondo, poi due. Poi lo colse di nuovo. Il suono era
quello di un gemito. Tormentato, doloroso.
E la voce era quella di un vampiro.
Un piccolo brivido serpeggi su per la nuca di Jameson mentre
inquadrava la fonte del suono: un edificio abbandonato a vari metri di
distanza da lui. Mattoni che si sbriciolavano e dita di sudicio vetro
spezzato. Neve sui vecchi abbaini di pietra. Gargoyles che orlavano la
sommit, bench poco rimanesse ormai di quei truci guardiani. Non si
riuscivano neppure a distinguere i loro tratti, a parte le bocche
beffarde e le ali d'angelo ora spolverate di neve. Lei era l dentro.
Come lo sapesse, come potesse anche solo udire il suono della sua
voce, Jameson non lo cap. Non era udibile. Non a orecchi mortali,
comunque. Eppure era cos. I suoi erano orecchi mortali. Dunque
perch la stava percependo? Perch poteva sentire il suo dolore?
Jameson Bryant non era uno stupido. Aveva incontrato altri esseri
soprannaturali prima d'allora, creature che a lui erano estranee. E li
evitava sempre. Era sostanzialmente vero che andava contro la loro
natura fare del male a uno dei Prescelti, quei rari mortali con l'antigene
Belladonna nel sangue. I vampiri riconoscevano sempre
quell'antigene. Ne sentivano l'odore o lo percepivano o qualcosa del
genere. E la maggior parte dei non-morti tendeva a proteggere e
vegliare i mortali con l'antigene. Guardiani oscuri. Angeli oscuri. La sua
bocca si torse in un sorriso all'ironia della cosa. Ma c'erano eccezioni a
ogni regola. E lui non aveva l'abitudine di dirigersi verso vampiri
sconosciuti e tendere loro la mano.
Questa volta tuttavia fu differente. Era spinto, attratto da una
qualche forza che non riconosceva n comprendeva. Non ebbe altra
scelta che arrampicarsi sulle assi grigiastre inchiodate a croce sulla
soglia dell'edificio in rovina e farsi strada tra i detriti, verso di lei. E
quando finalmente la vide, il suo cuore si fece lo sgambetto da s.
Sedeva accoccolata in posizione fetale in un angolo. Il suo abito
nero, o saio o qualsiasi cosa fosse, era strappato e sbrindellato e
sudicio. Come lo erano i suoi arruffati capelli d'ebano, lunghi e
sporchi, che le coprivano la faccia. Era bianca da far paura. Cos
assolutamente bianca che quasi brillava nell'oscurit come uno spettro.
E smunta. Emaciata, perfino. Le sue mani... Dannazione, riusciva a
vedere le ossa in quelle mani bianche come gesso.
Fece un altro passo verso di lei, e la testa della donna scatt verso
l'alto, gli occhi spalancati e pieni di paura. Mentre lo fissava, le nubi
scivolarono via dalla luna, permettendo alla sua luce di riversarsi
attraverso i vetri rotti e inondarle il viso e gli occhi di quell'etereo
lucore. Lei era penosamente sottile, ma anche cos era bellissima. Il suo
viso sembrava una scultura nella luce lunare. Alti zigomi affilati, e una
mascella delicata. Labbra piene, lievemente schiuse, e un lungo collo
flessuoso che lo tenne immobilizzato mentre lo osservava. Poi lei
mosse la testa lievemente, la luce cadde sui suoi occhi, e lui trattenne il
fiato. Erano violetti. Di un brillante, vivido violetto. Il loro colore era
cos limpido che avrebbe sospettato fosse falso se non avesse saputo
altrimenti. Enormi, luminosi occhi che splendevano di colore. La
magrezza, sospett, faceva sembrare quegli occhi inquietanti ancor pi
grandi di quanto non fossero. E senza dubbio era quella stessa
condizione, e quei lievi incavi che essa causava nelle guance, a far
sembrare la sua struttura ossea quella di una dea. O di un angelo. Non
era un angelo, tuttavia. Era una vampira, con ogni probabilit
pericolosa. Jameson questo lo sapeva.
E sapeva anche alcune altre cose.
Sapeva che quella vampira era al limite della morte per fame.
Sapeva che avrebbe benissimo potuto essere oltre il limite della follia.
Sapeva di doversene andare. E cap, con assoluta certezza, che non
l'avrebbe fatto.
Capitolo  9
Avevo vagato da sola per tre notti. Nascondendomi nelle parti pi
sudice, pi squallide della citt, perch sentivo che era tutto ci che
meritavo. Ero un sudicio, vile essere ormai, no?! Violata da un mostro,
trasformata in una creatura come lui.
E sapevo che era colpa mia. Perch c'era stato un momento, un
singolo istante nel tempo, in cui avrei potuto dire no. Avrei potuto
scegliere morte e salvezza anzich vita... interminabile vita e
dannazione. Non avrei dovuto bere quando lui mi aveva premuto la
faccia alla sua gola. Ma l'avevo fatto. E mi ero sentita pervadere da un
incredibile, possente desiderio di non morire, di continuare a vivere! E
cos avevo bevuto.
Dio aveva creduto opportuno mettermi alla prova prima che mi
consacrassi a lui, senza dubbio Lui aveva percepito le mie indecisioni.
La mia fallibile fede. E io avevo fallito quella prova. Miseramente.
Ma c'era una cosa che non volevo, non potevo fare. E questa era
prolungare la mia vita nutrendomi dai viventi. Agnelli innocenti. E io,
il lupo, affamata di ci che era la loro stessa essenza. Dio, come ardeva
la fame in me! Mi torcevo per la sete. Quando uno di loro passava
accanto alle finestre del mio tugurio, e il vento si faceva pi forte,
coglievo l'odore del loro sangue e mi si riempivano gli occhi di
lacrime. La carne mi formicolava e i miei nervi si animavano, urlando
di bisogno. Volevo prendere uno di loro con ogni parte di me,
prenderli come avevo visto fare a quel mostro. Ingozzarmi alle loro
tenere gole e gustare la loro pelle salata contro le mie labbra.
Affondare le zanne che di recente si erano allungate nella mia bocca,
aguzze come rasoi, e bere. Qualcosa, una piccola parte della persona
che ero stata un tempo, restava viva in me, ed era a quella parte che
mi aggrappavo e attingevo per sostenere la mia resistenza. Quella
parte... e il crocifisso che portavo attorno al collo. Il simbolo di tutto
ci in cui credevo. Facevo scorrere le mani sulla grana liscia del legno,
ed esaminavo la smorfia sul volto del Cristo, che era troppo minuscola
perch potessi anche solo notarla prima. Quelle cose mi fecero andare
avanti, anche se non mi mantennero sana di mente. Come un cane
rabbioso alla vista dell'acqua, ero praticamente pazza quella notte. E
poi lui arriv.
Ne sentii l'odore, come era stato per gli altri. No. No, non  del
tutto vero. Non era uguale. Il suo profumo giunse a me pi potente di
quanto avessero fatto i loro. Eccit i miei sensi a un livello ancor
maggiore, tanto che mi rannicchiai nell'angolo, tirandomi le ginocchia
contro il petto e nascondendo il viso contro le gambe, e pregando che
lui passasse oltre. In fretta, prima che quell'aroma succulento mi
rendesse completamente folle.
Lui non lo fece, naturalmente. Il suo odore divenne pi forte e pi
delizioso a ogni secondo. E poi udii il suono dei suoi passi che si
avvicinavano sul pavimento coperto di detriti. Alzai lo sguardo, e lui
era l, il respiro che creava nuvolette di condensa nell'oscurit.
Fissandomi come se non avesse mai visto niente di tanto patetico del
quadro che creavo l nel sudiciume. Avrei voluto urlargli: vattene!
Non riesci a vedere ci che sono? Non senti in che pericolo ti trovi?
"Non avere paura" mi disse. Avrei voluto rovesciare indietro la testa
e ridere, ma non ne ebbi la forza. Quell'uomo, quel povero, innocente
uomo mortale, diceva a me di non avere paura di lui. Che ironia!
Non risi. Non produssi alcun suono, e mi limitai a stare l seduta, a
fissarlo. La sua bellezza mi sbalordiva. La vedevo, come vedevo ogni
cosa ormai, in maggior dettaglio di quanto avessi mai fatto da
mortale. Perfino nell'oscurit di quel rudere. Perch vedevo benissimo
nel buio, adesso. I suoi occhi... non erano neri come il carbone, ma
scuri, come di velluto marrone. Con striature pi intense, ondulate,
che gli circondavano le pupille come raggi attorno al sole.
Lui era come il sole... il sole su cui non avrei pi posato gli occhi.
Aveva capelli folti che portava lunghi. Ne potevo vedere, perfino
da quella distanza, la luminosit, la ricchezza. Al tocco, quella massa
corvina di riccioli ribelli sarebbe sembrata come seta.
La sua pelle non era bianco gesso e malaticcia come la mia, bens
bronzea, come se il suo corpo fosse stato rivestito di miele apposta per
me.
Mi leccai le labbra mentre i miei occhi banchettavano sul triangolo
di carne esposta sulla sua gola muscolosa. E poi abbassai gli occhi, li
chiusi. Lo volevo. Volevo il suo sangue, e volevo il suo corpo. Io, una
vergine che aveva avuto intenzione di dedicare se stessa a Cristo e di
rimanere casta fino alla morte, lo bramavo con una fame cos carnale
che mi sconvolse. Quello era un altro aspetto ancora della mia nuova
personalit? Sarei diventata una sgualdrina oltre che un demonio e
un'assassina? "Va' via" gracchiai. "Non sei al sicuro qui."
Ma l'uomo venne pi vicino, torreggiando su di me, e
terrorizzandomi, finch non rammentai che io ero pi forte. Malgrado
la sua taglia (ed era un uomo imponente, ampio di spalle e molto alto)
non avevo nulla da temere.
Mi guard con quei suoi occhi tigrati, dolci di piet quando
avrebbero dovuto essere dilatati per la repulsione. "Stai morendo di
fame, non  cos?"
S, stavo morendo di fame. E potevo udire il forte e deciso pulsare
del suo battito, adesso. L'impetuoso fiume del sangue che gli scorreva
nelle vene. Potevo udirlo! "Ti prego!" gridai, nascondendo il viso tra le
mani. "Vattene via! Non posso sopportarlo!"
Poi la sua mano mi scost con una carezza i capelli dagli occhi.
Scivol gi a cingermi il mento, sollevandomi la testa finch lo fissai di
nuovo. Potevo sentire il calore di quella mano soffondersi attorno al
mio viso. Potevo percepire ogni linea del suo palmo. "Sei solo una
novellina, vero?" Ma i miei occhi avevano trovato il punto dove
pulsava il suo battito nella gola, e non riuscivo a distoglierli.
"Io posso aiutarti" disse. "Andr tutto bene, vedrai."
"Vai via, ti prego..." Ma la mia voce mancava di convinzione
mentre pensavo al suo sapore. "Non posso semplicemente andarmene
e lasciarti qui. Stai soffrendo, posso vederlo." Gemetti piano, e dagli
occhi mi sgorgarono lacrime. I singhiozzi mi squassarono lo sterno,
scuotendo il mio corpo. Desideravo prenderlo pi di quanto
desiderassi tirare un altro respiro. Eppure non ne ero capace. Come
avrei potuto? Lui non aveva fatto niente di male. Cercava perfino di
aiutarmi. Il mio pianto fu la mossa sbagliata, perch quel grande,
bellissimo sciocco mi cinse con le sue braccia forti, e potei sentire ogni
curva della sua salda mole muscolosa sotto i vestiti. Mi attir pi
vicino, abbracciandomi con gentilezza, cullandomi un po'. Dicendo:
"Ssst, va tutto bene. Ho degli amici che sono come te. Loro possono
aiutarti. Ti porter da loro. Andr tutto bene". And avanti cos,
accarezzandomi la schiena e i capelli. I suoi movimenti mi resero pazza
di quella brama innaturale. Pazza di desiderio per lui, corpo e sangue.
E le due voglie parvero intrecciarsi fino a quando non riuscii pi a
distinguere la lussuria carnale dalla fame contro natura. Divennero
una. Il mio viso posava nell'incavo del suo collo muscoloso. Le mie
labbra toccavano la sua calda pelle salata, mentre lui mi tratteneva l. E
fu la fine. Tutto ci che potevo sopportare. Non era rimasto un
brandello di umanit in me in quel momento. Ero semplicemente un
animale affamato, e lui era il mio pasto.
Feci scivolare le braccia attorno al bellissimo uomo, aprii la bocca e
affondai in lui le mie nuove zanne aguzze. Pelle, e muscolo, e poi lo
schiocco quando trapassai la giugulare. Lui ansim. Ma non si ribell,
affatto. In effetti si pieg pi vicino, mi tenne pi stretta, e io sentii un
brivido percorrerlo. Gemette e intrecci le dita tra i miei capelli, e
premette le anche contro di me. Sentii la sua eccitazione, la sua forma
dura che mi sfiorava le gambe, e come una volgare prostituta mi
inarcai contro di lui. Forse lui non si rendeva conto che quella sarebbe
stata la sua fine. Non finch non l'ebbi quasi prosciugato. Solo allora
cominci a contorcersi tra le mie braccia e a tirare. Ma affamata
com'ero, fu inutile. Non riusc a spezzare la mia presa su di lui,
indebolito com'era dalla perdita di sangue. "Basta" lo udii bisbigliare,
vicino al mio orecchio. "Ti prego, basta."
Ma io lo tenni pi stretto, e morsi pi a fondo, e continuai a
succhiare dalle ferite nella sua gola. La sua forza divamp dentro di
me, ricolmandomi, riscaldandomi, riportandomi a vivida vita
scintillante. Poi lui disse: "Accidenti a te... mi stai... uccidendo" con un
sussurro a stento udibile. Quella stessa voce di seta che era stata musica
alle mie orecchie, ora implorava per la sua stessa vita, ed era ridotta a
quell'aspro bisbiglio. Inorridita, lo spinsi via da me. Ma lui croll sul
pavimento come una bambola di stracci, e l giacque, gli occhi niente
pi che fessure vitree che mi fissavano. E poi si chiusero.
"Ges, Giuseppe e Maria, che cosa ho fatto?" mormorai, e mi voltai
per scappare via. "Ferma dove sei."
Quella voce non era musica. Non era seta. Giunse aspra, crudele,
da appena oltre la soglia. Era una voce che conteneva autorit,
comando e minaccia. Mi raggelai l, con il panico che mi ghiacciava il
sangue cos di recente riscaldato da quello della mia vittima. Il nuovo
arrivato non poteva vedere l'uomo che avevo appena ucciso. Non da
l. Sperai non se ne accorgesse. Non potevo sopportare che qualcuno
sapesse ci che avevo fatto, che cosa ero diventata.
Lui avanz nel mio campo visivo, puntandomi un'arma contro.
Una specie di pistola. "C' un tranquillante qua dentro" annunci.
"Vieni via senza opporre resistenza, e non sar costretto a usarlo."
Lanciai un'occhiata alla pistola, poi all'uomo. "Venire via... dove?"
gli domandai. Mi leccai le labbra, e quando gustai di nuovo il sapore di
quel bellissimo uomo sulla mia lingua, un vergognoso piacere mi
colm.
"Sei molto giovane, non  vero? Quando ti hanno trasformata, quei
bastardi?" All'improvviso la voce era piena di comprensione.
"Tre notti fa" gli dissi in tutta sincerit, non vedendo motivo di
mentire. La luce che l'uomo impugnava mi brill negli occhi, allora, e si
riflesse dal mio crocifisso illuminando il mio abito sbrindellato.
"Santo cielo" borbott, "sei la suora scomparsa."
"Novizia. Non suora. Non ancora." Chiusi gli occhi, distolsi il viso
dalla luce. "Mai pi ormai."
"Io posso aiutarla" disse l'uomo, e spense la pila come fosse un
segno di buona fede. "Lavoro per il DPI... Division of Paranormal
Investigations.  un'agenzia governativa, sorella. Facciamo ricerca, e...
"
"Non mi chiami sorella" dissi. "Non mi chiami mai pi sorella."
"Mi dispiace. Ascolti... venga con me. Stiamo lavorando a una cura.
C' la possibilit che riusciamo ad aiutarla."
Io socchiusi gli occhi e studiai il suo viso. "Dove?"
"Al nostro quartier generale. A White Plains. Non  lontano.
Andiamo, venga con me. Lasci che l'aiuti. Lei vuole essere umana di
nuovo, non  vero?"
Era davvero possibile? Potevo riacquistare la mia persona mortale,
e con essa, la mia anima immortale?
No! Non fidarti di lui!
Mi irrigidii quando, chiarissimamente, quella voce simile a raso mi
squill nella mente. La voce della mia vittima. Non vagava per la mia
testa come un pensiero randagio o un sogno ad occhi aperti. Parlava,
debole e senza respiro, nella mia mente. Era la sua voce. Era reale.
Lanciai un'occhiata dietro di me, e i suoi occhi, bench appena
socchiusi, incrociarono i miei, li catturarono. Non andare con lui! Non
andare...
Girai di scatto la testa, ignorando l'uomo moribondo. Certo non
era lui quello che avrei dovuto ascoltare in quel momento. Aveva
ammesso con me di avere amici che erano... come me, cos si era
espresso. Altri vampiri. Dovevo fidarmi di un amico di quelle creature,
quelle sanguisughe in forma umana, quei predatori della notte? No. Li
odiavo. E odiavo me stessa perch ero come loro. Volevo che questo
finisse! Non ero capace di vivere come un mostro. Non potevo.
"Verr con lei" risposi. E lo sconosciuto mi prese per mano.
Stupida. Continuai a udire la sua voce nella mente mentre andavo
con lo sconosciuto. Tuttavia si faceva sempre pi debole. Traditrice.
Sei una traditrice della tua razza. E meriti qualsiasi cosa ti faranno l!
Chiusi gli occhi, cercai di bloccare la sua voce.
Io avrei potuto aiutarti. Vorrai avermelo permesso... Giuro che
rimpiangerai... E poi niente. Niente di niente. Che fosse finalmente
morto? Un peso terribile mi grav sul cuore. Avevo ucciso. Due volte
ormai, e una volta soltanto per conservare la mia vita. Ero dannata,
ma forse la via della salvezza non mi era interamente preclusa. Forse
quella era semplicemente una prova, o una lezione che dovevo
imparare prima di poter prendere i voti definitivi. Forse per me c'era
ancora possibilit di perdono.
Lo sconosciuto apr la portiera della sua automobile, e io salii.
Mentre ci allontanavamo, udii di nuovo lui, quella voce musicale,
forse il suo ultimo respiro. Avevi ragione, Tam. Dannazione, ho
bisogno d'aiuto... io... io...
Non vi fu altro. Non un'altra traccia di vita da quell'edificio
condannato. Una grossa lacrima mi rotol gi per la guancia mentre
svoltavamo un angolo allontanandoci.
"Jameson? Riesci a sentirmi?"
"Adesso star bene, Tamara. L'abbiamo preso in tempo."
"Ma, Eric... "
"Ssst. Lascialo riposare. Avr bisogno di tutta la sua forza quando si
sveglier. Non sar facile per lui affrontare questa situazione. Non era
pronto, lo sai."
"Lo so." Una mano accarezz il viso di Jameson. "Mi dispiace tanto"
sussurr lei. "Ma proprio non potevamo lasciarti andare."
Jameson apr gli occhi, poi batt le ciglia, perch qualcosa non
andava nella sua vista. Tutto era troppo limpido. Troppo vivido.
Rapidamente li richiuse, sbalordito. "Cos' successo?" mormor,
frugando nella memoria.
"Sei stato aggredito" disse Tamara con dolcezza, e lui si stup di
poter udire le vibrazioni stesse delle sue corde vocali mentre gli
parlava. L'armonia perfetta della sua voce. Come musica. "Mi hai
chiamato per avere aiuto. Ti abbiamo trovato in..."
"Aspetta... ora ricordo. Quel rudere sul punto di crollare." A poco a
poco gli torn in mente tutto, ma mentre alzava una mano per
impedire a Tamara di parlare, la rigir lentamente, scrutando la benda
bianca sul proprio polso. Quando guard l'altro polso ne vide
un'altra. "Che cosa sta succedendo?" domand lentamente,
guardandoli uno per uno.
Rhiannon sedeva su una sedia alla sua sinistra. Chiuse la propria
mano elegante attorno a una delle sue, molto pi grandi. "Un
rinnegato bastardo ti ha prosciugato fino al punto di morte, Jameson.
Non avevamo altra scelta."
Lui scosse la testa, ma gi la verit si stava facendo strada nella sua
mente. Anche senza vedere le loro espressioni preoccupate e
leggermente colpevoli, l'avrebbe capito. Le sue percezioni erano
estremamente vivide. Molto pi del solito. Sentiva ogni grinza nel
lenzuolo. La sua pelle era viva, formicolante, e lui poteva udire come
la brezza fuori sbuffava sopra ogni singola foglia morta che ancora
stava attaccata a quell'acero in boccio. Quanti piani pi sotto era
quell'albero scarnito, piantato dentro un'apertura perfettamente
circolare nel cemento? Ventiquattro? Di nuovo, guard le fasciature.
"Non capisco" disse. "Eri privo di conoscenza" sussurr Tamara.
"Troppo debole per bere."
"E cos?"
"Stavi morendo, Jamey... Jameson" prosegu lei. "Ho pensato..."
Eric si volt verso le finestre, scrutando fuori nella notte, senza
guardare negli occhi Jameson. "Ho dovuto collegare qualche tubo"
disse. "Per le trasfusioni."
"Tra... sfusioni?" Jameson guard la schiena di Eric, fissandola finch
l'uomo non si volt. "Eric?" Poi spost lo sguardo su Roland, che stava
in piedi in silenzio in un angolo della stanza, senza dire niente, solo
osservando, ascoltando. "Roland? Ges, state dicendo che io sono... "
Roland annu. "S. La tua vita mortale  terminata la notte scorsa,
Jameson. L'unica cosa che potevamo fare per te, era darti un'altra vita
per rimpiazzare quella che quel bastardo ti ha rubato. Una vita di...
notte senza fine."
Jameson chiuse gli occhi e imprec. Ud Tamara piangere
sommessamente, sent la mano di Rhiannon chiudersi sulla sua.
"Non posso crederci" borbott. "Dio, non posso crederci." Poi
scrut i loro volti. "Chi di voi ha fatto questo? Di chi  il sangue che mi
scorre nelle vene adesso? Tuo, Roland?" Tamara tir su col naso. "Di
tutti noi" gli disse, attirando il suo sguardo sul proprio viso chiazzato di
lacrime. "Te ne abbiamo dato tutti un po', Jameson."
Lui chiuse gli occhi, scosse la testa, espulse il fiato in uno sbuffo.
"Maledizione" disse. "Non volevo questo. Non ancora. Forse mai.
Maledizione..."
"Basta!"
La bocca gli si chiuse di scatto al brusco ordine di Rhiannon. Lei si
alz dalla sedia, e lo fiss attraverso gli occhi socchiusi, ricordandogli il
modo in cui Pandora guardava appena prima di balzare addosso a un
ignaro coniglio. "Ti abbiamo dato vita, Jameson. L'alternativa era la
morte. Dovresti ringraziarci." Si pieg ancor di pi, cos che i lunghi,
lucidi capelli neri le piovvero davanti al viso. "A meno che,
naturalmente, non avresti preferito la seconda opzione. E se  questo il
caso, non  troppo tardi."
"Rhiannon!" url Tamara, balzando in piedi. "Come osi..."
Rhiannon si raddrizz, gettandosi i capelli dietro le spalle. "Oso,
Tamara carissima. Io oso qualunque cosa, dovresti saperlo. E
francamente, sono un po' stufa della costante mancanza di gratitudine
di questo pivello." Mentre lo diceva, accenn con il mento verso
Jameson. Lui non poteva credere che Rhiannon fosse cos arrabbiata
con lui, ma lo era. I suoi occhi mandavano lampi, e quando Roland si
fece avanti per far scivolare le mani sulle sue spalle, lei lo scroll via e
si allontan. Passeggi avanti e indietro ai piedi del suo letto. "Ci
siamo presi cura di te quando eri bambino, Jameson" disse, con voce
profonda e morbida come raso nero. "Ti abbiamo salvato la vita in pi
di un'occasione, abbiamo rischiato il collo per te, ti abbiamo trovato
un altro padre. Eppure tutto quello che hai fatto  lamentarti. Ti
trattiamo come un bambino! Ti chiamiamo con il nome sbagliato! Tu
non hai abbastanza spazio!"
Jameson si rizz a sedere nel letto, spingendo di lato le coperte,
posando i piedi sul pavimento. "E poi" prosegu lei, "te ne vai a zonzo
cacciandoti ostinatamente in guai ancora peggiori, e mentre giaci
morente, prossimo a esalare quello che avrebbe potuto essere il tuo
ultimo respiro, ci chiami in aiuto. Nel nome dei faraoni, che cosa ti
aspettavi che facessimo? Non possiamo risuscitare i morti! Hai chiesto
aiuto, e noi ti abbiamo dato l'unico aiuto che potessimo offrire.
Eppure tu ancora ti lamenti."
"Basta cos, Rhiannon" intervenne Roland, e lo disse severamente.
Lei gli lanci un'occhiataccia, ma lui non fece retromarcia. "Tu non sai
niente di come si senta Jameson in questo preciso momento."
"E tu s?" scatt lei di rimando.
Roland annu, volgendo lo sguardo su Jameson. "Io s. Tu,
Rhiannon, e anche Tamara, avete cercato entrambe questa vita. Io no.
A me fu imposta, Rhiannon, quando tu mi trovasti prossimo alla
morte su quel campo di battaglia, nell'armatura coperta di sangue."
"Anche a me" disse Eric sottovoce. "Quando Roland venne a
trovarmi in quella sudicia cella francese, la notte prima che dovessi
affrontare la ghigliottina." Incontr gli occhi di Jameson. "Ero
terrorizzato, allora, da ci che ero diventato. E bench tu ci conosca
bene, immagino che anche tu sia un po' spaventato. Pensi che adesso
sei un mostro come lo siamo noi."
A Jameson venne un nodo in gola, e gli bruciarono gli occhi. "Non
ho mai pensato a nessuno di voi come a dei mostri, Eric. Questo
dovete saperlo.  solo che... tutto questo..." Scosse la testa. "Credevo
che avrei avuto tempo per abituarmi all'idea. Pensavo che sarei stato
io a decidere se e quando sarei stato pronto per questo." Alz la testa,
incontr lo sguardo fisso e altezzoso di Rhiannon. "Hai ragione,
principessa. Mi sto comportando da asino, e mi dispiace. Se non fosse
per tutti voi, sarei morto a quest'ora, ed ero ancor meno pronto per
quello."
Not che si era ammansita. A Rhiannon piaceva quando si
rivolgeva a lei con il titolo che le spettava. Era la figlia di un faraone,
dopotutto. Non che lei permettesse a chiunque di loro di
dimenticarsene, comunque. Jameson chin il capo, chiuse gli occhi.
"Cos sono qui.  fatta. Non si pu tornare indietro. Immagino che
dovr abituarmi all'idea."
"Te la caverai benissimo, Jameson" gli assicur Tamara. "Prometto."
Lui alz la testa, incroci i suoi occhi e pens che dopotutto la
situazione aveva anche dei lati positivi. Sarebbe stato in grado di
affrontare il DPI con le sue nuove capacit. Flett la mano,
chiedendosi quanto forte esattamente fosse ora. Forte abbastanza,
magari, per tornare in quella torreggiante installazione a White Plains
e farla a pezzi, un mattone dopo l'altro? Forte abbastanza da
costringere i bastardi a raccontargli quale fosse stato tutto lo scopo di
quell'ultima tornata di esami praticati su di lui? E poi ammazzarli uno
per uno, fino all'ultimo?
"Immagino che la prima cosa che dovremo insegnarti sia come
schermare i tuoi pensieri" disse Roland, fissandolo dritto negli occhi.
"Anche se quando sono stupidi come quelli, potrebbe essere meglio
che ne veniamo a conoscenza tutti, eh?"
"Io non ti biasimo, Jameson" dichiar Rhiannon, e la sua collera
parve placata, almeno per il momento. "Ho desiderato distruggere
qualsiasi cosa fosse anche remotamente associata a
quell'organizzazione di buffoni per anni. Ma tutti loro me l'hanno
impedito" concluse indicando gli altri.
"Per ottime ragioni" le fece presente Roland. "Se dovessimo fare
una cosa simile, confermeremmo tutto ci che credono sul nostro
conto. Diventeremmo i predatori senza cuore che loro affermano che
siamo. Letali, distruttivi e pericolosi. E avrebbero ogni ragione per
organizzare un attacco su larga scala contro di noi. Riesci a
immaginare, Rhiannon, che cosa succederebbe se altre ramificazioni
del governo venissero coinvolte? L'esercito, per esempio?" Lei scroll
la testa. "Si facciano avanti."
Roland rote gli occhi, ma Jameson rise forte. E poi Eric si avvicin
e lo scrut in viso. "Basta parlarne, adesso" decise. "Jameson,
raccontaci della bestia che ti ha aggredito. Chi era? Puoi descriverlo?"
"S" intervenne Roland. "Non possiamo permettere che continui..."
"Non lui" disse Jameson, alzandosi in piedi e voltandosi a
fronteggiarli. "Lei." Vide i loro visi accigliarsi. "E non siamo costretti a
darle la caccia. Si  consegnata a un agente del DPI proprio davanti ai
miei occhi. Si  arresa, senza batter ciglio. Penso che abbia preso per
buono quello che lui le stava offrendo, sul fatto che loro sarebbero
stati in grado di renderla di nuovo umana."
"Mio Dio!" Tamara si alz in piedi. "Chi era lei, Jameson? La
conoscevi? L'avevi mai vista prima?"
Lui scosse lentamente il capo. "Credo che l'agente sapesse chi era,
ma ero a malapena cosciente. Sono rinvenuto per qualche istante
quando le diceva di andare con lui, di permettergli di aiutarla."
" meglio che l'abbia trovata lui anzich io" comment Rhiannon.
"Era pazza, credo" continu Jameson. "Sudicia, gli abiti stracciati.
Sembrava molto giovane... e sono sicuro che stava per morire di fame.
L'ho sentita piangere, cos sono andato da lei. Pensavo di portarla da
voi, e che voi poteste aiutarla."
"E noi l'avremmo fatto, naturalmente" gli assicur Tamara.
"Se mai la rivedr, le torcer quel grazioso collo." Jameson pens a
quanto gli fosse sembrata fragile... appena prima che gli affondasse le
zanne nella gola. E poi medit su altri particolari... e dovette
distogliere il viso dagli altri.
Lei l'aveva portato dove non era mai stato. L'aveva turbato a quel
primo trapassargli la carne, ma poi...
Dannazione, perch nessuno di loro gli aveva raccontato che cosa si
provava? Era normale reagire a quel modo? Non era mai stato cos
eccitato in vita sua come quando lei l'aveva tenuto contro di s,
lavorandogli la gola con la bocca e con i denti. E lui l'aveva desiderato.
Aveva desiderato lei. E per pochi minuti aveva supposto che andasse
tutto bene. Che lei avrebbe bevuto solo abbastanza da mantenersi in
vita, e poi si sarebbe fermata.
Solo che non si era fermata. Quella cagna aveva tentato di
ucciderlo. E lui era rimasto eccitato da lei fino a quando non le era
crollato ai piedi. "La uccider" mormor.
"La vendetta  un'emozione sprecata, Jameson" gli disse Tamara.
"Ha cercato di uccidermi!"
"Forse non sapeva di farlo."
"Oppure" intervenne Rhiannon, "ha semplicemente perso il
controllo. Capita che succeda... in certe circostanze."
Jameson sollev lo sguardo, chiedendosi se avessero sentito tutti
ogni suo singolo pensiero. Ma Rhiannon stava guardando Roland
come se fosse una succosa bistecca, e Jameson pens di scorgere uno
scintillio anche negli occhi di Roland. Decise di non dire altro sulla sua
aggressione erotica. Cerc di non pensare pi niente di essa, anche se
gli riusciva molto pi difficile di quanto avrebbe dovuto. Era ora di
cambiare argomento. "Sentite, se i tirapiedi del DPI sono in giro a
ramazzare vampiri per un'altra serie di esperimenti, forse  il momento
che voi ragazzi ve ne andiate fuori citt."
"Esatto" convenne Roland. "Ma non dimenticare, amico mio, che
anche tu sei un vampiro, adesso."
Jameson si accigli. Dannazione.
"Anche se dovessi decidere di andare avanti con il tuo progetto di
scoprire che cosa volessero da te l'ultima volta che ti hanno preso,
Jameson, devi ammettere che sarebbe meglio aspettare. Hai bisogno
di tempo per abituarti alla tua nuova natura. Per imparare a
controllarla. Per sperimentare i limiti della tua forza, della tua
resistenza." Su questo non aveva tutti i torti. Accidenti a lui.
Roland sorrise, senza dubbio avendo udito anche quel pensiero.
"C' molto che devi imparare sull'essere un vampiro, Jameson."
"Diavolo, Roland. Sull'essere vampiro io so pi di quanto tu creda.
Ne ho avuti attorno per la maggior parte della mia vita."
"S, questo  vero. Ma vivere l'esistenza dei non-morti  una
questione assai differente rispetto al solo assistervi. Questo l'hai gi
scoperto, non  vero?"
Era vero. Era diverso, molto diverso da come aveva immaginato
che fosse. I suoi sensi erano alterati, in un certo qual modo amplificati.
E ce n'erano di nuovi da esplorare, anche. "D'accordo" concesse infine.
"D'accordo, ce ne andremo tutti. Ma io torner. Scoprir che cosa
volevano quei bastardi da me, fosse l'ultima cosa che faccio." Ognuno
di loro apparve preoccupato. Tranne che Rhiannon. Lei esibiva il suo
sorrisetto da Gioconda. Segreto, indecifrabile. E Jameson si chiese che
cosa diavolo stesse pensando.
Capitolo  10
Mi portarono in un ampio edificio, gi con un ascensore fino a una
bianca camera sterile, con un letto, una sedia e poco altro. Come
potevano aiutarmi? Che cos'era quella cura sperimentale che poteva
restituirmi l'umanit?
Mi voltai per porre le mie domande, solo per vedere una porta
d'acciaio massiccio che si chiudeva davanti a me. Non c'era nemmeno
una finestrella in quella porta, ma in compenso le serrature
abbondavano. Le udii scattare, e una sensazione di terrore mi sgorg
dentro. Andai alla porta, la spinsi con tutte le mie forze. Non cedette
minimamente, anche se avrebbe dovuto. Avrebbe dovuto! Io ero
forte, pi forte di qualsiasi serratura loro potessero costruire, questo lo
sapevo.
Ah, ma quell'uomo, quello che mi aveva portata l, mi aveva
iniettato qualcosa. Una droga, aveva detto, per preparare il mio corpo
allo shock di tornare mortale. Doveva essere stata quella a togliermi le
forze.
Dio, avevo commesso un terribile errore?
Camminai avanti e indietro per la stanza durante tutta quella prima
notte, che mi parve eterna.
Poi finalmente la porta si apr, e una gentile donna dai capelli
bianchi e di statura minuscola mi sorrise.
"Salve" disse. "Sono la dottoressa Rose Sversky. Mi prender cura di
te mentre starai qui."
Prendersi cura di me. Quella dolce, vecchia signora. Quasi mi
afflosciai per il sollievo. Non avevo fatto un errore, dopotutto.
Volevano realmente aiutarmi, l.
"Perch sono chiusa qui?" le domandai. "Mi terrorizza."
"Oh, cara, davvero avrebbero dovuto spiegarti." La dottoressa
Rose entr nella stanzetta, chiudendo la porta dietro di s. "Ci sono
altri qui, altri come te. Gente che stiamo cercando di aiutare." Scosse la
testa, schioccando la lingua. "Ma alcuni di loro... ecco, sanno essere
assolutamente mostruosi, sai. Attaccherebbero chiunque, perfino uno
della loro razza."
Non ebbi difficolt a crederle. Ero caduta vittima di uno di loro, e
non avevo dubbio che fossero tutti altrettanto bestiali. Orribili quanto
io avevo cominciato a diventare ora che ero una di loro. "Le serrature
sono per tenere loro fuori, cara, non per tenere te dentro. Per la tua
stessa sicurezza. Qualcuno avrebbe dovuto dirtelo." Sospirai forte, con
sollievo palpabile.
"Adesso, se solo volessi saltare su quel tavolo" continu, sorridendo
rassicurante, "potrei cominciare a renderti umana di nuovo."
Obbedii in gran fretta. La donna scrut il mio abito sudicio, scosse
la testa, ed estrasse un'ipodermica dalla tasca.
"Quanto tempo dovr restare qui?" domandai.
"Ecco, potrebbe trattarsi di settimane, a essere sincera. Il
procedimento comprende diversi stadi, sai. Ma non devi preoccuparti.
Ci prenderemo cura di te come farebbe tua madre. Vedrai." La punta
dell'ago mi affond nel braccio, e in pochi secondi il mio mondo
divenne buio e tenebroso. Scivolai nell'incoscienza.
Quando mi svegliai, indossavo un camiciotto bianco da ospedale.
Mi avevano fatto il bagno, i miei capelli erano stati lavati e spazzolati.
Mi sentii stranamente violata. Mi chiesi che razza di procedura la
gentile anziana dottoressa avesse eseguito su di me, ma non c'era
modo di saperlo. Alla fine la mia porta venne riaperta, ed entr un
giovane uomo forte, che mi tese un bicchiere di liquido scarlatto e se
ne and senza una parola. Non una parola. Come se io fossi un
oggetto inanimato o un animaletto da nutrire. Bevvi il freddo e stantio
nutrimento che mi aveva fornito, anche se mancava del rinvigorente
calore del sangue tratto dai viventi. Quel calore che ancora ricordavo
pervadere il mio corpo mentre mi nutrivo alla gola del bellissimo
uomo che si era offerto di aiutarmi. Ma non volevo quel calore. Non
volevo nutrirmi di sangue innocente. Volevo essere di nuovo mortale,
riavere indietro la mia vecchia vita. E cos bevvi, e pregai di non dover
rimanere a lungo in quel posto.
Hilary Garner ascolt il rapporto di Rose Sversky cercando di
mantenere sul viso una sembianza di clinico distacco. Non era certa di
riuscirci. Ma ci prov.
"Abbiamo prelevato e fecondato con successo un singolo uovo dal
soggetto. Solo uno.
L'impianto dovr andare avanti senza intoppi, e se non attecchisce,
non sono sicura che avremo un'altra possibilit. Potremmo doverci
procurare un altro soggetto o due prima di raggiungere il successo."
Fuller annu, lo sguardo scrutatore che scivolava di tanto in tanto
sul viso di Hilary, come se la stesse sorvegliando in attesa di qualcosa.
Un passo falso. Lei mantenne fermamente sul viso la maschera
inespressiva. Non avrebbe mostrato niente a quell'uomo. Non c'era
niente che lei potesse fare, comunque.
"Programmi l'impianto per stanotte" ordin lui. "Mettiamo in moto
questo esperimento. Com' il soggetto?"
Rose gli scocc il suo sorriso da nonna. "L'ironia mi stupisce sempre,
signor Fuller, ma stavolta mi ha sopraffatto. Il soggetto  una vergine."
I sopraccigli di Fuller si sollevarono in alto. "Mi sta prendendo in
giro."
"No. A parte quello strano dato di fatto,  decisamente
collaborativa.  ancora convinta che la faremo tornare mortale. Non
ci dar nessun problema, ne sono sicura."
"Non diventi troppo comprensiva, Sversky" la ammon Fuller. "Ci
dar problemi in abbondanza non appena si render conto di essere
incinta. E succeder, presto o tardi."
"S, ebbene, lo sar se l'impianto va a buon fine."
Fuller annu. "Meglio preparare per lei una delle celle di massima
sicurezza. Una volta che se ne render conto, ci contraster a ogni
passo del procedimento." Scosse la testa. "Una nascita verginale... Lei
non era una specie di suora prima di essere trasformata?"
"Qualcosa del genere" rispose Sversky con un risolino.
"Ci sar mai fine alle meraviglie?" replic Fuller. Si appoggi allo
schienale della poltroncina e prese a riempirsi la pipa.
Stavo lentamente diventando folle. Pazza furiosa sarebbe il termine
pi appropriato. Non avevo libri. Niente televisione. Niente radio. Mi
concedevano di fare il bagno ogni notte. E i miei pasti liquidi mi
venivano portati da individui vestiti di bianco che parlavano con
cortesia, perfino con rispetto. Mi nutrivo da bicchieri, non da corpi
caldi, e il nutrimento era diluito. Inconsistente e freddo. Cominciai a
sospettare che fosse condito con qualche genere di sedativo. Da
quando ero arrivata l, mai una volta avevo sentito quella bizzarra
ondata di forza vampiresca che avevo provato in precedenza. Avrei
dovuto immaginarlo. Avrei dovuto cogliere i segni. Il velato disgusto
negli occhi di quegli infermieri, le occhiate che si scambiavano.
Quando mi lamentavo di una qualsiasi delle condizioni in cui vivevo,
mi rispondevano che non sarebbero mai riusciti ad aiutarmi a ritornare
mortale, se non avessi collaborato con loro. Cos feci. E oh, fu cos
stupido! Cos incredibilmente stupido.
Non avevo idea del perch dovessero fare quello che mi facevano.
Neanche nelle mie fantasie pi sfrenate riuscivo a concepire una
ragione. Ma presto divenne palese.
Erano passati mesi prima che capissi che cosa stava accadendo, che
lo comprendessi veramente.
I	mio ventre cominci a gonfiarsi, e potevo sentire una forza vitale
svilupparsi dentro di me. Potevo percepirla l. Un'entit distinta.
Vivente, in crescita. Ero, mi resi conto allibita, in attesa di un figlio.
Quando quella consapevolezza cal su di me, picchiai sulla porta della
cella, urlando e prendendola a calci. Nessuno venne a dirmi perch mi
avessero fatto questo. Nessuno si avvicin. Crollai sul pavimento solo
quando sentii la luce del giorno dipingere la terra, rubandomi
lentamente la coscienza.
Quando mi svegliai di nuovo, mi ritrovai in un posto
completamente diverso. Ero sigillata in una buia cassa simile a una
bara. Il panico mi travolse, e picchiai con i pugni contro il coperchio,
urlando fino a diventare rauca. Alla fine, il coperchio fu sollevato.
Schizzai fuori da quella prigione, solo per venire afferrata da tre
uomini molto forti. Scalciai e urlai. Li interrogai, li implorai di dirmi
perch mi avessero fatto una cosa simile, quali fossero le loro
intenzioni. Invano. Mi iniettarono la solita droga, e io tornai allo stato
di patetica debolezza in cui trascorrevo tutte le mie ore di veglia. Mi
lasciai andare, scivolai sul pavimento, seduta, le palpebre pesanti, ed
esaminai guardinga la stanza attorno a me.
Le bianche pareti sterili erano sparite. Ero in una specie di segreta,
quasi senza luce. Uno degli uomini mi tir in piedi e mi spinse vicino
alla parete di fondo, dove un altro mi applic delle manette ai polsi e
poi alle caviglie. Ero incatenata, incatenata alla fredda parete di pietra
alle mie spalle.
Un bicchiere del detestabile liquido mi fu spinto nella mano. La
catena era abbastanza lunga per consentirmi di bere. Tuttavia non lo
feci. Fissai il bicchiere e scossi la testa. "No" dissi, levando il mento con
aria di sfida. "Non voglio bere. Preferisco morire che continuare a
vivere in questa prigione! Lasciatemi andare. Vi ordino di lasciarmi
andare!"
Uno degli uomini ridacchi, e scosse il capo. "Se non ti nutri,
perderai il bambino. Non vorrai far morire di fame il tuo stesso figlio,
no?"
Deglutii a fatica, mentre le lacrime mi inondavano gli occhi. Non
potevo farlo, e loro lo sapevano. Lo sapevano.
Oh, Dio, che cosa avevo fatto per meritare quel particolare
inferno? Soltanto allora compresi che fatale errore avessi commesso.
Volontariamente, perfino prontamente, mi ero messa nelle mani di
quegli aguzzini. Ero diventata la loro cavia. Riuscivo a stento a credere
che fosse vero. Loro mi vedevano come un animale, un ratto da
laboratorio, e da allora in poi fui trattata come tale. Bevvi, perch non
avevo scelta, e cos sopravvissi. Sopravvivevo grazie al loro liquido
drogato, troppo debole per spezzare le catene o lottare contro i miei
carcerieri. Ogni notte rimanevo incatenata alle pareti della cella. Ma i
giorni erano di gran lunga peggiori, perch a ogni alba, non appena il
sonno diurno mi sopraffaceva, i miei malvagi rapitori mi staccavano
dal muro e mi sigillavano dentro quella cassa simile a una bara. Il pi
delle volte cadeva l'imbrunire e io mi svegliavo ancora intrappolata in
quel minuscolo sarcofago di cemento. Graffiavo e scalciavo e
piangevo, e li udivo ridere mentre mi passavano accanto, senza farmi
uscire finch non avesse fatto loro comodo. Pareva che si divertissero
al mio panico.
Non cercavano pi di celare il disgusto nei loro occhi. Ero trattata
come un animale. In virt del bambino che portavo in grembo
continuavano a fornirmi di nutrimento, e calore, e condizioni di
igiene. Solo per via del bambino, lo sapevo. E sapevo anche, con un
crescente senso di terrore, che ci che sarebbe avvenuto di lui una
volta che l'avessi partorito esulava completamente dal mio controllo.
Capii anche qualcos'altro in quei lunghi mesi di cattivit. Mentre il
bambino cresceva nel mio grembo, mentre lo sentivo l, vivo e che a
volte si muoveva, gli parlavo. Avvolgevo le braccia attorno al mio
grembo gonfio e lo cullavo. Cantai per lui, in una voce che mi sorprese
per la sua estensione e purezza ultraterrena. Avevo sempre amato
cantare, ma non avevo mai trovato tale gioia nel farlo con la mia
limitata voce mortale. Adesso pensavo che fosse come quella degli
angeli, e via via che il tempo passava giunsi a rendermi conto di amare
la creatura che cresceva dentro di me. Lei (per qualche ragione, ero
sicura, perfino allora, che fosse femmina) fu l'unica anima viva a cui
parlai in tutto quel tempo. Lei era parte di me, il mio cuore stesso. E
l'amavo con ogni fibra del mio essere. Mai in vita mia avevo preso in
considerazione la maternit, non avevo mai immaginato che avrei
avuto un figlio. E adesso non riuscivo a immaginare di non averne
uno. E sapevo che loro avrebbero cercato di portarmela via.
Avrebbero cercato di prenderla, e io sarei morta prima di permettere
che ci accadesse.
Di tanto in tanto, Hilary sgusciava nei sottolivelli di massima
sicurezza e dava un'occhiata a quella giovane donna dagli occhi
enormi che tenevano segregata l. Una volta, molto avanti
nell'esperimento, ud qualcosa che le fece fermare il cuore nel petto. La
donna cantava, ed era il pi puro e angelico canto che avesse mai
udito in vita sua.
Sgattaiol vicino alla cella, e sbirciando attraverso il vetro di
sicurezza foderato di rete metallica la vide. Pallida ed esile, tranne che
per il ventre prominente. Il suo nome era Angelica, anche se al DPI
veniva chiamata con un numero. I suoi capelli splendevano come raso
nero, lunghi e lucidi, e aveva enormi occhi violetti, un colore insolito e
strabiliante perfino attraverso le lacrime che scorrevano incessanti sul
suo volto.
Sedeva sul pavimento della cella, con catene che le pendevano
dalle braccia ammucchiandosi attorno alle gambe. Si abbracciava il
grembo rigonfio, e si dondolava lentamente avanti e indietro,
cantando Amazing Grace cos meravigliosamente che a Hilary
vennero le lacrime agli occhi. Poi smise di cantare tutto a un tratto e
alz la testa. Fiss dritto negli occhi di Hilary da dietro il vetro, e lei fu
incapace di distogliere lo sguardo. Quella donna era cos triste, cos
spaventata e cos completamente sola. Era orribile ci che
l'organizzazione le stava facendo. Orribile. Se cerco di aiutarla, pens,
mi uccideranno. Mi uccideranno. Scomparir, proprio come Tamara.
Ma la storia raccontava che Tamara non era scomparsa. Secondo la
voce corrente al DPI, era diventata una di loro, una vampira come
quelli che aveva cercato di aiutare. Poteva essere vero? Poteva Tamara
essere l fuori da qualche parte?
Hilary scacci quel pensiero e guard di nuovo la donna nella cella.
Ma l'implorazione era ancora l, in quegli occhi violetti. E lei cap che
doveva aiutarla. Doveva tentare. Doveva. Chiuse gli occhi e si gir
dall'altra parte. Il canto ricominci, riempiendo l'intero sottolivello di
bellezza. E mentre oltrepassava altre celle in cui altri prigionieri
languivano nella disperazione, li vide ascoltare. Li vide chiudere gli
occhi e abbeverarsi della bellezza di quel canto. Hilary corse dal
blocco di celle agli ascensori, impaziente di chiudere fuori quella voce
triste, ma continu a udirla anche dopo che gli sportelli si chiusero
scivolando. E a vedere quei bellissimi occhi che la imploravano di
agire.
Fu difficile entrare nell'ufficio di Fuller per la riunione dello staff,
quella sera. Pi duro che mai tenere a posto la maschera. Ma seppure
con uno sforzo sovrumano ci riusc.
Finch le cupe previsioni di Rose Sversky non risuonarono nella
stanza. "Non possiamo praticare un cesareo" annunci l'anziana
dottoressa. "Sanguinano come emofiliaci. La madre probabilmente si
dissanguerebbe prima che riuscissimo a togliere il bambino, e allora
perderemmo entrambi."
"Allora andiamo sul naturale" propose Fuller, pressando altro
tabacco dentro la sua pipa rancida mentre Hilary prendeva rapidi
appunti.
Stiles si schiar la voce. "Signore, lei sa che quella razza percepisce il
dolore come se fosse amplificato mille volte."
"Non me ne frega niente" ribatt Fuller.
Gli occhi di Rose incontrarono quelli di Stiles. Perfino loro due, per
mostri che fossero, non erano del tutto senza cuore come Fuller.
Vedevano i non-morti come animali, s, ma neppure gli animali
meritavano un tormento non necessario.
"Dovremo sedarla" continu Rose. "Con la sua forza innaturale,
spingendo potrebbe schiacciare il bambino. Le daremo la droga, un
dosaggio superiore a quello quotidiano. Abbastanza da renderla
semincosciente prima di indurre il travaglio."
"E che cosa accade al bambino?" bisbigli Hilary.
Di nuovo la guardarono tutti, ma ormai erano lungi dal
sorprendersi alle sue sempre pi frequenti interruzioni.
"Il bambino sar il nostro pi prezioso oggetto di ricerca" spieg
Fuller. "Signora Garner, questa  un'opera prima. Un unicum di una
specie. Nascer un vampiro, o un mortale, oppure un qualche incrocio
mutante tra i due? Apprenderemo di pi da questa creatura che...
signora Garner?" Hilary avvert un senso di nausea tale da pensare che
avrebbe fatto meglio a uscire di l in fretta prima di perdere il controllo
e scoppiare in lacrime davanti a tutti. Si impose di controllare i muscoli
del viso e si alz lentamente. "Sono spiacente, ma dovrete scusarmi
per un minuto." Si volt verso la porta.
"Problemi di stomaco, signora Garner?" La voce di Fuller era colma
di interrogativi, e l'espressione nei suoi occhi era letale quando lei si
gir a guardarlo.
"S" gli rispose. "Influenza, credo."
"Me lo auguro."
Fu una nebbia di dolore e orrore e paura. La prima droga che mi
diedero mi lasci quasi paralizzata. La seconda port il dolore. Non
riuscivo a pensare. Non riuscivo a vedere le pareti che oltrepassavo
mentre mi spingevano, legata su una lettiga, dentro un ascensore. Mi
portarono in una stanza con persone con camici bianchi e mascherine,
e macchine e attrezzature di ogni genere. Poi quei demoni mascherati
mi circondarono, guardandomi, facendo schioccare guanti chirurgici.
Parlavano, ma io non capivo cosa stavano dicendo, tanto ero stordita
dal dolore. Avevo male, sapevo solo questo. Credetti che il mio corpo
si sarebbe lacerato a met, e urlai. Vedevo quei camici bianchi
tutt'attorno a me, i loro occhi impazienti di eccitazione. Ce n'era solo
una, la donna dalla pelle bruna e dai grandi occhi da cerbiatta, che
poteva essere diversa. L'avevo gi vista prima, la donna dai gentili
occhi marroni. Appariva inorridita quanto me, dietro la maschera
chirurgica.
Oh, e io ero piena d'orrore. Inorridita, perch riuscivo a stento a
muovermi, riuscivo a stento a pensare. E tutto ci che potevo sentire
era dolore. Sapevo di essere incapace di contrastarli, incapace di
proteggere la mia bambina. Totalmente... impotente.
La donna con lo sguardo gentile stava in piedi accanto alla mia
testa. Mi accarezz il viso, senza parlare, ma io potei vedere la piet
nei suoi occhi quando incontrarono i miei. E poi provai sollievo, cos
rapido e improvviso che per poco non galleggiai via dal tavolo con
esso. Occhi di Cerbiatta volt la testa, guardando gli uomini e la
donna che stavano ai piedi del tavolo su cui giacevo. Seguii il suo
sguardo e vidi la mia bambina, una forma rosea e indistinta, grinzosa,
che vagiva e scalciava e aveva capelli nero giaietto ritti sulla testa. La
donna a cui avevo pensato come a una gentile vecchia nonna la
teneva in braccio.
Poi la donna carina si chin vicino a me e sussurr: " una
femminuccia. E sembra sana". Mossi le labbra, sollevai le mani verso la
mia bambina, mia figlia. Provai a implorare. "Per favore... "
Quegli occhi da cerbiatta si riempirono di lacrime. Incontrarono i
miei. Restarono fissi nei miei. "Per favore" mormorai. "Aiutami...
aiuta... lei!"
La donna guard me, poi la mia bambina mentre la portavano via
dalla stanza, fuori dalla mia vista. Uscirono tutti, lasciandomi l distesa.
E io li guardai andarsene, mentre mi laceravano il corpo grandi
ansimanti singhiozzi che facevano male quanto ne aveva fatto il parto.
Cercai di mettermi seduta, cercai con tutta me stessa di liberarmi dalle
cinghie che mi tenevano gi. Ma la droga riduceva i miei sforzi a una
burla, mentre io piangevo di strazio e loro portavano via la mia
bambina. Allora quella bellissima donna scura di pelle che sembrava
diversa dagli altri mi sfior il viso. Mi voltai a guardarla, e i suoi occhi,
con le lacrime che vi nuotavano dentro e quasi ne sgorgavano,
incontrarono nuovamente i miei. "Aiutala" mormorai.
E lentamente, pressoch impercettibilmente, lei annu.
Poi mi lasci agli inservienti, che arrivarono per ripulirmi e
riportarmi alla mia cella, e io rimasi a domandarmi se mi fossi
immaginata quel cenno, l'assicurazione in quegli occhi. Pregai di no.
L'annuncio economico recitava:
Tamara, ti ricordi di me? Diciotto anni fa. Tu prendesti il pollo, io i
molluschi. Entrambe bevemmo vino. Un po ' troppo. E la torta al
formaggio era una tentazione troppo grande perch potessimo
resistere. Tutto quel colesterolo. Potrebbe costarmi la vita. Chiamami.
374-555-1092.
Nessuno l'avrebbe ritenuto insolito. Nessuno tranne Tamara. Eric
camminava avanti e indietro con aria preoccupata.
"Dove l'hai trovato?" chiese Tamara, alzando gli occhi su di lui dalla
sua poltrona nel salotto della casa troppo grande che possedevano
appena fuori San Diego. Jamey era tornato a sistemare i suoi affari.
Aveva ceduto il bar di cui era proprietario, venduto la macchina, e ne
aveva comprata un'altra sotto falso nome. Si stava organizzando per
nascondere il suo denaro. Il DPI non doveva essere in condizione di
rintracciarlo. Lui doveva vivere nel modo in cui viveva il resto di loro,
ormai. Nascosto.
"Una vampira di nome Cuyler l'ha visto, ha riconosciuto il nome, ci
ha rintracciati e ce l'ha mandato. Ha pensato potesse essere destinato a
te. Pensi che avesse ragione?"
Tamara annu lentamente. " da parte di Hilary Garner.
Lavoravamo insieme al DPI. Mi ricordo quella sera... Uscimmo
insieme, io tornai a casa da sola e bucai una gomma. Fu la notte in cui
per poco non fui... "
"Preferirei non mi si ricordasse ci che per poco non ti successe
quella notte" la interruppe Eric. Si avvicin, passandole una mano tra i
capelli. "Potrebbe essere una trappola, Tamara. Hilary lavora ancora
per il DPI."
Lei scosse energicamente la testa. "No. Hilary non farebbe niente
del genere. E guarda quest'ultima riga." Tamara sollev il giornale e
indic. "Potrebbe costarmi la vita. Sembra che si stia riferendo alla
torta al formaggio, ma non  cos.  l per farmi capire che la cosa 
urgente." Guard Eric negli occhi. "Devo chiamarla, caro. Devo
proprio."
Lui chin il capo, e lei fu lieta che per una volta non discutesse.
"Temevo che avresti detto qualcosa del genere." Tamara sostenne il
suo sguardo finch non lo vide accondiscendere. Lui sospir forte, e
finalmente annu. "Metter qualche filtro, tanto per precauzione. Non
saranno in grado di rintracciare la chiamata." Lei sorrise, e poi lo baci.
Dopo la trasformazione, Jameson si era messo a studiare le sue
nuove capacit, provando la propria forza ed energia, affinando le
tecniche mentali. Ed era decisamente contento dei propri progressi.
Poteva correre quasi altrettanto veloce di Eric. Arrampicarsi, balzare e
saltare bene quanto Roland. Riusciva a parlare a chiunque di loro
senza emettere un suono. Questo era probabilmente l'aspetto pi
sorprendente della sua nuova natura... e il pi difficile a cui fare
l'abitudine. Ora poteva leggere i loro pensieri con la stessa facilit con
cui loro erano sempre stati in grado di leggere i suoi, a meno che non
li stessero schermando. Era diventato pratico nell'erigere uno scudo
mentale attorno ai propri pensieri, tale da poter sbarrare l'ingresso a
qualsiasi vampiro.
Si era aspettato che gli mancasse il cibo, ma stranamente, non fu
cos: gli altri suoi sensi erano cos affinati, talmente pi acuti e
penetranti di prima, che lui trovava un piacere sensuale in ogni cosa.
Suoni e visioni, odori e sensazioni tattili lo bombardavano
costantemente, tanto da fargli dimenticare in fretta i gusti di cui aveva
goduto un tempo.
Si rammaricava di non aver mai avuto l'occasione di esaudire il suo
sogno di una normale vita mortale, con una famiglia, una moglie,
magari dei figli. Ma in fondo non sarebbe mai stato realmente
possibile comunque. Aveva sempre saputo che i rari individui
portatori dell'antigene Belladonna avevano aspettative di vita limitate
e che pochi erano vissuti oltre la trentina. Jameson aveva da poco
compiuto i trent'anni, e bench non avesse ancora sperimentato
nessuno dei sintomi usuali, probabilmente non ci sarebbe voluto
molto prima che si facessero sentire. Di conseguenza, la rabbia che
inizialmente aveva provato nei confronti dei suoi pi cari amici si era
ridotta da tempo a ceneri fredde.
La furia che provava per la donna che l'aveva aggredito, tuttavia...
quella rimaneva rovente. Braci di quell'ira covavano nella sua anima, e
sarebbe bastato solo attizzarle un po' per riportarle a divampare
rabbiose.
Era stato aggredito, usato come cibo senza il suo consenso, fatto
sentire impotente, e quasi ucciso. Oh, come gli sarebbe piaciuto
imbattersi di nuovo in quella vampiressa stracciona. Ora lui era forte,
pi forte di quanto lei potesse mai essere, ne era certo, dal momento
che gli era stato infuso il sangue dei veri antichi, Rhiannon in
particolare. S, gli sarebbe piaciuto vedere quella donna arruffata e
cenciosa attaccarlo di nuovo. L'avrebbe scagliata via come una
bambola di stracci. Spezzata in due come un fiammifero. Gliel'avrebbe
fatta pagare.
Quella furia probabilmente non avrebbe mai avuto sfogo. Era
verosimile che lei a quel punto fosse morta da tempo. I vampiri,
Jameson lo sapeva bene, tendevano a non durare a lungo in cattivit,
in particolare quando i loro carcerieri, una volta portati a termine gli
esperimenti, si disinteressavano di loro lasciandoli semplicemente
morire in un'agonia di lenta morte per fame, oppure li sedavano con
la droga che avevano ideato e li abbandonavano ai brucianti raggi del
sole.
Chiss perch, non dava a Jameson alcun piacere pensare a quella
vampira ossuta e bianca come gesso che moriva in quel modo. Proprio
nessun piacere.
La principale di tutte le lezioni che aveva ricevuto dai suoi amici era
che non doveva bere sangue dai viventi: la brama di sangue poteva
diventare soverchiante, e un vampiro poteva facilmente smarrirsi
nell'atto di appagare la propria sete. Ebbene, lui aveva assistito in
prima persona a un caso simile. E dal momento che non intendeva
uccidere nessuno (nessuno a San Diego, quantomeno), assumeva la
sua razione di sangue come facevano gli altri, attingendo alle riserve di
banche del sangue e ospedali.
"Jamey, ho bisogno di parlarti."
Tamara entr nella sua stanza in una delle molte case che tutti loro
detenevano in giro per il paese, questa a San Diego. In realt non era
certo del perch fossero ancora l: i suoi affari erano sistemati, aveva
denaro in abbondanza e una buona copertura per mantenersi
invisibile agli occhi del DPI. Anche la sua "istruzione" era in pratica
completa. I suoi amici sarebbero potuti andare ovunque volessero.
Jameson supponeva non si fossero ancora spostati perch
semplicemente non avevano sentito la fretta di farlo.
Tamara non aveva ancora smesso di chiamarlo Jamey, e lui aveva
praticamente perso le speranze che lo facesse mai.
Aggrott la fronte quando incontr i suoi occhi, e un piccolo
fremito di allarme lo percorse, perch lei sembrava... molto turbata.
"Che c', Tam?" Lei gli si avvicin, mordendosi il labbro inferiore, poi
si ferm a met strada e afferr lo schienale di una poltrona come per
sorreggersi. E questo lo allarm ancor di pi. "Mio Dio, che cosa c'
che non va?"
"Jamey... Dannazione, non so come dirtelo..."
Jameson si avvicin e le afferr le spalle, costringendola a sedersi
nella poltrona a cui si era aggrappata. " successo qualcosa a Eric? O a
Roland? Rhiannon sta..."
"Stanno tutti bene, Jamey. Ma tu... sar un duro colpo per te."
Inclin la testa verso l'alto, gli occhi che investigavano quelli di lui. "Se
voli fuori di qui in preda a una furia cieca, Jamey, finirai soltanto per
farti ammazzare, e questo non migliorer la situazione. Questo ... 
orribile. Ammesso che sia vero. Ma se lo , dobbiamo passare
all'azione. Dopo averci ben riflettuto, per, e aver elaborato un piano
con estrema cautela. Non potr mai sottolinearlo a sufficienza."
Lui socchiuse gli occhi e la fiss. "Si pu sapere di che cosa stai
parlando, Tam?"
La donna si pass la lingua sulle labbra, chiuse gli occhi per un lungo
momento, poi li riapr.
"Quando il DPI ti teneva prigioniero..."
Non appena la sua voce si affievol, Jameson si accese di attenzione.
"Quando il DPI mi teneva prigioniero?" incalz. "Vai avanti, Tam,
arriva al punto."
Tamara si schiar la voce, sollev il mento, lo guard negli occhi.
"Hai detto che prelevarono... campioni."
Lui distolse lo sguardo, ma la piccola mano di Tamara si pos sulla
sua spalla, e lo sguardo risoluto di lei attir di nuovo il suo come una
calamita. "Ho bisogno di sapere... di che genere."
"Non ho intenzione di parlarne" rispose lui. "Neppure con te."
"Perdonami" sussurr lei. Poi si schiar la gola. "Presero dello
sperma, Jamey?"
"Tamara, per l'amor del cielo!" Jameson si gir, liberandosi dalla
sua presa gentile e si mise a camminare avanti e indietro.
"Devo saperlo."
Lui si ferm solo quando raggiunse la finestra. Scost bruscamente i
tendaggi di chintz nero, appoggi le mani sul largo davanzale, e fiss
fuori nella tenebrosa notte grigia. Nubi tempestose si protendevano
davanti alla luna, spezzandone la luce in sottili porzioni frastagliate. E
le stelle erano invisibili.
"Perch?" bisbigli Jameson. "Dannazione, Tamara, perch vuoi
saperlo?"
"Perch mi  stata raccontata una cosa di troppo orribile da
credere" rispose lei. Non attravers la stanza, non and a posargli le
mani sulle spalle come lui si era quasi aspettato che facesse. Rimase
seduta nella poltrona pi vicina al caminetto. E quando lui si volt la
vide fissare le fiamme danzanti.
Grossi lacrimoni le rotolavano lentamente lungo le guance,
riflettendo la luce del fuoco.
"Racconta" disse lui.
Lei annu. "Ti ricordi di Hilary? La mia amica di tanto tempo fa?"
Jameson inclin la testa, frugando nella memoria. "Lavorava per il
DPI" disse infine.
"Anch'io."
" diverso, Tam."
"Forse no" ribatt lei. "Forse non  affatto cos diverso." Distolse lo
sguardo dalla luce del fuoco e lo rivolse nuovamente a lui. "Mi ha
raccontato lei che avevano preso il tuo seme, Jameson. Mi ha detto
che l'avevano congelato. Diceva che le loro ricerche avevano
dimostrato che alcuni vampiri femmine... molto giovani... avevano
ancora ovaie funzionanti."
Jameson sent i propri occhi rimpicciolirsi mentre si scostava dalla
finestra, avvicinandosi a Tamara. "Che cosa diavolo stai dicendo?"
"Gli uomini... una volta che vengono trasformati, sembrano essere
completamente sterili. Ma tu conosci il DPI e la loro incessante opera
di ricerca sulla nostra razza. Tu li conosci, Jamey. Volevano sapere che
cosa succederebbe se un vampiro femmina dovesse avere un figlio. E
dal momento che non potevano accoppiarla con un vampiro
maschio, hanno deciso che uno dei Prescelti sarebbe stata la scelta
migliore."
Jameson ora stava di fronte a Tamara, tra lei e il caminetto. "Mi stai
dicendo che intendono inseminare una donna con il mio seme?"
Altre lacrime. Lei si morse il labbro inferiore, poi inclin la testa
all'indietro, fissando il soffitto. "No, tesoro mio. Ti sto dicendo che
l'hanno gi fatto."
"Gi... "
Tamara si alz in piedi, le sue mani si chiusero con fermezza sulle
spalle di Jameson. "La settimana scorsa una vampira tenuta prigioniera
in quel luogo ha partorito un figlio, Jameson. Tuo figlio."
"No!" Jameson si liber dalle sue mani, rote su se stesso. Abbatt i
pugni sulla mensola del caminetto, e l'orologio e altri soprammobili
che vi stavano allineati volarono per aria e si schiantarono al suolo.
"No, non  possibile."
"Mi dispiace" bisbigli lei. "Mi sta uccidendo dirti questo, Jamey,
ma Hilary sostiene che  vero. Loro... hanno tuo figlio."
"Ammazzer quei bastardi" url Jameson. "L uccider uno per
uno, fino all'ultimo, lo giuro!" Attravers a grandi falcate la stanza e
apr la porta con uno strattone, solo per incontrare un solido muro di
resistenza.
Roland, Eric e Rhiannon gli bloccavano il passaggio. Jameson cerc
di farsi strada spintonandoli, ma Roland lo afferr per un braccio e
lott per impedirgli di andarsene. "Jameson, ti prego! Ascolta... "
"No. Ho finito di ascoltare. Ho finito di lasciare che tutti voi mi
trattiate come un bambino. Ges, Roland, non ti rendi conto di cosa
sta succedendo? Un bambino... mio figlio, se ci che Tamara dice 
vero... viene usato come oggetto di ricerca da quei mostri." Gir
attorno lo sguardo incrociando quello di Rhiannon. "Tu sei stata loro
prigioniera una volta" le disse. "Tu sai... sai meglio di chiunque altro,
Rhiannon, di che cosa sono capaci. Devo portare mio figlio fuori di l.
Non posso aspettare."
"Certo che lo so" gli rispose Rhiannon. "E concordo pienamente sul
fatto che quegli animali debbano pagare, Jameson, anche se qualcun
altro senza dubbio sollever delle obiezioni. Vogliamo soltanto che
prima di andare tu sia pienamente consapevole di alcuni fatti
fondamentali." Si interruppe, voltandosi verso Eric e accennandogli
con la testa di proseguire. Jameson cess di dibattersi e guard Eric
negli occhi.
"Primo, tieni bene in mente che abbiamo soltanto la parola di
Hilary Garner che quello sia tuo figlio" esord Eric. "E..."
"Pensi davvero che importi? Nessun bambino merita di essere usato
nel modo in cui loro useranno lui... o lei..." Si rivolse a Tamara, le cui
lacrime ora fluivano senza ritegno. "Lui, Tamara? O lei?" E la voce gli si
spezz nel porre la domanda. "Lei" bisbigli Tamara. "Una femmina."
"Una figlia. Ho una figlia." Si sentiva stordito, debole, come se fosse
malato.
"Forse" continu Eric. "E noi metteremo a punto un tentativo di
salvataggio a prescindere da chi il bambino si riveli essere. Ma c'
un'altra cosa, Jameson, di cui devi essere consapevole prima che ci
muoviamo." Eric si pass la lingua sulle labbra e chiuse gli occhi per un
istante. "Devi prepararti, amico mio. Non sappiamo che genere di
bambino troveremo. Se sar mortale o... o..."
"O vampiro?" Jameson si avvicin all'amico, scrutandolo. "Eric, non
pensi... no. No, non un vampiro neonato.  una cosa troppo orribile
persino per esprimerla a parole. Un bambino che vive di sangue? Un
bambino che non potr mai diventare adulto?" Jameson chiuse gli
occhi, poi li riapr di scatto e si rivolse a Tamara. "Questa Hilary ha
visto la bambina?"
"Solo per un momento. Le ha dato soltanto un'occhiata, e sostiene
che tutto quello che pu dire con certezza  che era... bellissima.
Riccioli scuri. Come i tuoi, Jamey." Poi Tamara nascose il bellissimo
viso tra le mani delicate e pianse, le spalle scosse dai singhiozzi. Eric la
prese tra le braccia. Jameson si allontan da loro, girandosi a guardarli
tutti quanti. "Voi mi volete bene" disse con voce arrochita. "So che mi
volete tutti bene. Ma vi fidate di me?"
"Certo che ci fidiamo di te, Jameson" si affrett a rispondere
Roland. Ma Rhiannon lo stava guardando con un che di guardingo
negli occhi. Come se sapesse benissimo che cosa sarebbe venuto dopo.
"Non vi ho mai chiesto niente. Ve lo sto chiedendo adesso, e questo
significa per me pi di qualsiasi altra cosa al mondo. Se mi avete caro
come dite, lasciatemi andare a cercare mia figlia da solo."
Tam alz la testa di scatto, gli occhi rossi e gonfi. "No!"
"Quella  la mia bambina" prosegu lui. "Responsabilit mia. Per
una volta, trattatemi come un eguale. Lo sono, sapete. Sono vostro
eguale, adesso. Non c' pi alcuna ragione per essere iperprotettivi.
Proprio nessuna. E se non volete lasciarmelo fare, se non volete fidarvi
di me per salvare la vita del mio stesso figlio, allora..." Chin la testa, la
scosse lentamente. "Allora" mormor Rhiannon, "il nostro rapporto
con questo giovane uomo sar gravemente danneggiato."
10	Jameson incontr gli occhi di Rhiannon e annu. "S.  esattamente
cos." Poi guard gli altri, uno per uno. "Fidatevi di me abbastanza da
sapere che sar saggio, e cauto, e che non soddisfer la rabbia che sta
ardendo dentro di me mettendo a rischio la vita di mia figlia." Poi
and da Tamara e le scost i capelli dal viso con una carezza. "Voglio
che tu mi aspetti. Se avr bisogno di te, ti chiamer, prometto."
"Giuralo, Jamey" sussurr Tamara. "Giurami che ci chiamerai se sei
ferito o se vieni catturato. O se le cose appaiono troppo pericolose.
Giuramelo, e ti creder."
"Lo giuro, Tam." La fiss negli occhi. "Tu sei per me pi di quanto
potrebbe essere una sorella. Pi intima della mia stessa anima, a volte.
Lo sapresti se ti stessi mentendo. Chiamer se avr bisogno d'aiuto:
l'orgoglio non potr impedirmi di salvare quella bambina. Ma ho
bisogno di farlo da solo, Tamara. Ho bisogno di concentrare tutto me
stesso sull'arrivare a lei, non sulla preoccupazione di quale dei miei
amici soffrir o morir per aiutarmi. Per favore..."
Tamara tir su col naso, si sfreg gli occhi, ma annu. "D'accordo,
allora. Staremo ad aspettare."
"Siamo tanti, Jameson" intervenne Roland. "Ci sono altri che
verranno in tuo aiuto. Damien, il pi antico di noi tutti. Il primo e il
pi forte. Verrebbe in un battibaleno. E anche la sua compagna,
Shannon. E cos molti altri."
"Potrebbero volerci tutti per sconfiggere il DPI, stavolta" disse
Rhiannon sottovoce. "E se cos fosse, saremo tutti disponibili. Tienilo a
mente, Jameson. Di' una parola, e ci saremo." Jameson annu, anche se
non aveva la minima intenzione di mettere a repentaglio le loro vite,
a meno che non si rendesse assolutamente necessario.
Una figlia. Una minuscola bimba appena nata. La sua bambina
stava aspettando, da qualche parte, che suo padre venisse a liberarla.
Suo padre. Chiuse gli occhi quando l'enormit del fatto lo colp. Padre.
Mentre si voltava per uscire, una lacrima solitaria gli rotol
lentamente gi per la guancia.
Capitolo 11
Fui sciacquata con un tubo come un animale, e poi trasportata di
nuovo nella mia cella. Degli uomini mi sollevarono dalla barella e mi
lasciarono cadere senza delicatezza nella cassa soffocante dov'ero
condannata a passare i miei giorni, una specie di bara con il coperchio
che si bloccava dall'esterno, nella quale ero costretta a giacere fino a
quando loro non ritenevano opportuno lasciarmi uscire.
Solo vagamente mi resi conto, quando mi fecero scivolare dentro
quella tomba, che non era l'alba. Era ancora piena notte, e il sonno
non sarebbe calato su di me ancora per svariate ore. Persino le catene
alla parete erano preferibili all'essere intrappolata dentro quella cassa!
"Vi prego" dissi ai due che mi calavano nella mia prigione. "Non 
ancora giorno." Le mie parole erano impastate e si confondevano
l'una nell'altra. Ero ancora debole per le droghe che mi avevano dato,
ancora sentivo le contrazioni residue del travaglio indotto.
Loro non mi risposero. Si limitarono a calarmi nella cassa e
afferrarono il coperchio.
"No!" Cercai di alzarmi, provai con tutte le mie forze a uscire di l.
Di colpo l'idea di venire sigillata dentro l'angusto contenitore mi
terrorizz. Non potevo sopportarlo. Non volevo! Forse fu una
qualche forma di precognizione a farmi provare quel panico, ma
qualsiasi fosse la fonte, lo sentii, e lottai.
Non serv a nulla. Uno degli inservienti, un uomo tarchiato vestito
di bianco, mi tenne gi mentre scalciavo e mi dibattevo, mentre il
secondo chiudeva la bara. Urlai. Ululai e spinsi il pesante coperchio,
forse foderato di piombo, che mi teneva prigioniera, tuttavia i miei
sforzi furono inutili e mi sfinirono. Li udii armeggiare all'esterno. Udii
le sbarre che inserivano per tenere sigillato il coperchio. E alla fine
giacqui immobile. Mi sarei raggomitolata in posizione fetale se lo
spazio fosse stato sufficiente, ma cos com'era potevo solo giacere
distesa nell'oscurit, con il soffitto a poche dita sopra la faccia, e le
nocche che sfioravano le pareti su entrambi i lati del mio corpo. Mi
premetti le mani sul ventre appiattito, vuoto ormai della bambina che
avevo cullato per tutti quei mesi, e piansi lacrime amare, finch parve
che non ce ne fossero pi.
Con il cuore, la mente, sentii la presenza della mia bambina. Capii
che lei era vicina... ma la sensazione ci cominci a svanire poco
tempo dopo. La percezione che avevo di lei divent a poco a poco pi
debole, fino a scomparire del tutto. Perch fossi cos consapevole di
lei, non lo sapevo.
L'avevo sentita piangere, e avevo capito che veniva confortata tra
le braccia di qualcuno. Avevo percepito quando l'avevano avvolta in
una calda coperta, e quando era caduta in un sonno appagato. E
sapevo, con la stessa sicurezza con cui sapevo il mio nome, che era
stata portata via da quel posto, cos lontano che non potevo pi
raggiungerla. E le lacrime che avevo pensato fossero esaurite si
rinnovarono..
Lentamente realizzai la tremenda verit. Quella gente mi aveva
usata. E adesso che non avevano pi bisogno di me non avevano pi
alcuna ragione di tenermi in vita. E capii istintivamente che il
coperchio di quel cofano non si sarebbe riaperto mai pi. Quanto ci
sarebbe voluto, mi domandai, perch morissi?
Il camice bianco da laboratorio era appartenuto all'uomo che
adesso era riverso nell'angolo pi buio di un ripostiglio, e cos pure il
tesserino di identificazione. Jameson sapeva che quello non era un
piano a prova di bomba, ma neppure uno del tutto malvagio. Poteva
leggere i loro pensieri. Avrebbe saputo chi di loro sospettava di lui e
chi invece credeva ai suoi racconti. Si trovava nei corridoi del quarto
livello sotterraneo del quartier generale del DPI a White Plains,
l'ultimo posto in cui chiunque di loro si sarebbe aspettato di trovare un
vampiro in visita di propria volont. Sapeva abbastanza bene che i
prigionieri venivano tenuti nei livelli sotterranei, e che pi importante
era il prigioniero pi in profondit lo si sarebbe trovato. Era come
essere sepolti vivi, in quel buco. Stava spingendo un carrello di acciaio
inossidabile pieno di strumenti, le mani coperte da un paio di guanti in
lattice, e di tanto in tanto si fermava per aprire la cartella che aveva
rubato e scrutare pensosamente le frasi inintelligibili scribacchiate
all'interno. Tutto per aggiungere credibilit alla sceneggiata. Sotto il
camice aveva nascosto un secondo camice da laboratorio, con
mascherina e cuffia da chirurgo. E sapeva dai progetti che aveva
rubato che c'era un'uscita sul retro usata solo per evacuare i resti dei
vampiri che morivano l in cattivit. Un ascensore andava
direttamente a quell'uscita, e c'era un grosso altoforno nella camera in
cui si apriva l'ascensore, una specie di crematorio.
Sorpass una giovane donna... poi si arrest sentendo il suo
sguardo su di s, il suo apprezzamento per il proprio aspetto, l'iniziale
divampare dell'attrazione. Voltandosi, not che gli lanciava
un'occhiata passandosi una mano tra i serici capelli biondi e
inumidendosi le labbra da ragazza copertina.
"Mi scusi, forse pu aiutarmi" disse Jameson. "Credo di essermi
perso." Il sorriso della ragazza fu pronto e smagliante, evidentemente
sperava che lui le avrebbe chiesto di incontrarsi dopo il turno. Era un
tecnico di laboratorio, una giovane intraprendente e di talento.
Completamente priva di morale. "Certo" rispose lei, lanciando una
rapida occhiata al suo tesserino di identificazione. Vederlo pendere l
fu la conferma di cui aveva bisogno. Era una bella stupida. "Che cosa
sta cercando?"
"La uh..." Jameson si guard attorno, fece mostra di segretezza,
sapendo benissimo che non tutti l erano a conoscenza delle
informazioni pi riservate, poi controll il tesserino identificativo della
ragazza, not che il suo livello di accesso alla sicurezza era uno dei pi
alti e annu. "La neomamma?" La donna aggrott la fronte, e un'ombra
di sospetto le attravers la mente. Lui ud chiaramente i suoi pensieri.
Perch dovrebbe far visita a quella? Probabilmente  morta a quest
'ora, comunque. "Sono incaricato di prendere alcuni campioni, e di
portare gi i resti in patologia" si affrett ad aggiungere lui.
"Oh." Il sospetto abbandon il viso grazioso della ragazza. "Un
livello pi sotto, cella d'isolamento 516-S."
"Grazie."
Jameson la ud pensare che forse avrebbe dovuto far parola a
qualcuno della missione di quell'uomo, cos si volt di nuovo, facendo
lampeggiare il suo sorriso pi smagliante, badando per a nascondere
le punte rivelatrici degli incisivi. "Dica, a che ora smonta?"
"Mezzanotte" gli rispose lei, un luccichio di trionfo nei verdi occhi
da gatta. "Perch?" Jameson la fiss negli occhi, e bench non avesse
mai usato il controllo mentale prima d'allora, cap di potercela fare,
almeno finch il mortale in questione non opponeva resistenza. E non
percepiva n resistenza n paura in quella donna. L'aveva visto fare a
Eric. Il giochetto richiedeva pratica, e lui non ne aveva fatta molta,
tuttavia influenzare le azioni di una singola mortale femmina non
doveva essere troppo difficile. Non dire niente di me a nessuno. Non
dire niente. Niente. Ad alta voce aggiunse: "Perch non mi raggiunge
nel parcheggio alle dodici e un quarto?
Potremmo uscire a bere qualcosa... o una cosa del genere". Lei
annu, lo sguardo impaziente. "Mi piacerebbe."
"Grandioso." Jameson si volt e si diresse agli ascensori in fondo al
corridoio. Pass accanto ad altre persone, ma nessuna parve
insospettirsi minimamente. La donna che cercava, chiunque fosse, era
con ogni probabilit morta, secondo la graziosa tecnica. Perch era
ancora l, allora? Avrebbe trovato la bambina? Aveva dato per
scontato che loro sarebbero state insieme, che avrebbero come
minimo condiviso una cella. Adesso non ne era pi cos sicuro.
Il sottolivello cinque era come una segreta. E ci vollero solo pochi
secondi prima che Jameson capisse che era l che portavano i vampiri
quando la loro utilit era finita. L era dove i non-morti erano lasciati a
morire. La seconda morte. Quella definitiva. Il livello era racchiuso nel
calcestruzzo e dipinto in verde scuro, come un obitorio nel
seminterrato di un ospedale. Ogni minuscola cella aveva una porta, e
tutte le porte erano sprangate. Poteva sentire pesante nell'aria il fetore
della morte. Raggiunse la porta con il numero che la ragazza gli aveva
indicato. Non c'erano guardie a quel livello. A quanto pareva,
supponevano che non fosse necessario sorvegliare i vampiri morti o
moribondi. Jameson strinse la maniglia della porta, e con una minima
applicazione della propria forza che la apr, spezzando i chiavistelli.
Entr, e trattenne il fiato. Nell'angolo pi lontano della camera
simile a un sepolcro c'era un cassone della dimensione e dell'aspetto di
un sarcofago di pietra spessa una decina di centimetri. Non vide
bambini, e grazie al cielo, nessuna trappola mortale pi piccola, a
misura di bambino, si trovava nei paraggi. Aveva pensato di trovare la
neonata con sua madre, ma evidentemente si era sbagliato. E se era gi
morta, la donna non avrebbe fornito alcun indizio su dove potesse
essere la figlia. Anche se fosse stata viva, si rese conto Jameson con un
tuffo al cuore, era possibile che non sapesse niente. Ma lui doveva
provare.
Avvicinandosi, Jameson spinse da parte l'enorme coperchio di
pietra, trasalendo nell'udire il suo lamento graffiante. Il suono fu come
un grido che parve echeggiare all'infinito in quella stanza. All'interno
c'era un sarcofago pi piccolo, di comune legno, anche se lui percep
che sotto di esso c'era uno strato di piombo. Era chiuso con chiavistelli,
ma lui fece saltare le barre come ramoscelli e strapp via il coperchio
dalla cassa.
Nell'oscurit buia come pece, i suoi occhi vedevano come quelli di
un gatto. E lei giaceva l, immobile e bianca, le ossa affilate del viso che
sporgevano nella pelle pallida. I capelli erano sparsi in grovigli attorno
a lei. Jameson la guard, sconvolto, e bisbigli: "Tu!".
Gli occhi della donna si aprirono, la loro luce violetta cos
affievolita che Jameson la not a stento. "Vi prego..." mormor lei, le
labbra incartapecorite che si mossero appena a formare le parole.
"Mia... figlia..."
Perch si sforzasse di pronunciare le parole a voce alta quando per
lei era cos difficile, Jameson non riusciva a immaginarlo. Avrebbe
potuto trasmettergli i propri pensieri con maggior facilit. Lei. E,
dannazione, perch doveva essere proprio lei? Quale stortura della
sorte aveva provocato quella ridicola ironia?
"Dov' la bambina?" le domand, afferrandola per le spalle,
scuotendola quando lei stava per scivolare nell'incoscienza. "Dove?"
La donna schiuse le labbra, ma ne sfugg solo un basso lamento.
Jameson la scroll di nuovo, e lei batt le palpebre guardandolo.
"Loro... hanno preso la mia bambina... l'hanno portata via..."
"Portata dove, dannazione?"
Gli occhi di lei si dilatarono nell'udire la collera che vibrava nella
sua voce. E poi lei lo fiss come se lo vedesse per la prima volta. "Sei
vivo" disse con un gemito, esplorandogli il viso. "Non grazie a te.
Adesso, dannazione, dov' la bambina?"
Passandosi la lingua sulle labbra, lei scosse la testa. "Io... l'hanno
portata via... via da qui."
"Non  in quest'edificio?"
Lei scosse la testa.
"E tu non hai idea di dove sia?"
"No."
Jameson imprec, girando in un lento circolo, per poi allontanarsi
da quella che era destinata a essere la tomba della donna.
"Ti prego" gemette lei. "Non... lasciarmi qui."
Allora lui rise, un basso suono amaro che echeggi tra le pareti in
calcestruzzo, e si gir di nuovo a fronteggiarla. "Tu vuoi che io ti aiuti?
Io, la tua vittima, l'uomo mortale che hai fatto del tuo meglio per
uccidere? Perch diavolo dovrei? Tu hai cercato di farmi fuori, signora.
Mi hai prosciugato e mi hai abbandonato per morto, e poi ti sei
consegnata a questi bastardi.  colpa tua se hanno messo le mani su
mia figlia, e meriti tutto quello che loro..."
"Tua... figlia?"
Jameson smise di parlare e si avvicin di qualche passo per guardare
la patetica eppure in qualche modo ancora bellissima donna, che era
troppo debole perfino per mettersi a sedere da sola.
"S" disse piano. "Mia figlia. Una volta ero prigioniero qui, proprio
come lo sei tu adesso. Ed era il mio seme che hanno usato per
fecondarti. Lei  la mia bambina. E io la trover."
La donna chiuse gli occhi, trasse un respiro sofferto. "Io... posso
aiutarti."
"Come?" Jameson non aveva intenzione di crederle. All'inferno,
non voleva realmente lasciarla l... non avrebbe lasciato il suo peggior
nemico a morire in quel modo. Ma lei ovviamente credeva che
l'avrebbe fatto, e stava cercando di convincerlo a ripensarci.
Bluffando, con ogni probabilit.
"Io... " La donna afferr i bordi della cassa, lott per mettersi a
sedere. E le mani di Jameson si mossero automaticamente. Gli parve
che trovassero un tantino troppo facile dimenticare che quella
disgraziata una volta aveva cercato di assassinarlo. Le fece scivolare le
mani sulle spalle e l'aiut a rizzarsi a sedere. Lei dovette aggrapparsi ai
bordi di legno per mantenersi in quella posizione, e la testa le cadde
avanti come se perfino tenerla ritta fosse una fatica superiore alle sue
forze. "Ti prego, almeno... tirami fuori da questa scatola."
Jameson le vide la paura negli occhi quando lei sollev brevemente
il capo per guardarsi attorno, rendendosi conto che la cassa entro cui
era stata sepolta era stata sigillata dentro una pi grande, di pietra.
"Sono dei mostri" mormor.
"Ah, cos finalmente te ne sei resa conto, eh?" Jameson sollev il suo
corpo leggero come una piuma e la tir fuori dalla cassa. Ma quando
le pos i piedi sul pavimento, le gambe di lei si piegarono. Si accasci
contro di lui, e soltanto la sua rapida reazione imped che cadesse a
terra. Tenerla tra le braccia suscit in lui spiacevoli ricordi. Ricordi
dell'ultima volta che l'aveva tenuta in quel modo, con il viso premuto
nell'incavo del proprio collo. Del desiderio che l'aveva sopraffatto
quando lei gli aveva posato la bocca sulla gola. Di quanto l'avesse
desiderata in quel momento. Lei allora era disperata, stava morendo
di fame. Lo era, se possibile, ancor di pi adesso. Jameson attese, teso
e ansioso, le braccia attorno alla vita di lei per impedirle di cadere. Il
corpo della ragazza premette forte contro il suo. E lui sent le sue
labbra sfiorargli la pelle del collo, ne sent il basso ansimo.
Poi lei distolse il viso dal suo collo, e gli pos la guancia sulla spalla.
Ma certo. Non avrebbe tentato di sopraffare un altro vampiro,
soprattutto essendo debole com'era.
"Dimmi" le ordin Jameson, "come pensi di potermi aiutare a
trovare mia figlia."
"Mia figlia" bisbigli lei, senza muoversi. "C'... c' un legame tra la
mia bambina e me. L'ho sentito... ancor prima che nascesse. Sapevo...
che aspetto aveva." Scivol pi in basso tra le sue braccia,
sprofondando verso il pavimento, e lui fu costretto a tenerla pi
stretta, pi vicina. "Sapevo che era una femminuccia. Le parlavo... e lei
sentiva, lo so che sentiva." La sua voce era terribilmente debole,
soltanto un sussurro, e parlare era palesemente uno sforzo tremendo
per lei.
"Ma certo che sentiva" disse Jameson, senza credere a una parola di
quello che lei diceva.
La donna sollev la testa, incontr i suoi occhi. "Potevo provare
quello che provava lei. Sapevo quando era qui, e me ne sono accorta
immediatamente quando loro... l'hanno portata via." Gli pos di
nuovo il capo sulla spalla, e lui cap che non riusciva pi a reggerla. Era
assai prossima alla morte, ormai. "Lo capir di nuovo, quando
arriveremo vicino a lei. Giuro su Ges Cristo, lo sapr."
Jameson le tir su il mento con una mano e le scrut gli occhi,
chiedendosi se fosse possibile che dicesse la verit, quasi trasalendo nel
vedere lo strazio che affiorava nelle loro profondit violette.
Le scrut la mente, aspettandosi di non trovarvi molto, in
particolare se stava mentendo. Sarebbe stata abbastanza furba da
sorvegliare i propri pensieri, se sperava di ingannarlo. Invece rimase
sorpreso, perch la mente di lei era totalmente priva di difese.
Completamente aperta a lui.
Deve portarmi fuori da questo posto! S,  un mostro... un orribile
mostro, proprio come l'altro... ma perfino un mostro  meglio che
morire qui. Scapper da lui. Fuggir via non appena mi lascer alle
spalle queste mura. E poi user questo legame psichico per trovare la
mia bambina. La porter via da loro... e via da lui. La sua razza non
poser mai gli occhi su di lei. La protegger io da tutti loro. E se dovr
nutrirmi di innocenti per farlo, cos sia!
Jameson inclin il capo, esaminando la breve, ribelle collera negli
occhi di lei. Turbato dal potere che avvertiva. Era affamata. E lo
riteneva un mostro schifoso. Strano, dal momento che se i vampiri
erano mostri, doveva rendersi conto senz'altro di esserlo anche lei. Lo
odiava. Odiava ci che lui era. Odiava le creature della propria razza.
Era una traditrice e assassina. E voleva portargli via sua figlia.
Ma il legame con la bambina era reale. E Jameson aveva bisogno di
lei se voleva liberare sua figlia. Del resto si sarebbe preoccupato pi
avanti, decise.
"Andiamo" disse, voltandosi per avviarsi alla porta. "Togliamoci di
qui, dannazione." Lei fece un solo passo e cadde sul pavimento.
Jameson la guard giacere l, praticamente impotente, e lentamente
chiuse gli occhi, sapendo esattamente che cosa doveva fare.
Aborrendolo, ma sapendolo. Non poteva trasportarla fuori da quel
posto rischiando di essere visto. Lei doveva indossare il travestimento
che indossava lui, e doveva uscire camminando con le proprie gambe.
E non avrebbe potuto farlo in quello stato di debolezza.
Jameson si accovacci e la prese in braccio, tenendola come una
bambina, dopodich le volt il viso verso la propria gola, una mano
dietro la sua nuca, avvolgendola, sostenendola. Condividere il sangue
con un altro vampiro... era stato avvertito del legame che ci poteva
creare. L'attrazione che poteva attizzare. La brama che ci avrebbe
incastonato nelle profondit della sua anima come una dipendenza.
Tuttavia non poteva farne a meno. Doveva farlo, per sua figlia. Lei
distolse la faccia.
"Sai bene quanto me che  necessario" le disse. "Fallo."
"Non posso" mormor lei, e Jameson pens di vedere delle lacrime
sulle sue guance. "Fallo, accidenti a te!" E le volt di nuovo il viso verso
di s, premendola forte sul proprio collo.
Lei schiuse la bocca e affond le zanne in profondit nella sua carne,
e Jameson trasse un profondo respiro, rabbrividendo. Sent la bocca di
lei, dapprima esitante, poi pi dura e decisa mentre la brama di sangue
la sopraffaceva. Avvertiva ogni singolo movimento delle sue labbra,
ogni tocco della sua piccola lingua affamata. E a un tratto la lussuria lo
inond. Indebolendolo. Jameson trem, piombando sulle ginocchia e
gemendo, e tuttavia la tenne dov'era. Il ritmo del suo cuore acceler,
il respiro si fece rapido e superficiale. Roland l'aveva avvertito di
quanto la brama di sangue e il desiderio sessuale fossero strettamente
collegati nella loro razza. Come le due cose si intrecciassero fino al
punto in cui erano pressoch inscindibili. Ma ci che provava in quel
momento era un migliaio di volte pi potente di ci che aveva
provato con lei in precedenza. Non si aspettava che sarebbe stato cos.
Non in quel modo. Non aveva previsto di avvertire con tale
prepotenza l'istinto di attirarla pi vicino, di farle ci che lei stava
facendo a lui. Di prenderla, in ogni modo che lui conosceva, finch,
finch...
Lei sollev la testa, battendo le ciglia e guardandolo stupefatta.
Jameson non aveva dovuto dirle di fermarsi. L'aveva fatto da sola. E a
giudicare dall'espressione nei suoi occhi, lui ritenne che avesse
sperimentato lo stesso desiderio obnubilante che aveva provato lui.
Che lui... ancora provava?
Deglut, e si alz in piedi, posandola sul pavimento, ancora
tremante di desiderio. Il viso di lei non era pi bianco come il gesso, e
stava lentamente assumendo un colorito sano. E i suoi occhi si stavano
facendo pi brillanti a ogni secondo che passava. I capelli opachi della
ragazza assunsero nuovo splendore, e le sue guance incavate
cominciarono a riempirsi proprio sotto gli occhi di Jameson. Dio,
com'era bella.
Batt le palpebre per scacciare il pensiero. Non c'era tempo per
questo. Non ora.
"Io... mi sento pi forte" bisbigli lei, ma il turbamento del
desiderio che era divampato tra loro era ancora evidente nei suoi
occhi violetti. "Grazie." Era sbalordita. Non aveva idea di che cosa
fosse accaduto tra loro, era completamente scioccata dai sentimenti
che in quell'istante l'avevano sommersa.
Guardandola, Jameson annu e cerc nella tasca il secondo camice
da laboratorio che si era portato dietro. Lo tenne aperto per lei, e lei si
volt, vacill, per poco non cadde, ma riusc a riprendere l'equilibrio e
a infilare le braccia nelle maniche. Non era la fame a indebolirla
adesso. Era il desiderio.
E la disgustava. Jameson la guard pasticciare con i bottoni per un
momento, poi perse la pazienza e si chin ad allacciarli lui stesso,
coprendo la sottile camicia bianca che era tutto quello che lei aveva
indosso.
Poi tir fuori una mascherina da chirurgo e una cuffietta di carta usa
e getta. Con rapidit ed efficienza, le avvolse i lunghi capelli
aggrovigliati in un nodo, vi fece scattare sopra la cuffia e infil sotto i
riccioli vagabondi.
"Cos dovrebbe andare" disse, raddrizzandosi e controllandola,
notando come gli occhi viola spiccassero al di sopra della mascherina
bianca. "Vieni." La prese un'altra volta per mano, la trascin fuori dalla
stanza, nel corridoio, e si avvi. Abbass lo sguardo su di lei, vide lo
sgomento nei suoi occhi. Aveva paura di lui, Jameson l'aveva
percepito fin da principio. E non c'era da meravigliarsene. Doveva
aspettarsi un contrappasso di qualche genere dal mostro che una volta
aveva tentato di uccidere. Tuttavia, in quel preciso momento era pi
spaventata dagli altri che giravano in quel posto. I suoi occhi erano
dilatati da quella paura, e stava tremando.
Jameson le strinse la mano per qualche ragione che non poteva
spiegare. Forse per placare le sue paure. Era fredda, tremava. Lei non
la ritrasse. "Non conosco il tuo nome" le sussurr. "Ironico, non 
vero? Abbiamo una figlia insieme, e non sappiamo neppure le cose pi
semplici l'uno dell'altro."
"Io mi chiamo Angelica" bisbigli lei.
Angelica. Angelo, pens lui. Un oscuro, terrorizzato, solitario
angelo. Pensiero stupido. Lei non era affatto un angelo. "Io sono
Jameson."
Raggiunsero l'ascensore che portava alla fornace. L non avrebbe
dovuto esserci nessuno a quell'ora della notte. Il DPI non osava
rischiare che una delle sue vittime si svegliasse, energizzata dalla notte,
mentre la spingevano tra le fiamme, e scatenasse il finimondo tra gli
inservienti. Entrarono, e i portelli si chiusero scorrendo. "Che cosa ti 
accaduto?" le chiese Jameson mentre la cabina partiva verso l'alto.
"Come sei finita da sola in quell'edificio in rovina, mezza morta di
fame?" Lei abbass la testa, la scosse lentamente. "Ero impazzita. Fuori
di me, quella notte." La cabina si arrest di colpo. Angelica venne
scagliata contro di lui, e Jameson chiuse le braccia attorno a lei senza
pensarci.
"Mi dispiace per quello che ti ho fatto" sussurr lei. " colpa mia se
tu sei..."
"Che cosa, Angelica? Un mostro? Questo  ci che pensi che io sia,
non  vero?" Lei lo guard mentre la porta dell'ascensore si apriva
scivolando, gli occhi dilatati dalla sorpresa. S, doveva aver capito che
lui le aveva letto la mente.
"Tanto perch tu lo sappia, il tuo piano di scappare via da me non
appena saremo fuori di qui non potr mai funzionare."
"Cosa?"
Prendendola per un braccio, Jameson la condusse fuori
dall'ascensore e verso l'uscita. C'erano tre guardie all'esterno,
ovviamente, ma lui si tenne nell'ombra, sfruttando alberi e arbusti
come copertura. Si ferm dietro uno di essi, fuori dalla portata
d'orecchio delle sentinelle, e la fronteggi un'altra volta. "Il tuo
creatore avrebbe dovuto insegnarti di pi, Angelica. I vampiri possono
leggere i pensieri l'uno dell'altro, proprio come l dentro io ho letto i
tuoi. Perfino un novellino dovrebbe sapere abbastanza da sorvegliarli.
Tu non scapperai da me una volta che saremo lontani da qui. Non
troverai la mia bambina per portarla via dove io non poser mai pi
gli occhi su di lei. Non te lo permetter."
"Non puoi fermarmi" mormor lei. "Io posso trovarla. Sono io
quella che ha il legame con la mia piccola, non tu!"
"Ecco perch" disse Jameson mentre le guardie in lontananza si
voltavano, "ho deciso di tenerti con me. Proprio al mio fianco,
Angelica, finch non troveremo nostra figlia. Come mia prigioniera, se
fosse necessario."
"No."
"S" ribad lui, stringendole il braccio e guidandola rapidamente
attraverso uno spazio aperto prima che le guardie potessero voltarsi di
nuovo nella loro direzione. "Ma non preoccuparti. Non sono neanche
lontanamente mostruoso quanto tu, per qualche motivo, sembri
pensare che io sia."
Andai con lui. Ma solo perch non avevo scelta. Ero ancora debole
e debilitata, e lui era assai pi forte di me. E io non sapevo niente delle
mie stesse capacit. Dei limiti del mio potere, o della parte psichica dei
miei sensi. Sapevo solo che potevo morire facilmente se esposta al
fuoco, com'era accaduto al mio creatore, e che la fame poteva
lasciarmi debole e a stento in grado di reagire.
Sospettavo che anch'essa potesse uccidermi, ma naturalmente non
potevo esserne sicura.
Cos andai con quello sconosciuto. Quel vampiro. Quel Jameson
che affermava di aver procreato mia figlia. Andai con lui, convinta di
aver scambiato un inferno con un altro, e giurando in silenzio che
quando fossi stata abbastanza forte sarei scappata. Se lui poteva
leggermi nel pensiero, lo facesse pure. Sarei fuggita da lui, tanto in
fretta e tanto lontano quanto potevo, alla primissima occasione.
Avevo paura di lui. Quando avevo posato la bocca sulla sua pelle,
dentro di me aveva preso vita qualcosa di selvaggio. Una follia di gran
lunga pi intensa di ci che avevo provato la prima volta che avevo
bevuto da lui. Una passione che divampava come l'inferno stesso, e mi
indeboliva con la sua intensit. Provavo vergogna dei sentimenti che
mi avevano sopraffatta. E ci che mi spaventava ancora di pi era che
avevo percepito come li avesse provati anche lui. Dovevo sfuggirgli.
Ma fino a quel momento, avrei sfruttato il mio tempo per
riguadagnare le forze e per scoprire l'estensione delle mie capacit. In
quel modo sarei stata maggiormente in grado di liberare mia figlia
dagli animali che la tenevano prigioniera.
Jameson era giovane, non pi che trentenne. Era umano quando
l'avevo incontrato, ne ero certa. Nessun vampiro mi avrebbe
permesso di fare quello che io gli avevo fatto. Era forte, anche. Con le
spalle larghe, e molto alto. Ma gli sarei sfuggita. Quando fossimo stati
fuori da quel posto, sarei scappata. Dovevo farlo, per il bene di mia
figlia. E per il mio.
Lui mi guid dritto alla palizzata elettrificata di rete metallica che
circondava quella prigione, e quando levai lo sguardo su di essa le mie
speranze di fuga impallidirono rapidamente. "E adesso?" mormorai,
voltandomi a guardarlo.
Lui mi guard accigliato, come se fosse sconcertato dalla mia
domanda. Poi tese la mano e mi strapp la cuffia dalla testa,
sfilandomi la mascherina dal viso e gettandole incurante per terra.
"Adesso" annunci, "saltiamo."
Quasi soffocai mentre stavo l, scrutando i lineamenti di quell'uomo
dal viso truce in cerca di un segnale che stesse scherzando. Quando
non ne colsi, guardai la palizzata, poi di nuovo lui, e lentamente scossi
la testa. " impossibile."
"Non hai idea di quanto sei forte, vero?"
Ebbene, naturalmente non l'avevo. Ma sentii che ammetterlo con
lui sarebbe stato un orribile errore.
"Esattamente quanto tempo fa sei stata trasformata, Angelica?"
Scrollai le spalle, portando ancora una volta lo sguardo sulla
palizzata, ignorando la sua domanda.
"Metti il braccio attorno alle mie spalle" mi istru, e bench ancora
dubbiosa obbedii. Lui fece scivolare il suo braccio forte attorno alla
mia vita, le dita che mi premevano nel fianco mentre mi attirava
saldamente contro di s. Quella sconvolgente ondata di desiderio per
lui ritorn. Che cos'era quella follia?
Poi lui pieg le ginocchia, attirandomi in basso con s. "Adesso...
salta!" Si slanci in alto, e lo feci anch'io, quasi ridendo per l'idiozia di
quella farsa. Mi aspettavo di fare un salto di forse trenta o sessanta
centimetri in aria, per poi atterrare di nuovo esattamente dove stavo.
Di conseguenza non ero preparata al volo che segu. Veleggiammo nel
cielo notturno come due razzi, sparati verso l'alto da niente pi che la
forza delle nostre gambe. Il reticolato mi pass davanti agli occhi,
indistinto, e poi lo superammo di quasi mezzo metro. Poi la velocit
acquisita si esaur e cambi, e cominciammo a precipitare verso terra
dall'altro lato. Il mio cuore quasi manc un battito per la paura. I
capelli mi volarono in su, e il vento notturno mi fischi nelle orecchie.
Sbirciai sotto di noi, vidi il terreno che ci saliva incontro a velocit
vertiginosa, e mi aggrappai a Jameson seppellendo la faccia contro la
sua spalla, troppo impaurita per guardare di nuovo. Lui chiuse attorno
a me il braccio libero, tenendomi contro di s come se fossi una
bambina.
Un istante dopo toccammo terra, e mi aspettai di soffrire
incredibilmente all'impatto. Invece sentii i miei piedi urtare il terreno,
e poi le mie ginocchia si piegarono mentre il resto del corpo le seguiva,
assorbendo l'impatto senza dolore. Inciampai e caddi sul sedere, e il
movimento mi strapp al saldo abbraccio di Jameson, il che fu un
sollievo e un disappunto al tempo stesso. Mi sentii goffa, ricordo, nel
vedere la grazia con cui lui atterr, accovacciandosi e poi scattando di
nuovo in piedi, il tutto senza minimamente vacillare. Poi si gir verso
di me, mi tese una mano e mi tir in piedi. Guardai verso la palizzata
che avevamo appena saltato praticamente senza sforzo. Non riuscivo
a credere...
"Non ne avevi idea, vero, Angelica?"
Distrattamente, scossi il capo, poi lo fronteggiai e, rendendomi
conto di cosa avessi appena ammesso, mi morsi il labbro inferiore.
"Chi ti ha trasformata?" mi domand Jameson, scrutandomi. "Che
razza di vampiro ti trasformerebbe e ti lascerebbe sola?"
Incontrai i suoi occhi scuri, sollevando il mento. "Mi chiedi cose che
non ti riguardano." Lui batt le palpebre, ma alla fine annu e smise di
aspettare una mia risposta. A quanto pareva, si era reso conto che non
sarebbe arrivata presto. Prendendomi il braccio, mi condusse
attraverso il parcheggio fino a una piccola automobile sportiva nera
che pareva starsene l accovacciata, in attesa come un bandito nella
notte, completamente nascosta tra le ombre.
Jameson apr una portiera, e io scivolai in un sedile cos basso che
sembrava poggiare sulla superficie della strada. Poi lui sbatt la
portiera, si allontan e gir sull'altro lato, infilandosi dietro il volante.
Avvi il motore e ci allontanammo inosservati. Solo il luogo che per
poco non era stato per me una trappola mortale fu finalmente fuori
vista dietro di noi, mi volsi verso di lui. "Come troveremo nostra
figlia?" bisbigliai. "Da dove cominceremo?"
Lui mi guard negli occhi, e i suoi sembrarono fiammeggiare al
bagliore rossoarancio delle luci del cruscotto. "Cominceremo
scoprendo chi di loro sa" rispose. Vidi il suo odio per i miei rapitori
d'un tempo - i suoi rapitori d'un tempo, se la sua storia era vera -
divampargli negli occhi. Lo vidi per la prima volta. Conoscevo bene
quell'odio, poich lo provavo anch'io. "Poi li prendiamo, li
interroghiamo, uno per uno, fino a ottenere le risposte che ci
servono."
"Non ce lo diranno mai" obiettai, scuotendo la testa e perdendo
rapidamente la speranza. "Lo faranno" ribatt lui, e fiss gli occhi sulla
strada davanti. "Se vogliono continuare a vivere, lo faranno."
Capitolo  12
Jameson si allontan da White Plains cercando di mantenere gli
occhi, e la mente, sulla strada principale davanti a s. Ma fu inutile,
perch la sua curiosit sulla donna seduta accanto a lui pareva
acquisire forza a ogni chilometro che passava. Le aveva domandato
delle sue origini gi due volte, ed era stato bruscamente rimbeccato in
entrambe le occasioni. Non le avrebbe dato la soddisfazione di
chiedere di nuovo.
Lei era appoggiata allo schienale sul sedile del passeggero, la testa
contro il cuoio nero, gli occhi chiusi. Non stava dormendo. No. Stava
ascoltando. Quando Jameson si insinu di soppiatto nella sua mente,
sent che ogni fibra del suo essere era concentrata sul percepire la
connessione che gli aveva descritto. Quella che le avrebbe detto
quando sua figlia, la figlia di Jameson, fosse vicina. La mente di lei
pareva quasi annusare l'aria che attraversavano in velocit, frugare
ogni automobile che sorpassavano, ogni edificio, ogni campo e ogni
tratto di bosco. E pi oltre andavano, pi disperata diveniva quella
ricerca, fino a che lui pot praticamente udire l'anima di lei gridare
chiamando la bambina.
Aveva preso pochissimo sangue da lui, e Jameson si rese conto che
non era sufficiente. Angelica stava prosciugando la propria energia,
dando fondo alle proprie forze in quella ricerca mentale, e avendo
una conoscenza della propria natura a dir poco approssimativa, era
sorprendente come riuscisse anche solo a provarci. La sua doveva
essere una capacit istintiva, suppose Jameson. Stava diventando
sempre pi pallida. Le sue palpebre si contraevano e lievi brividi le
attraversavano il corpo. Lui avrebbe voluto disprezzarla. Avrebbe
dovuto. In fondo lei aveva tentato di assassinarlo. Si era consegnata ai
suoi pi antichi nemici, aveva permesso loro di usarla, e a causa sua
adesso quei maledetti avevano la sua bambina. L'unico figlio che lui
avrebbe mai avuto era nelle mani delle persone che Jameson
disprezzava con tutto se stesso. E tutto a causa di quella donna. Eppure
non la odiava affatto. Scroll le spalle e si riscosse mentalmente. Era
naturale. Angelica era a stento in grado di rimanere cosciente, debole
com'era. Aveva subito mesi di cattivit e Dio sapeva che genere di
abusi. Era pallida e tremante e malaticcia. No, lui non avrebbe potuto
odiare nessuna persona in quelle condizioni. Si sarebbe preoccupato di
odiarla pi tardi. Senza dubbio ci sarebbe accaduto a tempo debito.
Le tocc la spalla. "Angelica" disse, e poi impost la voce prima di
proseguire, cercando di nascondere la preoccupazione. "Smettila, non
sei abbastanza forte."
I suoi occhi si aprirono, ma lentamente, e lei lo guard battendo le
palpebre, come svegliandosi da un sonno profondo. Poi il suo sguardo
lo mise a fuoco, gli occhi si socchiusero. "Cosa ti importa quanto forte
sono? Tu mi detesti, ricordi?"
"Non  probabile che lo dimentichi" replic lui. "E la mia unica
preoccupazione circa le tue energie, Angelica,  che tu non le sprechi
tutte e muoia prima che io trovi la mia piccina." Qualcosa lampeggi
negli occhi di lei. Una ferocia che lo sorprese. Perfino quando l'aveva
aggredito, mesi prima, non aveva percepito alcuna crudelt in lei. Solo
disperazione. Questa volta era diverso. Era come una leonessa che
adocchiasse un cacciatore imprudente e si leccasse le fauci. Una
leonessa mezza morta, che ancora riuscisse ad animarsi di sana furia
per ci che percepiva come una minaccia al suo cucciolo.
"Devi capire una cosa, vampiro" sibil, facendo suonare violento
perfino quell'aspro sussurro. "Non importa che cosa tu mi faccia, non
importa quanto ci provi, non avrai mai quella bambina innocente. Io
sono sua madre, anche se non molto tempo fa l'avrei ritenuto
impossibile. Sono sua madre. E la allever in modo onesto e morale.
Non verr toccata dai tuoi simili. Non permetter che sia corrotta
dalla vostra malvagit. Se la vuoi..." Chiuse gli occhi, prese un respiro,
come se l'atto stesso di parlare la stesse sfinendo. "... dovrai uccidermi."
Jameson chiuse gli occhi per un istante e scosse la testa come per
scuotere via la confusione. "I miei simili?" ripet, scrutando il suo viso
esausto con brevi occhiate. "Angelica, tu sei un mio simile."
"No." Lei volt il capo, fissando la notte fuori dal finestrino. "Io non
sar mai come te."
"E come puoi esserne cos sicura, se non hai alcuna idea di come
sono io?" Gir il volante, imboccando l'uscita che conduceva all'isolata
tenuta di Long Island che, attraverso una serie di macchinose manovre
legali e svariati passaggi di propriet, ancora apparteneva legalmente a
Eric.
Erano passati cos tanti anni dall'ultima volta che era stato l, che il
DPI aveva da tempo cessato di tenere il posto sotto sorveglianza. Eric
si trovava l, tuttavia. E si era dato da fare.
"So come sei" rispose Angelica, e il suo bisbiglio ora era pi debole.
Stava ricordando. Rammentava qualcosa che le faceva rovesciare lo
stomaco e galoppare il cuore dalla paura. Un vicolo buio, un uomo
sorprendentemente forte che la teneva gi e che...
"Smettila!" Angelica gir di scatto la testa per fronteggiarlo, gli occhi
colmi di furia. "Smettila di invadere la mia mente, che tu sia dannato!"
Jameson sent montare la collera, ma dur soltanto un attimo. Lei
aveva ogni diritto di intimargli di starsene fuori dai suoi pensieri. Ma
era cos dannatamente curioso sul suo conto, e... e quei ricordi
agghiaccianti a cui aveva dato appena un'occhiata lo rendevano ancor
di pi deciso a scoprire i suoi segreti. Sospir. "Tu non mi piaci,
Angelica, non  un mistero. Ma se vuoi essere effettivamente di
qualche aiuto nel trovare nostra figlia, avrai bisogno di imparare un
po' di pi sulla tua stessa natura. E suppongo non ci sia nessun altro a
insegnarti, per cui..."
Lei lasci cadere la testa all'indietro, contro il sedile. "Non voglio
sapere niente che tu possa volermi insegnare."
Jameson sollev le sopracciglia. "No? Nemmeno come schermare i
tuoi pensieri? Nemmeno come impedire a mostri come me di leggerti
la mente ogni volta che viene loro il ghiribizzo?" Angelica gli scocc
un'occhiata in tralice, colma di sospetto e di sfiducia. " molto facile,
sai, e una volta appresa la tecnica i tuoi pensieri saranno leggibili solo
se e quando tu desideri che lo siano."
Lei lo scrut a occhi socchiusi. "Arti nere, senza dubbio. Stregoneria.
Satanismo."
"Io non credo in Satana" replic Jameson. "Dunque non pu
trattarsi di questo."
"Eretico" borbott lei.
Jameson scroll le spalle. "Chiudi gli occhi e immagina la tua mente
come una casa, i tuoi pensieri come i suoi abitanti. E te come la
padrona di casa."
Angelica si accigli, senza chiudere gli occhi n fare ci che lui le
suggeriva. Ma stava memorizzando tutto per rifletterci in seguito,
pens lui.
"Altri desiderano invadere la tua casa, ed  responsabilit tua
proteggere coloro che ci vivono. Cos costruisci una muraglia. Scegli
qualsiasi materiale ti piaccia. Mattoni o acciaio o pietra. Ma immagina
te stessa, molto chiaramente, mentre costruisci quel muro, facendolo
solido e forte, alzandolo sempre pi in alto, fino a che la tua casa non
 pi semplicemente una casa, ma un castello. Una fortezza.
Impenetrabile."
L'espressione sospettosa svan dagli occhi violetti di Angelica, che
per una volta guardarono direttamente nei suoi. L'impatto lo fece
sobbalzare come un inatteso colpo al torace, evocando i ricordi che lui
aveva giurato di bandire dalla propria mente. Le emozioni, il
desiderio... la sensazione delle labbra di lei e...
Jameson batt le palpebre e si costrinse a riportare lo sguardo sulla
strada, spezzando la potente connessione. Si rese conto di non aver
svoltato dove doveva e fece un'inversione a U tornando indietro nel
senso contrario. Poi prosegu, fingendo di non aver notato niente
d'insolito quando i loro occhi si erano incontrati. "Vedi te stessa come
il guardiano della muraglia che costruisci" continu come se niente
fosse. "Puoi inviare messaggi ad altri all'esterno a tuo piacere e..."
"Posso?"
Lui le lanci di nuovo un'occhiata. I suoi occhi sembravano pi
grandi adesso, ed erano colmi di genuina meraviglia. Poco prima
erano stati appannati dalla passione mentre lei sentiva le stesse cose
che aveva provato lui. Ma come lui, Angelica aveva fatto del proprio
meglio per nasconderlo, e si era concentrata sulle parole che lui le
stava dicendo. Parole che galleggiavano sulla superficie di un lago
fermo, mentre le acque pi profonde turbinavano vorticosamente.
Lei aveva un'aria cos innocente in quel momento. Sembrava cos
sorpresa da quello che lui le aveva detto, che Jameson era stato sul
punto di sorriderle. Ma si era controllato. "S, certo che puoi. E puoi
anche udire i pensieri altrui."
"Lo so" mormor lei. "Li sento. Tutti quanti, per tutto il tempo.  da
impazzire. Come un rombo incessante dentro la mia testa, confuso e
ingarbugliato. Io..." Alz rapidamente lo sguardo, come se ci che
aveva appena detto le fosse uscito dalle labbra senza il suo consenso.
Come se soltanto in quel momento si rendesse davvero conto che
stava parlando con lui come se fosse qualcosa di diverso da un mostro.
Allora serr la mascella, e scosse stancamente il capo.
Quel gesto lo fece arrabbiare, ma continu ugualmente. "Il tuo
muro far entrare solo i messaggi che desideri ricevere. Tutti gli altri
rimbalzeranno via come frecce mirate distrattamente."
Angelica alz le sopracciglia e lo guard, dapprima dubbiosa, poi
speranzosa.
Jameson scosse la testa, guardando dritto davanti a s. Non voleva
vedere la mancanza di fiducia negli occhi di lei. "Provaci e vedrai da te,
se sei cos sicura che io sia un bugiardo. Avanti, fallo.
Concentrati. Costruisci la tua muraglia."
Le sue labbra si assottigliarono, ma pochi secondi dopo la vide
appoggiarsi allo schienale, rilassandosi e concentrandosi sulle cose che
le aveva detto. Le diede tempo, attese, guidando lentamente.
Poi si protese con la mente a sondare quella di lei, indagando. E
trov il muro. Lo sent l, una barriera inconsistente. La propria
volont pi forte avrebbe potuto farvi breccia se necessario, ma le
difese di Angelica si sarebbero rafforzate col tempo. "Molto bene"
comment. "Niente male, in effetti."
Lei lo guard tra le palpebre socchiuse. "Stai cercando di
confondermi con tutte queste sciocchezze."
"Ah, s?" replic lui. Dopodich concentr la propria mente sulla
sua, e senza parlare a voce alta disse: Siamo vicini al mare adesso,
Angelica. Lo vedi, l in lontananza? Angelica si irrigid e si volt verso
di lui come se avesse parlato ad alta voce. Jameson si accorse che
trasaliva nel notare che le sue labbra non si stavano muovendo. La
vide guardare nella direzione che lui aveva indicato mentalmente, e
scorgere la costa dell'Atlantico. "Tutto questo ...  inquietante.
Innaturale" mormor.
"Non per noi. E pu essere maledettamente comodo, soprattutto se
sei nei guai. Puoi inviare lontano il tuo grido di aiuto, a parecchi
chilometri di distanza, e chiamare altri in tuo soccorso." Lei abbass la
testa, la scosse. "Preferirei correre il rischio da sola, grazie lo stesso."
"E perch questo, Angelica?"
Lei sollev le sopracciglia e le spalle allo stesso tempo. "Per la stessa
ragione per cui non  saggio trattare con il diavolo, vampiro. Di lui
non ci si pu fidare. Non ci si pu fidare di nessuna creatura fatta di
puro male."
"Cos noi siamo come Satana in persona, adesso? Fatti di puro
male? Non mi ero reso conto che tu fossi in cos stretto contatto con
l'Onnipotente, Angelica. Ti ha detto tutto questo Lui personalmente?
Oppure mi stai giudicando senza assistenza divina?"
"Non c' bisogno che io ti giudichi" sussurr lei. "Hai gi svelato i
tuoi veri colori. Hai esordito come mio salvatore e sei diventato il mio
rapitore. Mi guarder bene dal fare l'errore di fidarmi un'altra volta
della tua genia."
"Se anche io fossi inaffidabile, questo non vorrebbe
necessariamente dire che tutti i vampiri lo siano, o Angelo di Saggezza!
E gi che ci siamo, mettiamo le cose in chiaro. Ho cominciato come
tuo salvatore, questo  vero, poi sono diventato tua vittima quando
hai cercato di uccidermi. E poi, Angelo oscuro, sono diventato il tuo
amante." Si godette il piccolo ansimo che quell'affermazione suscit.
"Vero,  stato solo in una provetta da laboratorio, ma ci siamo pur
sempre accoppiati. E adesso, Angelica, sono sia liberatore sia
sequestratore, ma solo per impedirti di impersonare il ruolo di
rapitrice di bambini."
Lei abbass la testa, chiuse gli occhi.
"Come pu qualcuno detestare cos tanto la cosa stessa che ?"
domand Jameson. "Tu sei un vampiro, Angelica. Quando condanni
noi, condanni te stessa."
"Non sono io quella che vi ha condannato" sussurr Angelica. "Dio
l'ha fatto. E per un qualche motivo, ha rivolto la Sua collera anche su di
me."
Jameson inclin la testa di lato, vide il tormento sul suo bel viso.
"Tu credi sul serio che questa sia una qualche forma di punizione
divina?"
" l'inferno" mormor Angelica. "Sono morta in quel vicolo, e
questo  l'inferno."
"Quale vicolo?" Jameson cap... lei era stata trasformata in un
vicolo, e contro la sua volont, era evidente. Ma voleva saperne di
pi. Voleva sapere tutto. Lei si morse il labbro, rifiut di rispondergli.
"Sai, Angelo, non hai davvero la minima idea di che cosa significhi
essere un vampiro. Stai balzando alle conclusioni sbagliate senza la
minima prova. Ti rendi conto di quanto ci sia supponente e
arrogante?"
"Sono una dannata" mormor lei con voce strozzata. "Pensi
davvero che m'importi se ti sembro arrogante?"
"Ges Cristo" borbott lui.
Lei trasal e gir la testa dall'altra parte. Jameson lasci che il
silenzio si protraesse tra loro. Poi vide la loro destinazione immersa nel
bagliore bianco dei fanali, e vi accenn con la testa, deciso a cambiare
argomento. "Quello  il posto in cui staremo, per adesso. Una base
operativa. Almeno finch non ci scopriranno. Probabilmente non ci
metteranno molto."
Lei guard la casa, scuotendo il capo. "Non voglio stare qui. Voglio
andare a cercare mia figlia."
Jameson sollev le sopracciglia, sbalordito. "Le tue funzioni vitali
sono al minimo" ribatt. "Ed  evidente che non stai pensando con
chiarezza. Hai bisogno di riposare e di nutrirti. Concediti il tempo di
riprendere le forze, e magari anche di imparare qualcosa sulla tua
natura.  ovvio che non sai niente."
"Non voglio lezioni, voglio la mia bambina!"
Lui deglut a fatica fronteggiando le divampanti fiamme violacee
nei suoi occhi. "Anch'io"
disse. "Ma sar presto l'alba. Non c' niente che possiamo fare nel
breve arco di tempo che ci rimane.
Cominceremo la ricerca al tramonto."
Lei digrign i denti per la frustrazione, ma apr con una spinta la sua
portiera. Jameson l'afferr per il polso prima che potesse saltar gi
dall'auto. "E intendo noi" sibil. "Non pensarci nemmeno a svegliarti
prima di me e a sgusciare via da sola, Angelica. Questo posto pu
sembrare decrepito, ma  un'illusione. Il mio amico Eric lo tiene in
funzione, e i suoi standard tecnologici sono i pi alti.  una fortezza,
Angelica, e io detengo la chiave."
"Ti disprezzo!" sibil lei, e strappando il polso alla sua stretta si
volt per scendere dall'auto. Jameson glielo imped. "Chiudi la
portiera. Non ci siamo ancora." Guardandolo accigliata, lei obbed.
Quella casa era agghiacciante. Ero terrorizzata, sola con un mostro
che sembrava sapere di me pi di quanto ne sapessi io stessa. Un uomo
che mi aveva tolto da una prigione soltanto per portarmi in un'altra.
Questa nella fattispecie sembrava il covo di una congrega di streghe
nell'antica Salem. Solo che apparteneva a una congrega di vampiri, e
forse questo era anche peggio. Oltrepassammo in auto un'alta
cancellata in ferro che penzolava aperta e sembrava agganciata solo
per un cardine. Sopra di noi, un arco di nera filigrana tracciava il nome
Marquand. Il viale era disseminato di rami spezzati, invaso da erbacce
e orlato di alberelli di macchia e rovi. E poi la casa stessa si profil,
davanti a noi come un demone gigantesco. Era una torre di grigi
blocchi di pietra, e l'edera ne aveva ricoperto la maggior parte.
Grosse assi erano state inchiodate sopra la massiccia porta
d'ingresso. La ringhiera in ferro battuto era rotta e pendeva sugli
sbocconcellati gradini di pietra come un vecchio zoppo che si appoggi
al bastone. Macchie d'acqua scurivano la pietra sotto le alte e strette
finestre, dando la spettrale illusione che la casa avesse pianto.
Rabbrividii al pensiero. Oltre l'edificio, una scogliera brulla e
frastagliata cadeva a strapiombo sul mare. Potevo vedere l'acqua nera
ribollire in lontananza, e udivo i marosi infrangersi contro la spiaggia
rocciosa.
Jameson guid la sua piccola automobile nera ancor oltre, poi
svolt abbandonando il viale e guid attraverso la boscaglia.
Sembrava quasi che si fosse aperto un sentiero dove prima non ne era
stato visibile nessuno. Ci inoltrammo profondamente dentro una
galleria di rovi e cespugli cos fitti che era impossibile vedere fuori.
Impossibile, mi resi conto, vedere anche dentro di esso. Ingegnoso.
Infine spense il motore, ma lasci le chiavi nel cruscotto. Per una
rapida fuga, indovinai. "Adesso" disse, guardando verso di me nel
buio, vedendomi con la stessa chiarezza con cui io potevo vedere lui,
con i suoi vellutati occhi marroni tigrati, "puoi scendere."
Obbedire a quell'uomo mi faceva fremere, ma pareva ci fosse poco
altro che potessi fare. Aprii la portiera dell'auto e scesi. Lui mi fu
accanto cos rapidamente che lanciai un ansimo di sorpresa. Di nuovo,
lui mi afferr il polso. Guardai la sua mano, e capii che avrebbe potuto
spezzare le mie fragili ossa con una semplice torsione. In quel preciso
istante mi venne in mente che non mi aveva fatto male neanche una
volta. Anche se avrebbe potuto, e bench fosse sembrato in pi di
un'occasione che gli sarebbe piaciuto moltissimo. La sua presa, quando
trovava necessario trattenermi, era stretta. Salda. Perfino irremovibile.
Ma non dolorosa.
Pensai all'incurante crudelt del vampiro che mi aveva presa nel
vicolo. Mi aveva fatto male. Ripetutamente, senza un pensiero.
Sarebbe stato un errore, tuttavia, credere che i due fossero cos
diversi. Erano entrambi dannati, entrambi mostri, demoni, servi di
Satana in persona. Non avrei lasciato che l'ingannevole gentilezza di
Jameson mi cullasse inducendomi alla fiducia. Dovevo sfuggirgli. E
l'avrei fatto. Mi condusse nel profondo di quel tunnel di boscaglia,
fino a una parete della medesima vegetazione proprio sul fondo, poi
spinse da parte alcuni rami e prosegu, in discesa, trascinandomi con s.
Arrivammo a una scala tagliata nella terra, che si incurvava verso il
basso. Per un istante immaginai i fuochi dell'inferno che mi
attendevano in fondo e mi divincolai. Allora si volt, gli occhi
socchiusi. "Va tutto bene, Angelica. Qui non c' niente di cui avere
paura. So che tutto questo sembra assurdo, ma credimi,  necessario.
Per la nostra sicurezza. Vieni." Ingoiando la paura, lo seguii nelle
profondit della terra e poi lungo un angusto passaggio sotterraneo.
Finalmente ne emergemmo, passando per una robusta porta in una
stanza pi grande, e fu allora che battei le palpebre, sbalordita.
Non mi aspettavo nulla del genere. Una segreta simile a un
sepolcro, s. Ma non questo. La stanza era ampia e bella. Con un
caminetto di pietra sul lato pi lontano e legna fine gi pronta sulla
grata. Una pila fragrante di legna di ciliegio stava l accanto. Le pareti
erano dipinte di una sfumatura discreta di rosa e coperte di quadri.
Notai che molti di essi includevano i raggi amorevoli di un sole
infuocato che bagnava vari paesaggi di terra e di mare. Tappeti
orientali coprivano i pavimenti, e in un angolo stava un sof di velluto
con ammucchiati cuscini e guanciali. In un altro c'era un'antica sedia a
dondolo in ciliegio. Al centro campeggiava un tavolo con il piano di
marmo disseminato di oggetti d'arte. C'erano lampade a olio
ovunque, e porte.
Lui chiuse l'enorme porta da cui eravamo entrati, e per la prima
volta vidi il pannello digitale sul battente interno. Premette alcuni
pulsanti, e si accese una spia rossa. Era vero, allora, quello che aveva
detto. Ero intrappolata l, con lui.
"Vedi" disse, fronteggiandomi di nuovo. "Non c' niente da temere.
Di l c' una stanza da bagno dotata di tutti i comfort, e troverai
abbondanza di abiti di varie misure impilati nei guardaroba. Potrai
farti un bagno e metterti dei vestiti puliti. Dovrebbe essere una bella
sensazione dopo tutti quei mesi con indosso nient'altro che questa
roba." Mentre lo diceva, tocc il sottile camiciotto bianco che
portavo, passandomi la mano sulla spalla. E io rabbrividii.
Lui si lasci ricadere di nuovo la mano lungo il fianco, distogliendo
gli occhi. "C' tutto ci che ti serve. Ci sono uscite per ogni stanza,
gallerie come quella per cui siamo arrivati. Si aprono ciascuna in varie
parti della propriet, cos se ci occorre scappare possiamo farlo. E
qui..." prosegu accennando con la testa al piccolo elettrodomestico
costruito dentro la parete, un minuscolo frigorifero, "... c' nutrimento
a sufficienza per tenerci in piedi."
Fissai la porticina, agghiacciata. "Che... che cosa intendi dire?"
Lui apr lo sportello con un piccolo svolazzo. Non sono sicura di
cosa mi aspettassi. Una lunga, angusta cantina contenente i corpi delle
sue vittime o qualcosa di altrettanto orrido, suppongo. Invece vidi pile
di sacchetti di plastica come quelli usati nelle banche del sangue e negli
ospedali. Lo shock dovette riflettersi nei miei occhi, poich lui inclin
la testa e mi scocc un'occhiata, come se sapesse esattamente che cosa
stessi pensando poco prima. "Vedi quanto poco sai, Angelica? Noi non
ci nutriamo dei viventi, come succede nei film dell'orrore della
domenica pomeriggio. Perch diavolo dovremmo far preda di umani
innocenti, quando c' sangue disponibile altrove?" E sbatt lo
sportello, scuotendo la testa con disgusto. "Ti suggerisco di nutrirti. Io
vado a fare una doccia e a cambiarmi. Non cercare di andartene. Le
porte non si apriranno senza i codici, e anche se tu per caso li
indovinassi, suonerebbe un allarme. E se tutto ci chiss come fallisse e
tu riuscissi a scappare, ti troveresti fuori all'aperto senza nessun riparo
raggiungibile e la luce del giorno che si approssima. Ti abbrustoliresti al
sole."
"E il sole mi ucciderebbe?" domandai. Per nove mesi ero esistita
senza conoscere la minima cosa su me stessa. Lui mi aveva fatto
realizzare, nel suo modo crudo, quanto poco sapessi. Neppure che
cosa potesse uccidermi. E queste erano cose che dovevo capire. Le
domande che mi erano ribollite dentro dal principio, che avevo
sepolto e ignorato nella mia stolta certezza che niente di ci avesse
importanza, dal momento che un giorno sarei stata di nuovo umana,
tornarono gorgogliando in superficie con rinnovata urgenza. Ero
membro di una razza di cui non sapevo niente. Come un neonato, che
non ha familiarit col proprio stesso corpo.
La sua schiena si irrigid, ma quando si volt per guardarmi di
nuovo in viso, la sua espressione severa si era ammorbidita. Le sue
sopracciglia si sollevarono per lo sbalordimento. "S. Certo che ti
ucciderebbe. Mio Dio, Angelica, non sai neppure questo?"
Abbassai la testa e voltai le spalle a quegli occhi consapevoli. Avevo
gi svelato troppo. Qualsiasi cosa dicessi a quella creatura si sarebbe
ritorta contro di me.
Lui fiss la mia schiena per un lungo momento, aspettando una
risposta. Una risposta che non osai dare. Cos cercai invece di cambiare
argomento. "Dove dormir?" domandai.
"Ah, ancora un'altra delle meraviglie di Eric. Vieni, ti faccio vedere."
Mi oltrepass diretto a un'altra porta ancora e la spinse, aprendola.
Poi agit una mano cos che lo precedessi all'interno. "Non  la mia
prima scelta, naturalmente" stava dicendo mentre entrai nella camera.
"Ma quando vedrai la sicurezza di queste stanze, capirai. Eric  un
genio per queste cose. Ha installato... Angelica?"
Non riuscivo a muovermi. Stavo ancorata al terreno, fissando
inorridita i due cofani che scintillavano nell'oscurit. Non potevo
respirare, tanto ero stretta dal terrore. Gi solo guardandoli potevo
sentirmi intrappolata all'interno, avvertire lo spazio ristretto chiudersi
su di me, udire le mie stesse urla e sentire le mie mani battere contro il
coperchio, senza frutto.
Jameson mi tocc la spalla, e tutto il mio orgoglio mi abbandon di
colpo. Mi girai di scatto verso di lui, cadendo sulle ginocchia e
afferrandogli le mani nelle mie, senza pensare che mi stavo
inginocchiando ai piedi di un demone. Abbassare la testa per celare le
mie lacrime non serv a impedire ai singhiozzi di spezzare le mie parole
a pezzi e bocconi. "Io... ti pprego..." balbettai, soffocando a ogni
parola. "Non mettermi dentro quella cassa. Per favore... "
Il cuore di Jameson si ferm un istante quando vide in che stato la
sua incuranza avesse ridotto quella donna fiera: inginocchiata sul
pavimento, gli stringeva le mani tremando. Era fredda come il
ghiaccio. Accidenti, come poteva essere stato cos crudele da
dimenticare dove l'aveva trovata? Sigillata in una minuscola cassa e
lasciata l per chiss quanto tempo. Lasciata l a morire. Si chin,
chiudendo le mani attorno alla sua vita sottile e sollevandola finch
non fu di nuovo in piedi. Quando le alz il mento, vide le lacrime che
le chiazzavano le guance e imprec. "Dannazione, Angelo, certo che
no. Non stavo pensando..." Tenendo un braccio attorno alla sua vita,
la port fuori da quella stanza il pi rapidamente possibile. Lei stava
ancora tremando come un coniglio spaventato. "No" le ripet. "Santo
cielo, tu pensi veramente che io sia un mostro, non  cos? Hai
sinceramente pensato che ti avrei costretta a entrare in uno di quei
sarcofagi, sigillandoti dentro come hanno fatto quei bastardi del DPI?"
Lei chiuse gli occhi, e Jameson si rese conto che cercava di
contrastare il panico che l'aveva sopraffatta, lottando per riprendere il
controllo. "Cos'altro avrei dovuto pensare? Hai detto che ero tua
prigioniera. Hai detto che mi avresti tenuto qui finch non avessimo
trovato la bambina."
"Stavo pensando alla nostra sicurezza. Eric ha equipaggiato questi
cofani con ogni sorta di... fa niente, non importa. Avrei dovuto
pensarci prima di introdurti l dentro. Non intendevo spaventarti." Si
volt, attraversando di nuovo la prima stanza per aprire una porta sul
lato opposto. Questa volta entr per primo, lasciando che lei lo
seguisse con comodo. And a un comodino e si chin ad accendere
una lampada a olio. Non ne avevano bisogno per vederci, ma
Jameson pens che il bagliore ambrato avrebbe fatto sembrare
l'ambiente pi caldo. Meno spaventoso. Lei entr lentamente,
guardinga. Ancora non si fidava di lui, pens Jameson. Rimase dov'era
e la osserv esaminare la camera, che aveva un aspetto normalissimo.
Un enorme letto a baldacchino, sontuoso come quello di un re,
campeggiava al centro della stanza. Opera di Rhiannon,
naturalmente. Lei preferiva il lusso alla cautela. L'aveva sempre fatto.
"Questa  pi di tuo gradimento?" domand.
Angelica avanz, guardandosi intorno ed esaminando ci che la
circondava. "Guarda" disse lui, indicando una porta sul fondo. "Il
bagno  l."
Lei guard, annu, ma il suo sguardo torn al letto. Quando i suoi
occhi violetti si erano posati su di esso per la prima volta, a Jameson
era sembrato che i muscoli le si rilassassero un poco. Lei tir su col
naso. Il fiato le sfugg in un sospiro tremolante mentre chiudeva gli
occhi. "S" esal infine. "Questa  molto meglio."
Jameson si allontan dal letto, scuotendo la testa perplesso mentre
lei si avvicinava, tirava gi la trapunta di raso e annuiva in
approvazione.
"Faresti meglio a nutrirti, adesso, Angelica" le sugger lui, con il tono
di un genitore che istruisse un bambino ingenuo. "Manca ormai poco
all'alba, e ti occorre del nutrimento prima di dormire."
Lei annu, assorbendo quell'informazione. "S, d'accordo."
Oltrepassandolo torn nella stanza centrale e lui la ud aprire il
refrigeratore, ud il tintinnio del vetro quando lei individu la
cristalleria sopra l'armadietto e prese un bicchiere.
Come avrebbe fatto, si domand, a odiare una donna che aveva
bisogno di lui cos disperatamente? Lei non sapeva niente. Niente sulla
propria forza, niente sulle proprie capacit psichiche, neppure come
nutrirsi, o cosa poteva ucciderla! Era inquietante. Lui aveva bisogno di
lei per trovare la figlia, ma prima Angelica aveva bisogno del suo
aiuto. Per capire ci che era adesso, ci che era diventata.
Ma la domanda successiva sulla sua lista in costante crescita era:
come diavolo poteva riuscire ad aiutare una donna che lo detestava?
Che odiava lui, e la sua razza. E che odiava se stessa, a quanto pareva.
Perch Angelica odiava profondamente ci che era diventata. Non
voleva imparare nulla sulla propria nuova natura, non voleva
esplorarla, non voleva il suo aiuto.
Tuttavia l'aveva accettato quando lui aveva ignorato le sue
obiezioni e le aveva spiegato come erigere una barriera mentale
attorno alla propria mente. Si era nutrita quando lui le aveva
consigliato di farlo. Gli aveva perfino posto una domanda o due.
Forse poteva aiutarla. E forse lei si sarebbe resa conto che lui e la sua
stirpe non erano pi mostruosi dei mortali. Anzi, lo erano molto
meno, nella maggior parte dei casi. E magari avrebbe abbandonato la
sua ridicola idea di portargli via la bambina, avrebbe realizzato che la
sua stessa figlia non aveva bisogno di essere protetta dal padre. O
forse, invece, non l'avrebbe realizzato.
C'era cos tanto su cui riflettere. Tuttavia non era quello il momento
di farlo. Avrebbe finito per impazzire se avesse cercato di risolvere
l'enigma di Angelica adesso. Per ora, avrebbe semplicemente acceso il
fuoco, e provveduto a che lei si nutrisse abbastanza da sostentarsi ma
non abbastanza da sentirsi male. E poi l'avrebbe lasciata riposare,
mentre lui progettava che cosa fare l'indomani. Domani. Quando lei si
sarebbe risvegliata pi forte, e probabilmente pi determinata che mai
a sfuggirgli. E anche pi in grado di farlo. Come se la sarebbe vista con
lei, allora? Se non altro, avrebbe dovuto essere pi facile odiarla
quando lei non fosse apparsa pi cos inerme. E quella era senz'altro
una buona cosa.
In quel preciso momento, Jameson si rese conto esattamente di
quanto potesse essere pericoloso non odiare quella donna.
Perch quando non la odiava, la desiderava con un'intensit che lo
sbalordiva. E prima si fosse sbarazzato di quel particolare desiderio,
meglio sarebbe stato.
Capitolo  13
Jameson non fece la doccia, nelle ore pallide di quel mattino.
Rimase a osservare Angelica, fantasticando sui suoi lunghi capelli
lucenti come raso e sulle scintillanti sfaccettature dei suoi occhi. Perse la
cognizione del tempo e il sonno diurno s'impadron di lui allo
sbocciare dell'aurora. Lei si era nutrita, poi si era infilata nell'enorme
letto ed era caduta addormentata all'istante, mentre lui la stava ancora
guardando.
Era riuscito a staccarsi da lei appena in tempo per arrivare al
divano, dove era piombato nel sonno ai piedi del suo letto come un
servitore devoto che dormisse ai piedi della padrona per cui avrebbe
dato volentieri la vita.
Quando il sole cal di nuovo, si alz prima di lei e si diresse alla
stanza da bagno senza nemmeno lanciarle una fuggevole occhiata.
Mentre era sotto la doccia, ramment a se stesso svariate volte che la
detestava. E che lei odiava lui. E che l'aver condiviso il sangue era ci
che lo spingeva a desiderarla tanto. Che lo induceva a sognare di lei,
quando il sonno diurno avrebbe dovuto essere troppo profondo per i
sogni.
Emerse dal bagno avvolto in un accappatoio di spugna e
strofinandosi con un asciugamano i capelli bagnati. Si immobilizz
sulla soglia quando vide la totale confusione sul viso di Angelica: era
ferma davanti all'armadio, la fronte aggrottata, mentre le sue mani
aggraziate passavano sopra gli abiti appesi. La sua pelle aveva un
colorito pi sano, quella sera. Il riposo diurno aveva operato la
propria magia e lei sembrava pi forte. Le ossa non le sporgevano pi
dal viso, che adesso era delicatamente ovale anzich tagliente e
angoloso, con zigomi alti e ben modellati per cui un'attrice avrebbe
dato la vita.
"Qualcosa non va?" le domand, riportando di scatto l'attenzione
sul presente.
Angelica sobbalz, come sorpresa dalla sua presenza. Aveva
davvero bisogno di sintonizzarsi sui propri sensi recentemente
amplificati, si disse, e di imparare a usarli. Avrebbe dovuto percepire
che era l, sentire i suoi occhi su di s. Invece continuava a ragionare e
ad agire come una mortale.
"Questi... questi sono tutti molto... normali."
"Che cosa ti aspettavi? Mantelli di raso nero con colletti alzati e
fodera scarlatta?" Jameson lanci l'asciugamano sul letto mentre
passava, e si ferm appena dietro di lei, guardando i vestiti da sopra la
sua spalla. "Certo che no."
" ovvio che sono normali. Diavolo, io conosco soltanto un
vampiro che indossi ancora un mantello, e penso che lo faccia solo per
l'effetto teatrale." La oltrepass per togliere dall'appendiabiti un
maglioncino di cashmere violetto che un tempo era appartenuto a
Tamara. Modesto e pudico e dolce, come lei. A quella donna sarebbe
andato bene... come taglia, se non altro. E il colore quasi si intonava ai
suoi occhi, anche se nessuna tinta creata dall'uomo avrebbe mai
potuto eguagliare le scintillanti sfumature ametista delle sue iridi.
Jameson batt le palpebre e si riscosse. "Ecco. Questo ti andr bene per
stanotte. " Poi continu a far scorrere le grucce. "E dovrebbero esserci
anche dei j eans... Che taglia porti?"
"Taglia?"
"Per i jeans" spieg lui, tirando fuori dall'armadio un paio di Levi's
neri. Quando Angelica non rispose, si volt a guardarla. "Ebbene?"
"Io non... sono sicura."
Jameson la guard accigliandosi. "Com' possibile che tu non
sappia che taglia di jeans porti?"
Poi socchiuse gli occhi. "Non dirmi che sei una di quelle donne che
rifiutano di dire la loro misura a un uomo."
"Quello sarebbe l'estremo della vanit" sentenzi lei distogliendo lo
sguardo. " solo che  passato un bel po' di tempo dall'ultima volta che
ho indossato dei jeans."
"Perch questo, Angelica?" le domand sconcertato. La testa di lei si
alz di scatto, gli occhi guardinghi.
"Voglio dire, che genere di abiti indossavi? Forse posso trovarti
qualcosa di pi simile a quello cui sei abituata."
L'ombra di un sorriso aleggi sulle labbra di Angelica. Non stava
proprio sorridendo, consider Jameson. Ma c'era una punta d'ilarit
nei suoi occhi. " estremamente improbabile che quel tipo di vestiti si
possa trovare nel guardaroba di un vampiro" rispose. "I jeans
andranno bene."
Ma Jameson non era disposto a cambiare argomento. "Indossavi un
abito di qualche tipo quando ti vidi quella prima volta. Tuttavia... non
avevo ancora una vista notturna soprannaturale, allora, ed era molto
buio. Mi sembra di ricordare che fosse nero e largo. Come una specie
di..."
"Vado a fare un bagno, adesso" lo interruppe lei. "Davvero,
m'importa assai poco di cosa indosso. Voglio solo sbrigarmi e
cominciare le ricerche di mia figlia." E, tirati gi i jeans dalla gruccia, si
volt e attravers frettolosamente la stanza, chiudendo dietro di s la
porta della stanza da bagno.
Per la prima volta, Jameson ripens alla notte in cui lei l'aveva quasi
ucciso. Ripens veramente, perch in realt ci aveva pensato gi
prima, e di gran lunga pi spesso di quanto gli piacesse ammettere. Ma
si era sempre concentrato sulle sensazioni che aveva provato mentre
lei si premeva forte contro di lui con la piccola bocca avida sulla sua
gola. Su come lui si era sentito...
Adesso sentiva l'esigenza di andare oltre quella follia, e di
concentrarsi su altri dettagli. Su altre sensazioni oltre a quella che
divampava nella sua libido. And al letto, si sedette sul bordo e
mentalmente ripercorse ogni istante di quella sera, dal primo istante in
cui aveva posato gli occhi su di lei. I suoi capelli aggrovigliati. Il viso
sporco. Le guance incavate. Gli occhi viola infossati. E lo sbrindellato
abito nero... ma era davvero un abito?
C'erano delle perle di qualche genere, serrate nelle sue mani ossute.
Perle di cui lei si preoccupava o con cui stava giocando, e che aveva
lasciato cadere di colpo quando lui le aveva parlato. Le teneva una per
una tra le dita, stringendole, quasi accarezzandole, e mormorando
qualcosa prima di passare alla successiva. Come se fossero...
Grani di un rosario? E il vestito nero... possibile che fosse un abito
religioso? In quel caso, Angelica sarebbe stata una specie di monaca.
Almeno fino al momento in cui era stata trasformata, altrimenti con
ogni probabilit non avrebbe avuto ancora indosso la tonaca. Lei
l'aveva chiamato eretico. Aveva parlato di vanit. Ed era cos
dannatamente concentrata su Dio e Satana, il bene e il male, la
salvezza e la dannazione. Tutto quadrava. Sollevando molto
lentamente il capo, Jameson fiss la porta chiusa del bagno, oltre la
quale poteva sentire l'acqua scorrere e il suono quasi impercettibile di
un canto. Amazing Grace. Poi il rumore dell'asciugacapelli di Tamara
sommerse il canto.
Era ancora seduto l quando Angelica usc dal bagno, con indosso i
jeans e il maglioncino che le aveva dato. Jameson era ancora stordito
da ci che pensava di aver appreso su di lei. E pi determinato che mai
a sapere la verit. Eppure una parte di lui cercava di sbarrare la strada
alla curiosit, quella parte che sapeva benissimo che lei non indossava
niente sotto il maglioncino. Non le aveva dato un reggiseno, non era
nemmeno sicuro che Tamara tenesse cose del genere in quella casa, e
non avrebbe nemmeno saputo che misura scegliere se ne avesse
trovati dentro l'armadio. Gli occhi di Jameson erano calamitati dai
suoi seni, ai quali il cashmere aderiva come una seconda pelle a causa
della loro umidit. Si distingueva chiaramente la forma dei capezzoli
che sporgevano dalla stoffa per reazione alla trama grossolana eppure
soffice che vi strofinava contro. Si pass la lingua sulle labbra.
Lei si ferm a met della stanza, e l si immobilizz, in attesa.
Quando Jameson si rese conto che stava guardando lui, si costrinse a
spostare lo sguardo pi in alto e a incontrare i suoi occhi. Cap
immediatamente che lei stava solo fingendo di essere offesa, perch
vide la consapevolezza divampare nei suoi occhi, l'eccitazione...
Si lecc di nuovo le labbra, e si costrinse ad attenersi alla questione
corrente. "Mi stavo chiedendo, Angelica" esord schiarendosi la voce,
"se dovrei rivolgermi a te chiamandoti Suor Angelica."
Angelica parve incassare bene il colpo. "Se avessi preso i voti
solenni" rispose pacata, "sarei diventata Suor Mary Elizabeth. Ma dal
momento che per me quel giorno non  mai arrivato, sono ancora
semplicemente Angelica."
"Be', proprio angelica non direi" sbott lui. Poi la vide trasalire e
quasi se ne pent. "Cos eri una novizia?"
"Qualcosa del genere." Riprese a spazzolarsi i capelli ora di nuovo
lucidi e splendidi. Era incredibile, quella sua chioma. Folta e selvaggia e
lunga. I capelli di una dea. O di un Angelo. Un angelo oscuro. "Di che
ordine?"
Lei si volt, senza interrompersi. "Perch mi stai facendo tutte
queste domande, vampiro? Tu mi detesti, mi incolpi di tutto quel che
 successo. Dunque perch vuoi sapere?"
"Tu... hai portato in grembo mia figlia. Non  naturale che sia
curioso?"
"Niente in te  naturale."
"E tu lo sai per certo, vero? Sei sicura di essere stata solo una novizia
e non Dio in persona?"
Angelica sollev la testa di scatto. "Come osi?"
"Ebbene, sputi sentenze come se lo fossi. Stavo solo controllando."
Lei si alz, si allontan con rapidi passi rabbiosi. Era pi forte,
adesso. Nutrirsi aveva contribuito a ripristinare la forma del suo viso e
la lucentezza dei suoi capelli. E lo scintillio dei suoi occhi. E il suo passo
era di nuovo scattante.
Con i capelli che volavano selvaggi e gli occhi lampeggianti, e con
quei peccaminosi jeans aderenti e il maglioncino egualmente
rivelatore, era pi facile immaginare che fosse stata una modella
piuttosto che una suora. E lui la desiderava da impazzire.
"Voglio andare, adesso. Voglio trovare la mia bambina. Sono
stanca di te e del tuo ficcanasare. Che cosa faremo per trovarla? Da
dove cominceremo?"
Jameson la fiss per un lungo istante. Avrebbe dovuto essere pi
facile odiarla ora che era forte e stava bene. Perch invece non lo era?
Prima di lasciarsi distrarre dal suo aspetto prima e dalla curiosit
sulla sua vita passata poi, aveva cercato di trovare un modo per
avvertirla della possibile natura della loro figlia. Non ne aveva trovato
uno perfetto, ma sapeva di doverle dire qualcosa, perch non fosse del
tutto impreparata nel caso in cui i suoi peggiori timori si fossero
avverati.
"Prima di partire" disse lentamente, "c' una cosa... di cui non sono
sicuro che tu sia consapevole. Un'evenienza a cui devi essere
preparata, Angelica."
Lei aggrott le sopracciglia. "Mi stai spaventando, vampiro.
Qualsiasi cosa sia, dimmela in fretta, e poi mettiamoci in cammino."
Jameson si inumid le labbra, distogliendo lo sguardo. Aveva
combattuto con quell'idea per giorni. Era stato un colpo quando per la
prima volta si era reso conto delle implicazioni. Ma se non altro in
quel momento lui si trovava tra amici. Persone che gli volevano bene,
e che sarebbero state presenti nella sua vita, pronte ad aiutarlo,
qualsiasi cosa fosse avvenuta. Per Angelica sarebbe stato molto peggio.
Lei era sola, fatta eccezione per un uomo che disprezzava sempre pi.
Facendosi forza, la guard negli occhi, ora brillanti, splendenti come
ametiste alla luce delle candele. Belli da togliere il fiato. "Non c' mai
stato un bambino generato da una vampira, prima d'ora. Nessuno di
cui io sappia, almeno." Lei batt le ciglia. Fu la sua unica reazione.
"Angelica, non abbiamo modo di sapere... che cosa troveremo,
quando troveremo la nostra bambina."
"Che cosa... troveremo?"
"Se lei sar mortale... o immortale. O un qualche incrocio tra i due.
Se..."
"No." Angelica fece due passi all'indietro, poi si afferr allo
schienale di una poltroncina, le dita affondate nella stoffa.
"Spero in nome di Dio che sia una bambina normale, Angelica, ma
non possiamo esserne sicuri finch non la vediamo. Sarebbe tragico
se..."
"La tua razza" sussurr lei. "Non invecchiano mai?"
Quella domanda conferm il sospetto che lei non sapesse niente
della propria razza. "No. I vampiri non invecchiano mai."
"Vuoi dire che nostra figlia potrebbe rimanere intrappolata dentro
il corpo di un neonato per l'intera durata della sua vita?" Angelica
scosse la testa da un lato all'altro, rapidamente. "No,  troppo orribile.
Non pu essere."
"Non  detto che sia cos. Io volevo solo... solo avvertirti. In caso..."
Angelica sollev il mento e incroci i suoi occhi, i propri spalancati
e limpidi e colmi di feroce determinazione. "Dio non permetter una
cosa simile. Non per lei.  abbastanza... Cristo santo,  gi abbastanza
la punizione che ha imposto a me. Non pu farlo con la mia piccolina.
Lei  una sana, normale femminuccia.  cos, lo so."
E lui aveva creduto che fosse debole? Fisicamente, forse, ma in
nessun altro modo. Non lei. In quel momento sembrava un angelo
vendicatore, e lui si trov ad annuire, concordando con lei. "Hai
ragione. Lei  a posto. Ne sono sicuro. Mi sono preoccupato per
niente."
In quel brevissimo istante tra loro pass qualcosa, si toccarono, a un
qualche livello. Si cre un legame. Poi lei guard altrove e l'emozione
svan.
"Hai un piano?" gli chiese.
"Solo un punto di partenza. La donna che ha contattato la mia
amica Tamara per raccontarle della bambina, Hilary Garner, lavora
per il DPI, ma a quanto pare nemmeno lei poteva sopportare che
usassero un neonato in questo modo. Ho il suo indirizzo. Ci andremo
stanotte, parleremo con lei. Potrebbe sapere dove hanno portato la
piccola... e potrebbe essere disposta a dircelo."
"E se non lo fosse?"
Jameson digrign i denti. "Allora la convinceremo."
La speranza mi sgorg nel cuore mentre ci avvicinavamo all'edificio
dove viveva la donna. Cercai con ogni parte di me una qualche
sensazione che mia figlia fosse vicina, ma non sentii niente. Tuttavia mi
aggrappai a quella speranza. Quella donna forse sapeva qualcosa. E ci
avrebbe aiutato. Senz'altro questa era stata la sua intenzione fin dal
principio, altrimenti non avrebbe mai contattato l'amica di Jameson.
Jameson...
Lui non si stava comportando come ero convinta che avrebbe fatto.
Mi aveva portato via da quell'orribile posto. Mi aveva nutrito dal suo
stesso corpo. E cosa assai bizzarra, aveva persino cercato di consolarmi
quando mi ero fatta prendere dal panico alla vista di quelle bare. Per
giunta sembrava determinato quanto me a recuperare nostra figlia.
Nostra figlia. Era sbagliato continuare a riferirsi a lei in quel modo.
"Le serve un nome" bisbigliai, quasi parlando tra me e me.
Jameson si volt a fissarmi, le sopracciglia sollevate. Poi cap. "S, 
vero. Hai qualcosa in mente?"
Inclinai il capo. "Quando ero sola, incatenata alle pareti della cella
o intrappolata in quella cassa in attesa che le mie guardie avessero
voglia di liberarmi, le parlavo. Cantavo per lei e mi cullavo il grembo
tra le braccia fingendo di abbracciarla. La chiamavo Lily.  cos che la
immaginavo. Perfetta e immacolata come un bellissimo giglio. E
Amber, perch lei era un mistero antico come il tempo. Un figlio nato
da una ver..." Mi morsicai il labbro, ma era ormai troppo tardi. La mia
lingua lunga aveva tradito un altro ancora dei miei segreti.
"Nato da una vergine?" Gli occhi di Jameson si spalancarono per
l'incredulit. E poi lui sorrise. " quasi... sacro. Il primo figlio nato a un
vampiro...  generato da una vergine."
"Non c' niente di santo in ci che mi hanno fatto" replicai, e di
nuovo desiderai di saper stare zitta e non esternare ogni mio pensiero.
"No. Certo che no." Lui rest silenzioso per un momento. Poi disse:
"Io so com', Angelica.
Sono stato tenuto prigioniero da loro anch'io. E pi di una volta".
"Forse sai com' la cattivit, vampiro. Ma non puoi sapere come ci
si sente quando i tuoi nemici ti strappano tua figlia dal grembo.
Quando te la portano via dicendoti che non poserai mai pi gli occhi
su di lei." Mi spuntarono le lacrime negli occhi. Quel dolore era ancora
fresco e acuto, penetrava fino alla mia stessa anima, ammesso che ne
possedessi ancora una.
"No. Non posso nemmeno immaginare che cosa significhi. Deve
averti quasi ucciso."
"Avrei preferito che mi strappassero il cuore." Girai la faccia per
nascondergli le mie lacrime.
"A me puoi dirlo, Angelica. Non dev'esserci imbarazzo tra noi."
Lo guardai, e capii che era vero. Eravamo legati dal sangue e dalla
bambina che avevamo in comune. Per quanto potessimo provare
antipatia l'uno per l'altra, quel legame non avrebbe potuto essere
spezzato facilmente. Forse non poteva essere spezzato affatto.
"Ero drogata. Debole. Avrei dovuto essere in grado di aiutarla... ma
non potevo. Non riuscivo a muovermi. Era come un incubo, come
quando provi e riprovi a svegliarti, ma non ci riesci.  stato orribile."
Chinai il capo, e sentii la sua mano coprire dolcemente la mia.
Calda e consolatoria. Mi sorprese. "La troveremo" disse, e la sua voce
era ferma e sicura. "Amber Lily star benissimo." Per un momento mi
sentii rassicurata. Anche se sapevo che lui era un mostro. Un demone.
Un abominio davanti a Dio.
Ma poi torn alla sua vera natura. "E quando l'avremo al sicuro,
pagheranno per ci che hanno fatto. Li uccider. Uno per uno... tutti
quanti."
"Soltanto Dio pu dire chi merita la morte, Jameson."
"Dio  troppo lento." La collera che vidi nei suoi occhi mi spavent.
Era l in quelle nere striature da tigre che solcavano il velluto marrone,
una fiamma nero giaietto, che sobbalzava e crepitava con rabbia. "A
me la vendetta, disse il vampiro." Ferm la macchina e guard la
miriade di finestre illuminate del torreggiante condominio. "E
comincia proprio qui, a meno che quella donna non mi dica ci che
voglio sapere."
L'appartamento di Hilary Garner era stato messo a soqquadro. Da
cima a fondo, spietatamente. Jameson conosceva le tattiche del DPI, e
sapeva che le loro ricerche erano solitamente condotte con tale cura
che poche persone si sarebbero accorte che la loro privacy era stata
violata. Questa volta era diverso. Dovevano essere molto arrabbiati
con quella donna.
Lei non c'era, e Jameson si chiese se fosse ancora viva. Il DPI non
aveva la mano leggera con gli agenti che volevano uscire
dall'organizzazione o che si macchiavano di tradimento. Ud
l'esclamazione soffocata di Angelica, e rote su se stesso. Stava
fissando una fotografia in una cornice d'argento che ritraeva Hilary
Garner e un'amica, a braccetto, che sorridevano alla macchina
fotografica. "Che c'?"
"Questa donna" disse Angelica, indicandola. "Era con me quando
ho partorito. Lei... ho potuto vedere nei suoi occhi che stava
soffrendo... Si  chinata su di me, e mi ha detto che il bambino era una
femminuccia."
"Ma non ha fatto niente per impedire a quei bastardi di portarla
via."
"L'ho implorata di aiutare Amber Lily. E lei ha annuito. Quasi
impercettibilmente, ma ha annuito."
"Cercava di alleviare i propri sensi di colpa." Jameson sollev un
braccio e mand la fotografia a schiantarsi sul pavimento.
Angelica lo fiss a occhi sbarrati. "Ti ha mandato notizie. Ha cercato
di aiutarmi."
"Lavorava per loro, Angelica. Per anni ha servito il diavolo in
persona. Un solo atto simbolico adesso non cancella tutto ci che ha
fatto."
"Perfino i peggiori peccatori possono pentirsi" sussurr lei.
"All'inferno il pentimento. Voglio che lei paghi. Voglio che paghino
tutti. Maledizione!" Jameson abbatt il pugno sul tavolo dove fino a
un istante prima c'era la foto, e il legno si spacc in due. Le lacrime gli
bruciavano negli occhi. Il disappunto gli torceva le viscere.
Dannazione, era stato cos sicuro che l avrebbe trovato qualcosa. Un
indizio. Angelica poteva permettersi di essere caritatevole:
probabilmente non aveva idea di quello che quei bastardi avrebbero
potuto fare a quella bambina inerme. Ma lui s, lui ce l'aveva, e le
immagini da incubo che gli sfilavano nella mente non volevano
andarsene.
Un istante dopo se la ritrov accanto, la testa inclinata da una parte
mentre lo fissava negli occhi. "Tu... stai piangendo?"
Jameson si volt di scatto dall'altra parte, non volendo che lei o
chiunque altro vedesse il tormento che lo dilaniava.
"Non sapevo" bisbigli Angelica da dietro di lui. "Non immaginavo
che tu... ti curassi di Amber Lily tanto quanto me. Tu le vuoi bene,
vero, Jameson?"
Lui sospir. "Dannazione, Angelica, perch pensi che io sia qui? Che
cosa diavolo credi che stia facendo se non curarmi di lei?" La
fronteggi di nuovo, la vide scuotere la testa. "Ma io pensavo...
pensavo..."
"So che cosa pensavi. Credevi che io fossi un mostro. Un animale.
Ebbene, sorpresa, Angelo! Mi taglierei un braccio se bastasse a salvare
Amber da quei bastardi. Sono altrettanto umano adesso, fibra per
fibra, di quanto lo ero prima, e cos lo sei tu, che tu riesca a vederlo
oppure no. Le differenze sono fisiche, non spirituali. Diavolo, semmai
le sensazioni e le emozioni sono pi profonde e intense di allora. E per
te  lo stesso, lo sai perfettamente."
Angelica scosse lentamente la testa, pensosa. Jameson sospir,
frustrato perch non riusciva a farle capire. Lei era cattiva come il resto
di loro.
"Stai soffrendo" bisbigli Angelica dopo un po', scrutandolo con
occhi dilatati di sorpresa e meraviglia.
Jameson chiuse gli occhi, rovesci la testa all'indietro mentre il
dolore lo sopraffaceva. "Voglio solo tenerla in braccio. Voglio solo
sapere che  al sicuro e... e..."
La voce gli si spezz, e lui prov vergogna. Finch non la guard di
nuovo vedendo le lacrime che le inondavano il viso. "Lo so" sussurr
lei. "S... lo so... Non so perch ho pensato..."
"All'inferno, usciamo di qui" sbott lui.
"Le vuoi bene?" domand lei, e cos facendo alz una mano a
toccargli il viso. "L'amo pi della mia stessa vita, Angelo. Morirei per
lei, qui in questo istante, se sapessi che sistemerebbe le cose. E so che
l'amer ancor di pi quando poser gli occhi su di lei. Quando la
toccher per la prima volta..."
Le sue lacrime colarono sulla mano che lei gli aveva posato sulla
guancia. Angelica fece un passo verso di lui, un tremulo sorriso che le
danzava sulle labbra mentre annuiva. "S" sussurr. "S, lo farai. Oh,
Jameson,  cos bella. Ha i capelli folti e serici e scuri come l'ala di un
corvo."
Come quelli di sua madre, pens lui, prendendo una ciocca dei suoi
capelli e facendosela scorrere tra le dita.
"E i suoi occhi sono neri come la notte. Cos grandi, e innocenti... "
E questo fu tutto quello che lei pot sopportare. Violenti singhiozzi
la scossero, e il viso le si contrasse. Jameson l'attir a s. All'inferno,
anche lui aveva voglia di piangere. Quella donna poteva non essergli
simpatica, ma condividevano qualcosa. Quella... quella pena e
preoccupazione e paura da torcere le viscere per la loro piccina. E
l'avrebbero sempre condiviso. Qualsiasi cosa accadesse. La tenne
stretta, massaggiandole la schiena e accarezzandole i capelli. "Andr
tutto bene, Angelo. La troveremo. Ti ho detto che non ho ancora
cominciato a fare sul serio."
"Ooh, Ges, non  commovente?"
Jameson si irrigid. La voce profonda proveniva dalla soglia, ed
entrambi si voltarono di scatto per vedere a chi appartenesse. Un
uomo stava sulla soglia, e puntava loro contro un'arma. Jameson
sapeva che conteneva una delle armi pi efficaci che il DPI avesse nel
suo arsenale. In un lampo, spinse Angelica dietro di s. Che l'avesse
fatto d'istinto e non di proposito non aveva importanza. Era
comprensibile. Proteggere la madre del proprio figlio sarebbe venuto
naturale a qualsiasi uomo.
"Noi non ti siamo di nessuna utilit" disse all'uomo con calma,
lentamente. "Avete avuto quello che volevate. Non rischiare il collo
per niente."
"Ti sembro uno stupido?" chiese l'uomo, sorridendo lievemente.
"Adesso parla, Bryant. Dov' la bambina?"
Il sangue gli si gel nelle vene. "Che cosa diavolo intendi dire?
Come sarebbe, dov' la bambina? Siete voi che..." Si interruppe,
socchiudendo gli occhi. "Tu non sai dov'?"
"Smettila con questi giochetti, Bryant. Abbiamo tenuto questo
posto sotto sorveglianza per giorni, caso mai Garner avesse provato a
tornarci, anche se non posso credere che sarebbe cos stupida.
Dov' lei? Dove ha nascosto la mocciosa?"
Jameson sent gli occhi di Angelica su di s e una sorta di folle
speranza gli balz in petto. "La bambina" disse lentamente, " in un
posto dove non potete mettere le vostre luride mani su di lei. Un
centinaio di vampiri la sorvegliano, e diventeranno un migliaio entro
la fine della settimana. Di' al tuo capo di lasciar perdere.  finita.
Abbiamo vinto noi." Le sopracciglia dell'uomo si abbassarono. "Tu
menti." Jameson si limit a scrollare le spalle.
"Andiamo, voi due tornerete indietro con me. Vi tireremo fuori la
verit, in un modo nell'altro." Guard Angelica, e sorrise. "Mi divertir
un sacco a trovare nuovi sistemi per farti parlare, zuccherino. Ho
sentito che la tua razza non ne ha mai abbastanza. Scopriremo tutto, te
lo prometto."
"Toccala e ti strapper il cuore" ringhi Jameson. Non sapeva da
dove fossero uscite quelle parole, ma cap che diceva sul serio.
Gli occhi che lampeggiavano di collera, l'uomo sollev la canna
della pistola puntandola al petto di Jameson.
"No, non c' bisogno di usare le armi" disse Angelica alle sue spalle.
"Per favore, non... non usare quella cosa."
"Brava cagna" disse l'uomo. "Ecco, vedi, Bryant? La tua fidanzatina
vuole collaborare. Sa riconoscere un vero uomo quando ne vede uno,
eh?"
Angelica era troppo sconvolta per sorvegliare i propri pensieri. Si
sentiva male, fisicamente male al pensiero che quel maiale mettesse le
sue sudice mani su di lei. E tuttavia si sarebbe arresa, se ci l'avesse
mantenuta in vita abbastanza a lungo per liberare sua figlia.
Caspita, aveva un nucleo d'acciaio massiccio in s, pens Jameson,
ammirato. "Bene" disse.
"Verremo con te senza opporre resistenza. Puoi mettere via il
cannone." E fece un passo verso l'uomo.
L'agente del DPI parve sorpreso, poi soddisfatto, agit la canna
della pistola. E in quel momento Jameson avanz.
No! I pensieri di Angelica gli risuonarono chiaramente nella mente.
Jameson, non farlo! Ti sparer!
Calma, Angelo, le rispose lui mentalmente. Sapeva dannatamente
bene che il bastardo l'avrebbe steso l dove stava. Era Angelica che
voleva viva, non lui. E che fosse dannato se avesse permesso a quel
porco di toccarla. Questo animale non ti metter addosso un dito.
Fidati di me. Ho solo bisogno di arrivargli un po 'pi vicino.
La sent trasalire per la sorpresa. Aveva comunicato mentalmente
con lui per la prima volta. E aveva udito nella mente la sua risposta
come se lui avesse pronunciato le parole a voce alta. Non si era ancora
resa conto che era davvero possibile, pens Jameson. Ebbene, adesso
sapeva. Mosse altri pochi passi... e poi si tuff sull'avversario, sapendo
che i suoi occhi mortali non avrebbero potuto vedere pi di una
macchia indistinta. Con una mano strapp la pistola dalla stretta
dell'uomo, con l'altra lo colp in faccia, e si ferm in piedi sopra
l'aggressore incosciente. Guardando il bastardo inerme, punt la
pistola, sapendo che la droga ivi contenuta sarebbe stata letale per un
mortale.
Poi Angelica gli afferr il braccio. "Non sei costretto a ucciderlo.
Non  una minaccia per noi, adesso."
Jameson inghiott la bile che aveva in gola. "Hai ragione, non sono
costretto. Lo uccider perch desidero farlo."
Chiuse il dito attorno al grilletto. Le mani di Angelica scivolarono
sulle sue e gli sottrassero l'arma. Non sarebbe riuscita a farlo, se lui
fosse stato in guardia. Ma non se l'aspettava. Mentre alzava gli occhi
attonito, lei scagli lontano l'arma, che veleggi attraverso
l'appartamento schiantando la finestra e tracciando un arco nella
notte.
"Dannazione, Angelica!" scatt lui. "Perch diavolo stai
proteggendo questo bastardo? Sai che cosa intendeva farti."
"Uccidere  peccato, vampiro, non importa quale possa essere la
giustificazione."
"Ma secondo te io sono gi dannato, quindi che accidenti me ne
importa di un peccato in pi sulla coscienza?" grid Jameson,
chinandosi ad afferrare l'uomo per i risvolti della giacca, e
sollevandolo dal pavimento con l'intenzione di farla finita con lui, con
o senza sedativo. "No" grid Angelica, afferrandolo per le spalle. "No,
Jameson. Io... potrei essermi sbagliata. E se avessi torto?"
Lui si volt, fiss i suoi imploranti occhi violetti.
"Ti prego" sussurr lei. "Ti prego, non uccidere quest'uomo quando
non sei costretto a farlo." E lui rinunci. Per un qualche recondito
motivo, gli occhi di lei lo vinsero, e lui lasci quell'inutile ammasso di
carne piombare con un tonfo a terra. "Senza dubbio non  venuto qui
da solo" disse. "Andiamo."
La guid scavalcando il corpo verso l'anticamera, ma non verso gli
ascensori o le scale principali. And nella direzione opposta, dove
c'era un montacarichi di servizio, e premette il pulsante con
l'indicazione Tetto. Una volta all'interno si concesse di sperare, di
assaporare un po' di contentezza, e di sollievo. "Jameson, dove
stiamo... che cosa..."
"Hai sentito che cos'ha detto quel bastardo, Angelica? Amber Lily
non  con loro. Non hanno la nostra piccolina."
La guard negli occhi, e vi vide riflessa la stessa propria eccitazione.
"Ho sentito."
"Garner" borbott lui, pensando a voce alta. "Dev'essere stata
Hilary Garner. Deve averla presa lei. Non riesco a immaginare perch,
ma..."
Angelica chiuse gli occhi e dalle labbra socchiuse le sfugg un debole
gemito. "Aveva occhi buoni, quella Hilary Garner. Sta cercando di
aiutarci. Non le far del male."
"Sar meglio per lei che non lo faccia." La cabina si arrest con uno
scossone e gli sportelli si aprirono. Jameson usc, e sal la breve rampa
di gradini fino alla porta che si apriva sul tetto.
Affrettandosi verso l'orlo, sbirci la strada sottostante. C'erano
automobili parcheggiate alla rinfusa, ovunque, e da esse alcuni uomini
si stavano precipitando dentro l'edificio mentre altri veicoli arrivavano
sgommando.
"Questo posto brulica di agenti del DPI."
"C' una scala antincendio, gi da questo lato dell'edificio" lo
chiam lei, attirando il suo sguardo. Per una frazione di secondo
Jameson si ferm, e si limit a guardarla. La sua figura snella si
stagliava contro il cielo notturno trapunto di stelle, e i suoi capelli
ondeggiavano nel vento come un lucente vessillo color ebano.
Quando si volt a guardarlo, un po' di quella luce di stelle danz nei
suoi occhi.
"Jameson? La scala antincendio?"
Lui si riscosse. "Se lo aspetteranno. La terranno sotto controllo." Si
volt e lanci un'occhiata all'edificio adiacente, separato da un vicolo
ampio non pi di tre metri. "Dovremo saltare per arrivarci, Angelo."
Le gambe che parevano malferme, lei attravers il tetto per
raggiungerlo, e gli occhi le si dilatarono quando guard in gi, poi di
nuovo in su verso di lui. "Non possiamo... cadremo e..."
"Non sai la met di quel che puoi fare. Questo  un saltello corto
per te, adesso. Sei forte. Pi forte di dieci di loro" le disse, accennando
con la testa agli uomini di sotto. "Io no."
"S che lo sei" insistette lui. "Vuoi sapere il nostro segreto meglio
custodito, Angelo?"
Lei lo fiss negli occhi, palesemente spaventata. "S."
"Quelli veramente antichi... possono perfino volare."
Angelica scosse la testa. Poi lo fiss, e i suoi occhi si fecero ancor pi
tondi.
"Ci prenderanno in giro per l'eternit se non riusciremo a fare
questo piccolo balzo. Andiamo, Angelo. Fidati di me, sono stato
vicino a vampiri per tutta la vita." Le prese la mano, la condusse
sull'altro lato del tetto. "Prendiamo una bella rincorsa e saltiamo. Non
esitare, o trascinerai entrambi in una violentissima sofferenza."
"La caduta ci ucciderebbe."
"No. Ma probabilmente farebbe un male d'inferno."
Angelica appariva dubbiosa. Lui le strizz la mano. "La nostra
bimba  al sicuro. Non  pi nelle loro sudice mani. Questo non ti fa
sentire come se potessi volare?" Lei annu, pur tremando un poco.
"Se non usciamo di qui, non la riavremo. Fallo per lei, Angelo. Per
la nostra Amber Lily." La paura negli occhi violetti svan. Lei fece cenno
di s con la testa, una volta, con fermezza. "D'accordo."
"Brava ragazza." Tenendole la mano, Jameson corse, e lei gli tenne
dietro, passo dopo passo.
Non esit, rivers in quella breve corsa ogni briciola della propria
forza. Come una sola persona si lanciarono avanti, e come una sola
persona volarono nella notte, tracciando un alto arco. Jameson prov
la stessa sensazione che aveva provato ogni volta che Roland l'aveva
sfidato a spingere al limite le proprie capacit, solo per scoprire che in
realt non ne aveva alcuno. Il vento gli fischiava nelle orecchie,
scompigliava i suoi capelli. Quando atterrarono sull'edificio vicino, al
momento dell'impatto lui l'attir accanto a s per impedirle di cadere
in avanti e sbattere la faccia.
Le sue braccia si agganciarono attorno alla vita di Angelica, il corpo
di lei premette contro il suo, Jameson abbass gli occhi e la vide...
sorridere. Con gli occhi che scintillavano. "Ce l'abbiamo fatta!"
"Te l'avevo detto." La sua espressione lo tocc. Vederla sorridere,
quando era terribilmente tormentata appena poco prima. Un
tormento che avevano condiviso. C'era speranza adesso nel suo
sguardo, e stavano condividendo anche quella. Jameson chin il capo
e la baci. Fu una follia. Ma le labbra di lei erano piene e umide e
gelate dall'aria notturna. Le sent sotto le sue, mature e succulente, e vi
attinse, seguendole con la lingua ed esplorando la sua bocca con
avidit.
Il desiderio lo colp con violenza, e si rese conto che travolgeva
anche lei. Angelica rabbrivid, si aggrapp a lui, schiuse le labbra e
rovesci la testa all'indietro. Lui si inarc sopra di lei e affond
profondamente la lingua nella sua bocca, pensando di immergersi
dentro il suo corpo.
Un pensiero che Jameson dimentic di schermare.
Lei lo ud forte e chiaro, e si irrigid. Poi delicatamente si sciolse da
lui e si gir dall'altra parte. Era senza fiato. E anche lui.
"Io..." Jameson si pass una mano fra i capelli. Aveva appena
baciato una quasi suora tirandone fuori l'inferno. E aveva pensato a
fare molto di pi. Il che non era niente di nuovo e niente a cui non
stesse pensando anche lei, ma... "Mi dispiace."
"Dobbiamo andare, vampiro" disse Angelica, ma la sua voce era
roca e tremula. "Qui ci troveranno presto."
"Gi." Lasci che guidasse lei questa volta, e mentre la seguiva si
chiese quale oscuro demone si fosse impossessato di lui.
Quando raggiungemmo di nuovo il terreno, Jameson e io
sgusciammo via tra le ombre della notte. Potevo udire le scariche delle
radio mentre gli uomini che ci davano la caccia comunicavano tra
loro. Era evidente che per loro eravamo una priorit alta. No, non era
esattamente questo: era nostra figlia che volevano, una minuscola
neonata che neppure sapeva perch tanta gente volesse catturarla. Ma
io sarei morta prima di lasciare che l'avessero loro.
Guardai in tralice l'uomo che stava vicino a me, e mi resi conto che
probabilmente avrebbe fatto lo stesso. Jameson avrebbe dato la
propria vita per proteggere la bimba. Gi l'aveva rischiata, e pi di una
volta. Forse... forse non era esattamente il mostro che avevo creduto
che fosse. O forse s. Avevo visto la furia accendersi nei suoi occhi.
L'avevo guardato incombere sopra un uomo inerme, intenzionato a
togliergli la vita. Nessuna esitazione. Nessun pentimento. Nessuna
moralit. Forse era solo nei confronti di sua figlia che mostrava un
qualche senso di onore o di nobilt. Mi aveva baciato.
Ancora non riuscivo a rendermi conto di come fosse avvenuto. Ma
era abbastanza facile da capire, in realt: eravamo entrambi elettrizzati
dalla consapevolezza che forse nostra figlia era al sicuro, da qualche
parte. Ci eravamo lasciati trasportare dal momento. Altrimenti lui non
avrebbe mai posato un dito su di me, non avevo dubbi su questo. Lui
mi odiava. Me l'aveva detto chiaro e tondo. Mi incolpava perfino
dell'intera situazione, mi riteneva responsabile del pericolo in cui
Amber Lily si trovava al momento. E tuttavia io gli avevo risposto
come un'amante affamata di sesso. E non capivo perch.
Quanto al suo giudizio su di me, in massima parte concordavo con
esso. Ero stata un'idiota. Un'idiota totale. E aveva ragione, era colpa
mia se nostra figlia era stata catturata. Ma io non avevo idea, allora,
degli orrori che conoscevo adesso.
Sapevo solo che avrei dovuto ascoltarlo mentre giaceva sul
pavimento, prossimo alla morte, dicendomi di non andare, di non
fidarmi dell'agente del DPI che era venuto a cercarmi. Avrei dovuto
ascoltarlo.
Eravamo nascosti in un vicolo, a scrutare attraverso la notte gli
uomini che circondavano l'edificio. L'auto nera del vampiro attendeva
come un ragno mortifero a pochi metri da noi, ma quegli uomini
erano troppo vicini perch ci azzardassimo a raggiungerla, anche se
erano rivolti verso l'edificio, pronti a entrare in azione non appena ci
avessero visto uscire. Possiamo farcela fino alla macchina, lo udii dire.
E poi mi resi conto che non l'aveva affatto detto. Quel silenzioso
modo di comunicare mi faceva girare la testa. Lui mi prese per mano,
un gesto che sembrava gli stesse diventando abituale, e mi guid
avanti. Poi apr la portiera sul lato del conducente, che era il pi vicino
a noi, e io strisciai sopra il suo sedile fino al mio. Quando fui l, tenni
bassa la testa.
Jameson mi fu accanto in men che non si dica, e chiuse la portiera
senza fare rumore. Poi gir la chiave dell'accensione.
Immediatamente gli uomini si voltarono di scatto. Jameson ingran
la marcia, e l'auto si avvi con un balzo mentre i nemici cominciavano
a spararci addosso. Mai avrei immaginato di potermi trovare al centro
di una scena cos terrificante. Uomini che ci sparavano contro con le
pistole, le canne nere che sputavano fuoco nella notte. Il finestrino
accanto a me s'infranse, e udii Jameson imprecare mentre girava
energicamente il volante. Pochi secondi dopo gli altri veicoli presero
vita e si lanciarono rombando all'inseguimento.
Ma la mia principale fonte di preoccupazione non era il fatto che ci
stessero dando la caccia. Un dolore bruciante, simile a una lama
arroventata, urlava attraverso la mia mente, avviluppandomi tutto il
corpo. Non avevo mai conosciuto un dolore simile. Il travaglio mi
aveva straziata, s, ma ero drogata, ed era stato pi sordo, distante. Il
dolore che provavo in quel momento invece era immediato e
torturante. Eppure non era mio. Non mio...
"Non preoccuparti" disse Jameson, guidando a velocit vertiginosa.
"Non ci prenderanno mai. Questa macchina va come il diavolo, e
siamo in vantaggio: posso correre senza luci." Mi guard, cercando di
escludere il dolore dai propri occhi, ma quando mi fiss colse la mia
espressione tormentata. "Angelica, cosa c'?"
"Dimmi, vampiro" chiesi a bassa voce, " soltanto il sole che pu
ucciderci? Oppure le pallottole farebbero il lavoro altrettanto bene?" E
mentre parlavo, alzai la mano e la posai contro la sua vita, ritraendola
sporca di sangue.
"Ci preoccuperemo di questo pi tardi" mi rispose, ma sapevo che
provava una sofferenza terribile. Parlava a denti stretti ed era
pallidissimo, gli occhi lucidi di strazio. "Prima dobbiamo tirarci fuori di
qui." Prese una curva cos veloce che gli finii contro. Gridai quando la
sua sofferenza peggior, e lui mi guard tagliente. "Angelica? Non sei
ferita anche tu, vero?"
"No" bisbigliai, fissando inorridita il sangue che si raccoglieva sul
sedile attorno a lui. "No,  il tuo dolore che sento, vampiro. Come se
fosse mio. Perch?  normale?"
Lui scosse lentamente il capo, digrignando i denti. "Non lo so."
"Ti stai indebolendo!" dissi, perch lo sapevo. "Sanguinerai a morte,
non  cos?"
"Fai pressione sulla ferita" mi istru lui, e dopo avermi preso la mano
se la pos sul fianco, premendomi il palmo sulla ferita. "Premi pi forte
che puoi. Non lasciarla sanguinare, Angelo.
Possiamo dissanguarci fino a morire in un breve lasso di tempo. 
letale per noi." Un'altra svolta, e feci come diceva, ma la mano mi
tremava e temevo che i miei sforzi stessero facendo ben poco per
bloccare l'emorragia. Lentamente il dolore inizi ad attenuarsi, poi la
testa gli casc di lato e i suoi occhi si chiusero.
"Resta sveglio, maledizione!" ordinai con voce aspra, afferrando il
volante quando le mani gli caddero lungo i fianchi. "Non morire qui.
Tieni duro!"
Non credo che mi sentisse. Perse conoscenza, e il dolore and via.
Sterzai portando l'auto fuori dalla strada, lo estrassi da dietro il volante
e presi il suo posto. Eravamo quasi arrivati alla casa presso il mare,
cosicch fu l che mi diressi. Ero terrorizzata all'idea che lui stesse per
morire e mi lasciasse ad affrontare da sola quella sfida. Anche se si era
definito il mio sequestratore, scoprii che il pensiero della sua morte
non mi dava alcun piacere. In effetti, mi colmava di orribile terrore.
Ero diventata dipendente da lui, in un certo senso, avevo bisogno del
suo aiuto... ma non era quella la fonte della mia angoscia.
Semplicemente non volevo che quell'uomo, quell'enigma che avevo
solo iniziato a capire, morisse. Non volevo che mi lasciasse. Non
ancora. Non cos.
E quel sentimento mi terrorizzava almeno quanto il sangue che
filtrava dal suo fianco.
Capitolo  14
Sembrava che la cattiva sorte li perseguitasse. Dannazione, i
bastardi gli avevano sparato. Non avrebbe dovuto correre un rischio
simile, si rimprover. Avrebbe dovuto semplicemente abbandonare
quella dannata macchina e andarsene a piedi. Era stato un idiota a
pensare come un mortale, un'abitudine che credeva di aver perso
dopo i costanti rimproveri di Rhiannon. Battendo le palpebre per
schiarirli dalla nebbia indotta dal dolore, si rese conto che al volante
ora c'era Angelica. Non aveva idea di quando avesse preso il suo posto
alla guida, e adesso stava sfrecciando sull'autostrada come se avesse il
diavolo alle calcagna. Non si era reso conto che lei sapesse guidare.
Non si era mai curato di chiederglielo. Eppure stava bruciando l'asfalto
di quelle dannate strade come se fosse un pilota di rally.
Solo dopo svariati chilometri e un'infinit di curve da far rizzare i
capelli, quando ritenne di aver seminato gli inseguitori, rallent. Il suo
sguardo continuava a scattare su di lui, gli occhi violetti colmi di
preoccupazione. Dopo aver lanciato un'occhiata nervosa nello
specchietto, si ferm sul ciglio della strada e si volt verso di lui.
Jameson giaceva afflosciato sul sedile, cercando con tutte le proprie
forze di non perdere conoscenza. Era gi svenuto due o tre volte, e
aveva una paura folle che, se l'avesse fatto di nuovo, non si sarebbe
risvegliato.
I begli occhi di lei si dilatarono quando quel pensiero gli attravers
la mente. "Stai diventando pi brava" le disse. "A leggermi i pensieri."
"Sei troppo debole per impedirlo" rispose lei, aprendogli con uno
strattone la camicia. Jameson ramment di aver sognato che lei facesse
qualcosa di molto simile, soltanto in circostanze totalmente differenti.
Angelica emise un flebile fischio, e questo lo indusse a guardare in
basso. La ferita era una lacerazione frastagliata nel fianco, un paio di
centimetri sopra l'osso dell'anca, dalla quale il sangue usciva a fiotti a
un ritmo allarmante. Una ferita nel muscolo che difficilmente avrebbe
minacciato un mortale.
"Perch sanguina cos tanto?" sussurr Angelica. "Non  cos grave.
Perch l'emorragia non si ferma?" Mentre parlava prese a frugare nello
scomparto portaoggetti e sul sedile posteriore.
"Basta una qualsiasi ferita, anche banale, a uccidere un vampiro" le
rispose. Per ironia della sorte, era diventato il suo maestro, un
vampiro pi vecchio e pi saggio, di cui lei aveva bisogno per poter
sopravvivere. Era per questo che si preoccupava tanto per lui.
"Abbiamo la tendenza a sanguinare come emofiliaci quando la nostra
carne viene lacerata profondamente. Ho paura, Angelo, che sar
morto entro pochi minuti a meno che riusciamo a fermare
l'emorragia."
Apparentemente Angelica era gi giunta alla medesima
conclusione. Prima ancora che lui finisse di parlare, gli strapp di dosso
la camicia lacerando la tela. Strapp via una manica coi denti e
l'appallottol, premendola nella ferita. Il resto della camicia
l'attorcigli in una lunga striscia e poi gliel'avvolse attorno alla vita,
cos stretta che lui riusciva appena a respirare. Quando spinse forte
sulla ferita, Jameson si lasci sfuggire un gemito. Dolore. Gli stava
facendo un male cane, e lo sapeva. E lo sentiva, anche, una bizzarria
che lui non aveva compreso fino a quel momento. Forse Roland
avrebbe saputo spiegarla.
Quanto al dolore, non poteva farci niente. Anche se pensava che lei
sarebbe stata un po' pi restia a infliggerglielo. Ma lei non era neppure
trasalita, e probabilmente era un bene, altrimenti sarebbe morto.
Quando ebbe completato l'opera, Angelica attese, osservando la
fasciatura improvvisata. "Non sanguinare" mormor, per met a se
stessa e per met alla ferita nel fianco di lui. "Non sanguinare, non
sanguinare, non sanguinare..."
"Non ne avrebbe mai il coraggio" sorrise lui. Poi si appoggi
all'indietro sul sedile e chiuse gli occhi.
"Non lasciarmi" gli disse Angelica.
Lui riapr gli occhi, fissandola accigliato, ma lei non aggiunse altro.
Mise in moto l'auto senza guardarlo... in viso, quantomeno. La ferita,
la sbirciava spesso. Ingran la marcia, e si diresse verso la casa di Eric
spingendo la macchina al massimo della sua velocit. Una volta
arrivati, lott per estrarlo dall'auto. Lui cerc di aiutarla, mise perfino
i piedi fuori dalla portiera e sul terreno. Poi Angelica si fece passare una
delle sue braccia attorno alle spalle e lo aiut a entrare. Senza dubbio
l'avrebbe portato di peso, se fosse stata costretta a farlo. Ne avrebbe
avuto la forza, bench Jameson non fosse sicuro che ne fosse gi
consapevole. Lui per non si sentiva a proprio agio all'idea, cos le
assicur che era in grado di camminare, anche se gli cost una fatica
immane. Angelica lo condusse gi per il passaggio e poi all'interno, e
dopo aver chiuso la porta attiv il sistema di sicurezza. "Questa  una
sciocchezza, Angelo" disse Jameson, fermandosi a riprendere fiato
prima di proseguire.
Lei lo guid nella stanza da letto, e poi delicatamente sul giaciglio.
"Che cosa?"
"L'allarme. Tu non conosci il codice. Come diavolo farai a uscire se
muoio?"
"Dovrai semplicemente restare vivo, vampiro. Quindi fatti animo e
dimmi cosa devo fare." E poi, mentre Jameson cominciava a sentirsi
scivolare via, si chin su di lui, scuotendolo per le spalle.
"Dannazione, Jameson, che cosa posso fare?" grid, e lui si accorse
che c'erano lacrime nei suoi occhi.
Ancora una volta, scopr di non poterla odiare. Quella donna
aveva bisogno di lui, e lui aveva sempre avuto un debole per le
damigelle in pericolo. Era stato cos anche con Tamara: una volta,
quando non era altro che un tredicenne ossuto, aveva cercato di
prendere a pugni un uomo per proteggerla. Perfino Rhiannon, la
donna pi forte che avesse mai conosciuto, aveva i suoi momenti di
debolezza, e lui avrebbe affrontato il mondo per proteggerla.
Non avrebbe voluto sentirsi cos protettivo nei confronti di
quell'angelo nero, ma non poteva fare altrimenti. Anche se in quel
preciso momento era lui quello che si trovava a un passo dalla morte,
sapeva che lei aveva bisogno del suo aiuto. Non poteva morire e
lasciarla da sola. Aveva intenzione di combattere con tutte le proprie
forze per restare in vita, perch voleva essere con lei quando avessero
ritrovato la loro figlia. Voleva vedere quegli occhi violetti illuminarsi
di gioia. Non era ancora successo.
All'inferno, quella donna stava cominciando a piacergli.
Le accarezz i capelli, scostandoglieli dal bellissimo viso.
"Qualunque ferita guarir durante il sonno diurno" le disse. "Tutto
quello che devi fare  tenermi in vita fino ad allora."
"Come?"
Jameson si sforz di sorridere. "Fermando il sangue. Rimpiazzando
quello che ho perduto. Se ci riesci, torner come nuovo" concluse
lottando per tenere gli occhi aperti. Angelica batt le palpebre. "E se
non ci riesco?"
"Guarda nel bagno, Angelo. L dentro dovrebbero esserci alcune
forniture per... questo genere di emergenza."
Lei gli tocc il viso, controll la ferita e poi, mordendosi il labbro,
entr in bagno in cerca di generi utili. Jameson non aveva dubbi che
avrebbe trovato ci che le serviva: Eric manteneva quel posto rifornito
di tutto ci di cui qualcuno potesse aver bisogno.
L'amico non lo deluse nemmeno quella volta. Poco dopo, Angelica
torn con una bracciata di bende, e perfino aghi da sutura e filo di
seta. Le bende sarebbero andate bene. Ma non era disposto a farsi
ricucire da lei. Non l'avrebbe sopportato, e comunque lei non ne
avrebbe avuto il tempo: sarebbe stata presto l'alba.
Angelica torn al letto, tolse l'improvvisato laccio emostatico e
guard inorridita il sanguinamento riprendere come prima. Premendo
una mano sulla ferita, strapp strisce di cerotto con l'altra e con i denti
e, pezzetto dopo pezzetto, chiuse la ferita. Quando ebbe finito, il
sangue filtrava ancora attraverso il cerotto, cos fece una nuova
fasciatura pulita con un rotolo di garza, annodandoglielo strettamente
in vita. A quel punto trasse un sospiro di sollievo, annuendo, e
Jameson suppose che l'emorragia fosse cessata.
Mentre giaceva l, pensando che forse sarebbe andato tutto bene,
Angelica prese un ago e una gugliata di filo di seta.
"No" la blocc lui, la voce un rauco bisbiglio. "Quello non 
necessario."
"Ne ero convinta anch'io, da principio" gli rispose lei, infilando il
filo nella cruna dell'ago, "ma  evidente che mi sbagliavo. Appena ti
muovi, l'emorragia riprende" gli disse. "Potresti morire, vampiro."
Termin di infilare l'ago, e sciolse di nuovo le fasciature. "Tieni
duro" gli raccomand. "Ti far un male d'inferno."
Jameson perse i sensi per l'intenso dolore quando gli ricucii lo
squarcio nel fianco. Per quello e per la perdita di sangue. Non mi ero
resa conto che la percezione del dolore era diversa per tutti noi, non
solo per me. Tutto quello che mi faceva male, mi faceva pi male
dopo la trasformazione. Adesso sapevo che era parte della mia nuova
natura. Il dolore era amplificato, proprio come ogni altra sensazione.
E per qualche motivo, io potevo sentire il dolore di Jameson mentre
non avevo sentito quello dei vampiri che erano tenuti prigionieri nelle
celle vicine alla mia. N quello del mio creatore, quando gli avevo
dato fuoco e l'avevo guardato bruciare. Eppure avvertivo la
sofferenza di Jameson. A ben pensarci, non era poi cos strano.
Quell'uomo era nel mio sangue, nella mia anima. Era come un virus
che non potevo curare. Che lentamente diventava pi forte e si
diffondeva nel mio organismo fino ad investire ogni mio pensiero e
sensazione.
Chiss come, in poco tempo mi ero affezionata a quell'uomo. Era
cominciato, naturalmente, con le sensazioni fisiche che avevo
sperimentato quando l'avevo preso. E poi il desiderio. La brama di
averne ancora. Si era approfondita, probabilmente, a causa del figlio
che avevamo in comune: avevo portato dentro di me per mesi la sua
stessa carne e sangue, li avevo nutriti. Amati. E dunque, come potevo
non essere attaccata a lui? Perfino... perfino affezionata, bench fosse
un mostro incorreggibile, e malgrado il suo odio violento per il DPI. In
fondo aveva risparmiato la vita di quell'uomo perch io gliel'avevo
chiesto. Di certo non era malvagio come avevo creduto che fosse sulle
prime. Non come la bestia che mi aveva creata. No, mi ero sbagliata
anche su questo: Jameson non si sarebbe mai imposto su di me a quel
modo.
Tuttavia c'era una parte di me che desiderava che lui lo facesse.
Perch allora sarei stata in grado di provare l'appagamento che
bramavo con lui, senza i sensi di colpa che avrei provato se fossi stata
io a scegliere di farlo.
Il pensiero mi fece avvampare. Lo scacciai e mi concentrai su ci che
dovevo fare. Cucii la ferita, e poi la pulii e la fasciai. Solo allora lo
guardai, l disteso, immerso nel proprio sangue. L'emorragia era
cessata. E se ci che mi aveva detto sulle propriet rigeneranti del
sonno diurno era vero, sarebbe sopravvissuto. Forse.
Ma aveva bisogno di nutrirsi, di ripristinare ci che aveva perduto.
E poi di riposare. La ferita, secondo il vampiro, sarebbe stata
cicatrizzata quando si fosse svegliato. Dovevo solo assicurarmi che non
si riaprisse prima d'allora.
Il maglioncino che indossavo era zuppo del sangue di Jameson.
Rovinato. Anche i jeans avevano assorbito una gran quantit di
sangue. I suoi erano in uno stato peggiore dei miei, e capii che avrei
dovuto dargli una ripulita. Non c'era nessun altro l per farlo, e quel
compito mi eccit. So che  vergognoso, ma cos fu. Ero eccitata al
pensiero di spogliarlo, di lavarlo. Per prima cosa mi tolsi gli abiti. A
cosa sarebbe servito lavarlo se nel farlo l'avessi sporcato di nuovo? Mi
tuffai brevemente sotto il getto della doccia, giusto il tempo sufficiente
a sciacquarmi via il sangue dalla pelle, poi indossai l'accappatoio che in
precedenza aveva usato lui, e tornai in fretta al suo fianco. Ci avevo
messo al massimo tre minuti, e lui era ancora a posto.
Sollevandolo con delicatezza, gli sfilai dalla testa ci che rimaneva
della camicia e non appena mi voltai verso di lui, rimasi impietrita:
nudo dalla vita in su, era... era bellissimo.
Non avevo mai visto un uomo nudo prima d'allora. Jameson era
sodo. Muscoloso, eppure snello, e in qualche modo molto aggraziato.
La pelle era levigata e cedevole e provai l'improvviso desiderio di
toccarla, di far scorrere le mani sul suo petto e sul ventre piatto.
Era un'emozione sconosciuta, e tuttavia non del tutto sgradevole.
Non avevo mai provato simili attacchi di desiderio, prima. Alla mia
curiosit avevano risposto le suore del convento, limitandosi a dire
che cose del genere erano peccaminose, e che una giovane donna non
doveva pensarci. Niente di pi. Mi era proibito toccare il mio corpo
che maturava, proibito esplorarlo e apprendere i segreti del suo
piacere. Ma adesso erano segreti che bramavo conoscere. E
desideravo farlo con lui. Il suo corpo teneva prigionieri i miei occhi. E
bench fossi imbarazzata e piena di vergogna, non riuscivo a smettere
di contemplarlo. Ero particolarmente affascinata dal suo torace, con i
capezzoli duri che mi provocavano a toccarli.
Mi passai la lingua sulle labbra, costringendomi a distogliere lo
sguardo. Ma i miei occhi tornarono di nuovo l. E ancora.
In quel momento lui aveva bisogno del mio aiuto, non della mia
passione, rammentai a me stessa, tuttavia mi tremavano le mani
quando gli sbottonai i jeans e glieli sfilai. Non avrei guardato, mi dissi,
e a viva forza tenni lo sguardo lontano da lui, tornando di corsa in
bagno a prendere un catino d'acqua calda e un panno pulito e
morbido. Poi per dovetti guardarlo mentre con delicatezza lavavo
via il sangue. Gli pulii le braccia e il petto mentre i miei occhi
banchettavano sulla liscia, tesa pelle del suo ventre. Gli lavai l'addome
sodo e la curva stretta dei fianchi mentre fissavo le sue cosce possenti e
i riccioli scuri tra esse. E il suo sesso, ora a riposo, ma a suo modo bello
e colmo di erotiche promesse che non sapevo neppure cominciare a
comprendere. Scuro. Misterioso. Desiderai toccarlo, risvegliarlo e
vederlo prendere vita in risposta al mio tocco. Desideravo sentirlo,
esplorarlo, apprendere i segreti del suo piacere come del mio.
Erano cos estranei alla vecchia me stessa quei pensieri lussuriosi! Mi
morsi il labbro e li cacciai via. Era sbagliato, lo sapevo, guardarlo a
quel modo, e sarebbe stato ancor pi sbagliato toccarlo mentre era
privo di coscienza. Perch forse, se avesse potuto obiettare l'avrebbe
fatto. Sapevo fin troppo bene che non nutriva alcun tenero
sentimento per me, che anzi mi odiava. Avrebbe potuto dargli fastidio
che mi prendessi delle libert con lui.
Con cautela gli lavai il sangue dalle gambe, e perfino far scorrere le
mani su di lui, con soltanto il morbido panno tra la sua carne e la mia,
fu un piacere sensuale. Le mani mi formicolavano dove l'avevo
toccato. Ed era stato bello. Peccaminosamente, lussuriosamente bello.
Quando terminai, bruciavo. Stavo respirando troppo rapidamente, e
gocce di sudore mi imperlavano la faccia e il collo. Il cuore mi batteva
forte e avevo lo stomaco in subbuglio. Sapevo perfettamente perch.
Lo volevo. Ero affamata di lui. Mi dissi che era ridicolo, che lui non mi
piaceva nemmeno e che per giunta mi detestava. Che avrei potuto
essere la sua assassina una notte di tanto tempo prima, e che non era
cosa che un uomo come lui potesse dimenticare facilmente... e
tantomeno perdonare.
Ma non importava che lui mi odiasse. Quel trascurabile dettaglio
non riusciva a soffocare il desiderio che divampava dentro di me. Lo
volevo. Come poteva una donna non volerlo, quando era disteso
davanti a lei, nudo e bellissimo e totalmente inerme? Perfino una
vergine, perfino una suora, perfino una santa, sarebbe stata mossa a
sensuale consapevolezza. E io non ero nessuna di quelle cose, in quel
momento. Non ero altro che una vampira. Una creatura di pura
sensualit. Una creatura nella quale ogni sensazione era amplificata e
innalzata un migliaio di volte. E per la prima volta, la primissima volta,
mi resi conto che stavo gustando quella mia nuova natura,
deliziandomi nella consapevolezza dei sensi.
Come sarebbe stato, mi domandai, fare l'amore con quell'uomo?
Idea stupida, naturalmente. Oh, potevo guardarlo, perfino toccarlo
senza il suo consenso e magari senza che ne avesse coscienza. Ma
certamente non potevo fare l'amore con lui. Era impossibile. Mi stavo
lasciando distrarre dalla fascinazione appena scoperta per la forma
maschile. Perch lui era ancora in pericolo per la perdita di sangue che
aveva patito, e non dovevo dimenticarlo. Aveva bisogno di nutrirsi. E
c'era nutrimento in abbondanza nella stanza accanto. Mi alzai,
lasciando cadere la salvietta nel catino per andargliene a prendere un
po'. Ma poi mi bloccai quando mi resi conto che sarebbe stato difficile
nutrirlo. Avevo solo dei bicchieri. Lui era privo di conoscenza. Forse
sarei riuscita a svegliarlo abbastanza per farlo bere, ma...
... ma non volevo portarglielo in un bicchiere, freddo e stantio.
Conoscevo la differenza tra il contenuto delle sacche e il caldo sangue
vivo. E conoscevo anche la colpevole delizia di bere da lui. Sapevo che
l'aveva fatto rabbrividire di desiderio. E volevo nutrirlo io stessa.
Volevo sentire la sua bocca su di me, i suoi denti che mi affondavano
nella carne, le sue labbra che suggevano la mia essenza. Avrebbe fatto
divampare in me il desiderio, lo sapevo, lo intuivo a causa di ci che
mi era accaduto ogni volta che avevamo condiviso sangue. Ma mi
avrebbe anche dato un piacere cos intenso che non avrei potuto
resistere.
Il desiderio di essere toccata da lui mi aveva fatto impazzire gi
troppo. L'avrei esplorato un pochino ora, mentre era incosciente e
incapace di ridicolizzare il mio desiderio con quegli occhi consapevoli.
Gli avrei permesso di attingere da me, perch volevo sapere che cosa si
provava. E perch mi sentivo libera e disinibita con lui che giaceva l
privo di sensi.
Mi distesi sul letto accanto al suo corpo nudo, indossando soltanto
la sua vestaglia, e lo tirai gentilmente su un fianco, in modo che la sua
testa e le spalle mi poggiassero sul petto. Chiusi gli occhi, assaporando
la sensazione del suo peso che mi faceva affondare nel materasso. Mi
sfugg un gemito quando sentii i miei seni schiacciati sotto il suo torace
nudo. Erano emozioni che molto prima avevo deciso che non avrei
mai conosciuto. Il peso di un uomo sopra di me era un piacere
proibito. Cos lo assaporai compiutamente prima di passare al
successivo. Aprii la vestaglia che indossavo, scoprendo il seno per
sentire il suo petto sulla pelle. Fu bellissimo. Feci scorrere le mani su e
gi per la sua spina dorsale, chiudendo gli occhi mentre esploravo la
sua forma. Gli accarezzai le natiche. Erano cos perfette e piccole e
sode nelle mie mani mentre le attiravo verso di me, inarcando le mie
anche cosicch la sua erezione premesse sul mio ventre.
S, erezione. Lui era duro, adesso. Anche se non ne era cosciente,
rispondeva al mio tocco come se lo fosse. Avevo percepito quel
desiderio scorrere in entrambe le direzioni tra noi. Ora sapevo che era
reale.
Spostai una mano verso l'alto, facendola scivolare lungo la perfetta
curva del suo dorso muscoloso, guidandogli delicatamente il viso sul
mio petto. Con la mente mi protesi verso la sua, proprio come lui mi
aveva mostrato. Ora nutriti, vampiro. Prendi ci che ti serve... ci che
brami... prendilo da me.
E lui lo fece. La sua bocca si mosse sulla mia pelle, e io chiusi gli
occhi. Mi baci il seno, e poi le sue labbra si schiusero e i denti
trapassarono la pelle tenera. Gridai di piacere e di dolore e lui bevve
da me, prese da me come io avevo preso da lui. I suoi movimenti
erano impacciati. Mi succhiava lentamente, e delicatamente. Troppo
delicatamente. Le sue mani si alzarono a tentoni, come quelle di un
sonnambulo, e quando trovarono i miei capelli li accarezzarono
mentre si nutriva. Il desiderio per lui infuri e arse dentro di me,
crescendo sempre pi potente ogni volta che lui deglutiva. Potevo
sentirlo diventare pi forte, riguadagnare il suo potere. Presto le sue
mani iniziarono a muoversi, trovando le mie e scivolandomi su per le
braccia per sistemarsi sulle mie spalle. E poi lui alz la testa, apr gli
occhi. Erano affamati, vitrei per la passione, dalle palpebre pesanti.
Incontrarono i miei per un momento soltanto, e non c'era nessuna
inibizione in essi, nessuna resistenza, nessuna esitazione. Solo
desiderio.
Dentro di me scocc un impeto di paura, mentre mi chiedevo che
razza di bestia avessi richiamato alla vita. Dovevo porre fine a quella
cosa immediatamente, pensai. Dovevo spingerlo via da me e dargli
l'opportunit di svegliarsi completamente.
Jameson si pass lentamente la lingua sulle labbra, poi abbass la
testa di nuovo, e tutte le mie buone intenzioni si dissolsero. Le sue
labbra febbrili tracciarono un sentiero sulla parte pi arrotondata della
mia spalla, e poi mi mordicchi. Quando avvertii i suoi denti forti e
aguzzi che penetravano nella pelle rovesciai la testa all'indietro,
ansimando deliziata. Allora lui si spost di nuovo, fermandosi sul mio
petto e facendomi ansimare di nuovo. Assaggi ciascuno dei miei seni,
la pelle sopra la gabbia toracica, il ventre, il fianco, e poi affond il
viso tra le mie gambe, leccandomi e mordendomi perfino l. Quando
infine cominci a farsi strada a ritroso lungo il mio corpo, ero in
agonia. I muscoli del viso mi si contorcevano in una smorfia di
nostalgia e di pudore. Il respiro entrava e usciva rantolante dal petto.
La mia pelle inumidita dalla sua bocca era punteggiata di minuscole,
erotiche ferite. Quando allung il suo corpo nudo sopra il mio e pos
la bocca sulle mie labbra, io lo catturai, incorniciandogli il viso con le
mani, e bisbigliai: "Aspetta".
Non dimenticher mai l'espressione dei suoi occhi tigrati. In quel
momento lui era una creatura spinta puramente dai sensi, e io ero assai
prossima a raggiungerlo. Vicinissima. "Aspettare cosa, Angelo?"
mormor lui, e premette la bocca sulla mia; mi cattur il labbro
inferiore tra i denti e li fece schioccare.
Voltai la testa da un lato. Non avrei dovuto farlo, mi dissi. Non
avevo avuto intenzione di spingermi cos lontano. Non ero stata leale
nei suoi confronti. Probabilmente lui non aveva idea di cosa stava
facendo. E io non ci avevo riflettuto, non avevo pensato a cosa
sarebbe successo se lui si fosse svegliato. "Ti stai perdendo nella brama
di sangue" riuscii a dire, anche se in quel momento non avrei voluto
parlare. Non volevo spiegargli cose o ammonirlo perch si
allontanasse. Semplicemente volevo che mi prendesse. In quel
momento, prima che avessi il tempo di pensarci su. Lo volevo dentro
di me. Rapido e duro e profondo.
"S" disse lui. "S, rapido e duro e profondo, Angelo." Oh, Dio,
avevo dimenticato di schermare i miei pensieri.
"S, Angelo... toccami. Toccami come vuoi fare." Mi prese la mano
e la port gi, tra i nostri corpi. E io feci scorrere le punte delle dita su
e gi sul suo sesso, lo avvolsi e lo strinsi. E lessi ciascuno dei suoi
pensieri mentre gli passavano per la mente. Lui non li stava bloccando.
Tutto ci a cui Jameson riusciva a pensare era come ogni singola
sensazione fosse amplificata un migliaio di volte da quando era stato
trasformato. A come Rhiannon gli avesse detto che col sesso era pi
intenso ancora, e a come lui ancora non ne avesse fatto esperienza.
L'aveva desiderato fin dal primo istante in cui aveva sentito il tocco
delle mie labbra sulla pelle, aveva sognato di fare l'amore con me.
Sapere che cosa provava mi indusse alla pazzia, credo. Mi premetti
contro di lui, inarcando i fianchi. Le sue labbra mi scesero lungo la
mascella fino alla gola, e l succhi la pelle. Neanche san Francesco
d'Assisi avrebbe potuto resistere. Lo cinsi con le braccia e lo tenni
stretto, e lui tir su la testa e mi baci. In profondit, come avevo
desiderato che facesse. Spingendomi la lingua in bocca e nutrendosi a
sua volta della mia. Impastandomi le natiche con le mani e sollevando
le mie anche verso le sue in una furia di desiderio e di passione.
Freneticamente, mi stratton la vestaglia e io sollevai la met
superiore del mio corpo dal letto per aiutarlo a sfilarmela di dosso. Tra
tutti e due, riuscimmo a togliere completamente l'indumento senza
staccarci. Il suo cuore martellava contro il mio petto. Stava ansimando,
e la sua pelle era rovente al tatto. Mormor qualcosa, e io lo baciai e
gli artigliai la pelle, pressoch incoerente per il desiderio che mi
bruciava dentro.
Lui sapeva quanto potesse essere soverchiante la passione, lo
percepii, e si stava prendendo a calci per questo. A lui era stato tutto
pazientemente spiegato. Era stato avvertito, cosicch sapeva che cosa
aspettarsi, diceva a se stesso. Mentre io sapevo soltanto che ogni
cellula in me stava urlando di desiderio. Lui era debole per il dolore e,
ne ero sicura, non ancora pienamente consapevole di ci che stava
facendo. Ma non potevo fermare tutto adesso. Non potei.
Ah, ma maledizione, lui stava diventando consapevole, e stava
pensando che si doveva fermare. "Angelica... "
Lo sollevai scostandolo, mi alzai appena un po', schiudendo di pi
le cosce, posizionandomi sotto di lui. I suoi occhi resi vitrei dalla
passione catturarono i miei mentre si abbassava, sgusciando dentro di
me. Mi inarcai contro di lui, inclinandomi per riceverlo mentre lui
spingeva pi in profondit. Chiusi gli occhi e gemetti, e quel suono
parve annullare ogni sua resistenza. Mi afferr le natiche e mi attir a
s, affondando nel mio corpo. E io rovesciai la testa all'indietro e
gridai di piacere. Poi cominci a muoversi dentro di me, e io lo
cavalcai, aggrappandomi a lui, sentendomi come una dea guerriera
mentre prendevo tutto ci che lui poteva dare ed esigendo ancora di
pi. Quando il mio corpo inizi a tremare e fremere e i miei occhi si
spalancarono, lui cap. Non avevo eretto alcuno scudo attorno alla
mia mente, nemmeno io, e lui seppe esattamente che cosa stavo
provando. Sentiva perfino, con esattezza, che cosa sentivo. Ero
sconvolta dal piacere. Sconvolta dal delizioso irrigidirsi che si andava
creando proprio nel centro del mio corpo. Non l'avevo mai provato
prima, non sapevo che cosa fosse l'orgasmo, ma mi tesi ugualmente
verso di esso. E quando arriv, lui chin la testa, affond i denti nella
mia gola e succhi forte da me. Allora l'orgasmo raddoppi, triplic, e
prosegu ancora e ancora. Mi sentii schiantata dal suo potere e urlai, le
mie unghie graffiarono il suo torace, mentre mi inarcavo come un
gatto, premendo le anche per prendere in me completamente la sua
erezione e premendo la gola per prendere in me completamente i suoi
denti. Allora venne anche lui, e la sua sussultante esplosione parve
riversare nel mio corpo pi che il suo seme, parve risucchiare pi che i
viscosi fluidi dal mio sesso e dalla mia gola. Ebbi la sensazione che la
sua anima gli venisse risucchiata, e che la mia venisse risucchiata da me,
e che le due si annodassero, si intrecciassero e si mescolassero assieme
diventando una nello stesso istante in cui i nostri corpi si fondevano
nell'estasi. Il piacere fu cos intenso che credetti di morire, si rivers su
di me, ondata dopo ondata, spazzandomi via in un mondo di
sensazioni folli, di pura, assoluta estasi fisica. Nessun piacere cos
incredibile poteva arrivare senza un prezzo.
Ma non morii. Tornai in me stessa, molto lentamente, e quando fui
completamente in me mi sentii disconnessa, stordita, come se il mio
cervello stesse ancora galleggiando l fuori da qualche parte.
Jameson era crollato sopra di me. Le braccia avvolte attorno al mio
corpo, la testa sul mio petto. Era totalmente rilassato e, pensai,
probabilmente stava gi sprofondando in una pozza di sonno di
velluto.
Quando si fosse svegliato...
Presi un profondo respiro e lo esalai molto lentamente. Quando si
fosse svegliato ci sarebbe stato l'inferno da pagare. Dubitavo che mi
avrebbe perdonato per quest'ultimissima trasgressione pi facilmente
di quanto avesse fatto quando avevo tentato di assassinarlo. Ci che
avevo fatto questa volta era assai prossimo a uno stupro.
Tesi la mano alla trapunta e la tirai su a coprire entrambi. Poi rimasi
l distesa, ed espressi il desiderio che quel febbrile accoppiamento
avesse placato la fame che avevo di lui. Ma non fu cos. Ardeva ancora
dentro di me, addirittura pi forte. Approfondita e potenziata, pronta
a raggiungere nuovi picchi.
Il Signore mi aiuti, bramavo quell'uomo come mai prima. E che fossi
dannata se avevo idea di cosa fare per cambiare ci che provavo.
Fui dominata, per quel breve interludio, da null'altro che i sensi.
Sensazioni. Lussuria. Desiderio. Peccato. Mi ero comportata come una
sgualdrina. Nessuna prostituta avrebbe potuto apparire pi esperta, ne
sono certa, di me quella notte.
Dovevo essere stata fuori di testa. Sopraffatta dalle mie stesse
passioni amplificate, avevo perso completamente il controllo.
Ma quando mi svegliai, scoprendo di essere nuda come il giorno in
cui ero nata e attorcigliata attorno al vampiro come una vite che
sarebbe avvizzita senza di lui, provai una profonda vergogna.
Peggio di qualsiasi altra cosa, allora, fu che ricordavo ogni secondo
di ci che era successo. Ogni suono gutturale che avevo emesso, ogni
cosa spudorata che avevo fatto. Rammentavo perfino l'orgasmo che
era parso schiantarmi l'anima in un miliardo di scintillanti frammenti.
Con molta cautela, mi sciolsi dalle sue braccia e mi rizzai a sedere... e
poi boccheggiai inorridita, poich era perfino peggio di quanto avessi
realizzato. Gli avevo graffiato il petto con le unghie ed era coperto di
minuscoli segni di morsi. Nudo e addormentato, era bello come un
dio. Un oscuro dio pagano. La mia tentazione. La mia caduta. Il mio
Satana.
Il desiderio si anim di nuovo in me non appena lo guardai. M
premetti le mani sulla faccia per la vergogna. E poi piansi. Poich non
riconoscevo la creatura che ero diventata. Non la riconoscevo e non
ero affatto certa di volerla conoscere.
"Angelica" mormor lui, mettendosi a sedere. Le sue mani mi
toccarono le spalle come se volesse far scivolare le braccia attorno a
me e attirarmi vicina. Consolarmi.
Ma io non potei sopportare il suo tocco. Non quando lo
desideravo tanto. "Come ho potuto farlo?" bisbigliai.
"Ah, Angelica... "
"Avresti dovuti avvertirmi. Tu sapevi che cosa mi sarebbe successo
se avessi bevuto da te. Lo sapevi, vero, vampiro?"
Abbassando e distogliendo dai miei i suoi bellissimi occhi striati, lui
annu. "S. Sapevo quale passione si sarebbe scatenata se io avessi
bevuto da te, Angelo." Sollev la testa e mi guard. "Semplicemente
non avevo motivo di pensare che tu lo avresti fatto. Perch metterti in
guardia contro qualcosa che credevo non sarebbe mai successo?"
"Avresti dovuto. Non vedi che cosa hai fatto? Che cosa hai preso da
me? Che cosa mi hai reso?" Distolsi lo sguardo, afferrando le coperte
per coprirmi.
"Io non ti ho reso niente, Angelica. Tu sei quella che sei, e mi hai
fatto esattamente ci che volevi fare. Eri tu l'aggressore, Angelo. Io ero
a stento in me. Diavolo, se ti avessi fatto quello che mi hai fatto tu,
staresti gridando allo stupro."
Voltai il viso per la vergogna, incapace di negare che aveva ragione.
"Lo volevi disperatamente quanto me, Angelica. Siamo entrambi
adulti. Perch sei cos mortificata?"
"Tu mi hai spinto a volerlo" bisbigliai, ma sapevo, gi allora, che lui
diceva la verit. Avevo provato desiderio per lui fin da quella prima
notte. Era stato quello che mi aveva spinto a prenderlo allora, quella
prima volta. Non era stata sola fame, ma lussuria. Perfino allora,
bench l'avessi negato con tutta me stessa.
"Ho cercato di fermarti" borbott, mentre io scendevo dal letto
trascinando le coperte con me. "Ma, Angelo, tu mi hai spinto... "
Digrignai i denti e, sforzandomi di non scoppiare in lacrime, gli girai
le spalle.
"Sei disgustata da ci che hai fatto, vero?" domand. "Provi
vergogna. Non  cos, Angelo?"
"Ma certo che provo vergogna!" urlai.
"S. S, certo. Sei disgustata. Hai ceduto al desiderio fisico e hai fatto
l'amore con un mostro. Un uomo che disprezzi, e il solo pensiero ti fa
vomitare."
Scossi la testa, negando. Aveva capito tutto sbagliato. Io avevo
deciso che lui non era un mostro, che avevo avuto torto su di lui. Era
la mia lascivia che mi sconvolgeva e imbarazzava. Non lui.
Signore, mi vergognavo talmente tanto.
"Torna a letto, Angelica" mormor lui. "Guardati, non stai in piedi.
Il sole sta sorgendo, fuori. Non puoi stare sveglia pi a lungo."
Ma io lo ignorai, e mi diressi nella stanza adiacente, avvolgendomi
nelle coperte e sprofondando sul sof. Sentivo le membra pesanti, il
cervello annebbiato e fosco. Sapevo che era l'alba. Il mio corpo
percepiva il sorgere del sole come aveva fatto da quando ero stata
trasformata nella creatura che ero adesso. Una creatura dagli appetiti
immorali e dalle brame incontrollabili. Una creatura di puro peccato.
Lui stava sulla soglia, guardandomi, e anche lui si stava
indebolendo.
"Lasciami sola, vampiro" mormorai. "Non voglio umiliarmi
ulteriormente dormendo tra le tue braccia."
Vidi il lampo di collera nei suoi occhi. "Dormire tra le braccia di un
mostro, vuoi dire? Non sono pi mostro di te, Angelica. Ma sia come
vuoi. Non ti toccher di nuovo. Non l'avrei fatto nemmeno stavolta,
se non fossi stato mezzo delirante per la perdita di sangue. Credimi,
non sono pi entusiasta di te all'idea di fare sesso con una persona che
detesto." E si volt, allontanandosi dalla mia vista, tornando al letto
che poco prima avevamo condiviso.
Cos lui mi detestava. Stavo per dirgli che le sue deduzioni erano
sbagliate, che provavo vergogna per la mia natura peccatrice, e non di
essermi data a lui. Non di desiderare lui. Poich se avessi dovuto
desiderare qualcuno, pareva del tutto naturale che dovesse essere lui.
Non avrei potuto provare qualcosa del genere per nessun altro uomo.
No, avevo vergogna del desiderio in s, non del suo oggetto.
Ma andava altrettanto bene che non gliel'avessi detto, poich ora
sapevo che lui mi detestava, ed era risentito per ci che gli avevo fatto.
Mi fece provare ancor pi vergogna sentire un bisogno disperato di
andare in quella stanza con lui, di sentire il suo nudo corpo sul mio una
volta ancora. Avevo ancora fame di lui. Pi adesso di prima. Era stato
l'accoppiamento a scatenare quel bisogno dentro di me, lo seppi
istintivamente. Era come se le nostre anime si fossero unite. Quella
sensazione mi aveva colpito gi prima, quando avevo bevuto da lui,
ma adesso era pi intensa. E se avessi giaciuto di nuovo con lui, intuivo
che quel legame tra noi sarebbe divenuto ancor pi forte. Ogni volta
che avessi ceduto a quel bisogno, esso avrebbe avuto maggior potere
su di me. Sarebbe diventato sempre pi difficile resistervi. E resistere
dovevo, se doveva esserci una qualche speranza per la mia anima
insozzata.
"Andiamo, vestiti.  notte."
Mi svegliai, scoprendo che la sua mano mi serrava la spalla. Lo
spinsi via, urtandolo proprio nel punto dov'erano le bende prima di
rendermi conto di ci che stavo facendo, e allora trasalii e mi ritrassi,
una risposta istintiva.
"Il sonno diurno  rigenerante" mi ramment pacatamente. "Ci
risana." Mi rizzai a sedere, tenendomi una coperta sul petto, e gli
esaminai la vita, dove mi aspettavo di vedere un foro aperto e
sanguinante. Ma non ce n'erano. Poi alzai lo sguardo su di lui. Stava l,
con indosso un paio di jeans, e si abbottonava lentamente una camicia
pulita. I segni che avevo impresso su di lui con le unghie e con i denti
erano svaniti anch'essi.
"Vedi" disse. "Dopotutto non hai perso molto con me. Adesso sei di
nuovo vergine."
"Bastardo."
La sua reazione fu un amaro sorriso. Si abbotton le maniche e mi
volt la schiena. "Immagino che vorrai vestirti, Angelica. Tra non
molto avremo compagnia."
Sollevai le sopracciglia, e mi costrinsi a guardarlo di nuovo. Il suo
sguardo era rimasto fisso sul mio collo e sulle mie spalle nude,
scintillante di quella voglia che io ancora sentivo. Non fui lusingata dal
suo desiderio, poich sapevo che in lui era solo fisico, e che mi odiava.
Distolse gli occhi prontamente. "Andiamo, stanno arrivando
proprio adesso."
"Chi?" domandai, balzando in piedi con le coperte avvolte attorno
al corpo. La paura mi chiuse lo stomaco. Certo se quegli uomini del
DPI avessero scoperto il nostro nascondiglio lui non sarebbe stato cos
calmo.
"Alcuni amici miei. Mostri, come me." Si avvicin, protendendosi
ad accarezzarmi il viso in un gesto beffardo. "Non essere cos schiva,
Angelo. Potrebbero voler squarciare la tua bella gola per come mi hai
abbandonato a morire, ma io non glielo lascer fare."
So che i miei occhi si dilatarono. E poi, senza preavviso, la porta si
spalanc e mi trovai faccia a faccia con una donna che doveva
senz'altro essere la regina di tutti loro. Alta e regale, con lunghi capelli
corvini perfettamente lisci che quasi raggiungevano il pavimento e
occhi neri che scintillavano di collera. Arretrai lentamente, il cuore al
galoppo.
"Jameson!" scatt lei con voce ricca, profonda. "Che ragione potevi
mai avere per spaventarla in quel modo? Guardala, sta tremando."
Lui non mi guard, piegando la bocca in un sorriso beffardo. "Non
 niente di pi di quanto merita, Rhiannon."
Ma dietro di lei era entrata un'altra donna, una creatura minuta di
aspetto gentile, con una selva di riccioli color ebano. Mi sorrise,
avvicinandosi. "Va tutto bene" disse dolcemente. "Siamo amici. Siamo
qui per aiutare, sinceramente."
"Non essere cos pronta a consolarla, Tamara" intervenne Jameson,
mentre entravano anche due uomini, uno di loro con indosso un
mantello che sfiorava il pavimento. "Ma sono manchevole nei miei
doveri. Eric, Roland, signore, mi piacerebbe presentarvi Angelica, la
vampira che mi aggred meno di un anno fa, e che mi lasci a morire."
Mi fissarono tutti, con i loro occhi scuri e le menti indagatrici. E io
mi voltai e scappai nella camera da letto, chiudendo la porta a chiave
pur sapendo che non avrebbe potuto tenerli fuori se avessero voluto
venirmi a prendere.
Rimasi l, tremante, fissando la porta chiusa e aspettando. Temendo
che uno di essi la sfondasse da un momento all'altro. Mio Dio, quelli
erano i suoi amici, i suoi vampireschi protettori. Quelli che gli avevano
salvato la vita quando io l'avevo abbandonato per morto. Mi
avrebbero ucciso senz'altro! Tremante, cercai a tentoni qualche capo
di vestiario, senza mai togliere gli occhi dalla porta. Quello che finii
per infilarmi fu una specie di vestito di tessuto nero a trama larga che
mi sfiorava gli stinchi, con lembi che mi si incrociavano sul petto,
giravano attorno al collo e si incrociavano di nuovo sulla schiena.
Almeno ero decentemente coperta, pensai. Non sarei morta nuda.
Capitolo  15
"Davvero, Jameson" sospir Roland, voltandosi di nuovo verso di
lui dopo essere stato a fissare la porta che Angelica aveva appena
chiuso. Il nero mantello di raso fluttu scenograficamente. "Era
davvero necessario?"
Jameson chiuse gli occhi e scosse la testa. "Pensa che siamo tutti
mostri. Peggiori del diavolo stesso" disse, ma era stanco. E far prendere
uno spavento a quella santarellina di Angelica non gli aveva dato il
piacere che aveva sperato. Comportarsi come se fare sesso con lui
dovesse dannarle l'anima non gliel'aveva esattamente resa pi cara.
Era stata cos bramosa di lui, cos meravigliosamente appassionata tra
le sue braccia... e poi, era stata disgustata dalle proprie azioni.
Disgustata da lui. Questo lo faceva imbestialire!
"Fu davvero lei ad assalirti quella notte?" chiese Tamara, sollevando
le sopracciglia delicate. "S."
"Ma perch, Jameson? Ti ha detto perch?"
Lui si diresse al divano e vi si lasci cadere, sospirando. "No. Ma io
ho un'idea abbastanza plausibile." Stavano tutti aspettando, occhi
ansiosi puntati su di lui. "Sentite, vi spiegher tutto pi tardi. Prima di
tutto dobbiamo trovare Amber Lily e..."
"Amber Lily?" lo interruppe Tamara, sgranando gli occhi, le labbra
che si ammorbidivano in un tremulo sorriso. "Oh, Jamey,  un nome
bellissimo."
Lui non pot fare a meno di sorridere di rimando. "S, e cos  lei"
disse. "Angelo dice che ha gli occhi enormi e tondi e scuri, e i capelli
ricci."
"Angelo?" Tamara aggrott la fronte. "Questo  un modo bizzarro
di chiamare una donna con la quale sembri cos... arrabbiato."
Jameson distolse lo sguardo. Insolito davvero. Era un dannato
termine affettuoso. Quando aveva preso l'abitudine di chiamarla cos?
Era cominciata come una battuta sarcastica... e si era trasformato in
qualcosa di pi.
"Jamey?" lo sollecit Tamara, scrutandolo in viso. "Sei sicuro che
non stia succedendo qualcos'altro tra..."
"Basta con queste scempiaggini sentimentali." La voce di Rhiannon
riemp la stanza con il suo tono di comando, e Tamara si interruppe.
"Credo proprio che qui abbiamo una situazione che richiede la
massima attenzione. Quella donna nella stanza accanto ha tentato di
assassinare uno di noi. Il nostro Jameson. E io per prima non intendo
lasciare che un tale crimine resti impunito." Fece un passo verso la
stanza da letto. Lo stomaco di Jameson si serr. Accidenti, che cosa
aveva fatto? Era furioso con Angelica, s, ma perch aveva fatto
correre la bocca a quel modo? La collera di Rhiannon era a dir poco
esplosiva... specialmente quando veniva danneggiato qualcuno a cui
voleva bene. Balz in piedi e le sbarr la strada, alzando le mani.
"Rhiannon, no! Aspetta..."
"Aspetta?" ripet lei sollevando le sopracciglia. "Quella creatura si 
nutrita di te. Ha cercato di assassinarti, e tu mi dici di aspettare?"
Jameson guard dietro di lei, cercando gli occhi di Roland per
avere aiuto, ma lui si limit a scrollare le spalle. "Non ha tutti i torti."
"Certo che  cos. Non dimenticher mai in che stato ti abbiamo
trovato, Jameson, steso l prossimo alla morte in quel rudere che
cadeva in briciole! Quella donna deve pagare. Adesso fatti da parte e
lascia che me la veda io con lei."
"Dannazione, Rhiannon, non  stato come pensi!"
Lei socchiuse gli occhi. "Spostati da solo, carissimo, o lo far io per
te."
"No. Ascoltami, maledizione. Lei era stata appena trasformata, e
pensava che ci la rendesse una specie di mostro. Rifiutava di nutrirsi,
credendo che fosse peccato."
Rhiannon sollev le sopracciglia. "Senz'altro colui che la cre
avrebbe potuto chiarire..."
"Lei era sola, Rhiannon, e spaventata a morte. Quando la trovai era
mezza morta di fame e per due terzi fuori di testa. Credo che neanche
sapesse che cosa stava facendo."
"Accampa tutte le scuse che vuoi per lei, Jameson. Ti ha aggredito,
e adesso se ne pentir."
Rhiannon gli pos una mano sulla spalla e lo spost.
Jameson riprese l'equilibrio e di nuovo le sbarr il passo. "Non le
metterai addosso un dito, dannazione! Lei  la madre di mia figlia,
Rhiannon, e se vuoi farle del male dovrai prima passare sul mio
cadavere."
Rhiannon inclin la testa di lato, incroci le braccia sul petto e gli
rivolse un sorriso molto soddisfatto. "Questo  ci a cui stavo
pensando" disse. "Orbene, forse farai meglio a ricordare questo
piccolo episodio, Jameson caro, prima di andare a terrorizzare di
nuovo quella povera creatura." Lo punzecchi al centro del petto con
una lunga unghia affilata come un pugnale. "Perch se non lo fai, ne
risponderai a me." Dopodich si volt verso Roland e gli strizz
l'occhio. "Grazie, caro, per non aver interferito."
"Sapevo che stavi tirando il guinzaglio di Jameson, Rhiannon. Ed
ero sicuro che avessi un obiettivo da raggiungere."
Eric chin la testa, scuotendola lentamente e sospirando. "Mi avevi
fatto preoccupare" ammise. "Credevo che sarebbe stato sparso
sangue."
Tamara rise forte. "E io pensavo che tu stessi per metterti in mezzo
e rovinare tutto" disse a Eric.
Jameson si limit a scrollare il capo mentre i muscoli tesi finalmente
gli si rilassavano. Avrebbe dovuto essere pi accorto. Quella strega lo
stava solo tormentando, cercando di dimostrare una qualche oscura
teoria. "Accidenti a te per questo, Rhiannon."
"Un giorno mi ringrazierai" replic serafica lei. "Adesso fatti da
parte, cos che Tamara e io possiamo tentare di parlare con la donna
per cui eri disposto a rischiare la vita."
"Non lo chiamerei rischiare la vita" ribatt lui, ma si spost. Adesso
che sapeva che Rhiannon non avrebbe fatto del male ad Angelica, era
pi che disposto a lasciarla passare.
Rhiannon sollev le sopracciglia regali. "Allora non mi conosci
molto bene." Poi lo super filando via. Con una penetrante occhiata
alla porta che fece scattare la serratura, entr nella stanza da letto con
Tamara alle calcagna.
"Allora, Jameson" disse Roland, andando al minirefrigeratore e
aprendolo. "Raccontaci dove tengono prigioniera la tua figlioletta."
Rhiannon era come un'antica regina. Indossava un aderente abito
scarlatto che spazzava il terreno ai suoi piedi, con una scollatura
drammaticamente abissale. Le unghie erano lunghe e acuminate,
dipinte di rosso sangue.
Tamara appariva come una comune giovane donna. Portava dei
jeans, come Jameson, e un maglioncino turchese con fiori chiari
ricamati dappertutto. Era minuta, parlava sommessamente e aveva un
caldo sorriso pacato. Delle due era la pi avvicinabile, o quella che
temevo meno, comunque.
"Non fare quella faccia spaventata" disse Rhiannon nelle sue
tonalit ricche e profonde, e sorrise perfino un po'. "Jameson ci ha
spiegato ogni cosa. Hai sentito, vero?"
Annuii, anche se stavo ancora tremando. "Mi ha sorpreso... che si
desse addirittura la pena di difendermi."
"Perch ti sembra tanto strano, novellina?" domand Rhiannon.
"P-perch lui... mi odia."
Rhiannon scocc una cupa occhiata in tralice a Tamara, che
ammicc. "Senza dubbio gli piacerebbe che tu continuassi a pensarlo"
disse. "Ma adesso sai che non  cos, giusto?" Chiusi gli occhi, chinai la
testa e lottai contro le lacrime che sembravano essere sempre l,
tremolanti, prossime alla superficie. "Non so niente di pi. N chi sono
io... o che cosa sono. O cosa provo."
"Oh..." Tamara mi venne vicino, facendomi scivolare le braccia
attorno alle spalle, abbracciandomi come una sorella. "Oh, Angelica,
stai piangendo! Suvvia, per favore. Andr tutto bene, te lo prometto."
Io tirai su col naso e la guardai. Dietro di lei, vidi Rhiannon alzare
gli occhi al cielo e incominciare a camminare avanti e indietro. "Come
puoi non sapere che cosa sei, cara? Tu sei immortale! Tutto questo
piangersi addosso non  altro che uno spreco di tempo. Dovresti aver
iniziato ad apprezzare la tua nuova natura, ormai. A goderne!"
"Rhiannon, per alcuni  pi dura. Sii paziente." Tamara si rivolse di
nuovo a me, i grandi occhi colmi di bont. Fui sorpresa di vedere una
simile espressione negli occhi di una dei dannati. "Ci vuole tempo,
Angelica. Ma presto ti renderai conto che sei la stessa donna di prima.
I cambiamenti sono solo fisici. La tua dieta  cambiata, e adesso sei pi
forte. I tuoi sensi sono amplificati, e non morirai mai di quelle
fastidiose cause naturali che si portano via cos tanti mortali. Non
invecchierai. Ma nel profondo, dentro, dove conta, tu sei
assolutamente la stessa."
Fronteggiai quella vampira dal viso dolce, pi vergognosa di
quanto fossi mai stata, e scossi la testa. "Ma non lo sono."
"Certo che lo sei. Te lo prover. Dimmi, che cosa facevi prima di
essere trasformata?"
Battei le palpebre ricacciando indietro le lacrime. "Io stavo... stavo
studiando presso il Venerabile Ordine delle Sorelle della Misericordia.
Entro una settimana avrei preso i voti solenni, e..."
Mi interruppi, mentre le due donne si guardavano l'un l'altra, a
occhi spalancati.
"Tu eri..." sussurr Rhiannon, "una suora?"
"Quasi" risposi.
"Santo cielo, non c' da stupirsi che tu sia cos sconvolta!" Rhiannon
cammin avanti e indietro per la stanza. "Certo non eri una candidata
all'immortalit" gracchi. "Non di questo genere, comunque. Chi ti ha
portato oltre? Ti ha preso con la forza, vero? Non hai certo chiesto tu
di essere trasformata! Dimmi il suo nome e gli dar una lezione... "
"Lui...  morto."
Rhiannon parve arrestarsi in scivolata al centro della stanza da
bagno.
Sollevai il mento e incontrai i suoi occhi attoniti, pronta a ricevere
qualsiasi punizione lei tentasse di darmi mentre confessavo il mio
oscuro segreto. Non solo avevo aggredito il suo amico
abbandonandolo in fin di vita, avevo effettivamente ucciso un altro
della sua specie. Ma non avevo intenzione di negarlo. "Uccise un
uomo innocente, proprio davanti a me" dissi. "E poi cerc di
costringermi a fare lo stesso a un ragazzino. Era solo un bambino
terrorizzato e io.... non potevo. Cos io..." Chiusi gli occhi, ingoiai il
nodo che mi era salito in gola e che quasi mi soffocava.
Rhiannon mi venne pi vicina, fissandomi in viso. "L'hai ucciso,
vero?"
Aprii gli occhi, ma fui incapace di guardarla in faccia. Fissandomi le
mani in grembo, annuii.
Le due donne rimasero in silenzio, e quando trovai il coraggio di
guardarle di nuovo, le labbra di Rhiannon si erano incurvate
lievissimamente agli angoli in un misterioso sorriso da Monna Lisa.
"Guarda guarda" disse. "Potresti proprio esser fatta di una stoffa pi
solida di quanto appaia a prima vista."
"Meritava ci che ha avuto" comment piano Tamara. "Non devi
biasimarti, Angelica. Non  peccato uccidere per difendere un altro."
"Non stavo difendendo nessuno quando ho quasi ucciso Jameson,
per, giusto?" Mi voltai e mi allontanai dalle due donne, infelice e
disgustata di me stessa. Sembravano cos buone, e cos sicure di s.
Aggraziate e sagge, e chiss come del tutto a proprio agio con quello
che erano. Perch non potevo essere come loro?, mi chiesi.
"Ebbene" rispose Rhiannon, "potrebbe esserci stato qualcosa d'altro
in quel frangente."
"S" risposi. "Ero affamata. Una ragione a dir poco egoistica per far
male a qualcuno."
"Chiss perch, dubito che tu gli abbia fatto molto male." Gli occhi
di Rhiannon incontrarono quelli di Tamara, e mi parve che
ammiccassero. "L'assunzione di sangue da un essere vivente  pi che
semplicemente nutrirsi, carina. Come sono sicura che tu abbia
imparato quella notte.  assolutamente sensuale, in effetti. Almeno, lo
 se c' gi presente una certa attrazione."
Arrossii. Distolsi lo sguardo.
"Non essere imbarazzata" disse Tamara. "Ci vuole un po' a farci
l'abitudine, Angelica.
Dev'essere molto dura per te. Ma credimi, se stai provando ancora
dei... sentimenti per Jameson,  soltanto naturale. Una volta che bevi
da un uomo, qualsiasi attrazione esistente diciamo che... ebbene,
viene amplificata."
"Amplificata? Che diavolo, esplode" aggiunse Rhiannon. "Tuttavia
dovrebbe essere una consolazione per te sapere che funziona allo
stesso modo su di lui." Sorrise pi pienamente, ora. "E da come mi si 
parato di fronte per proteggerti, novellina, sospetto che voi due vi
siate scambiati qualcosina di pi che sangue, a quest'ora."
"Ti prego, non riesco a sopportare pi di parlare di questo!" Girai la
schiena a entrambe, coprendomi la faccia con le mani.
"Rhiannon" la rimprover Tamara. "Non ti rendi conto che
Angelica  mortificata da tutto questo? Era una suora, per l'amor del
cielo. Loro fanno voto di castit, sai."
"Bene, allora direi che se l' cavata per un pelo. Non  tagliata per
quel genere di... astinenza,  evidente." Fece una smorfia quando
pronunci quella parola. "Prima si lascia quella storia alle spalle,
meglio .  una reazione cos da mortale! Noi siamo vampiri,
novellina. Noi sentiamo come nessun'altra creatura pu sentire.  la
parte migliore dell'essere ci che siamo, non lo vedi? Un dono. Una
benedizione, in verit."
Mi girai di scatto verso di lei, allora, inorridita dalla sua eresia.
"Come puoi parlare di doni e benedizioni? Non sai che adesso sei
dannata? Lo siamo tutti!"
Rhiannon mi fiss dritto negli occhi, battendo le palpebre per la
sorpresa. "Primo, piccola - e sarebbe consigliabile che te lo registrassi in
quel tuo cervellino virtuoso per futuro ricorso - non gridarmi mai
contro. Mai. Sono pi vecchia di dieci delle tue vite. Io sono
Rhiannon, principessa dell'Egitto..."
"Ci siamo" borbott Tamara.
"... figlia di Faraone, regina del Nilo" prosegu Rhiannon. "Adorata
dagli uomini. Una dea tra le donne. Invidiata da tutti..."
"Basta,  sufficiente, Rhiannon. Lei ha avuto il quadro. Vuoi passare
al punto numero due, adesso?"
Rhiannon guard accigliata Tamara, ma era un cipiglio giocoso.
"Voglio solo assicurarmi che possegga tutti gli elementi" replic, poi si
rivolse nuovamente a me. "Secondo, chi sei tu per dire chi  dannato?
Pretendi di conoscere la mente dell'Onnipotente? Come sai che non fu
Lui che ci cre? Un Dio amorevole dannerebbe qualcuno
semplicemente perch diverso?" Battei le palpebre per lo shock. Ma
Tamara raccolse il filo della conversazione da l, e io finii per fissare lei.
"Sei cos sicura che noi siamo malvagi, Angelica. Ma come lo sai?
Perch  cos che i film dell'orrore ci hanno dipinti? Certo questo non
 un elemento sufficiente su cui regolarsi." Mi prese la mano. "Ci sono
buoni e cattivi tra noi, proprio come ci sono in qualsiasi razza. Dunque
guardaci, Angelica. Guarda chi siamo. Che cosa c' in noi che ci rende
malvagi? Non facciamo del male a nessuno. Non uccidiamo... "
"Ecco, a meno che non si renda assolutamente indispensabile"
intervenne Rhiannon, strizzandomi l'occhio.
"Perch dovremmo essere dannati solo perch beviamo sangue e
viviamo di notte? I mortali mangiano carne, non  vero?"
Inclinai la testa e le studiai. Due gentili, bellissime donne. Vampiri.
Che mi dicevano che loro non erano servi di Satana. Ma
semplicemente persone. Semplicemente persone, come chiunque
altro. "Non so che cosa dire." Scossi lentamente la testa mentre cercavo
di guardarle in quel modo. Come persone. "Non ci avevo pensato,
non avevo considerato la situazione da questo punto di vista. Tutto
ci a cui ho pensato dalla notte in cui fui cambiata,  stato trovare un
modo di tornare quella che ero prima."
"Sei ancora quella che eri prima" disse Rhiannon. "Solo migliore."
"Angelica" disse Tamara, "siamo venuti qui per aiutarti a riavere la
tua bambina. Ma... ma mi piacerebbe fare pi di questo. Vorrei essere
tua amica... se me lo permetterai." Non vidi altro che sincerit negli
occhi di Tamara, e allora lanciai un'occhiata a Rhiannon, per vedere se
anche lei nutriva gli stessi sentimenti.
Rhiannon scosse il capo. "Questa sta cominciando ad assomigliare a
una scena di Fiori d'Acciaio" disse in tono sarcastico. "Accetta la nostra
offerta di amicizia, Angelica, prima che Tamara cominci a piangere."
Ma al di l del tono ironico mi resi conto che anche lei desiderava
aiutarmi. Perch, non lo sapevo. Non avevo fatto nient'altro che
giudicarle e condannarle entrambe. E dovetti ammettere che in realt
si stavano dimostrando molto pi buone e pie di me.
"Accetto" risposi. "E mi dispiace per quello che ho detto prima. Hai
ragione, io non sono Dio ed  sbagliato da parte mia ergermi a
giudice."
Tamara sorrise e fece un passo avanti, aprendo le braccia a
Rhiannon e me.
Rhiannon alz una mano. "Per cortesia. Io non faccio abbracci di
gruppo" disse piano. "E credo che abbiamo sprecato abbastanza
tempo. L fuori c' una bambina che ha bisogno del nostro aiuto. E se
qualcuno di quei bastardi ha mosso un dito per farle del male, dubito
che perfino Dio stesso possa proteggerlo dall'ira di Jameson." Chin il
capo. "E se mai Lui lo facesse, dovrebbe probabilmente preoccuparsi
della mia collera, dopo."
"Io penso che Amber Lily sia salva... per ora, almeno."
Entrambe le donne si voltarono verso di me, le sopracciglia inarcate
con aria interrogativa. "La tua amica" spiegai, guardando Tamara, "la
donna, Hilary Garner. Pensiamo che abbia preso la bambina e sia
andata a nascondersi da qualche parte."
Tamara sospir. "Se l'ha fatto, allora hai ragione: la piccola non
potrebbe essere pi al sicuro. Hilary  una brava persona." Rhiannon
socchiuse gli occhi, scettica. "Lo " insistette Tamara. "La riavremo
indietro, novellina. Non avere dubbi su questo punto" disse Rhiannon.
"Adesso forse dovresti metterti delle scarpe" concluse lanciando uno
sguardo perplesso ai miei piedi nudi. Fu Tamara ad aprire l'armadio e
a emergerne con un paio di squisite ballerine nere. "Queste staranno
benissimo con quel vestito." Me le porse. "E l'abito ti sta d'incanto. A
Jamey schizzeranno gli occhi dalle orbite."
"Jamey" mormorai, quasi sorridendo al simpatico diminutivo che
gli avevano dato i suoi amici. Quanto doveva odiarlo. "Il mio aspetto
non gli potrebbe importare di meno."
"Ti sbagli, mia giovane amica" replic Rhiannon. Ma naturalmente,
in quel momento aveva torto lei.
Qualcuno buss alla porta, e poi l'apr. Era Jameson, e quando il
suo sguardo incontr il mio percepii qualcosa che avrebbe potuto
quasi essere preoccupazione nei suoi occhi. " tutto a posto qua
dentro?" chiese, strappando lo sguardo dal mio e guardando Tamara e
Rhiannon.
"Essendo nato in questo secolo, Jameson" gli rispose Rhiannon,
passandogli davanti e fermandosi al suo fianco, "ovviamente sai assai
poco di onore e cavalleria. Tuttavia sono seriamente convinta che
dovresti imparare." Lo fiss intensamente negli occhi. "Presto."
"Io invece sono seriamente convinto, Rhiannon, dea tra le donne,
che tu dovresti imparare al pi presto a farti i fatti tuoi."
Lei alz una mano, e io trattenni il fiato, quasi aspettandomi che lo
colpisse. Invece gli picchiett delicatamente una guancia. "Sei
fortunato che io ti adori" gli disse. "Basta sprecare tempo" intervenne
l'uomo con il mantello, raggiungendoci e facendo scivolare un braccio
possessivo attorno a Rhiannon. Quando lo fece, lei gli si strofin
contro il fianco praticamente come un gatto. "Jameson ha motivo di
credere che Hilary Garner sia fuggita da qualche parte con la bambina.
Dobbiamo rintracciarla immediatamente. Non riuscir a nascondersi
molto a lungo al DPI."
"S, Angelica ce l'ha detto." Tamara pass nell'altra stanza. "Hilary
ha dei parenti su al nord. Una volta mi ha raccontato che andava
spesso a trovarli. In un capanno sulle montagne."
" un'indicazione troppo vaga" osservai. "Come lo troveremo? E
anche se ci riuscissimo, che cosa faremmo poi, se scoprissimo che non 
l che  andata?"
"Se tu sei al corrente dell'esistenza di questo capanno, Tamara" fece
presente l'altro uomo, Eric, " probabile che lo conoscano anche al
DPI."
"Se lo sanno, sar nel fascicolo di Hilary. Eric, se potessimo avere un
computer..."
"Potremmo entrare nelle banche dati del DPI, scoprire tutto quello
che hanno sul conto di Hilary e partire da l" termin Eric, annuendo
energicamente.
Mentre discutevano il loro piano, parlando rapidamente, io sentii il
cuore sprofondarmi nel petto, cos all'improvviso che mi vennero le
vertigini. Premendomi la palma sul petto mi accasciai contro la parete,
mentre tutto il fiato mi sfuggiva dai polmoni.
"Che c', Angelo?" Jameson, l'unico di loro che sembrava
detestarmi, mi stava al fianco, vicino. "Che cosa c'?" domando di
nuovo, scrutandomi in viso.
"Non lo so. Sento soltanto che... dobbiamo andare da lei. Adesso.
Non possiamo aspettare." Lui mi fiss intensamente negli occhi. Senza
distogliere lo sguardo, spieg ai suoi amici: "Sente... c' un legame con
la piccola. Lei percepisce la sua presenza, i suoi stati d'animo.
Dobbiamo avviarci verso nord, immediatamente". Infine distolse lo
sguardo, rivolgendosi a Tamara. "Puoi darmi qualcos'altro per
proseguire, qualsiasi indizio?"
Chiudendo gli occhi, Tamara parve frugarsi nella memoria. "Hilary
una volta prendeva il treno per un posto chiamato Petersville. Credo
che l noleggiasse un'auto per proseguire."
"Allora  l che andremo" annunci Jameson. Mi prese per un
braccio e mi tir di nuovo in piedi, neanche troppo gentilmente.
"Forse Tamara e io dovremmo andare a nord con Angelica"
propose Rhiannon, e con mia sorpresa individuai una nota di
preoccupazione per me nella sua voce. "Voi uomini potete rimanere
qui a lavorare e poi raggiungerci l quando avrete ottenuto maggiori
informazioni."
"Scordatelo" scatt Jameson.
Tamara e Rhiannon si scambiarono occhiate divertite.
"Togliti dalla testa quello che stai pensando. Non credo che il mio
angelo oscuro ti abbia raccontato i suoi piani, o s?" Mi guard
accigliato. "No, lo sapevo. Vuole scappare da me, mostro che sono,
alla prima opportunit. Vuole usare quel legame psichico per trovare
Amber Lily e poi portarla via dove non avr pi modo di posare su di
lei le mie mani maledette e dimenticate da Dio. Non  forse vero,
Angelica?"
"Se credi ancora questo, allora sei veramente un mostro" bisbigliai,
sconvolta dall'odio che gli vidi negli occhi. "Soltanto ora inizio a
rendermi conto che ci non ha niente a che vedere con il fatto che sei
un vampiro. Devi essere stato altrettanto mostruoso da mortale."
Strappai il braccio alla sua odiosa stretta e tornai a grandi passi in
camera da letto a prendere le scarpe che avevo lasciato sul letto. "Lei
non si allontana dalla mia visuale" lo udii dire in tono imperioso e
aspro. "Neanche per un minuto. Non mi fido di lei abbastanza da
lasciarla da sola."
"Jameson, per l'amor del cielo" esclam Roland.
"Ragazzo, hai un sacco da imparare" intervenne Eric con un sospiro.
"Pensavo ti avessimo insegnato meglio. Vuoi ascoltare te stesso?"
"Oh, lascialo perdere" lo interruppe Rhiannon. "Non lo vedi,
carissimo? Crede di poter imbrogliare qualcuno... a parte se stesso,
intendo."
"Dannazione, Rhiannon... "
"Oh, chiudi quella bocca" ribatt Rhiannon. "Prendi la tua novellina
e vai a nord, Jameson. Noi scopriremo quello che possiamo qui, e poi
vi raggiungeremo." Poi abbass la voce in un bisbiglio cospiratorio.
Perch se ne desse la pena, non lo sapevo. Doveva aver capito che io
potevo ancora udirla perfettamente. Forse fu solo per l'effetto
drammatico. "E prenditi buona cura di lei, Jameson. Prenditi buona
cura di lei. Se le capita qualcosa di male, dovrai risponderne a me."
"Questo che cosa significa?" chiese lui attonito. "Tutto a un tratto sei
diventata la sua migliore amica?"
"Lei... mi piace" rispose Rhiannon. E non disse altro. Udii i suoi passi
lievi avvicinarsi. Entr in camera da letto, dove io ero seduta sul bordo
del letto a contemplare le graziose scarpe che Tamara aveva trovato
nell'armadio. "Non prendertela per nessuna idiozia da parte sua,
Angelica. Non dimenticarlo mai, tu sei di un genere superiore."
" difficile sentirsi superiore, quando in qualche modo sono
diventata sua prigioniera." Sapevo che Jameson avrebbe potuto
udirmi se si fosse dato la pena di ascoltare. Ma non me ne importava.
"Prigioniera!" sbuff Rhiannon. "Hai gi cercato di sfuggirgli?" Scossi la
testa. "No, naturalmente no."
"Dubito che riuscirebbe a trattenerti qui contro la tua volont. Nella
nostra razza la forza viene per lo pi con l'et. E lui non  pi vecchio
di te. Pi giovane, in effetti, anche se solo di pochi giorni." Inclinai la
testa, mentre gli occhi mi si spalancavano per lo stupore. "Vuoi dire...
che sono forte quanto lui?"
"Con ogni probabilit, carina. Tienilo a mente quando fa il
prepotente. E ricorda, se non stai cercando di fuggire, sei qui di tua
libera volont. Non importa quello che dice lui." Sollevai un tantino il
mento. "Grazie, Rhiannon."
Lei sorrise lievemente, poi si volt e usc a grandi passi dalla stanza.
Mentre passava davanti a Jameson, bisbigli: "Prigioniera, addirittura.
Non ti abbiamo insegnato proprio niente?". Ma non rallent neppure
il passo. Marci dritta fuori dalla porta, e gli altri tre la seguirono dopo
pochi secondi, lasciandomi sola un'altra volta con l'uomo che avrei
voluto poter detestare. Lui mi fiss per un lungo istante, in silenzio.
"Loro... non sono affatto quel che mi aspettavo" dissi, incerta su
cosa lui si aspettasse da me. "Ovvio" rispose, "visto che ti aspettavi una
banda di mostri degni di un vecchio film dell'orrore."
Scossi il capo. "Forse. Non sapevo esattamente che cosa
aspettarmi."
Lui annu. "Sono in assoluto gli esseri migliori che io abbia mai
conosciuto, umani o vampiri"
disse, voltandosi a fissare la porta da cui erano appena usciti. "Mi
hanno salvato la vita pi di una volta, rischiando spesso la propria
incolumit per me, sono stati come una famiglia."
"E ti hanno reso uno di loro quando io ti ho abbandonato
credendo di averti ucciso" bisbigliai.
"S."
"Eppure non mi odiano per questo."
Lui scroll le spalle, e si protese come per prendermi il braccio. Ma
io, ancora risentita dalle sue mordenti osservazioni di poco prima, mi
ritrassi al suo tocco.
"Dimenticavo" sbott allora Jameson, con gli occhi che
trapanavano i miei. "Il mio tocco ti ripugna... perfino quando sei tu a
chiederlo. Cercher di ricordarmelo d'ora in poi, Angelica."
"Questo non  giusto" dissi. "Tu non capisci..."
"Capisco, mia cara, che non assagger di nuovo le tue grazie
neppure se mi implorerai di farlo. O dovrei dire piuttosto quando mi
implorerai?"
"Non farei mai..."
"Risparmiamelo" mi interruppe. "Solo il tempo lo dir, Angelica. Ti
sto soltanto avvisando che non macchier la tua carne bianca come
giglio mettendoti addosso di nuovo le mie sporche mani. Dunque non
trattenere il fiato nell'attesa."
A quelle parole la mia rabbia divamp come di rado era successo in
precedenza. Non avevo mai provato repulsione per lui, come
sembrava pensare. Ma in quel momento ci andai vicina. "Ti  mai
passato per la testa, vampiro, che ho salvato la tua inutile vita facendo
ci che ho fatto?"
"E hai la mia imperitura gratitudine per questo" rispose lui, gli occhi
lampeggianti di sarcasmo. "La prossima volta che ti trovo morente per
mancanza di sangue, dolcezza, ricambier il favore. Te ne dar un po'
del mio e visto che ci sono ti scoper mentre sei priva di sensi. Questo
ti piacerebbe, vero, Angelo?"
Scattai con la mano, colpendolo duramente sul viso. Cos forte che
la sua testa sbatt di lato, e sulla guancia gli comparve una chiazza
rossa.
Lui mi agguant la mano in una presa crudele, e mi strinse a s,
facendomi aderire al suo corpo. Il suo torace duro mi premeva contro
i seni, e i suoi respiri caldi e rabbiosi mi sventagliavano la faccia mentre
gli occhi sembravano volermi incenerire. E bench in quel momento lo
odiassi con tutta me stessa, lo desideravo anche. E lui lo cap. Che fosse
dannato all'inferno, lo sapeva. "Gi" mormor. "Ti piacerebbe." Mi
lasci andare di colpo, si volt e mi lasci l da sola dirigendosi verso
l'uscita che portava all'auto nel suo nascondiglio di cespugli e rovi. Io
osservai le sue falcate possenti, la sua magnifica grazia, il suo
autocontrollo strettamente imbrigliato. Quel bastardo lo sapeva,
sapeva che lo volevo. E io avrei dovuto essere umiliata dalla sua palese
consapevolezza del mio lussurioso desiderio.
Avrei dovuto... eppure non lo ero. Perch non ero sola
nell'infelicit del mio bisogno. Lui poteva vedere i miei desideri
nascosti, ma io potevo vedere altrettanto chiaramente i suoi. E avevo
visto ci che lampeggiava nei suoi occhi, prima che mi voltasse le
spalle. Anche lui mi desiderava.
Capitolo  16
Jameson aveva guidato in silenzio per svariate ore, senza una vera
idea della destinazione finale, a parte il vago riferimento di Tamara a
Petersville. Una volta giunti l, non aveva idea di cosa fare. Ma se ne
sarebbe preoccupato quando ci fosse arrivato. Per adesso, aveva altre
cose in mente.
Angelica.
Gli sedeva accanto, pensosa, e lui sapeva che era preoccupata per
Amber Lily. Aveva parlato poco da quando erano saliti in macchina,
ma la sua capacit di schermare i propri pensieri non era ancora quella
che avrebbe dovuto essere - che sarebbe diventata con un altro po' di
pratica - e lui riusciva a leggere nella sua mente. Sospettava che,
perfino quando lei fosse diventata esperta nello schermare i propri
pensieri, lui sarebbe stato in grado di vederli. Perch c'era qualcosa tra
loro. Qualcosa di forte e potente, e lui stava cominciando a sospettare
che tutte le teorie che aveva elaborato per cercare di spiegare quel
fatto fossero nient'altro che stupidaggini. Iniziava a sospettare che quel
legame fosse stato presente fin dal principio. Era ci che aveva
permesso ai suoi orecchi mortali di udire i sovrannaturali singhiozzi di
lei. Ci che l'aveva attirato in quell'edificio. Era ci che le aveva fatto
perdere il controllo quando aveva bevuto da lui la prima volta.
Lui non sapeva che cosa fosse. Ma l c'era stato qualcosa. E lui era un
idiota. Un enorme idiota. Perch riteneva che lei fosse la pi bella,
appassionata, ardente, forte donna che avesse mai conosciuto. E la
desiderava di pi ogni volta che la guardava. Ma lei era disgustata da
lui.
Saperlo tuttavia non impediva alla sua stupida mente di
vagabondare in territorio proibito. Tutto ci che riusciva a fare era
ferire il suo orgoglio, e il suo orgoglio, se ferito, era pi letale di un
grizzly. Sapeva che lei non avrebbe voluto che lui ascoltasse i suoi
pensieri, che le invadesse la mente, come lo chiamava. Ma Jameson
non riusciva a impedirselo. Ci provava perfino. Ma non funzionava.
Era come se ogni emozione che le attraversava la mente stesse
attraversando anche la sua. Il sesso aveva approfondito il legame che
c'era tra loro. Lui aveva sempre saputo che l'avrebbe fatto, solo che
non era stato certo di come potesse accadere. Adesso lo sapeva. Non
udiva i pensieri di Angelica parola per parola, com'era stato in grado di
fare da principio. Ma le emozioni filtravano. Paura. Paura da torcere i
visceri, da spremere l'anima. Non sapere dove fosse la loro figlioletta
la stava uccidendo, lentamente, inesorabilmente.
E lui era stato spietatamente duro con lei. Lo stava rimpiangendo,
adesso, anche se in verit non avrebbe dovuto, perch lei se l'era
meritato. L'aveva squadrato dall'alto in basso come se lui fosse una
forma di vita inferiore. Come se lo ritenesse inadatto a essere il padre
della propria figlia. Solo per questo lei meritava la sua rabbia.
Le lanci un'occhiata. E in quell'istante cap che era il suo orgoglio
che Angelica aveva ferito. Lui avrebbe voluto che fosse totalmente
persa di lui come lui... Irritato con se stesso, si costrinse a pensare ad
altro.
Lei sedeva rigida, concentrandosi al massimo per cercare di captare
una sensazione della bambina. Ma Jameson non credeva che Angelica
stesse avendo molto successo in questo. Avevano guidato per ore, e
per tutto il tempo lei non aveva fatto altro che cercare, sforzarsi,
protendersi con la mente. Poteva vedere le linee di tensione agli
angoli delle sue labbra piene, e sulla fronte. E fu sopraffatto dal
ridicolo istinto di spianarle.
"Non abbiamo motivo di credere che non sia sana e salva con
quella Garner" disse, stentando a credere alle proprie orecchie: lui che
stava cercando di confortarla, nientemeno! Non riusciva a immaginare
perch mai dovesse importargli quanto lei stesse soffrendo in quel
momento. "Lo so" rispose lei con voce rauca.
"Tamara dice che Hilary  una brava persona. Dobbiamo crederlo
anche noi." Lei annu. "S."
E poi torn a preoccuparsi. Le pulsavano le tempie, e una fitta di
dolore si protendeva arrivando gi fino alla nuca, Jameson riusciva a
percepirlo. E il dolore la stava indebolendo, come tendeva a fare la
sofferenza alla loro specie. "Finirai per sentirti male, Angelica."
Lei batt le palpebre e si volse a guardarlo. C'era cos tanta pena nei
suoi occhi. Cos tanto... ah, che Dio lo aiutasse... bisogno. "Non posso
farne a meno."
"Devi sforzarti di farlo. Cerca di non pensare al peggio. Se continui
di questo passo, quando infine la troveremo sarai cos sfinita che non
sarai di alcun aiuto."
Lei inclin la testa. "Preoccuparmi pu indebolirmi?"
"No, ma il mal di testa che ci sta causando pu farlo
dannatamente bene."
Le sopracciglia di lei si unirono al centro della fronte. "Stai di nuovo
ficcando il naso nella mia mente? Leggendomi i pensieri?"
"Non volontariamente, no."
Il suo sguardo incuriosito gli scrut il viso. "Che cosa vuoi dire?"
Jameson non avrebbe voluto affrontare l'argomento con lei. Non
quando il solo pensarci lo riduceva a un grumo di brama insoddisfatta.
Ma immaginava di doverle una spiegazione. "Ci siamo scambiati
sangue, Angelica, e questo  di per s sufficiente a forgiare un legame.
Abbiamo avuto un figlio insieme, e credo che sappiamo entrambi che
ci l'ha rafforzato. E poi noi... abbiamo fatto sesso." Il ricordo che vide
divampare negli occhi di Angelica lo scott, prima che lei rapidamente
distogliesse sguardo. "Questo ha creato un nesso ancor pi potente tra
noi. Un po' come la connessione tra te e Amber Lily." Scosse il capo,
sospirando forte, sapendo che probabilmente lei avrebbe provato
ancor pi repulsione quando si fosse resa conto di quanto lui fosse
divenuto una parte di lei. Di quanto fosse giunta ad essere parte di lui.
"Che mi piaccia o no" aggiunse, "so quando stai soffrendo. Posso
sentire tuo dolore, e immagino che anche tu riesca a sentire il mio."
"S."
Non avvert alcun disgusto nella sua voce. Niente del tutto. Solo
un'affermazione. Le lanci una rapida occhiata, ma lei non stava
facendo nessuna smorfia. "Lo sentivo ancor prima che facessimo
l'amore" bisbigli.
Facessimo l'amore?
"L'ho sentito quando ti hanno sparato. Ho capito che eri stato
colpito ancor prima di vedere la ferita. Dapprima ho pensato che la
pallottola fosse penetrata nel mio fianco, ma poi ho guardato, e ho
constatato che non c'era nessuna lesione. Invece tu eri stato colpito."
"E tu la sentivi?" chiese lui sbalordito. "S, proprio cos."
Lui batt le palpebre, riflettendoci. "Allora il legame tra noi...
qualsiasi cosa sia... era gi molto forte. Il sesso... ebbene, quello in
teoria serve solo a renderlo ancor pi potente. Molto strano."
" inquietante" disse lei.
Lui la guard. Non aveva detto disgustoso, ma inquietante. "E
adesso?" le domand. "Che cosa percepisci da me adesso, Angelica?
Non c' dolore, niente che possa sconvolgerti... "
"Tutto ci che percepisco in te ora, vampiro,  rabbia.  spaventosa
nella sua intensit. Enorme e nera e potente." Sollev la testa, fissando
dritto davanti a loro, come se potesse vedere la collera di lui. "Perch
li odi cos tanto?"
"Hanno preso nostra figlia, Angelica. Come puoi chiedermi perch
li odio?"
Lei scosse lentamente il capo. "No. Non  tutto qui. Li odiavi anche
prima. Quella notte...
quando stupidamente andai via con quell'agente, tu li odiavi gi.
Era nella tua mente quando cercasti di avvertirmi."
"Ma tu andasti comunque."
"S. E tu non puoi perdonarmi per questo, vero? Non puoi
dimenticare che  colpa mia se hanno nostra figlia. Colpa mia, per aver
creduto alle loro menzogne." Si lasci cadere di lato finch la testa le
pos contro il finestrino. "Non ti biasimo" mormor. "Hai ragione a
odiarmi per aver permesso che la prendessero. Ma non  possibile che
tu mi odi per questo pi di quanto mi odio io." Jameson la guard,
vide le lacrime che le scendevano lentamente lungo il viso. Lei si
sbagliava. Lui poteva averla incolpata di questo una volta, ma ora non
pi. Non da quando si era reso conto dell'inferno che lei doveva aver
sofferto in quell'edificio in rovina dov'era andata a nascondersi. Dove
si sarebbe lasciata morire di fame. "Allora raccontami" disse lei. "Perch
li odi tanto?"
Lui sollev il mento, deglut a fatica. "Anni fa, tennero prigioniera
Rhiannon. La tenevano legata a un tavolo mentre prendevano
campioni dalla sua carne. Questo accadde prima che sviluppassero
quel loro piccolo, crudele tranquillante. Fino ad allora, il loro unico
metodo per mantenerci abbastanza deboli era affamarci. Non c'era
niente che potesse alleviare il dolore dei loro esperimenti. Quei
bastardi la torturarono fin quasi a toglierle il senno. Ma lei fugg, e
durante la fuga uccise uno dei loro scienziati di punta. Gli spezz il
collo."
"Non stento a crederlo."
Jameson le lanci un'occhiata mentre guidava, e la vide rabbrividire
in reazione alle sue parole.
"Quando Tamara era piccola, i suoi genitori morirono dopo aver
contratto un raro virus, e un dottore che per cos dire l'aveva presa
sotto la propria ala si offr di essere il suo tutore. Non c'era nessun
altro, e la sua richiesta fu accolta."
Le labbra di Angelica erano schiuse, gli occhi spalancati per
l'interesse.
"Salt fuori che il dottore era in realt uno scienziato del DPI, e che
l'esposizione dei genitori al virus era parte di un piano ben
congegnato. Sapevano che Tam aveva l'antigene Belladonna - quel
raro tipo sanguigno che permette a un umano di diventare un
vampiro - e sapevano anche che le persone con quel tipo di sangue
spesso hanno un legame speciale con un vampiro in particolare, che
tende a vegliare su di loro."
Lei lanci un'esclamazione soffocata. "Sul serio? Non ne avevo
idea."
"S,  vero" le rispose lui. "Un vampiro sente una speciale affinit per
un determinato mortale, se ne sente attratto, percepisce quando  in
pericolo. E spesso interviene per proteggerlo, anche se il pi delle
volte il mortale non ne sa mai nulla. Eric era stato il protettore di
Tamara. Le salv la vita una volta quando era solo una ragazzina.
Quelli del DPI lo scoprirono, capirono che un giorno lui sarebbe
tornato, e decisero di trattenere Tamara perch facesse da esca. Non si
fermarono davanti a nulla per farlo."
Angelica stava scuotendo la testa, gli occhi colmi di simpatia per la
bambina che Tamara era stata. "Uccisero i suoi genitori... mio Dio. 
orribile." Poi punt i suoi grandi occhi tondi su di lui, e Jameson quasi
dimentic di essere arrabbiato con lei. "E cosa mi racconti di te,
Jameson? Quando ti trovasti coinvolto con loro?"
"Incontrai Tamara quando lavorava per il DPI."
"Lei...?"
Jameson annu. "S. Se ben ricordi, fu cresciuta da uno di loro.
Quell'uomo, Daniel St. Claire, la inser nell'organizzazione per poterla
tenere sotto controllo. Ma lei non sapeva nulla della maggior parte
delle attivit che venivano svolte l. Le affidavano casi all'acqua di
rose. come scoprire i presunti poteri psichici di un ragazzino di dodici
anni."
"Tu?" chiese Angelica.
"Gi. Solo che i miei presunti poteri psichici erano solo una scusa.
Mi volevano tenere sotto sorveglianza perch avevo l'antigene.
L'intero dannato ciclo stava ingranando per ripartire da capo, capisci.
Ma Tam lo indovin. Quei bastardi mi rapirono per arrivare a lei e a
Eric. Roland mi salv, e quella fu la prima di molte volte. Quando
tutto fu finito, mia madre e io dovemmo cambiare aria in fretta e furia.
Roland ci port in Francia con lui, diede un lavoro a mia madre, mi
mand a una scuola privata."
"E tu sapevi... sapevi che erano... vampiri?"
"Certo che lo sapevo. Ero giovane, ma non cieco."
"E questo non ti terrorizzava?"
"Erano i bastardi del DPI che mi terrorizzavano."
Angelica annu, e a Jameson sembr che fosse realmente interessata
a ci che stava raccontando, mentre macinavano i molti chilometri che
li separavano dalla loro bambina. "Dov' tua madre adesso?"
"Mor un paio d'anni pi tardi. Roland si prese cura di me fino a
quando quei bastardi del DPI non ci rintracciarono di nuovo. A quel
punto si convinse che sarei stato meglio lontano da lui, con il mio
padre naturale. Cos ingaggi un investigatore privato per
rintracciarlo, e finii a San Diego a vivere con pap finch pass a
miglior vita due anni fa. I miei vecchi amici del DPI non mi raggiunsero
pi fino all'anno scorso, quando mi impacchettarono in uno dei loro
anonimi furgoncini grigi e mi portarono al loro centro di ricerca, per
farmi degli esami. In effetti, gli altri mi avevano tirato fuori da quella
fossa infernale solo poche notti prima che ti trovassi nell'edificio in
rovina." Angelica annu lentamente. "Cos il DPI  stata la tua spina nel
fianco per gran parte della tua vita."
"Sono stati un passo dietro di me per tutto il tempo. Lo stesso con
gli altri. Nessuno dovrebbe essere costretto a vivere guardandosi
sempre alle spalle."
"E tu intendi essere quello che porr fine a tutto questo."
"Qualcuno deve farlo." Jameson sent la mascella irrigidirsi e cerc
di rilassarla. "Dannazione, Angelica, quando sono venuto a cercarti
c'erano altri come noi. Quelle fottute celle erano tutte piene.
Alcuni erano morti, alcuni morenti, alcuni tenuti in vita perch
quegli animali potessero finire i propri esperimenti su di loro. Non pu
continuare cos. Semplicemente non pu andare avanti."
"Ma pu fermarli un uomo solo?"
"Io posso." Le lanci un'occhiata in tralice. "Io ho una motivazione
molto forte, Angelica." Lei sollev le sopracciglia, in attesa. "Nostra
figlia" spieg lui. "Non ho intenzione di lasciare che cresca con la
costante minaccia di quei bastardi a incombere su di lei. Non posso."
Lei batt due volte le ciglia, e annu. Come se... capisse.
"Cos adesso sai che cosa mi rende un simile mostro" prosegu
Jameson. "Li odio. Voglio che paghino tutti. E ho piena intenzione di
applicare la pena con le mie stesse mani. Subito, non appena mia figlia
sar in salvo."
Angelica chin la testa, la scosse. "Stai lasciando che la tua collera ti
controlli" comment. "Potresti morire in questo futile tentativo."
"Comunque morirei per uno scopo" rispose lui. "Meglio che crepare
in un sarcofago di pietra, inerme e timoroso come una pecora."
Lei abbass prontamente la testa, punta dalle sue parole.
Dannazione, si rimprover Jameson, avrebbe dovuto pensare prima
di parlare. "Non riuscirai mai a perdonarmi per essermi consegnata a
loro" comment Angelica.
Lui scroll le spalle, cerc di trovare parole per dirle che lo aveva
gi fatto, che non le serbava pi alcun rancore. Si chiese perch
semplicemente non riuscisse a pronunciare quelle parole, e cap che
era a causa del proprio orgoglio. "Tu pensavi che io fossi un mostro.
Pensavi che l'agente del DPI fosse pi affidabile di me."
"Lo pensai,  vero. Colui che... che mi trasform..." Scuotendo il
capo, Angelica lasci morire la voce fino a tacere.
"Che cosa mi dici di lui?" Jameson avvert la reazione che solo
pensare a quell'essere scatenava dentro di lei. Puro terrore. "Non mi
hai mai raccontato niente di lui, Angelica. Che cosa ti fece per portarti
a questo?"
Lei lo guard, lo guard veramente. E poi sospir. "Non credo che
saperlo far qualche differenza per te."
Lui sospir. Non aveva intenzione di implorarla. Diavolo, le aveva
raccontato la storia di tutta la propria vita, e lei non riusciva a
raccontargli un solo pezzettino del proprio passato? Benissimo. Che si
chiudesse a lui, se questo era ci che voleva. Era cos resistente nei suoi
confronti. Cos... impaurita da lui, sembrava. E questo innesc di
nuovo la sua collera.
Jameson rimase in silenzio per svariati chilometri, dopo, e anch'io.
Mi aveva dato moltissime cose su cui riflettere. Potevo perfino capire il
suo irrazionale odio per il DPI. Ma ancora disapprovavo la sua
intenzione di distruggere chiunque fosse coinvolto
nell'organizzazione. C'erano dei buoni in ogni gruppo, in fondo.
Perfino tra i vampiri, come stavo rapidamente imparando. "Non te
l'ho mai detto, vampiro" esordii, dopo un lungo silenzio, "ma mi
dispiace sinceramente per ci che ti feci la notte in cui ci incontrammo
la prima volta."
"A me no."
Lo guardai, e la mia sorpresa dovette mostrarsi assai chiaramente.
"Oh, non credevo di essere pronto per il cambiamento" spieg, e
mi resi conto che era sincero. "Ma sono migliore di come ero prima.
Pi forte, e pi intelligente. Ora sto sperimentando la vita in un modo
in cui allora non avrei mai potuto. Ironico, vero? Solo quando la mia
vita mortale  finita ho potuto assaporare realmente tutto ci che era."
Annuii muta, in attesa che continuasse.
"Quando tu... quando bevesti da me quella notte... Be', non avevo
idea che sarebbe stato cos. Non opposi la minima resistenza, Angelica.
Ricordi?"
"Lo facesti" gli risposi. "Proprio all'ultimo."
"Fu estasi" bisbigli. "Non volevo che finisse."
Ricordai. Rammentavo perfettamente il brivido erotico che mi
scocc attraverso quando succhiai alla sua gola come un lattante. Mi
aveva terrorizzato ed elettrizzato e confuso, tutto in una volta. Non
l'avevo compreso, allora. Ancora non ero certa di comprenderlo. Che
lui mi confessasse di essersi sentito allo stesso modo mi sorprendeva.
Senz'altro non poteva odiarmi quando era stato cos sollecito a
partecipare al proprio dissanguamento.
" il fascino del vampiro" mi disse. "Le sue vittime si concedono
volontariamente, e muoiono in una tempesta di sensazioni che vanno
oltre l'orgasmo fisico."
"S" mormorai, e chiusi gli occhi, rammentando come mi ero sentita
quando lui mi aveva condotto a un apice simile la notte precedente,
nelle ore piccole prima del sorgere del sole. Un rapimento che andava
oltre la capacit di sopportazione di un essere umano.
"Ecco perch non beviamo mai dai viventi, Angelica. Sarebbe
troppo facile lasciarsi trasportare. Far loro del male prendendo
troppo. Neghiamo a noi stessi questo piacere, imbrigliando il nostro
istinto allo scopo di proteggerli. Ma la brama  sempre in agguato.
Sempre."
Feci segno di s con la testa, perch aveva ragione, lo sapevo. Anche
in quel momento la brama ardeva dentro di me. Bisbigliando che
sebbene non potessimo attingere dai viventi, potevamo attingere
l'uno dall'altro. Sussurrando che se lui davvero poteva sentire il mio
dolore, poteva senz'altro sentire anche la pena che mi mordeva
dentro, anelando al suo tocco, bramando di sentire i suoi denti, il suo
sapore, ancora una volta.
Rhiannon mi aveva avvertito che sarebbe successo. E che se
avessimo ceduto di nuovo alla passione sarebbe solo diventata pi
forte la volta seguente, e la seguente ancora. Compresi per la prima
volta il potere delle droghe sui tossicodipendenti che avevo aiutato a
curare nei centri d'accoglienza cittadini. Ma questo era peggiore. Di
gran lunga peggiore.
Jameson si schiar la gola, attirando il mio sguardo. La mascella era
serrata. I suoi occhi lucidi di passione. "Hai visto quel segnale?" disse
con voce rugginosa. "Petersville, cinque chilometri."
"Bene" risposi. "Ci siamo quasi."
"Avremo bisogno di trovare un riparo" prosegu. "Abbiamo
viaggiato tutta la notte. Sar l'alba tra non molto."
Lo fissai, e seppi che lui vedeva la mia fame, perch ne vidi il riflesso
nei suoi occhi. Non mi sarei umiliata di nuovo, giurai. Lui mi
disprezzava, e io detestavo lui. Oh, s, ero giunta a ritenere che forse
non tutti quelli della sua specie erano dannati, dopotutto, ma lui si
stava dannando con collera e odio. E io ero terribilmente spaventata
da ci che provavo per lui. Temevo che lui avrebbe mantenuto la
promessa che mi aveva fatto prima, di rinfacciarmelo se avessi
ammesso quanto desideravo che mi toccasse di nuovo.
E bench avesse ammesso che la passione era reciproca, una
conclusione che avevo gi raggiunto da me, era ancora chiarissimo che
non gli piacevo. E non potevo certo fare sesso con un uomo a cui
nemmeno piacevo! Non avrei permesso che gli istinti animaleschi mi
sopraffacessero fino a quel punto vergognoso. Non un'altra volta,
decisi.
So che Jameson lesse nei miei occhi quella ferma decisione. Poich i
suoi si incupirono di collera rinnovata, e la mascella si fece ancor pi
tesa.
Ci fermammo davanti a una malconcia casa abbandonata, un
chilometro dopo il grappolo di linde case di campagna che
costituivano la cittadina di Petersville. Quel posto era stato una
modesta fattoria a due piani, perfettamente squadrata, e non stava
crollando n marcendo. Ma le finestre erano in gran parte rotte, e il
legno si presentava grigio e sbucciato e tristemente bisognoso di essere
quantomeno ridipinto.
Jameson parcheggi l'auto sul retro, in modo che non si vedesse
dalla strada. Quando spense il motore, restammo seduti l nel buio,
silenziosi, per un lungo, teso momento.
"Immagino che dovremmo andare dentro" disse infine, e udii la
tensione nella sua voce. "Per assicurarci che ci sia un posto al riparo
dalla luce solare, dove possiamo riposare."
"S." Aprii la portiera e scesi, camminando nelle fragili erbe aride che
mi graffiavano i polpacci nudi e sfioravano l'orlo del vestito nero che
indossavo. Non volevo entrare nella casa insieme a lui.
Non volevo sdraiarmi accanto a lui. Non ancora, visto che
mancava ancora pi di un'ora a quando l'alba mi avrebbe cullata nel
sonno.
Lui vide troppo di quello che mi pass per la mente.
"Hai paura" disse, fermandosi accanto a me appena fuori da una
finestra inchiodata sul retro.
"Non ti fidi ancora di me, vero, Angelica?"
Come potevo dirgli che era di me stessa che non mi fidavo?
"Non preoccuparti" scatt quando non risposi e neppure lo
guardai. "Non ho intenzione di toccarti un'altra volta. Te l'ho gi
detto, no?"
Chiusi gli occhi per cercare di bloccare i pensieri che mi vorticavano
nel cervello. E mi sforzai di impedirgli di udirli, anche. Volevo che lui
mi toccasse. Volevo che mi facesse perdere la testa nel modo in cui
l'avevo persa in precedenza. Cos la decisione sarebbe stata tolta dalle
mie mani, e io non avrei avuto motivo di sentire il senso di colpa o di
vergogna che sapevo avrei provato. Volevo che mi costringesse,
cosicch io potessi appagare quella bruciante fame interiore e lasciare
intatta la mia coscienza. Ma mi vergognavo di quei pensieri, cos chinai
la testa per seguirlo dentro. "C' una cantina. Sarebbe il posto pi
sicuro" disse, con voce rigida e formale. Il pavimento  fatto di
calcestruzzo. Non sar comodo, ma  sempre meglio che umida terra."
Si ferm all'imboccatura di una soglia buia, guardando gi. Io mi
avvicinai, sbirciando al di l della sua persona. Non c'era scala. Una
volta c'era stata, ma ora restavano solo poche tavole marcite. Senza
una parola, Jameson salt gi, atterrando in piedi sul pavimento. Poi
si volt verso di me, spazzolandosi la polvere dai jeans. "Arrivi?"
Presi un respiro e deglutii. Rhiannon diceva che ero forte quanto
lui. Mi riusciva difficile abituarmi all'idea. Ed era ancor pi difficile, per
una donna che ancora si sentiva molto molto mortale, gettarsi dalla
cima di una scala inesistente per atterrare sul pavimento di cemento
sottostante. Stringendo i denti, chiusi gli occhi e mi lanciai.
Lui si era spostato pi indietro, ma lo urtai ugualmente. Il mio
corpo cozz contro il suo e lo mandai lungo disteso. Gli atterrai sopra.
Il mio corpo premeva forte contro il suo, proprio com'era stato quella
notte, e potevo sentire il virile, esotico aroma della sua carne, e udire
il tamburellare del sangue che scorreva nelle vene appena al di sotto di
essa. Il mio stesso polso acceler, e il battito risoluto nella mia gola si
fece pi forte, pi esigente.
Le sue mani si posarono sulle mie spalle, e delicatamente mi
sollevarono, mentre lui scivolava fuori da sotto di me. Si schiar la
voce, ma non guard dalla mia parte. Non avrei potuto guardarlo
negli occhi neppure se lui l'avesse fatto. "Hai bisogno di fare pratica."
La pratica non si avvicinava neppure a ci di cui avevo bisogno. Ci
che mi occorreva era la fuga. Avevo la necessit di essere lontana da
lui. Sarei stata sveglia per un'altra ora, e bruciare di desiderio anelando
al tocco mi avrebbe fatto impazzire senz'altro.
"Penso" dissi, riconoscendo una certa ruvidezza nella mia voce,
udendo il lieve tremito nelle mie parole, "che dovremmo dividerci."
"Dici, adesso?"
Annuii, costringendomi a guardarlo negli occhi. "Potremmo coprire
una distanza maggiore. Trovare Amber Lily pi in fretta."
"Vuoi dire che tu la troveresti prima. Sei tu quella che condivide un
legame con lei. E poi cosa accadrebbe, Angelica? Scompariresti con
l'unica figlia che avr mai?" Sollevai il mento. "Ti do la mia parola,
vampiro. Non fuggir via."
"Ah, ma tu sei solo una dei dannati adesso, non  cos, Angelo? Un
mostro come me, senza un'anima o un brandello di morale. Che cosa
vale la tua parola?"
"Non scapper via" ripetei. "Inoltre, tu dici che c' un... una
connessione tra noi, adesso.
Senz'altro, anche se scappassi, riusciresti a trovarmi." Lo stavo
mettendo alla prova.
"Ti troverei" ammise lui piano. "Dovessi cercare fino ai confini della
terra, oscuro Angelo, ti troverei. Vedi di non sbagliarti su questo."
"Allora perch non lasciarmi andare per conto mio?"
"Perch non voglio doverti cercare. E perch non mi fido di te. Devi
ammettere, il tuo giudizio  stato piuttosto manchevole finora. Non
voglio che tu commetta un errore che potrebbe costare la vita a mia
figlia."
Chinai la testa, chiusi gli occhi e sedetti sul pavimento di cemento.
"Allora le cose che hai detto in macchina erano solo bugie. Avrei
dovuto immaginarlo."
Lui si sedette accanto a me. "Vuoi proprio parlare di bugie, mio
oscuro Angelo? Eh?" Alzai la testa e lo guardai. Vidi la collera ardere
nei suoi occhi. "Io non ti ho mentito" dissi. "Oh, s invece. Non vuoi
scappare da me per amore della piccola, ma per il tuo. Non riesci a
sopportarlo, vero, Angelo? Una santa come te. Ti fa stare male ardere
di desiderio per un mostro come me." Girai il viso, ma lui premette il
palmo sulla mia guancia, costringendomi a guardarlo di nuovo. "Credi
che io non riesca a vederlo, Angelo? Tu mi vuoi. Non puoi smettere di
pensarci, vero? Le mie mani su di te. La mia bocca su di te." Sorrise
amaro, e scosse il capo. "Lo spirito del povero piccolo Angelo  in lotta
con la sua carne, e lei ne  disgustata."
"Ti sbagli" gli risposi. "Io non ti voglio! Non ti voglio nemmeno
nella stessa stanza con me! Ti odio!"
"So che mi odi" bisbigli. "Ma non ha importanza, vero?"
Facendo segno di no con la testa, mi trascinai in piedi, girandogli la
schiena. Ma lui fu subito dietro di me, cos vicino che potevo sentire il
calore della sua carne. E poi il suo alito mi soffi sul collo, e il suo
corpo strusci contro la parte posteriore del mio. Non riuscii a
muovermi, non riuscii a respirare. Con una mano, lui mi spinse da
parte i capelli e chin la testa, le labbra sospese vicino alla mia gola,
ma senza toccarmi. Tremavo dappertutto, da capo a piedi,
rabbrividivo. E dentro stavo urlando di desiderio.
Lui spost le anche, e la sua dura erezione premette contro le mie
natiche. Poi lui si chin pi in basso, e le sue labbra mi sfiorarono la
gola. Tutta la resistenza mi abbandon in un lungo sospiro
rabbrividente, e lasciai cadere la testa all'indietro, voltandola di lato in
modo da offrirgli il collo. Il suo respiro ora era rovente, affrettato.
"Credevo non mi volessi nella stessa stanza con te" bisbigli, ma fu un
sussurro senza fiato, faticoso. "Ti prego" gemetti dal profondo della
gola.
E lui si strapp da me, voltandosi, spingendosi le mani tra capelli.
"Ebbene, chi  il bugiardo adesso, Angelo?" disse con voce strascicata.
Mi avvolsi le braccia attorno al corpo, stringendo forte, e
lentamente sprofondai sulle ginocchia. Chinai la testa, e piansi di
amara frustrazione.
Lui rimase l a guardarmi. "Credimi" disse, " altrettanto disgustoso
per me, desiderare qualcuno di cui non riesco a sopportare la vista. Ma
almeno non sono cos maledettamente orgoglioso della mia virt da
mentire su questo. Tu non andrai da nessuna parte, quindi saremo
entrambi costretti a convivere con questa situazione."
Mi alzai, perch rabbia e indignazione mi restituirono l'energia di
cui la sua vicinanza mi aveva privato solo pochi secondi prima. Mi
voltai, e lo guardai negli occhi. "Col cavolo che lo siamo" sibilai, e
voltandomi verso la porta in cima alle scale, piegai le ginocchia e
scattai. Sorprendentemente, veleggiai verso l'alto con la stessa facilit
con cui una volta avrei scavalcato una crepa nel marciapiede, e atterrai
sul pavimento sovrastante. Dopodich corsi fuori dalla casa, nella
notte. Il vento mi bisbigliava tra i capelli e nelle orecchie, mentre
correvo. Sapevo che lui mi stava inseguendo, ma non mi voltai per
averne conferma. Corsi e basta, e in pochi secondi mi dimenticai del
mio inseguitore, del mio demone. C'era un'eccitazione nuova nel
correre cos veloce, talmente veloce che tutto attorno a me divenne
indistinto. Non cozzai contro nulla, bench stessi andando di gran
lunga troppo forte per vedere chiaramente. Un qualche genere di
sistema interno di guida, di cui prima non ero stata consapevole,
doveva essere entrato in azione per farmi deviare attorno agli ostacoli
e oltre i pericoli sul sentiero. Corsi attraverso la foresta per non so
quanti chilometri. Quando mi fermai, non ero nemmeno senza fiato.
Sorprendente. Il sangue mi scorreva impetuoso nelle vene, mentre il
cuore batteva lento e sicuro nel petto. Mi sentivo pi forte di quanto
mi fossi mai sentita in vita mia. E credetti di capire ci che Jameson
aveva detto sul non aver assaporato appieno la vita finch non era
finita.
"Dannazione, Angelica, che cosa diavolo pensi di fare?"
Ah, s, il mio Lucifero mi aveva raggiunto alla fine. Mi voltai a
fronteggiarlo. "Non puoi trattenermi contro la mia volont, Jameson"
asserii. "Sono tanto forte quanto te." Lui rote gli occhi. "Rammentami
di ringraziare Rhiannon per avertelo detto, okay?" Il suo sarcasmo non
era cattivo. Neppure mordente. E io quasi ne sorrisi. Quasi. Forse
l'esercizio fisico era ci di cui avevamo bisogno entrambi per spezzare
la tensione. No. Non era di quello che avevamo bisogno. Ma era
meglio che niente. Poi udii qualcosa. Un grido, molto lontano. Il
pianto... di un bambino. Il cuore in petto mi manc un battito. Ma i
vagiti si fecero pi forti, pi insistenti.
"La piccola" mormorai. E Jameson mi fiss negli occhi, persa ogni
briciola di animosit. Ci voltammo come una sola persona e
corremmo veloci quanto potevamo in direzione di quel suono.
Volammo gi per il pendio boscoso di una collina, irrompendo tra
fitto sottobosco e i rovi acuminati, e praticamente ruzzolando sulla
strada rivestita di ghiaia che si incurvava attorno alle sue pendici. "L!"
url Jameson.
Quando mi voltai, vidi una donna che giaceva immobile a terra. Il
vagito ora era pi forte che mai. In un unico balzo ero accosciata al
fianco della donna, sollevandole la testa e le spalle dal terreno,
scuotendola.
"Svegliati, donna! Dov' lei! Dimmi, dov' la bambina!"
Occhi pesanti si aprirono, poi si spalancarono. Vi comparve
un'espressione di panico mentre la donna esaminava l'area attorno a
s. E poi url, afferrandosi il viso tra le mani.
Girai gli occhi verso il punto che lei stava fissando, e allora la vidi.
La macchina, capovolta e appoggiata sul tetto. La bambina
intrappolata dentro, appesa a testa in gi che urlava di paura. Le
fiamme che si levavano nel cielo notturno dalla base dell'automobile,
dove doveva esserci il serbatoio del carburante, a meno che mi
sbagliassi di grosso.
"La mia bambina!" url la donna. "Ti prego, salva la mia bambina!"
La sua bambina. Non la mia. Le grida che avevo udito erano state il
pianto della figlia di quella donna. Il risultato di un incidente stradale.
"Presto!" url, lottando per mettersi in piedi. "Sbrigati, per l'amor di
Dio, il serbatoio!" E poi croll in un mucchio di singhiozzi
inintelligibili.
Non riuscivo a credere a ci che stavo vedendo. Jameson si stava
arrampicando sul veicolo per raggiungere la portiera pi vicina alla
piccola. Le fiamme - e avevo visto di persona gli effetti esplosivi del
fuoco su un vampiro - salivano lambendo la carrozzeria e tutto
attorno a lui. Cos vicine... Mi alzai in piedi, lasciando la donna,
precipitandomi avanti. Il vampiro strapp via la portiera e la mand a
volare nella notte. Se la luce del giorno avesse permesso alla giovane
madre di vedere la sua forza, sarebbe svenuta sul colpo. Per poco non
lo feci io, quando vidi quanto fin lontano quel pezzo di metallo. E poi
Jameson entr nell'abitacolo, carponi, lacerando le cinture che
tenevano prigioniera la piccina. Si ferm non meno di tre volte per
battere sulle fiamme che gli lambivano i vestiti. Ma ogni volta torn
difilato alla bambina.
Mi avvicinai di corsa, raggiungendo l'auto mentre lui ne emergeva
con la piccola accoccolata tra le braccia. Corse verso di me,
consegnandomela a forza, cadendo sulle ginocchia, e solo allora mi
resi conto che la sua delicata pelle da vampiro stava fumando. Esili
spirali di fumo si levavano come spettri verso il cielo notturno. I suoi
occhi neri catturarono i miei per solo un istante, e vi vidi il tormento.
E poi sentii i marchi roventi che gli ustionavano la pelle, come se fosse
la mia. Lui si alz, si allontan da noi barcollando, e io vidi il ruscello
gorgogliante in lontananza. Udii il tuffo quando lo raggiunse, e il
calore sulla mia pelle si plac, ma rest il dolore.
La piccola gorgogli e cinguett, attirando il mio sguardo. La
guardai, e la strinsi con dolcezza al petto. Ma il mio cuore si stava
lentamente spezzando. I suoi abbondanti capelli non erano corvini,
ma rossi. Gli occhi non color giaietto, ma celesti. E la pienezza delle
guance e del triplo mento, la boccuccia sbavante, mi fecero capire che
era un bel po' pi grande della mia Amber Lily. Stava gi mettendo i
dentini, forse.
Una paffuta manina esploratrice si alz ad afferrare una manciata
dei miei capelli tirandola con gran divertimento. "Ti prego..."
Alzai lo sguardo. La donna era riuscita a rimettersi in piedi, e adesso
stava ritta davanti a me, il viso che gi mostrava i lividi, i capelli
aggrovigliati e il labbro sanguinante. Protese le braccia verso sua figlia,
le lacrime che le ruscellavano sul viso.
Chiudendo gli occhi, deglutii a fatica. Sua figlia. La sua preziosa
figlia, non la mia. Mi chinai a baciare la guancia morbida come seta
della piccina, e poi la deposi tra le braccia amorevoli della madre.
Lei strinse forte la bambina, chinando la testa mentre i singhiozzi
scuotevano la sua figura snella. Un istante dopo si udirono delle sirene
in lontananza. Un altro veicolo sbuc dalla strada. Fari bianchi
rischiararono la tenebra, contaminandone la purezza con luce
artificiale. Luce che non apparteneva alla notte, pensai. Era un'intrusa.
Rivolsi un ultimo sguardo a madre e figlia, abbracciate e
singhiozzanti. E poi sgusciai via nelle ombre, a cui appartenevo.
Capitolo  17
Jameson giaceva immerso fino al collo nelle acque gelide di un
torrente dalla corrente veloce, aspettando che il freddo alleviasse
l'orribile sensazione delle ustioni e bloccasse il formarsi di piaghe e
ferite sulla sua pelle. A poco a poco il bruciore diminuiva e il dolore si
andava attenuando, ma era ancora insopportabile. Maledizione,
quanto stava soffrendo.
Chiuse gli occhi, desiderando che il freddo riuscisse ad
anestetizzarlo, anche se sapeva che non l'avrebbe fatto. Il meglio che
potesse fare era trovare riparo e lasciare che il sonno diurno facesse il
proprio lavoro. Per fortuna era quasi l'alba e non avrebbe dovuto
soffrire a lungo. Non appena il sole fosse calato, quella sera, avrebbe
inseguito Angelica. Senza dubbio a quel punto era ben lontana.
Sperava soltanto che non trovasse la sua piccina e la portasse via in
luoghi sconosciuti prima che lui la raggiungesse. Voleva vedere Amber
Lily. Voleva tenerla in braccio almeno una volta, cullarla, prima di
tornare per distruggere il DPI. Aveva bisogno di percepirla, di sapere
che lei era reale.
Non biasimava realmente Angelica perch lo vedeva come un
padre inadatto. Un vampiro impenitente, che amava ci che era
diventato, che ne godeva e che non avrebbe voluto tornare a essere
un mortale neanche se fosse stato semplice come inghiottire una
pillola, doveva sembrarle un essere ben bizzarro, soprattutto perch
questo era tutto ci che lei desiderava nell'intimo del proprio cuore.
Inoltre, c'era la sua natura violenta. Il suo odio per il DPI, e la sua
determinazione a distruggerla. Si augurava che Angelica non credesse
davvero che lui avrebbe esposto sua figlia a quel lato oscuro di s. Lui
voleva solo amarla, almeno per un breve tempo, prima di fare ci che
andava fatto. E adesso, grazie a una crudele svolta del destino, lui
avrebbe potuto non avere mai quell'opportunit. Angelica sarebbe
stata lontanissima nel momento in cui lui si fosse ripreso a sufficienza
dalle bruciature per seguirla. Ma l'avrebbe ritrovata. Non c'era forza
sulla terra che potesse impedirglielo.
Un morbido sciacquio gli fece rizzare rapidamente la testa. Batt le
ciglia e strizz gli occhi per essere certo di non vedere un miraggio:
Angelica stava guadando il torrente, inzuppando fino alle anche il
sensuale vestito nero che indossava mentre si dirigeva verso di lui. Gli
si ferm accanto. Jameson la guard negli occhi, meditando di fare
una qualche battuta salace su come si fosse aspettato che a quell'ora lei
se ne fosse andata.
Ma non pot. Perch ci che vide nei suoi occhi era un dolore
devastante. Anche lei lo guard, e il suo viso si contrasse in
un'espressione di puro strazio. Incurv la schiena come sotto un peso
insopportabile e le spalle sobbalzarono come scosse dai singhiozzi. Poi
strinse forte gli occhi, ma non scoppi in lacrime. Le ricacci indietro.
Resistette valorosamente. E vinse. Ah, lui conosceva quell'angoscia
amara. Dilaniava anche lui. In un primo momento, quando aveva
udito le grida di quella bambina, aveva pensato...
Aveva pensato di aver finalmente trovato sua figlia. E quando
aveva tenuto la piccina tra le braccia, pur sapendo ormai che non era
la sua... era stato cielo e inferno tutto arrotolato assieme. Angelica
trasse un respiro sussultante e irrigid la spina dorsale, ergendosi
lentamente di nuovo diritta e forte. Gli fece venire in mente una dea
acquatica che sorgeva dalle onde, domandole. Una fenice piena di
fuoco, che si levava dalle proprie ceneri. "Ce la fai ad alzarti in piedi?"
gli chiese. "A camminare?"
La sua voce era fragile. Come se potesse spezzarsi in due a un soffio
di brezza. Lei lo odiava. N lui la biasimava per questo, dopo quel
piccolo fiasco nella cantina. L'unica giustificazione era che stava
impazzendo di desiderio. Si era lasciato sopraffare dalla passione,
sapendo benissimo che lei si sentiva allo stesso modo... e allo stesso
tempo sapendo che desiderarlo con quell'intensit la faceva stare
male. Provava repulsione per lui, ed era dura da accettare per
l'orgoglio di un uomo. E lui era stato ardente come l'inferno e frustrato
e furioso per l'intera situazione. E si era sfogato su di lei. Lei che era
disgustata dal suo stesso tocco. Era un bersaglio perfetto per la sua
rabbia.
Le mani di lei gli scivolarono sulle spalle e Angelica lo tir in piedi.
"Ti ho chiesto se ce la fai a camminare, vampiro. Rispondimi."
"S, ce la faccio" rispose Jameson, alzandosi per dimostrarglielo.
"Allora  meglio che tu lo faccia, e in fretta, perch presto sorger
l'alba."
Lui socchiuse gli occhi, inclin la testa. "Credevo avessi deciso di
andartene per i fatti tuoi, Angelo. Credevo che a quest'ora fossi a met
strada per Timbuct."
"Ebbene, non l'ho fatto." Camminava accanto a lui, una mano
pronta accanto al suo gomito, come se volesse afferrarlo in caso
cadesse. Procedeva lentamente, il vestito che strisciava nelle scure
acque che correvano rapide. E lui rimase al suo fianco, chiedendosi
perch lei non l'avesse abbandonato. Perch lo stesse aiutando. Perch
conoscere i suoi veri sentimenti lo facesse arrabbiare tanto. Quelli
emotivi, non quelli fisici.
Con orrore di entrambi, Jameson vacill nell'istante in cui usc
dall'acqua. Senza il gelido contatto della corrente, il dolore torn pi
forte che mai, e lo colp come un maglio.
Ma il suo Angelo era pronto accanto a lui, tenendo fede al
sarcastico nomignolo che le aveva dato. Si fece passare il suo braccio
sopra le spalle e gli mise il proprio attorno alla vita. Lo teneva cos
stretto che era quasi come se davvero le importasse di lui. Trasaliva
ogni volta che il dolore divampava pi bruciante, e lui cap che lo
sentiva anche lei.
Jameson non poteva muoversi molto in fretta, lo sapeva. Non
aveva energia sufficiente, e non ce l'avrebbe mai fatta a tornare
indietro fino alla fattoria abbandonata dove avevano progettato di
passare la giornata. Forse ce l'avrebbero fatta se lui avesse avuto forza
sufficiente per correre in velocit. Ma cos ridotto non ce l'avrebbe mai
fatta prima dell'alba. Lei avrebbe dovuto proseguire da sola. Doveva
dirglielo...
Poco dopo scopr che non avrebbe dovuto preoccuparsi. Fu
questione di minuti prima che lei trovasse un riparo, una caverna in
miniatura tagliata nel roccioso fianco della collina. Lo aiut a entrare,
spingendosi in profondit nel cunicolo, e lo depose sul freddo
pavimento di roccia. Poi si precipit fuori, lasciandolo solo.
Questa volta Jameson non sospett che lo avesse abbandonato.
No, iniziava a rendersi conto che non l'avrebbe mai lasciato in quello
stato pietoso. Poteva anche odiarlo, ma era una donna di saldi principi
morali, e non avrebbe abbandonato nemmeno il suo peggior nemico
in balia di un tormento simile.
Angelica torn qualche minuto pi tardi, le braccia cariche di rami
di pino. Un mezzo albero, dall'apparenza. Con essi intess un solido
muro, incastrandoli all'imboccatura della grotta per tenere fuori il sole.
Poi torn dentro, inginocchiandosi davanti a lui, gli acuti occhi viola
che gli percorrevano il corpo, socchiudendosi a ogni segno di ustione
che individuava. "Potrei accendere un fuoco, per asciugarci i vestiti"
disse.
"Preferirei non guardare altre fiamme per un po'." Le bruciature
erano piccoli marchi di un rosso acceso, per lo pi lungo i polpacci,
sugli avambracci e sulla schiena. "Questo ti uccider?" bisbigli lei,
fissandolo.
"Potresti non essere cos fortunata" le rispose Jameson, e vide le sue
labbra assottigliarsi. Il dolore nei suoi occhi si intensific. "Stai
soffrendo."
"Anche tu" replic lui, rizzandosi a sedere e scrutandole il viso. Lei si
volt rapidamente, ma non abbastanza in fretta da impedirgli di
scorgere le lacrime che le tremolavano tra le ciglia. "Al calar della notte
il dolore se ne sar andato, Angelo. Mancano solo pochi minuti
all'alba. Ma il tuo ti seguir nei tuoi sogni, non  vero?"
Le sussultarono le spalle, e quando si gir per fronteggiarlo
nuovamente, le sue guance erano bagnate, il corpo tremante.
"Credevo fosse lei" mormor. "Quando ho sentito piangere quella
bambina, ho creduto... "
"Lo so." Anche a Jameson si serr la gola. "Lo so, Angelo. Anch'io lo
credevo." Angelica chin la testa mentre le lacrime la sopraffacevano,
e lui non riusc a trattenersi. Cinse con le braccia la sua figura
singhiozzante e l'attir vicino a s, soffocando le proprie lacrime
d'angoscia. Odiava quella donna, cerc di convincersi. La odiava
perch provava disgusto per lui. Al diavolo tutto. Sarebbe tornato a
odiarla pi tardi. Adesso non la odiava. Niente affatto. Le accarezz i
capelli di seta, le massaggi le spalle tremanti e la cull fino a quando
gli aghi di pino all'ingresso cominciarono a illuminarsi del sole
sorgente. E poi la tenne tra le braccia mentre lei scivolava nel sonno.
Pochi momenti dopo, la segu.
Jameson non era affatto un mostro. Mi svegliai ancora accoccolata
tra le sue braccia, la testa posata sul suo petto, e capii di averlo mal
giudicato: evidentemente non avrei potuto avere pi torto di cos. Del
resto l'avevo costretto a difendersi fin dall'inizio, l'avevo aggredito e
accusato, e lui per reazione mi aveva mostrato il peggio di s. Se mi
disprezzava, mi resi conto, glie ne avevo dato motivo. Lui aveva
capito che la bambina che piangeva non era la nostra. Lo sapeva ancor
prima di correre verso l'auto capovolta, era fuori discussione. Eppure
era corso in suo aiuto lo stesso. Si era ustionato, e io a quel punto
sapevo abbastanza della mia razza per rendermi conto che una sola
mossa falsa, o un soffio di brezza o un piede in fallo avrebbe potuto
farlo finire in un'accecante deflagrazione. In qualunque momento,
avrebbe potuto patire la stessa straziante morte della creatura che
avevo ucciso. Eppure lui aveva rischiato la vita per salvare la figlia di
un'estranea. E di un'estranea mortale, per giunta.
Avevo conosciuto uomini mortali, buoni cristiani, che non
avrebbero fatto ci che aveva fatto quell'oscuro vampiro. Lui non era
l'incarnazione del male. Non era un diavolo mandato per tentarmi a
commettere peccato. Era solo un uomo, realizzai, sollevando la testa
per permettere ai miei occhi di vagare sul suo viso. Un uomo colmo
d'ira e in cerca di vendetta, s, ma anche un uomo di buon cuore,
generoso e con un coraggio senza limiti.
E con bellissimi occhi di velluto marrone che sfavillavano alla luce
della luna. E un ben meritato disprezzo per me.
I	suoi occhi si aprirono, scrutarono i miei. "Ti sei svegliata prima di me"
comment, suonando ancora insonnolito. "Questo  insolito."
"Le bruciature devono averti indebolito pi di quanto realizzassi."
Mi misi lentamente a sedere, detestando estrarre il mio corpo dal
meraviglioso nido del suo. Il suo torace era un ottimo guanciale, e le
sue braccia erano rimaste attorno a me anche mentre riposava.
"Probabilmente hai ragione. Mi sento ancora un po' stordito."
Girai la testa, i miei occhi agganciarono i suoi. "Forse hai bisogno...
"
suo sguardo si abbass solo brevemente verso l'incavo della mia
gola, prima che chiudesse gli occhi di scatto e voltasse la testa altrove.
"Ci di cui ho bisogno  uscire da questa grotta." Balz in piedi e,
raggiunta la soglia, con un'unica sferzata del suo braccio possente fece
volare via la mia porta fatta di rami di pino. Poi usc, inclin la testa
all'indietro e inspir, espandendo il suo fantastico torace e stirando le
braccia sopra la testa. Io restai sulla soglia a osservarlo, apprezzando
pienamente la bellezza di quell'uomo. E mi resi conto che forse ero
stata incapace di vedere cose simili, prima, perch ero troppo legata a
un modo di pensare da mortale.
Era tempo che mi abituassi all'idea di non essere pi una donna
bens una... vampira. Il pensiero mi comunic un brivido di quella che
avrebbe potuto essere paura... oppure eccitazione. E mi resi conto che
c'era anche qualcos'altro a stuzzicare i miei sensi, qualcosa di luminoso
e splendente.
E in quell'istante lo riconobbi. Mia figlia! Lei era vicina. E stava
bene. Soddisfatta e al sicuro. Al caldo, comoda, e per niente
spaventata. Mi sentii pervadere da un nuovo senso di speranza, e dalla
certezza che avrei tenuto tra le braccia la mia creatura prima che la
notte finisse. Quella consapevolezza mi lasci quasi ebbra di gioia.
Raggiunsi Jameson fuori dalla grotta. "Lei sta bene" gli dissi, e lui si
volt a guardarmi aggrottando la fronte. "Amber Lily sta bene,  al
sicuro ed  vicina, Jameson. Posso sentirla." Il sorriso che mi rivolse, mi
colse di sorpresa, come se non l'avessi mai visto. Il lampo dei suoi denti
candidi nell'oscurit fu una cosa di rara bellezza. Mi venne vicino, mi
prese entrambe le mani nelle sue. "Sei sicura?"
"S" gli risposi. "S, siamo vicinissimi. La troveremo presto. Lo so."
Lui chiuse gli occhi con un sospiro di sollievo, lasciando andare le
mie mani. "Ottimo. Gli altri dovrebbero arrivare da un momento
all'altro ormai" disse. "Li incontreremo nella casa abbandonata dove
abbiamo lasciato la macchina." Inclinai la testa di lato. "Come lo sai?"
Lui rise, un suono appassionato, sensuale, che gli sgorg dal
profondo del petto. "Angelica, non siamo noi gli unici vampiri che
possono comunicare senza parole, anche se ammetto che il legame tra
te e me sembra molto pi potente." Non distolsi lo sguardo quando lui
mi fiss.
"Chiudi quegli occhi di ametista, Angelo" mormor allora,
parlandomi con la dolcezza con cui ci si rivolge a un'innamorata.
"Pensa agli altri e rivolgiti a loro."
"Ma non sono neppure qui."
"Provaci" insistette lui.
Cos feci. Chiusi gli occhi e visualizzai il viso dolce di Tamara. I miei
pensieri furono lenti e deliberati e mi concentrai intensamente.
Tamara? Ci sei? Puoi sentirmi?
Ci vedremo entro un 'ora, Angelica. La voce di Tamara risuon
nella mia mente chiara e dolce come se fosse accanto a me.
Sgranai gli occhi per la sorpresa. Avete scoperto qualcosa?, pensai
rapidamente, mentre la speranza mi scaturiva nel petto.
Sappiamo dove si trova il capanno. Quando arriverete all 'auto di
Jamey, saremo l. Prometto, Angelica.
Aggrottai la fronte e guardai il vampiro, che era rimasto a
osservarmi attentamente. "Lei ti ha chiamato Jamey" dissi, sollevando
le sopracciglia. " un po' che desidero chiederti come mai."
"Era il diminutivo che usavano quando ero un ragazzino. Tamara
ha qualche problema a interrompere le vecchie abitudini." Scosse il
capo con esasperazione. "A volte fatica a ricordare che non sono pi
un bambino."
Come facesse qualcuno a guardare quell'uomo alto, forte, bello e
con la rabbia nell'animo, e a pensare a lui come a un bambino, non lo
riuscivo nemmeno a immaginarlo. Aveva la corporatura di un dio. Un
oscuro, pericoloso dio pagano, con erotiche promesse che gli
scintillavano negli occhi. E pi tempo trascorrevo con lui, pi
disperatamente desideravo che adempisse per me quelle promesse. La
sua testa scatt verso di me, gli occhi sgranati. "Che c'?" gli chiesi
trasalendo.
Lui batt le ciglia e scosse il capo. "Niente. Non importa. Andiamo,
faremo meglio ad avviarci per tornare."
"Non c' fretta" gli dissi, mettendomi comunque al passo con lui,
falcata dopo falcata. "Posso correre come il vento."
Lui mi guard in modo un po' strano. "Gi, l'ho notato."
"Non me ne ero resa conto prima." Mi volsi a guardarlo mentre
camminavamo. "Che cos'altro posso fare, vampiro?"
Le sue sopracciglia si sollevarono, la mascella che si contraeva di
tanto in tanto. E sembr per molto tempo incapace di guardarmi negli
occhi. "Ecco, sai gi del saltare."
"Quasi come volare" commentai, e inclinai la testa all'indietro,
adocchiando l'alto e grosso ramo di un solido acero. "Mi chiedo,
quanto in alto posso andare?"
"Angelica, non adesso... "
Ma io ero gi partita, piegandomi in basso e schizzando verso il
cielo notturno. Non superai il ramo, ma lo afferrai con le mani e rimasi
l a penzolare. Non potevano tenermi lontana da mia figlia, meditai
mentre mi dondolavo avanti e indietro. Nessuno poteva farlo. Io ero
pi forte. Pi potente. E per la prima volta stavo permettendo a me
stessa di sentire quella forza sgorgarmi dentro. Guardai il vampiro, che
mi fissava perplesso. Poi mi lasciai andare, e atterrai con una piroetta,
cadendo ai suoi piedi in modo non molto aggraziato.
Lui si limit a fissarmi dall'alto in basso, scuotendo la testa. "Sei tutta
intera, Angelica? Non sei andata un po' fuori di testa a causa mia,
vero?"
Mi alzai in piedi, spazzolandomi via dal vestito ramoscelli e foglie
secche. "Stiamo per trovarla. Posso percepirlo." Lui annu. "Ti credo."
Guardai verso il cielo. "E ho parlato con Tamara. Anche se siamo a
chilometri di distanza, le ho parlato con la mente, Jameson. Sai com'
incredibile questo?" Un angolo della sua bocca si sollev verso l'alto.
"Gi. Lo so."
"Cos'altro c'?" Mi parai davanti a lui, guardandolo negli occhi.
"Quali altre cose ho mancato di notare su questa mia nuova natura?"
Lui aggrott le sopracciglia e scrut il mio viso per un lungo istante.
"Ascolta" disse piano. Schiusi le labbra per parlare, ma lui alz un dito
richiamandomi al silenzio. Cos obbedii e ascoltai. Dapprima udii
soltanto i normali suoni della foresta. Una brezza che stuzzicava gli
aghi di pino, e il canto di un uccello notturno qua e l. Ma poi,
lentamente, altri suoni si unirono al coro. Il cigolio di un ramo. Il
rumore dei passi di uno scoiattolo che sgattaiolava tra le foglie cadute.
Il trapanare lontano di un picchio. La risata gorgogliante del torrente.
Ciascun suono era distinto e chiaro, non il miscuglio confuso che avrei
potuto udire prima. Erano suoni amplificati, s, ma li percepivo
individualmente. Udii un daino saltare. Il battito d'ali di un uccello. Il
tonfo di una pigna che cadeva sul suolo della foresta da un albero che
era chilometri lontano. " sorprendente" mormorai. "S."
Sospirai e alzai lo sguardo su di lui. "Sai che cosa  ancor pi
sorprendente di questo?" gli domandai. "Il fatto che sono madre."
Chinando il capo e scrollandolo tristemente, proseguii. "Non era nei
miei piani, sai. Era la cosa in assoluto pi lontana dalla mia mente, ma
mi sbagliavo di grosso. E inizio a pensare che forse... forse quel
bastardo mi ha fatto un favore, quella notte." Tremai quando lo dissi,
mentre nel mio cervello si formava un ricordo agghiacciante. Ma lo
scacciai all'istante. "Sono madre, adesso, e non so immaginare di non
esserlo."
Lui mi prese le spalle tra le sue mani, indagando il mio viso. "Tu
sei... diversa, Angelica." Annuii. "S. Molto diversa. Ed  ora che la
smetta di piagnucolare e affronti la cosa, non credi?"
Non mi sottrassi a lui, mi limitai a fissarlo negli occhi.
"Non mi hai mai raccontato" disse lui, facendomi voltare e
prendendomi sottobraccio come se fosse la cosa pi naturale del
mondo mentre iniziavamo il nostro tragitto tra i boschi. "Che cosa?"
"Di te." Si volse a guardarmi. "Io ti ho rivelato tutti i miei segreti,
Angelo. Ma ancora non so nulla di te. Dunque raccontami."
Annuii. In effetti era tempo che sapesse qualcosa di me. Forse ci di
cui quell'uomo e io avevamo bisogno era ricominciare tutto daccapo.
Forse se lo trattavo semplicemente come un uomo, e non come un
mostro, potevamo giungere a una qualche sorta di comprensione.
Magari perfino a una tregua.
"Avevo nove anni quando mia madre mi lasci al convento di St.
Christopher" esordii. "E perch fece questo?"
Scrollai le spalle. "Mi  stato detto che era molto povera, non
sposata, e probabilmente tossicodipendente, ma naturalmente io non
ricordo nulla. Dovrei, suppongo. Forse ho inconsciamente bloccato il
ricordo. Rammento il suo viso. Era esile come un giunco, pallida, con
occhiaie scure attorno agli occhi e capelli come i miei ma tagliati corti.
Rammento la sua voce: aspra, mai gentile, mai tenera.
Ricordo di aver pianto per settimane dopo che mi lasci l. Ma
giov a ben poco."
Lui allontan dal mio cammino un ramo di pino, e io l'oltrepassai,
avvicinandomi a lui e assaporando il suo calore.
"Dunque furono le suore a prendersi cura di te?"
"S. Ero intimamente convinta di aver fatto qualcosa di male per
spingere mia madre ad abbandonarmi, e decisi che se solo fossi riuscita
a essere abbastanza buona, lei sarebbe tornata a prendermi un
giorno."
"Ma non lo fece" comment lui, e quando incontrai i suoi occhi
parevano tristi. Per me. Percepiva il mio dolore, o semplicemente gli
dispiaceva che lo stessi provando io? "No. Non lo fece. E devo
ammettere che non ero molto brava a essere buona."
"No!" esclam lui, simulando incredulit.
"Ero un po' troppo... avventurosa. Spesso sgattaiolavo fuori dopo
che era sceso il buio e vagavo per le strade. Andavo a esplorare il
campanile e lass mi dondolavo appesa alle funi."
"Devi aver fatto venire un attacco di cuore alle povere monache."
"In effetti lo dicevano abbastanza spesso."
"E tuttavia volevi entrare nell'ordine?"
"S." Ci ripensai, riflettendo intensamente, frugando sul serio la mia
anima. "Forse non mi sono mai liberata dell'idea che mia madre mi
avesse abbandonata perch non ero stata una brava figlia. Che
dovevo essere pi buona. Non riuscivo a pensare a una via migliore
per provare che lo ero, che unirmi all'ordine."
"Capisco."
"Ma non fui mai davvero appagata da quella scelta. Avevo sempre
voglia di uscire dal convento, e la nostra possibilit di farlo era
estremamente limitata. Quando era il mio turno di lavorare con Suor
Rebecca al rifugio per i senzatetto, ero sempre molto impaziente di
andare." Lo guardai, e i suoi occhi si incupirono come se lui conoscesse
la mia paura mentre la ricordavo. "Quell'ultima sera in particolare
stava nevicando, e io ho sempre amato la neve."
Jameson smise di camminare e mi fiss intensamente. "E che cosa
accadde, Angelo?"
Chinai il capo. "Rebecca era malata, cos decisi di infrangere le
regole e andai comunque al ricovero, da sola. Ma persi il bus, cos
decisi di andare a piedi."
"Da sola?" domand lui, spalancando gli occhi. "Di notte?"
Mi limitai ad annuire.
"E fu allora che accadde?" mi incalz.
"Quell'essere... mi stava aspettando." Rabbrividii, e mi strinsi le
braccia attorno al corpo prima di proseguire. "Mi trascin gi in mezzo
alla spazzatura. Pensai... ecco, pensai tutto tranne che la verit. Non ci
fu nulla che potessi fare per respingerlo. Era un vampiro, con una forza
enorme, e io ero solo una donna mortale. Oh, ci provai,
naturalmente. Lo picchiai freneticamente, ma non lo infastid
neppure."
"Lui... ti impose il dono oscuro?"
Annuii, incapace di guardare Jameson negli occhi.
"E poi ti lasci da sola, senza insegnarti niente sulla nuova te stessa?"
"No. In effetti, lui voleva insegnarmi. Una volta mi hai detto che c'
uno speciale legame che ciascun vampiro ha con un umano prescelto.
Forse io ero il suo. Disse che mi aveva osservato per tutta la mia vita.
Ma era malato... pervertito, in qualche modo. La mia prima lezione
doveva essere l'assassinio di un giovane ragazzo senza fissa dimora.
Prima lui mi mostr la tecnica, naturalmente, prendendo un vecchio
terrorizzato. E poi scelse la vittima per me." Sollevai la testa, e lo
fronteggiai.
"Presi un pezzo di legno ardente da un fuoco acceso in un bidone, e
lo colpii con tutta la mia forza. Il colpo lo fece cadere sulle ginocchia,
ma fu il fuoco a ucciderlo."
"L'hai ucciso tu" borbott Jameson, fissandomi incredulo. Poi scosse
il capo. "Ottimo. Mi risparmia il disturbo."
"Pensai" proseguii, "che Dio mi avesse maledetta. Che l'unico
sistema per poter sopravvivere fosse uccidere, e giurai di non farlo.
Cos mi nascosi e attesi la morte. Non immaginavo che la brama di
sangue sarebbe diventata cos soverchiante."
"Non sapevi niente di molte altre cose" comment lui.
Annuii. "Ma ho deciso di imparare."
"Me ne sono accorto."
" perch so che Amber Lily  al sicuro" gli dissi. "So che  al sicuro,
e per la prima volta da quella orribile notte, io... io mi sento bene."
Era una bugia. Non era la prima volta. Mi ero sentita bene gi una
volta prima d'allora. Quando lui mi aveva fatto provare... l'estasi.
Distolsi il viso, accorgendomi che cercava di leggermi i pensieri. E
poi camminai pi in fretta, tornando verso la casa abbandonata dove
avevamo lasciato l'auto di Jameson. Lui mi raggiunse quasi subito, e
quando arriv al mio fianco camminava abbastanza rapido da
passarmi davanti. Cos accelerai il passo per passare davanti a lui, e poi
lui fece altrettanto.
Gli scoccai un'occhiata in tralice, vidi la luce divertita nei suoi occhi
e scattai pi veloce che potevo. Lui raccolse la mia sfida inespressa, e
corremmo per tutta la strada fino alla casa in rovina. L crollai distesa
nell'erba, guardando le stelle e pensando che non avevo mai
realmente apprezzato l'eterea bellezza della notte prima. Mai.
Jameson si ferm a guardarla. S, lei era dannatamente prossima
all'esaltazione a causa della sensazione che l'aveva raggiunta nel
sonno, quel sesto senso che le assicurava che la loro figlia stava bene e
al sicuro, e che era molto vicino. Ma percep che c'era pi di questo.
Forse lei iniziava a venire a patti con la sua nuova natura. A vedere la
sua nuova realt e ad affrontarla. E via via che si spogliava lentamente,
metodicamente delle proprie paure e insicurezze, la donna che era
stata prima iniziava a emergere. Lui lo percepiva, lo capiva, nello
stesso modo in cui sapeva cos tante cose su di lei. Perfino con le suore,
Angelica era stata un diavoletto. Sempre a sfidare la sorte, a giocare
burle e provocare trambusto. Una bambina nel cuore, sempre. L'aveva
intuito con estrema chiarezza quando lei gli aveva raccontato la
propria storia.
La donna terrorizzata e disperata che aveva conosciuto non era
neppure un'ombra della vera Angelica. Lui aveva pensato che fosse
cos, e invece la verit era una rivelazione. Adesso lei giaceva nell'erba,
con i lucidi capelli neri sparsi tutt'attorno e le stelle che si riflettevano
ammiccando nei suoi occhi. L'intensit del desiderio che prov in
quell'istante per lei quasi gli strapp un gemito. Per poco non si distese
sopra di lei, proprio l, e... "Ahem" toss allusivamente Roland.
Jameson si volt e vedendo l'amico ritto accanto a s si chiese
quanto esattamente dei suoi pensieri errabondi Roland fosse riuscito a
leggere. "Siete qui. Ottimo." Rhiannon si avvicin ad Angelica, sollev
le braccia e si lasci cadere all'indietro sul terreno. Angelica rise.
Era, si rese conto Jameson con un lieve sobbalzo, la prima volta che
la sentiva ridere.
"Hai un aspetto migliore, novellina" comment Rhiannon, per
terra accanto a lei con le braccia e le gambe spalancate.
Angelica si rizz a sedere, sorridendo. "Amber Lily  vicino a noi.
Posso percepirlo. La troveremo presto."
"E?" incalz Rhiannon.
"E... e sapere che sta bene, che  al sicuro e contenta in questo
preciso momento, mi ha dato... non so. Una tregua, immagino,
dall'angoscia. E poi ho fatto quello che hai detto, Rhiannon. Mi sono
permessa... di godere di ci che sono diventata."
"Proprio quello che avresti dovuto fare, ragazza mia."
Jameson strapp gli occhi dal suo viso bellissimo, e si rivolse a
Roland. "Dove sono Eric e Tamara?"
"A fare il palo fuori da quel posto, e ad aspettare che arriviamo.
Abbiamo ritenuto fosse meglio mettere qualcuno di guardia al
capanno il pi presto possibile, nel caso la bambina venga spostata di
nuovo."
Jameson annu. "Dov' questo posto?"
"A pochi chilometri da qui" gli disse Roland.
"Sbrighiamoci, vampiro" intervenne Angelica con occhi imploranti,
facendo battere forte il cuore di Jameson.
Dannazione, perch non poteva accettare l'amicizia che lei
sembrava gli stesse offrendo, e lasciare le cose cos?, si chiese lui. Perch
doveva desiderare di pi?
"La voglio tra le mie braccia" prosegu lei in fretta. "Voglio tenerla
stretta a me. Ti prego."
Lui annu, distogliendo lo sguardo perch non gli piaceva vedere
l'amore che scintillava negli occhi di lei. Amore per la sua bambina. Le
illuminava tutto il viso. Si avvi verso la macchina con Angelica al
fianco, poi si ferm quando si rese conto che Roland non li stava
seguendo.
"Che cosa state aspettando?"
Roland accenn con la testa verso l'auto di Jameson. "Sai come mi
sento con quei cosi" disse. "Il viaggio fin qui  stato snervante a
sufficienza. Rhiannon e io vi seguiremo con i nostri mezzi. Possiamo
tagliare attraverso la foresta, e probabilmente arrivare prima di voi."
Angelica inclin il capo, scrutando Roland. "Sei pi veloce di un'auto?"
Roland annu. "Devi essere molto vecchio, allora" osserv.
Il pi caro amico di Jameson le rivolse un ampio sorriso. "Milady, io
sono antico. E tuttavia la mia adorata compagna  pi anziana di vari
secoli."
"Quando ho detto che ero figlia di un faraone, bambina, non stavo
scherzando" intervenne Rhiannon, avanzando per prendere Roland
per un braccio. "Ero l quando le piramidi furono edificate." Jameson
guard gli occhi di Angelica dilatarsi in reverente meraviglia.
"Ti racconter di questo, una volta o l'altra" le promise Rhiannon
con una strizzatina d'occhio. "Ti costringer a mantenere la promessa"
replic Angelica, dopodich si volt e si affrett verso la macchina.
Roland aveva dato le indicazioni a Jameson, cos lui salut gli amici e
balz al volante.
"Sbrigati" bisbigli lei, eccitata. Intendeva sul serio ci che aveva
detto: sentiva qualcosa. Lo sentiva fortemente.
Parcheggiammo a una certa distanza, e poi sgusciammo di
soppiatto tra i boschi oscurati dalla notte, verso il capanno. Si trovava
sulla cima di una collina in mezzo a macchie di pini selvatici che
riempivano l'aria del loro profumo e si bisbigliavano l'un l'altro segreti
quando la brezza si muoveva tra i loro aghi.
Jameson teneva una mano a coppa attorno al mio gomito mentre
ci muovevamo silenziosamente attraverso la foresta, scivolando furtivi
verso il capanno. Vedevo il bagliore di lumi a olio alle finestre, e la
soffice grigia spirale di fumo che si innalzava dal comignolo. Sentii
odore di legna che ardeva.
Eppure qualcosa sembrava... sbagliato.
Jameson si volt verso di me, le sopracciglia aggrottate. "Tamara ed
Eric non sono qui" afferm.
Battei le palpebre, chiudendo gli occhi e cercando con forza di
individuare la presenza di mia figlia. La calma, la sicurezza del suo
ambiente e il suo trovarsi a proprio agio mi raggiunsero ancora. Come
pure la sua vicinanza. Ma non era vicino come avrebbe dovuto essere.
Il cuore mi sprofond fino ai piedi. Tutta l'esuberanza sfugg da me
come aria da un palloncino bucato, lasciandomi debole e devastata.
"Lei non  in quel capanno" bisbigliai. "Jameson, siamo arrivati troppo
tardi. Le abbiamo mancate."
Lui mi guard negli occhi, scuotendo la testa energicamente e
rapidamente. "No. Magari Hilary  soltanto uscita a prendere
provviste o qualcosa del genere. Eric e Tam probabilmente l'hanno
seguita."
La speranza parve scorrere dai suoi occhi ai miei, riempiendomi il
cuore. "Credi?"
"Me lo auguro, Angelo. Andiamo a dare un'occhiata pi da vicino,
okay?" Annuii, asciugandomi le lacrime, e sgattaiolammo pi vicino,
fuori dallo schermo degli alberi, all'aperto. La casa sembrava priva di
vita, completamente deserta.
Poi un faro accecante ci punt negli occhi, e rimbomb una voce
tonante: "Fate un altro passo e uccideremo la piccola!".
Il panico mi inchiod sul posto. Jameson si piazz rapidamente
davanti a me, spingendo il mio corpo dietro il suo con un atto
talmente protettivo che mi lasci senza fiato per lo sbalordimento.
"Arretra lentamente" bisbigli.
Feci esattamente come aveva detto, sapendo che cercava la
protezione degli alberi. Ma mi avvinghiai alla sua vita, trascinandolo
con me mentre indietreggiavo verso un riparo. "Ho detto di stare
fermi. Non muovetevi, o la piccola muore!"
"Bugiardo!" urlai. "Tu non hai la mia bambina!" Ma nonostante
quelle coraggiose parole smisi di muovermi, dubitando del mio stesso
istinto.
"Non  qui" replic la voce. "Ma ce l'abbiamo noi. Va' avanti e
corri, e lo scoprirai." Socchiudendo gli occhi nella luce accecante riuscii
a distinguere le sagome di svariati uomini. Poi uno di loro si fece
avanti, e io gridai. Perch reggeva tra le braccia la dolce Tamara. La
sua testa ciondolava in avanti inerte, e sembrava che fosse il lui,
piuttosto che le sue gambe, a tenerla ritta. "Tam!" url Jameson,
lanciandosi in avanti, per poi bloccarsi di nuovo quando l'uomo punt
una lama alla gola di lei.
"Stai fermo, o la faccio sanguinare come un maiale!"
Jameson fece come gli si diceva, e io sentii la sua angoscia. La
condivisi. "Non fatele del male" disse, con voce forte e chiara. Soltanto
io potevo distinguere il tremito che aleggiava sotto le sue parole.
Adorava Tamara. Sapevo che erano amici, ma solo allora capii fino a
che punto si estendesse la loro intimit. Sarebbe morto per lei.
Volentieri. "Lasciatela andare" prosegu, facendo un cauto passo
avanti, tenendo le braccia allargate ai lati in un atteggiamento privo di
minaccia. "Lasciatela andare, dannazione, e prendete me invece."
Mi sfugg un ansimo di orrore. Poi mi morsi il labbro. Ti prego,
Jameson, non farlo! "Vi prenderemo tutti." Lo scagnozzo del DPI alz
una pistola che conoscevo bene, e lo stomaco mi si rimescol per la
paura del tranquillante che l'arma conteneva. Dal punto in cui mi
trovavo potevo vedere meglio di prima. Scorsi le sagome afflosciate di
Roland ed Eric che giacevano a terra. Privi di sensi... o forse morti. E
poco lontano vidi Rhiannon, la pi regale di tutti i vampiri, mentre
alcuni uomini gettavano il suo corpo inerte nel retro di un camion.
Feci un unico passo avanti, mentre in me nasceva un'incredibile furia.
Corri, Angelica!, url la mente di Jameson nella mia. Tu puoi
scappare. Vai, trova la bambina e portala tanto lontano da loro
quanto riesci ad andare!
"Non posso lasciarti cos" mormorai, parlando automaticamente a
voce alta, troppo agghiacciata per pensare con sufficiente chiarezza di
fare altrimenti. "Non posso... " Vai! Tu sei l'unica possibilit che nostra
figlia ha, adesso! Se ci catturano tutti, lei sar loro per sempre, Angelo.
Fallo. Corri!
Tremando da capo a piedi, mi voltai e scattai verso gli alberi. Udii
una detonazione, e lanciai un'occhiata indietro in tempo per vedere
Jameson, l'uomo a cui una volta pensavo come a un mostro, balzare
sulla traiettoria del dardo che stava volando verso di me. Il proiettile
gli affond nel petto, e lui croll al suolo. Urlai.
Corri... I suoi pensieri si indebolivano via via che la droga faceva
effetto. Corri, per l'amor di Dio, corri... E io corsi.
Mi avventai attraverso la foresta, incurante della direzione, con i
rami che mi sferzavano la faccia e mi strappavano i vestiti e i capelli.
Corsi, riversando tutta la mia vampiresca energia nell'allontanarmi da
loro. Jameson aveva ragione. Dovevo restare libera, dovevo trovare
Amber Lily e portarla via a quelle bestie! Ma c'era anche un altro
pensiero che turbinava nel mio cervello terrorizzato mentre mi tuffavo
nel folto della foresta. Dovevo restare libera cos da poter tornare
indietro. Per lui. Dovevo tornare a cercare quell'arrogante vampiro.
Non avrei potuto andare avanti se lui fosse morto per mano del DPI.
E anche gli altri. Sarei tornata per tutti loro.
Capitolo  18
Hilary Garner correva. Li aveva visti arrivare, li aveva visti
circondare il capanno che era stato l'unico porto sicuro a cui fosse
riuscita a pensare per la bambina.
Aveva soffiato la piccina proprio da sotto il loro naso, a White
Plains. Non sapeva se la madre della bimba fosse ancora viva, ma suo
padre lo era. Tamara aveva ricevuto il sibillino messaggio che lei le
aveva mandato, e le aveva detto che Jameson stava arrivando.
Tuttavia non aveva potuto aspettarlo.
Ogni giorno, da quando la piccina era nata, Hilary era passata a
controllare che stesse bene. Quei grandi occhi neri, e le minuscole
mani, e i capelli di raso l'avevano incantata. Ma il ruolino di
esperimenti del DPI era stato finalizzato, e il primo di essi era stato
messo nel programma di Rose Sversky. Cos Hilary non aveva pi
potuto aspettare.
L'aveva presa e l'aveva portata l, tra le montagne. Solo che i
bastardi l'avevano trovata. E uno di loro doveva essersi reso conto che
era sgusciata via dal capanno, perch poteva sentirli arrivare. Passi
pesanti, che schiantavano le foglie e i ramoscelli mentre la
inseguivano. Abbracci la bambina infagottata, stretta tra le sue
braccia. "Non preoccuparti, zuccherino" bisbigli. "Hilary si prender
cura di te. L'ho promesso alla tua mamma. E l'ho promesso a me stessa.
Ho detto che avrei vegliato su di te, cucciola, fino a quando il tuo
pap non fosse venuto a prenderti, e questo  ci che ho intenzione di
fare. Giuro, lo far."
Corse pi veloce, serpeggiando e chinandosi per schivare gli alberi,
ma i passi si avvicinavano, pi forti. Poi qualcuno url.
"No! Ti prego, Dio, aiutami a mantenere la mia promessa!"
Risuonarono degli spari nella notte, e martelli roventi parvero
colpirla alla schiena, sbattendo in avanti il suo corpo.
"Smettila, idiota" url un uomo. "Finirai per colpire il fottuto
lattante!" Hilary cerc di continuare a correre, cerc di continuare a
muoversi, ma aveva perso la sensibilit nelle gambe. Le cedettero le
ginocchia, e lei cadde a terra. Le sue braccia avvolsero la piccina
mentre chinava la testa per baciarle la guancia paffuta. "Manterr la
mia promessa" sussurr. Ancor prima che finisse la frase, gli uomini le
furono addosso, prendendole la bambina dalle braccia. Uno di loro
pass la neonata all'altro. "Ecco. Whaley diceva di comunicarlo via
radio quando l'avevamo, e poi metterla su un veicolo diretto al
quartier generale. Niente fermate. Niente deviazioni. Intesi?"
Hilary gir debolmente la testa, vide l'uno annuire e voltarsi per
andare. Osserv la bimba sparire dalla propria visuale. "Lui non... ce la
far mai... a tornarci con lei" riusc a mormorare. "Non glielo
permetter."
"Tu non sarai di grande aiuto per nessuno, Garner."
"Devo" bisbigli lei. "Ho promesso."
L'uomo scosse il capo, abbassando gli occhi sul suo torace e poi
distogliendoli con disgusto. La lasci l, gridando ad alcuni degli altri:
"Qui abbiamo finito. Torniamo alla casa e trasportiamo gli altri al
Pozzo".
"Ma uno dei vampiri si  dato alla macchia, signore."
"Uno possiamo gestirlo" rispose l'uomo. "Ce ne occuperemo pi
tardi. Assicuriamoci prima che gli altri vengano presi in consegna."
Hilary li ascolt allontanarsi soddisfatti, i loro passi che
diventavano sempre pi deboli e poi svanivano del tutto. Allora
chiuse gli occhi e pos la testa contro un pezzo di tronco caduto
ricoperto di muschio. "Ti prego, Signore" mormor. " passato tanto
tempo da quando mi sono rivolta a Te... questo lo so e... mi dispiace."
Strinse i denti per il dolore, e tir un respiro, costringendosi a
continuare. "Non so se puoi perdonarmi per... per tutto il tempo che
ho sprecato a lavorare per quei mostri. Ma non sapevo, Dio. Io non
sapevo."
Il vento parve bisbigliare tra gli aghi di pino. Sembrava chiamasse il
suo nome.
"Perdonami, Signore" continu la donna. "E aiutami. Ho bisogno di
te per mantenere la mia promessa." Apr gli occhi e guard il cielo
notturno. "Mandami un segno" sussurr. "Mandami un angelo, e
sapr di essere perdonata. Sapr che mi stai ascoltando, se solo mi
invierai un angelo."
Jameson si svegli in catene. Aveva la mente annebbiata e si sentiva
debole per la droga, ma combatt gli effetti debilitanti, batt le
palpebre per schiarirsi la vista e cerc di fare l'inventario di ci che lo
circondava.
Era in un sotterraneo. L'odore della terra lo circondava, filtrando
fino a lui perfino oltre il muro circolare fatto di enormi blocchi di
calcestruzzo. Dannazione, si trovava in una specie di segreta rotonda.
Era afflosciato su un duro pavimento, le gambe incatenate alla parete
dietro di lui, le braccia ammanettate in alto e spalancate. Serrando la
mascella, stratton le catene, che per si limitarono a scrocchiare in
risposta. Era troppo debole. Maledizione, era troppo debole per
liberarsi. Un debole gemito attir il suo sguardo, e vide gli altri,
incatenati come lui. Eric e Roland, Tamara e Rhiannon, con i capelli
scuri che le piovevano sul viso. Angelica non c'era. C'erano altre catene
che penzolavano dalle pareti, ma penzolavano vuote. Grazie al cielo,
ce l'aveva fatta a scappare, pens sollevato.
Roland si alz in piedi barcollando mentre lui guardava. Sollev la
testa, e i loro sguardi si incontrarono.
"Dove diavolo siamo?" domand Jameson, pur essendo sicuro che
Roland non avesse maggiori indizi di lui.
"Non posso esserne certo. Probabilmente in una delle piazzeforti
che i bastardi hanno sparse per tutto il paese. Chiederanno rinforzi
prima di tentare di trasferirci di nuovo a White Plains, immagino."
Jameson non stentava a crederlo. Camionette corazzate e guardie
armate. E forse c'era un'altra ragione per cui non li avevano ancora
spostati. "Ci vogliono tutti" disse, rendendosi conto che le sue parole
suonavano confuse come quelle di un ubriaco. Roland aggrott le
sopracciglia, fissandolo con aria interrogativa. "Angelica  scappata.
Lei  l'unica rimasta e continuer a cercare di recuperare la bambina."
"Hai ragione" disse Roland, annuendo lentamente. "Vorranno
eliminare ogni possibile minaccia. Probabilmente considerano la
piccola il loro prigioniero pi prezioso e cercheranno di impedire che
qualcuno possa correre in suo aiuto."
"Non credo che sia in mano loro."
Anche Eric si stava svegliando. E pochi istanti dopo fu la volta di
Tamara e Rhiannon. "Che cosa te lo fa pensare, Jamey?" mormor
Tam.
"Angelica" rispose lui. "Non ho idea di cosa possa essere accaduto
da allora, ma fino al momento esatto in cui siamo caduti
nell'imboscata, Angelica era convinta che la bambina fosse ancora al
sicuro. Non ha creduto loro quando hanno detto di averla, e io devo
aggrapparmi a questo. Lei percepisce la presenza e lo stato d'animo
della piccola. E si sentiva... quasi esuberante. Era assolutamente sicura
che la nostra Amber Lily fosse in mani fidate."
"Forse" mormor Tam, annuendo prima di sollevare il mento
un'altra volta. "Forse Hilary  andata via prima che trovassero il
capanno. Forse la piccola  ancora insieme a lei."
"S" intervenne Eric. "Sapevano che saremmo arrivati al capanno,
seguendo le sue tracce, e anche se non fossero riusciti a catturarla l,
sarebbero rimasti appostati ad attenderci."
"Con tutti noi in cattivit, sono sicuri che non raggiungeremo la
bambina prima di loro" disse Roland.
Rhiannon alz la testa, gli occhi lampeggianti d'ira. "La cattivit,
amor mio, non  affatto ci che hanno in mente per noi. Ormai sanno
che non serve. Non vorranno rischiare." Sollev il capo, poi
lentamente chiuse gli occhi. "Guardate sopra di noi" bisbigli.
A uno a uno gli altri inclinarono la testa. Jameson li imit, e si sent
come se avesse ricevuto un calcio nello stomaco. Non c'era un piano
sopra di loro. Quello non era un sotterraneo, una segreta, bens un
pozzo, con le sue pareti circolari di pietra che si levavano alte tutto
attorno a loro. Un soffitto arcuato torreggiava in alto. Un soffitto
interamente fatto di vetro.
Jameson stratton le catene con rinnovato vigore. Accidenti alla
droga! Era debole come un mortale! Anzi, pi debole. Tir finch le
manette di ferro gli incisero i polsi, invano.
"Oh, no" mormor Tamara, e Jameson la ud piangere
sommessamente, le lacrime che inondavano il viso. Gli occhi della
ragazza cercarono quelli di Eric, le sue mani tirarono le catene per
raggiungere quelle di lui, ma troppo spazio li separava. "Ti amo, mio
adorato" sussurr tra i singhiozzi.
"Mi hai dato cos tanta felicit, cos tanta gioia... "
"Tamara..." gemette Eric, lottando contro i ceppi.
Rhiannon socchiuse gli occhi. "Smettetela! Basta con le dichiarazioni
d'amore da moribondi. Siamo ben lungi dall'essere finiti!" Ma la sua
voce non squillava affatto dell'usuale sicurezza. Perch lei sapeva,
come tutti gli altri, che quando il sole si fosse alzato e avesse inondato
quel buco con la sua luce dorata, sarebbe stata la fine. Per tutti loro.
"Dannazione" url Jameson. "Dannazione, non avrei dovuto
permettere che veniste coinvolti. Avrei dovuto immaginarlo. Sapevo
che avrei solo portato guai a tutti voi."
"Noi siamo di famiglia, Jameson" afferm Roland con voce bassa e
piatta. "Non potevamo non essere coinvolti."
"Se non altro c' ancora una possibilit per tua figlia, Jamey"
sussurr Tamara. "Angelica la trover, la porter via, al sicuro."
"Non ci sar mai una possibilit per mia figlia" ribatt lui, la rabbia
che gli montava nel petto, "finch il DPI non sar ridotto in rovina.
Dannazione, quando lo capirete anche voi? Avremmo dovuto
distruggerli molto tempo fa. Non avranno requie finch tutta la nostra
razza non sar annientata, lo so. E lo sapete anche voi."
Gli altri non dissero niente, anche se c'era senso di colpa nei loro
occhi mentre si guardavano l'un l'altro. Jameson non aveva bisogno di
sentirli dire che aveva ragione. Forse ancora non credevano che
l'avesse. Ma lui lo sapeva. Un giorno sarebbe nato qualcuno che li
avrebbe guidati alla rivolta, e il DPI sarebbe stato ridotto in macerie.
Lui aveva progettato di essere quel qualcuno, ma adesso pareva che il
lavoro dovesse toccare a un altro. Alla sua stessa figlia, magari.
Jameson chin la testa, chiuse gli occhi, e concentr ogni fibra del
proprio essere su Angelica. Trovala, Angelo. Mio bellissimo, oscuro
Angelo. Trovala e tienila al sicuro. Io non potr esserci per lei. Per me
 finita. Ma tu puoi farlo. Salvala, Angelo, e raccontale di me.
Raccontale di suo padre. Dille... che lui le voleva bene.
Smisi di correre. Non ero sicura di cosa mi avesse fatto fermare. Una
qualche sensazione. Una percezione. E poi la voce di Jameson mi
inond la mente. Il suo saluto. Il suo addio. E il mio cuore si contorse
e si lacer e sanguin. "No!" urlai, agitando i pugni contro la notte.
"Non farmi questo, vampiro! Non lasciarmi!"
Ma non vi fu risposta. Cercai di localizzarlo usando la mente, ma
non trovai nulla. Scoppiai a piangere, enormi singhiozzi pesanti che mi
lacerarono e mi lasciarono debole. Dovevo trovarlo. E dovevo
trovare mia figlia. Ce l'avrei fatta, giurai a me stessa. Maledizione, ce
l'avrei fatta! Corsi per i boschi, inviando all'esterno i miei sensi,
cercando, indagando. Qualcuno era vicino.
Mi bloccai di colpo, terrorizzata, e girai in un lento cerchio. E poi lo
udii. Un gemito lieve, gutturale e straziato dalla sofferenza. Per un
istante soltanto rammentai la notte che sembrava lontana una vita, la
notte in cui un suono simile mi aveva attirato in un vicolo, dove mi
attendeva un incubo. Ogni nervo dentro di me si anim fremendo. In
un istante fui completamente all'erta, e mi voltai verso la fonte del
suono. Vidi solo una massa di rami caduti. Poi il gemito giunse di
nuovo. Chiudendo gli occhi, protesi i sensi, tastando l'aria stessa
attorno a me. Ma non c'era nessun altro. Soltanto una persona. Un
mortale molto debole, straziato dal dolore. Muovendomi
silenziosamente, mi avvicinai. E poi la vidi. Giaceva immobile in
mezzo alla boscaglia, e l'odore di sangue era forte attorno a lei.
La mia esitazione svan, e mi precipitai avanti. La donna apr gli
occhi quando mi accovacciai accanto a lei, e la riconobbi. Quella era la
donna dalla pelle bruna con la bont negli occhi. Quella che era con
me quando era nata mia figlia. Quella che aveva promesso, senza una
parola, che avrebbe aiutato la mia innocente bambina.
Hilary Garner. Giaceva inerte e assai prossima alla morte, il corpo
crivellato da fori di pallottole e il sangue che colava lentamente da
ciascuno di essi.
"Tu" mormor, e il solo parlare fu uno sforzo tremendo per lei.
"Sono qui" dissi, scostandole i capelli dal viso con una carezza. "Non
cercare di parlare. Ti aiuter. Andr tutto bene."
"No." Scosse il capo, debolmente. "Niente... non puoi fare niente. 
abbastanza... che tu sia qui."
Tuttavia premetti le mani sulle ferite nel suo torace, cercando di
rallentare il venir meno della vita.
"Ho chiesto..." ansim, "a Dio... di mandarmi un angelo. E... ha
mandato te."
Battendo le ciglia per lo shock la guardai. Angelo. Era come mi
chiamava Jameson. Ma senza dubbio Dio non aveva pi mano nella
mia vita. Certo non aveva guidato Lui i miei passi. Certo non era
possibile che io fossi ancora parte del Suo progetto. O s?
"Loro... l'hanno presa. Hanno preso... la piccola..."
"La riavr indietro" assicurai, e mi strappai strisce di tela dal vestito
per pressarle nelle sue ferite.
"Lui... la protegger" sussurr. "Ha promesso... Io ho promesso."
"Ti devo pi di quanto io possa mai ripagare, Hilary Garner"
bisbigliai.
"White Plains" disse, e si stava indebolendo rapidamente. "Stanno
cercando... di riportarla...
laggi."
"Andr a prenderla. Non preoccuparti, la trover."
Una mano morbida sal ad afferrarmi il polso mentre lavoravo per
avvolgere con la tela un'altra ferita. "Gli... altri... prima." La guardai,
accigliandomi.
"Strada... dieci" ansim mordendosi il labbro. "Dodici chilometri a
nord. Una vecchia... pista per il trasporto del legname... si dirige a est."
"E cosa c' l, Hilary?  dove vengono tenuti gli altri?"
Lei annu, mentre le si chiudevano gli occhi. Ma poi li riapr di
scatto, ardenti di urgenza. "Il Pozzo" sussurr. "Morti... all'alba... tutti
quanti..."
Le mie mani si immobilizzarono mentre un brivido gelido mi
percorreva. "All'alba?" Mio Dio, come potevo farcela? Come avrei
potuto, io sola, liberare gli altri prima del sorgere del sole? Non
potevo.
"Io... non sapevo" prosegu la donna sfinita. "Tutti quegli anni... ho
lavorato per loro... non sapevo... giuro..."
"Lo so. Sei una brava persona, Hilary. Una donna buona,
compassionevole."
"Prega per me... Sorella... prega... per me..."
Chiusi gli occhi per l'angoscia davanti al dolore di quella donna. E a
ci che mi chiedeva. "Non posso... "
"S. Puoi. Dio ti ha mandata per... trovarmi. Lui... ti sente ancora."
Le lacrime mi bruciarono negli occhi, perch volevo cos tanto
credere che fosse vero. Che ci credessi o no, tuttavia, non potevo
negarle quell'unico piccolo conforto. Chinando la testa, raccolsi le sue
mani nelle mie. "Padre nostro" mormorai, "che sei nei cieli..."
Lei segu le parole muovendo le labbra insieme a me per un po', ma
smise prima della fine. Un dolce sorriso allora le aleggi sulle labbra, e
i suoi occhi si aprirono, grandi e limpidi e splendenti. "Grazie" mi disse.
E poi guard oltre me, levando una mano verso qualcosa che io non
potevo vedere. "S" mormor. "S... manterr la mia promessa
adesso." Il suo viso si rilass, e gli occhi si chiusero dolcemente. La
mano le cadde a terra vicino al fianco. E per appena un istante, parve
che un dolce bagliore bianco emanasse dalla sua forma immobile. Un
lucore che sembr innalzarsi come nebbia dal terreno zuppo di
pioggia. Battei le palpebre, strofinandomi gli occhi. Ma non c'era
niente l, quando guardai di nuovo. Solo un corpo immobile, vuoto. E
pensai alla fattoria abbandonata non lontano da l.
Seppellii Hilary Garner in una fossa poco profonda, che scavai nella
terra con le mani. Raccolsi quante pietre riuscii a trovare nei dintorni
per erigere un tumulo sopra di lei. E seppi che era sufficiente.
Niente avrebbe disturbato quella tomba. Lo intuivo, lo sapevo con
il cuore.
Poi mi alzai sulle gambe malferme, e mi voltai nella direzione che
mi avrebbe condotto alla strada.
Stiles guidava mentre l'Agente Speciale Keller, la recluta che era
uscita di corsa dai boschi con aria spiritata tenendo la neonata tra le
braccia, faceva da artiglieria di retroguardia sul sedile posteriore.
Sedeva accanto alla marmocchia, a pistola spianata, gli occhi
spalancati che scandagliavano i boschi bui che oltrepassavano. Era
spaventato. Stiles riconosceva un uomo spaventato quando lo
vedeva, e il pivello presentava tutti i sintomi.
Che disdetta che gli avessero accollato una recluta terrorizzata in un
lavoro cos importante. Se avesse perso di nuovo la marmocchia,
Whaley gli avrebbe fatto il culo.
Erano quasi arrivati alla cittadina di Petersville ormai. Stiles lanci
automaticamente un'occhiata nello specchietto retrovisore per
controllare i suoi passeggeri, e poi ripet il gesto perch la piccola, che
vedeva chiaramente nello specchietto, stava scalciando per togliersi le
copertine e si succhiava il pugno come avrebbe potuto fare qualunque
normale neonato.
Lo stomaco gli si serr un poco mentre la coscienza gli bisbigliava
nel cervello. E se la marmocchia era... era normale? E se non si fosse
rivelata come quegli animali che l'avevano figliata?
La guard di nuovo, e il minuscolo pugno si abbass dalla
boccuccia a cuore. Gli enormi occhi scuri parvero fissare dritto nei suoi,
nello specchio. Gli si secc la gola.
Stiles strapp a forza lo sguardo da quello della bambina, e quando
lo riport sulla strada url una bestemmia e sterz di colpo. L'auto
sband, slittando di lato e schizzando terriccio e ghiaia mentre
grattava la spalla della carreggiata prima di fermarsi a met strada dal
fosso.
"Che cosa diavolo sta facendo?" grid Keller, raddrizzandosi e
recuperando la pistola da terra.
"Vuole farci ammazzare?"
Stiles batt le palpebre e fiss la strada. "C'era qualcosa..." borbott.
Usc dall'auto e, allontanatosi di pochi passi sulla strada sterrata,
rimase l a guardare a destra e a sinistra. Keller gli arriv dietro, la
pistola di nuovo in pugno. "Ha visto qualcosa?"
"Gi" mormor Stiles, "solo che..." Scroll le spalle e si volt verso
Keller. "Immagino tu non l'abbia visto, vero?"
"Non ho visto niente" rispose Keller. "Che cos'era? Un cerbiatto?
Oppure... ehi, Stiles, non era uno di loro, vero?"
Stiles scosse lentamente il capo. "No. Dannazione, Keller, non devi
dire niente a nessuno di questo, okay? Se qualcuno ci vede fermi qui,
diciamo che avevamo una gomma a terra, intesi?"
Keller annu. "Certo. A patto che lei mi dica che cos'ha visto."
"Che cosa ho creduto di aver visto" lo corresse Stiles. "Perch non
era reale."
"Allora che cosa ha creduto di aver visto?" domand Keller,
infilandosi di nuovo la pistola in tasca.
Stiles scosse il capo, guardandosi i piedi. "C'era una luce. E poi siamo
arrivati pi vicino, e mi  sembrata..."
"Sembrata cosa?" incalz Keller.
Stiles sospir. "Un angelo. Abito bianco e ali e tutto l'armamentario.
Risplendeva di quella luce bianca, e stava ritto nel mezzo della
maledetta strada." Di nuovo scroll la testa, scoppiando in una risata
nervosa. "Un istante dopo era sparito. Stupido, eh? Penso di aver
bisogno di dormire di pi, magari dovrei prendermi un po' di tempo
libero... "
"O... f-f-forse no" balbett Keller.
Stiles sollev il capo e vide il viso cinereo della recluta. Gli occhi
dilatati e l'indice tremolante erano puntati sulla macchina, e quando
Stiles guard, vide quel medesimo arcano bagliore riversarsi da ogni
finestrino del veicolo. Splendette pi vivido di quanto qualsiasi luce
creata dall'uomo potesse fare, solo per un momento, e poi svan.
Stiles scroll la testa, come se potesse in qualche modo schiarirsela,
e si costrinse ad avanzare. Ma aveva gi un'idea abbastanza precisa di
cosa avrebbe trovato quando avesse raggiunto la macchina. Si chin
sul veicolo, sbirci all'interno, poi si raddrizz e guard indietro verso
Keller, che era ancora inchiodato dov'era prima. "La piccola?" chiese
Keller.
Stiles batt le palpebre, sentendosi stordito e con le vertigini. Poi si
limit a scuotere il capo. Sparita. La marmocchia era svanita come se
non fosse mai stata l. Keller tutto a un tratto stava respirando
affannosamente. "Dobbiamo andarcene di qui" borbott, tornando
frettolosamente alla macchina. "Potrebbe tornare... a prendere noi,
stavolta." Stiles lo afferr per la spalla e lo blocc. "Apri bene le
orecchie, Keller, e ascoltami bene. Nessuno deve venire a sapere
quello che abbiamo visto qui stanotte, intesi? Parliamone, e finiremo
rinchiusi in un deposito di rifiuti da qualche parte. All'inferno,
potremmo perfino finire come cavie per uno studio del DPI."
Keller boccheggi a quell'affermazione. "Abbiamo bucato" disse
lentamente. "Siamo scesi a cambiare la gomma, e qualcuno si  fregato
la marmocchia. Non abbiamo visto un accidente." Stiles annu, deglut
a fatica, e lanciandosi frequenti, nervose occhiate dietro le spalle,
ripercorse la strada fino alla vettura.
Era stato un miracolo, pens Susan Jennings per l'ennesima volta.
Solo ventiquattr'ore prima aveva sterzato con l'auto per evitare un
daino e aveva perso il controllo. Dio del cielo, non avrebbe mai
dimenticato la paura che si era impossessata di lei quando il volante le
era stato strappato dalle mani e la macchina era rotolata lungo il
fianco di quel terrapieno.
E nemmeno l'orrore che l'aveva paralizzata quando si era tirata su
da terra e si era resa conto che la piccola Alicia era ancora all'interno
dell'automobile.
Poi, proprio come degli angeli, erano apparsi quei due sconosciuti,
quasi fossero usciti dal nulla. Proprio degli angeli, pens di nuovo,
sorridendo mentre spingeva con i piedi la sedia a dondolo, cullando
Alicia tra le braccia e dandole il biberon. Avevano salvato la vita alla
sua bambina ed erano svaniti nella notte prima ancora che lei avesse
l'opportunit di ringraziarli. Il delicato succhiare di Alicia rallent, e
infine cess mentre i suoi occhi azzurrissimi si chiudevano. Susan si alz
con cautela, e attravers la stanza in punta di piedi per deporre la
bimba nel suo lettino. Poi le rimbocc delicatamente le coperte
attorno al corpo. Un lieve bussare risuon alla porta principale.
Susan si volt, accigliandosi e scoccando una rapida occhiata verso
l'orologio appeso alla parete. Chi poteva farle visita a quell'ora di
notte? And alla porta, la socchiuse di un dito e guard fuori, nei pi
gentili occhi marroni che avesse mai visto.
Mi precipitai a nord sulla Route 10, guidando l'auto di Jameson che
avevo trovato esattamente dove l'aveva lasciata, nascosta da un ciuffo
di pini discosto dalla carreggiata a pochi chilometri dal capanno ora
abbandonato. E feci ci che tanto saggiamente aveva fatto lui allora:
la nascosi agli occhi vigili del DPI. Vidi la pista del legname che virava
verso est, la superai, parcheggiando la macchina dentro un boschetto
discosto dalla carreggiata, e poi tornai indietro a piedi.
Quando incrociai di nuovo la pista, non mi spostai su di essa, ma
rimasi avvolta nelle tenebre degli alberi che ne fiancheggiavano i lati.
L'oscurit era mia amica adesso, come non lo era mai stata prima.
Mentre mi avvicinavo, nuvole nere scivolavano davanti alla faccia
della luna che pendeva bassa, annerendola con colpi di pennello di
velluto, e rendendo la notte ancor pi fonda.
A un tratto scorsi una bolla nel terreno, simile a una cupola di vetro
trasparente, attorno alla quale quattro uomini montavano la guardia
come se sorvegliassero un tesoro. Tutti quanti erano armati, capii.
Non potevo sperare di atterrarli tutti in una volta. Era inevitabile che
uno di loro mi sparasse con i suoi piccoli dardi letali.
Che cosa potevo fare?
Attirarli lontano, pensai. Uno per uno, se necessario. Ma ormai
mancava poco al sorgere del sole e ora capivo perch ci avrebbe
decretato la morte per i miei quattro amici, che dovevano essere
intrappolati al di sotto di quella bolla trasparente.
Afferrai il ramo pi basso del pino sotto il quale stavo, e con una
torsione della mano spezzai la fronda in due. Uno schiocco assordante
infranse il silenzio della notte notte, e tutte e quattro le guardie si
irrigidirono allarmate.
"Che cos' stato?" domand uno. "Chi va l?" grid sollevando
l'arma. "Probabilmente era solo un animale" disse un secondo. "Non
credo."
"Allora vai a controllare."
Il primo uomo scosse la testa. "Whaley ha detto di fare tutto in
coppia. Sapete com' astuta la loro razza."
"Andiamo, allora. Ci andremo insieme."
I due uomini si voltarono verso di me e si avviarono, muovendosi
lentamente, le armi spianate. Uno estrasse una torcia elettrica con la
mano libera, la punt nella mia direzione e premette un pulsante. Io
balzai prontamente lontano da terra, atterrando nella sicurezza dei
rami del pino prima che quel raggio di luce cadesse su di me. Uno alla
volta, era stato il mio piano, non due. Pazienza. Non avrei rinunciato.
Non potevo. Jameson, quel vendicativo vampiro, era intrappolato
come un topo, e quando il sole fosse sorto...
Rabbrividii nel pensare al modo straziante in cui sarebbe morto.
Sentii un particolare vuoto crescere dentro di me al solo pensiero, e lo
stomaco mi si contorse. Mi immobilizzai e attesi. I due non
camminavano vicini l'uno all'altro come avevo sperato, ma neanche
cos distanti da rendermi facile aggredirli separatamente.
Uno di loro si ferm esattamente sotto di me. L'altro rimase a circa
quattro metri di distanza, dandomi la schiena. Avrei dovuto essere
rapida e astuta, pensai, pi rapida e astuta di quanto fossero gli
uomini. Non sarebbe stato difficile, dissi a me stessa. Ero un vampiro.
Mi lasciai cadere dall'albero, atterrando addosso all'uomo che stava l
in piedi. Lui emise un forte grugnito prima che i miei pugni gli si
abbattessero sul cranio, facendogli perdere i sensi. L'altro rote su se
stesso nell'udire il rumore e mi spian contro l'arma. Usando tutta la
mia velocit, mi tuffai di lato, e il dardo che la sua pistola spar mi
sfior il braccio, incidendo la pelle, ma senza penetrare. Quando la
punta affond nella corteccia dell'albero accanto a me, pregai che non
avesse rilasciato parte di quella droga nella mia carne. Nella frazione
di secondo che occorse all'uomo per individuarmi di nuovo, io avevo
staccato il dardo dall'albero e gliel'avevo lanciato.
La punta affond profondamente nella gola del mio aggressore,
che lasci cadere la pistola e sbarr gli occhi. Poi piomb in avanti, e
non si mosse pi.
Purtroppo non ero stata silenziosa quanto avrei voluto. I due agenti
rimasti presso la cupola si accorsero del trambusto, e uno si port una
ricetrasmittente alla bocca. Raccolsi da terra la pistola, la puntai e
premetti il grilletto, ma in risposta giunse solo un click attutito. Non
era stata ricaricata. "Sta succedendo qualcosa" abbai una guardia
nella sua radio, e io gli scagliai contro l'arma scarica con tutte le mie
forze. "Mandateci qualche rin... uhhh..." Il lanciadardi di metallo lo
colp in pieno viso, e l'uomo venne scagliato all'indietro con tale
violenza da schiantarsi sulla cupola di vetro alle sue spalle,
mandandola in frantumi e precipitando nel pozzo. Lo udii colpire il
fondo, molto al di sotto, e poi non sentii altro.
Rimasi ritta, senza riparo, intrappolando con gli occhi l'unico uomo
rimasto. Lui alz le mani verso di me, scuotendo il capo da una parte
all'altra. "Ti prego... prendili e basta, okay? Prendili..." Dovevo essere
uno spettacolo agghiacciante per quel povero mortale, con i capelli
aggrovigliati, e senza dubbio ricoperti di aghi di pino e di foglie
cadute, le mani sbucciate fino alla carne viva e sudice per aver scavato
la fossa per Hilary, il vestito lacero per la folle corsa attraverso la
foresta, e le braccia e il petto schizzati del sangue di Hilary come pure
del mio. Forse lei aveva ragione. Forse Dio stava dirigendo i miei passi.
In qualche modo. Accennai con la testa alla pistola che la guardia
rimasta teneva in pugno, e lui la lasci cadere a terra. Indicai la
trasmittente agganciata alla sua cintura, e gett via anche quella. Poi
mi mossi verso di lui. Quando colsi la paura nei suoi occhi quasi mi
dispiacque per lui. L'uomo cominci a indietreggiare, ma io non
volevo che cadesse attraverso la cupola infranta e morisse, cos balzai
in avanti con la velocit di un fulmine e prima che lui potesse percepire
il movimento lo tenevo per il colletto della camicia.
"N-n-non uccidermi" bisbigli. "T-ti prego..."
Strinsi le braccia attorno a lui, e saltai attraverso la breccia nella
bolla di vetro. L'uomo ulul forte mentre precipitavamo, ma io lo
tenni stretto quando atterrammo, senza cadere sul sedere com'ero
incline a fare.
Attorno a me percepii le espressioni attonite sui volti degli altri, ma
distolsi lo sguardo dal mio prigioniero solo il tempo sufficiente ad
assicurarmi che erano tutti l, e tutti vivi. I miei occhi incrociarono
quelli di Jameson per un lungo momento. Lui stratton inutilmente
contro le catene che gli assicuravano i polsi alla parete, e io sentii
montare dentro di me una rabbia smisurata contro coloro che
l'avevano confinato l, che l'avevano lasciato l a morire. Tuttavia mi
costrinsi a distogliere lo sguardo, seppure a forza.
"Dov' mia figlia?" domandai, scuotendo la guardia.
"Io... io non lo so... g-giuro..." I suoi occhi dilatati danzarono per la
stanza, colmi di paura quando vide la furia di ogni singolo vampiro
prigioniero, e poi ancor pi inorriditi nel vedere la forma prona
dell'altra guardia, quella che era precipitata attraverso la cupola di
vetro. Il corpo dell'uomo giaceva sfracellato al centro del pavimento.
Lo scrollai di nuovo, facendogli scattare la testa avanti e indietro.
"Prestami attenzione, piccolo bugiardo" gli dissi. "Lei dov'? Dov' la
mia bambina?"
"La stavano riportando... al quartier generale" balbett l'uomo.
"M-ma hanno forato. S-sono scesi per cambiare la gomma e... e... e..."
"E cosa, mortale?"
"La marmocchia era sparita!" sbott quello, ormai singhiozzante.
Gli colava il naso e le lacrime gli formavano pozze negli occhi.
"S-sparita e basta. Q-qualcuno l'ha tirata fuori dalla macchina. 
scattato l'allarme radio... p-pensavamo fossi stata tu!"
Credo che l'uomo stesse dicendo la verit, o quanto della verit era
a sua conoscenza. Ovviamente, ci che diceva poteva non essere ci
che era realmente accaduto. Gli unici che avrebbero potuto liberare la
mia piccola erano l, con me. Tranne Hilary, naturalmente, ma la
dolce Hilary era morta. L'avevo sepolta tra gli aghi di pino, sotto i
pungenti alberi simili a sentinelle nella foresta. "Ma io pensavo...
pensavo che Hilary avesse la bambina" obiett la voce dolce di
Tamara, riempiendo di calore quel pozzo buio.
Mi voltai a guardarla, incontrando i suoi occhi feriti. "Mi dispiace,
Tamara. Loro... l'hanno uccisa."
Lei lanci un grido, poi lasci cadere la testa finch il mento le tocc
il torace, e le lacrime piovvero in silenzio.
"L'ho trovata nella foresta. Morente. Mi ha detto dove vi tenevano
prigionieri, e che sareste morti all'alba a meno che io non trovassi un
modo per aiutarvi."
"Ringraziamo Dio per lei" mormor Tamara.
"L'ho fatto" risposi. "L'ho sepolta nella foresta.  un posto
bellissimo, credimi. Lei  in pace laggi." Tamara annu,
ringraziandomi con gli occhi, se non con le labbra. "E adesso il DPI ha
di nuovo mia figlia."
"Non ce l'hanno" sibil la guardia. "Ti ho detto..."
"Senza dubbio vi hanno raccontato una storiella inventata" dissi.
"Un'astuzia, nel caso io arrivassi qui e vi costringessi a parlare." Guardai
gli altri, le catene che li bloccavano alle pareti, poi lanciai un'occhiata
al cielo sopra di me. Iniziava a impallidire. Diedi un'altra scossa
all'uomo. "Le chiavi."
"T-tasca destra, d-davanti."
Sfilai le chiavi dalla tasca della guardia e la trascinai con me dove
stava Jameson, gli occhi annebbiati, pallido come un cadavere.
Tenendo fermo l'uomo con una mano, sbloccai i ceppi del vampiro
con l'altra. Jameson mi fiss. "Non dovresti essere qui, Angelica.
Dannazione, non riesci mai a fare quel che ti si dice?"
"Ti sto salvando la vita, vampiro" scattai. "O non l'hai ancora
notato?" Jameson si allontan dalla parete, e io sbattei in piedi contro
di essa il mio prigioniero e gli feci scattare ai polsi le manette vuote.
Poi corsi da ciascuno degli altri, liberandoli uno alla volta. Rhiannon si
massaggi i polsi e mi rivolse una debole imitazione del suo quasi
sorriso. "Questa era ottima, Angelica. Potrei ancora fare di te una dea
tra le donne."
"Grazie" disse Tamara, precipitandosi tra le mie braccia e
stringendomi forte. "Ho creduto che fosse la fine. Grazie, Angelica!"
"Certe persone sembrano avere pi difficolt di altre a mostrare
gratitudine" comment Eric. "Ma anch'io ti ringrazio, mia cara." E
lanci un'occhiata piccata a Jameson. E poi prese Tamara tra le braccia
e la strinse forte, chiudendo gli occhi, baciandole i capelli.
"Non essere cos pronto a dispensare la tua gratitudine, Eric. Non
siamo ancora fuori di qui" replic Jameson guardando in alto.
"Nessuno di noi  abbastanza forte da arrampicarsi, o da saltare, fuori
da questo pozzo."
"Nessuno tranne me, intendi." Battei sulla spalla di Tamara, e
quando si volse verso di me la cinsi strettamente con le braccia, piegai
le ginocchia, e saltai con tutte le mie forze. Veleggiammo oltre la
cupola infranta, atterrando sane e salve in superficie. "Nasconditi"
mormorai. "Uno di loro  riuscito a usare la radio prima che lo
raggiungessi. Potrebbero arrivarne altri." Poi tornai gi a prendere gli
altri, e uno per uno li portai fuori con lo stesso sistema.
Jameson insistette perch prendessi gli altri prima di lui. Rhiannon
con riluttanza entr nel mio abbraccio. "Ma tu pensa" disse. "Sono
ridotta a dipendere da una novellina per trovare salvezza."
"Ancor peggio" le risposi. "Sei costretta ad abbracciarmi."
Lei mi lanci un'occhiataccia mentre ci libravamo verso l'alto, ma
vidi il suo profondo affetto per me celarsi dietro il cipiglio. Mi chiesi
come potessi giungere ad amare una donna come fosse mia sorella in
cos breve tempo.
Alla fine rimase solo la mia nemesi. Ci fronteggiammo l'un l'altro
per un momento. "Non avresti dovuto venire" ribad lui. "Ti avevo
detto di andar dietro alla bambina."
"Avr opportunit di gran lunga migliori di raggiungerla con il tuo
aiuto" gli risposi. "Sei sciocca e ostinata!"
"E tu sei un arrogante, autoritario deficiente!" sbottai di rimando.
"Avresti potuto rimanere uccisa, tornando ad aiutarci."
"E voi sareste morti se io non l'avessi fatto" mormorai. "Dovevo
provarci, Jameson. Non riuscivo a sopportare il pensiero." Gli feci
scivolare le braccia attorno alla vita. "Tienimi." Lui mi prese le spalle
con le mani, e sollevai lo sguardo, fissandolo dritto negli occhi. "No"
dissi, e la mia voce tremava. "Tienimi vicino."
Lui mi fiss per un lungo momento, poi mi attir stretta a s, chin
la testa e mi baci sulla bocca. Fu un bacio febbrile, disperato. Io mi
aggrappai a lui, e risposi al bacio con la stessa ferocia senza freni.
Quando alla fine sollev la testa, staccandosi, rabbrividivo di desiderio
per quell'uomo che sapevo non provava niente per me tranne
disprezzo. Ma ci non mi riemp di disgusto e odio per me stessa come
lui probabilmente credeva. Mi rifiutai di permetterlo. Non stavo
bramando il tocco di un mostro, o di un uomo peccatore che
detestavo. Bramavo quell'uomo, a cui ero giunta ad affezionarmi, in
qualche modo. E non vedevo alcun orribile peccato in questo.
Piegammo le ginocchia e saltammo assieme, bench lui fosse ancora
troppo indebolito dalla droga per essere di molto aiuto, e atterrammo
sul terreno, ancora aggrappati l'uno all'altro. Lui rimase ritto, mi tir in
piedi e, per una qualche ragione che non capii mi tenne per mano
mentre correvamo via nella foresta, nella direzione che avevano preso
gli altri. Non parlammo pi. Vidi luci in lontananza, udii voci mortali
quando le truppe del DPI si sparpagliarono nei boschi come soldati,
cercandoci. Senza dubbio erano intenzionati a ucciderci tutti,
sparandoci a vista. Noi ci spostammo rapidamente e silenziosamente,
e quando raggiungemmo l'auto ci accalcammo all'interno. Perfino
Roland, pur detestando l'idea di viaggiare in quell'affare.
Il cielo diventava pi chiaro, trascolorando verso il viola e il rosa,
mentre schizzavo verso l'unico rifugio a cui riuscivo a pensare: la casa
abbandonata dove Jameson e io avevamo progettato di restare quella
prima notte. Ma quando fermai la macchina e scesi, Jameson mi tocc
il braccio. "Lasceremo l'auto qui. Se la trovano, penseranno che siamo
intrappolati dentro la casa, e questo potrebbe distrarli. Credo che
invece dovremmo dirigerci a quella tua caverna."
"Non c' tempo" risposi, scrutando i suoi occhi.
" pi buio nella foresta" intervenne prontamente Rhiannon. "Ce la
faremo, se ci affrettiamo." Presto mi resi conto che gli altri erano di
gran lunga pi lenti di me. Due volte Tamara mi disse di correre
avanti, di lasciarli e aspettarli alla grotta, ma io rifiutai di abbandonare
quegli amici appena trovati. In un tempo molto breve, mi ero
affezionata a loro e avevo imparato ad amarli profondamente. Erano
diventati la famiglia che non avevo mai avuto. La ricompensa che
avevo sempre sognato per la mia bont, da bambina. Stavano tutti
rischiando la vita per aiutare la mia figlioletta. E io avrei sacrificato la
mia vita per chiunque di loro.
Ma anche senza l'affetto che provavo per Tamara e Rhiannon, non
avrei saputo risolvermi ad abbandonare Jameson. Se il sole fosse sorto
e avesse cominciato a ustionarmi la pelle in quel preciso momento,
non avrei potuto proseguire senza di lui. Perch era il padre di mia
figlia, mi dissi, mentre camminavo accanto a lui nella luce che si
addensava. Ero legata a lui per via della bambina. Doveva essere
quella la spiegazione.
Lui si volt e mi guard negli occhi, e qualcosa dentro di me parve
destarsi da un sonno pesante. In quel momento compresi che la mia
teoria faceva acqua. C'era un legame tra noi, ma almeno per quanto
mi riguardava, non era solo nostra figlia che l'aveva creato.
C'era qualcosa di pi. Qualcosa che non sapevo neppure
cominciare a capire.
Sei innamorata di lui, novellina, bisbigli nella mia mente la voce di
Rhiannon.
Voltai di scatto lo sguardo verso di lei, trasalendo, rendendomi
conto di aver dimenticato di schermare i miei pensieri.
Lei mi sorrise, mi fece l'occhiolino, e capii che aveva parlato a me
sola, mantenendo i propri pensieri tra noi due, cos che Jameson non
potesse udirli. Ecco un altro trucchetto che mi sarebbe piaciuto
imparare.
Naturalmente, l'ho capito gi la prima volta che lui ha parlato di te.
Sarai un 'ottima compagna per lui, Angelica. Esattamente ci che serve
al nostro giovane, arrogante Jameson. Il suo sorriso si fece pi ampio
mentre gli lanciava un'occhiata in tralice. Poi guard di nuovo me, la
malizia negli occhi. Non dirglielo subito, non ancora, giovincella. Ha
bisogno di soffrire un po 'pi a lungo, credo. Soffrire? Oh, Rhiannon
poteva anche essere saggia, ma non aveva nessuna idea di come
ragionava Jameson. Lui non stava soffrendo affatto a causa mia. Il suo
unico tormento gli proveniva dalla nostalgia per nostra figlia e dalla
sua brama di vendetta contro DPI. Poteva desiderarmi con la passione
di un folle, ma non c'era niente oltre a questo. E quanto a me, ebbene,
con assoluta certezza non ero innamorata di lui.
Sarebbe una donna molto stupida, in effetti, colei che si permettesse
di amare un uomo che la disprezza, pensai.
Capitolo  19
Jameson si ridest lentamente, mentre con gradualit gli odori
della notte gli riempivano i polmoni e lo spingevano via dalle braccia
celestiali che lo stringevano nel suo sogno. Quando fu mezzo sveglio,
proprio nel momento in cui aveva deciso che preferiva non svegliarsi,
si rese conto che quelle braccia erano di Angelica. E quelle erano le sue
labbra, e suoi i soavi gemiti che lui aveva sentito nella mente per tutto
il giorno. Lo fece arrabbiare il fatto di non poter controllare la propria
mente quando dormiva. Non avrebbe sognato di lei a quel modo, se
avesse avuto la possibilit di scegliere. Perch era troppo deludente
svegliarsi realizzando che nel regno della realt lei non gli avrebbe mai
bisbigliato le cose che diceva nel mondo dei sogni.
Si era appoggiato contro la fredda parete di pietra ed era
sprofondato nel sonno con Angelica vicino a s. Ma mentre lottava
per svegliarsi appieno e si voltava a guardarla, tanto per assicurarsi che
lei non fosse veramente bella come il suo sogno l'aveva dipinta (e pur
sapendo benissimo che lo era), non la trov l. Era andata via. Un lieve
fremito di allarme gli risal la spina dorsale. Sedette pi ritto, battendo
le palpebre per scacciare dagli occhi la bruma del sonno.
"Ottimo, sei sveglio" disse Roland. "Dobbiamo partire presto se
vogliamo raggiungerli prima che portino la bambina in quell'edificio a
White Plains."
Anche gli altri erano svegli. Rhiannon si stava spazzolando i lunghi
capelli, Tamara era accoccolata sonnacchiosa tra le braccia di Eric.
"Non dobbiamo" disse Jameson piano. "Devo."
"Jamey..." cominci Tamara, rizzandosi a sedere, ma lui
l'interruppe.
"No, Tamara. Non sono pi disposto a lasciarvi rischiare la vita per
me. Avreste potuto lasciarci la pelle, ieri. E il rischio  persino maggiore
adesso. Saranno furiosi perch l'abbiamo scampata, e pi determinati
che mai a ucciderci tutti." Mentre parlava il suo sguardo continuava a
dardeggiare verso l'ingresso della grotta, ma l non compariva alcun
segno di Angelica. "Preoccupato per lei?" gli domand Rhiannon.
Jameson gir la testa di scatto, incroci i suoi maliziosi occhi neri.
"Dov'?"
" uscita a esplorare la zona. Ha detto che voleva essere sicura che
per noi fosse sicuro uscire."
"Non dovrebbe essere l fuori da sola" sbott Jameson avviandosi
verso l'entrata.
"Esattamente che cosa sta succedendo fra voi due?" volle sapere
Tamara, e il suo tono suggeriva che pensava tra loro ci fosse molto pi
di quel che c'era.
"Non cominciare, Tamara" rispose Jameson. "Non c' niente tra
Angelica e me."
"Niente tranne una bambina" contrattacc lei.
"Oh, c' pi che una bambina" osserv Rhiannon sollevando le
sopracciglia. "C' passione. L'aria praticamente ne crepita, quando
sono vicini. E il modo in cui si guardano." Sorrise dolcemente. "Credo
che tu ami quella ragazza, Jameson."
"Rhiannon" la ammon Roland, ma lei si limit a sorridergli, e
punt di nuovo su Jameson il suo sguardo consapevole.
Udirlo affermare a voce alta in quel modo lo fece sentire pi
depresso che mai. "Ma no che non la amo" scatt. Sarebbe stato un
maledetto stupido se l'avesse fatto, giusto? Dal momento che sapeva
perfettamente che lei non provava niente per lui. Niente oltre al
livello fisico, quantomeno. "Non provo nulla per quella donna" asser.
Un rumore vicino all'ingresso gli fece voltare la testa. Gli occhi di
Angelica incontrarono i suoi, ma lei li distolse prontamente. Jameson
non aveva dubbi che lei avesse udito ci che aveva detto. Gli parve di
percepire uno scintillio di dolore nello sguardo di lei, ma si disse che
era ridicolo. "Non vedo nessun uomo del DPI nascosto tra gli alberi"
disse Angelica sottovoce. Un po' troppo sottovoce, in effetti. "Credo
sia sicuro avventurarsi fuori."
"La prossima volta aspettami" le disse Jameson.
I suoi occhi violetti lo fissarono, lampeggianti di ribellione. "Giusto.
Sono ancora tua prigioniera, non  vero? Perdonami per non aver
chiesto il permesso prima di allontanarmi dalla tua vista. Sciocco da
parte mia pensare che salvarti la vita cambiasse le cose, no?!"
"Non  questo che intendevo... Angelica!" Ma lei si era voltata e si
era precipitata di nuovo fuori dalla grotta, lasciandolo l a chiedersi
perch fosse cos arrabbiata.
"Ben fatto" comment Rhiannon, battendogli sulla spalla. "Ben
fatto."
Lui si scroll di dosso la sua mano e si precipit fuori dalla caverna.
Una fredda brezza autunnale gli serpeggi su per il collo, suscitando un
brivido. La luna era completamente invisibile quella notte, oscurata da
cupe nubi che riempivano il cielo intero, e il vento gemeva e fischiava
tra i rami dei pini. Dapprima non la vide. Poi la individu, ritta con la
schiena alla grotta, che fissava nel folto della foresta. I capelli le
danzavano nel vento, lunghe seriche dita che ondeggiavano, si
attorcigliavano, quasi volessero attirare pi vicino un viandante
incauto. Come per attirare vicino lui.
Irrigidendo la spina dorsale, Jameson la raggiunse, sapendo che si
stava lasciando irretire dal fascino silenzioso di lei. Ma dopotutto,
questo era quello che aveva fatto per tutto il tempo, no?!
All'inferno, non era mai stato uomo da ammettere facilmente la
sconfitta. Si ferm accanto a lei, vicinissimo. Ma Angelica non diede
segno di aver notato la sua presenza. Non lo guard neppure. Era una
rivelazione, conoscere una donna che lo detestava cos tanto. Una
nuova esperienza per lui.
"Non intendevo dire che tu devi chiedere il permesso prima di
allontanarti dal mio fianco, Angelica. Lo sai.  solo che andare fuori da
sola potrebbe essere pericoloso. Ero preoccupato per la tua
incolumit. Questo  tutto." Mentre parlava fece un altro passo verso
di lei, ancora senza toccarla, bench tutto in lui lo volesse.
Lei gli scocc una breve occhiata in tralice, ma torn in fretta a
contemplare la foresta. "Apprezzo la tua preoccupazione, vampiro,
ma non  richiesta. Puoi non averlo notato, ma sto diventando molto
esperta nel badare a me stessa."
"L'ho notato" rispose lui. Esamin gli alberi circostanti, sperando di
vedere che cosa lei vi trovasse di tanto interessante. Non scorgendo
nulla d'insolito, concluse che semplicemente non voleva guardarlo.
"Devo esserti sembrata un patetico relitto d'un vampiro" prosegu
lei in tono riflessivo. "Non ho idea del perch mi ci sia voluto cos
tanto per ritrovare me stessa. Ma ti assicuro, Jameson, che quando ero
mortale non sono mai stata particolarmente bisognosa o debole."
"Non ho mai pensato che tu fossi debole."
Lei si volt verso di lui, fronteggiandolo per la prima volta. "Ma
sono ancora tua prigioniera. Dimmi, vampiro, credi davvero che sia
ancora mia intenzione sottrarti nostra figlia e portarla via dove non la
troverai mai?"
I suoi occhi erano di un pallido color lilla al centro, che si incupiva
fino a diventare viola scuro ai bordi. "Non lo so" rispose lui, incapace
di distogliere lo sguardo. " cos?" Angelica soffi fuori l'aria tra i denti
serrati, esasperata, e si gir dall'altra parte. "Se lo fosse, perch mai
sarei tornata indietro per te? Avrei potuto lasciarti laggi a morire, e
avere mia figlia tutta per me quando l'avessi trovata."
"Se l'avessi trovata" precis lui. "Come hai sottolineato, avrai
un'opportunit di gran lunga maggiore di riaverla indietro con il mio
aiuto."
"E tu credi che questa sia l'unica ragione per cui sono tornata a
cercarti." Lo afferm in tono piatto, senza confermarlo n negarlo.
"Cos'altro vorresti farmi credere?" Jameson appoggi una spalla
contro un pino, incroci le braccia sul petto, e la squadr. Non
provava simpatia per lui. Lo detestava. Gliel'aveva detto chiaro e
tondo. Faceva male che il suo desiderio per lui la disgustasse. Faceva
pi male di quanto avrebbe dovuto. "La passione tra noi  forte,
Angelica, ma non posso credere che tu abbia rischiato il tuo bel collo
solo per l'opportunit di avermi di nuovo."
"Sei uno stupido arrogante."
"Non cos arrogante" le rispose lui. "Vale per entrambi. Questo lo
sai." Tese la mano, le accarezz la snella colonna della gola con il
dorso delle dita. Forse... lui aveva solo bisogno di assicurarsene.
Ingordo per punizione, no?! Lei gli allontan la mano con uno
schiaffetto, ma non prima che lui avesse percepito il lieve brivido che
la percorse. S, lei lo desiderava ancora. E s, provava repulsione per
ci che sentiva. Jameson aveva la sua risposta. "Andiamo, piccioncini"
chiam Rhiannon con una risata a stento nascosta nella voce. Jameson
fu certo che avesse assistito a quello schiaffetto, e questo lo irrit ancor
pi. "Dobbiamo muoverci." Lui si sporse verso Angelica, e ancor prima
di parlare sapeva che l'orgoglio ferito era un'arma pericolosa. "Non ha
importanza che il mio tocco ti disgusti, vero, Angelo? Sappiamo
entrambi che lo desideri alla follia."
"Ricordamelo quando mi tocchi di nuovo e ti strapper le dita dalle
mani, vampiro." E con queste mordaci parole, lei si volt per
raggiungere gli altri che camminavano scattanti per la foresta.
Non c'erano forze del DPI a circondare la casa abbandonata dove
avevano lasciato la macchina, cos ancora una volta si ammucchiarono
all'interno e partirono verso sud, diretti al quartier generale del DPI a
White Plains. Sapevano che quello era il luogo in cui i bastardi
avrebbero portato Amber Lily, e anche a costo della sua stessa vita,
Jameson avrebbe riavuto indietro la piccola.
Una volta che lei fosse stata fuori pericolo, sarebbe tornato l. Per
rendere il mondo un luogo pi sicuro per sua figlia.
Avevano percorso poco pi di dieci chilometri, quando
individuarono un furgone del DPI, e poi varie altre auto con il
familiare emblema governativo sulle portiere, tutte parcheggiate
lungo il bordo della strada. Praticamente circondavano il minuscolo
villaggio di Petersville. Uomini in giacca e cravatta stavano bussando
alle porte, parlando con la gente.
"Che cosa diavolo succede?" mormor Jameson, mentre rallentava
a passo d'uomo e guidava con cautela lungo la strada principale della
cittadina.
"O hanno deciso di vendere cosmetici come attivit collaterale"
scherz Tamara, "oppure stanno svolgendo una ricerca porta a porta."
"Per noi?" chiese Angelica, spalancando gli occhi.
"No." Il commento di Rhiannon attrasse gli occhi di tutti, tranne
quelli di Jameson. Lui mantenne i suoi alternativamente sulla strada e
sugli uomini che apparentemente avevano invaso la cittadina. "Non
abbiamo mai avuto l'abitudine di cercare rifugio in casa di mortali"
prosegu Rhiannon. "Che motivo avrebbero di pensare che abbiamo
cominciato ora?"
Jameson batt le palpebre. Nel sedile accanto al suo, Angelica trasse
un respiro tremolante. "La bambina?" bisbigli.
"Forse quella guardia non stava mentendo quando ha detto che era
scomparsa" propose Roland. "Ma  impossibile. Chi l'avrebbe presa? E
perch, per l'amor di Dio?" La voce di Angelica si innalz di un'ottava,
e Jameson riconobbe il panico quando l'ud. "Che genere di persona
sottrarrebbe una bambina da un'auto parcheggiata, mentre i
conducenti sono occupati a cambiare uno pneumatico? Che razza di
persona malata, depravata, farebbe... "
"Angelo." Jameson pos la mano sulla sua, ve la chiuse attorno, la
sent tremare. Era bizzarro il modo in cui scordava la propria rabbia e
frustrazione quando la vedeva sconvolta. "Non pensare il peggio. Non
sappiamo nemmeno che cosa significhi.  possibile che stiano cercando
noi."
"Continua a guidare, Jameson. Scopriremo che cosa sta succedendo
qui in breve tempo" disse Eric. Jameson ubbid, ma non riusc a lasciare
la presa sulla mano di Angelica. Prima che arrivassero al limitare della
cittadina, tuttavia, pot vedere il posto di blocco allestito lungo la
strada. Un pickup malandato davanti a lui fu fermato e poi perquisito,
il conducente interrogato. Jameson si guard attorno in cerca di
un'altra via per uscire dalla citt, ma non ne vide nessuna. Fermarsi in
mezzo alla strada avrebbe attirato sospetti, ed effettuare un'inversione
a U probabilmente li avrebbe fatti uccidere tutti.
La mano che ancora stringeva esercit una gentile pressione, e
quando lui guard Angelica, lei stava accennando con la testa verso un
enorme, moderno capanno di legno proprio al limite dell'abitato. Si
trovava in cima a una collinetta, con un lungo viale che vi saliva, e
sembrava un po' discosto dal villaggio. "L" disse Angelica. "Sembra
vuoto. Imbocca il viale e fai come se fosse casa nostra."
"E che cosa facciamo se non  vuoto?" Perch, si chiese, si sentiva
spinto a disapprovare ogni cosa lei diceva?
"Guarda le impalcature sul lato pi lontano. E il tetto.  solo
parzialmente coperto."
"Ha ragione" intervenne Eric. "L'edificio  ancora in costruzione.
Infilatici, Jameson, non abbiamo molta scelta."
Annuendo, Jameson fece svoltare l'auto nel viale, guid fino alla
casa e poi spense il motore. Rimasero seduti in silenzio ai piedi del
casolare, un ponte sopraelevato in legno di sequoia che si estendeva
sopra di loro. " una bellissima casa" comment Tamara.
" quasi tutta finestre" replic Rhiannon. "Stupidi mortali con la
loro maledetta passione per i vetri."
"Dovremmo entrare." Angelica scocc un'occhiata preoccupata alle
auto che ancora bloccavano la strada appena a sud della cittadina.
"Apparir sospetto se ci limitiamo a starcene qui seduti."
"Se entriamo tutti in una volta e ci vedono..." Jameson si morse il
labbro, per impedirsi di essere in disaccordo con lei per l'ennesima
volta.
" buio, Jameson" osserv Rhiannon. "La luna  coperta dalle nubi.
Riescono a malapena a vedere il proprio naso, figuriamoci contare le
teste da laggi." E dal momento che era seduta vicino a una delle
portiere posteriori, l'apr e smont. Roland e Tamara la seguirono, poi
Eric scese dal lato passeggero davanti, porgendo una mano ad
Angelica. Sempre gentiluomo, pens Jameson piuttosto
sgarbatamente. Ma scese anche lui. Si raggrupparono attorno al
pontone davanti agli ampi gradini, li salirono ed entrarono in casa
dalla terrazza attraverso porte a vetri scorrevoli. Erano state chiuse a
chiave, ma i mortali dovevano ancora inventare una serratura che
potesse tener fuori un vampiro. All'interno vennero accolti da un
ampio focolare di ciottoli, uno scintillante bancone di legno di
palissandro, soffici tappeti sul pavimento e un sof, divanetti per due,
e poltrone che assomigliavano a grassi orsacchiotti marroni.
"Questo posto  una favola" esclam Tamara, sprofondandosi in
una delle poltrone, che parve abbracciarla. "Mi chiedo se l'impianto
idraulico  finito. Che cosa non darei per un bagno caldo, tra non
molto."
Jameson si irrigid. "Non vorrai restare cos a lungo." Tamara alz la
testa e le sopracciglia allo stesso tempo. "Che cosa vuoi dire? Non
possiamo certo andarcene, Jamey, con quelli che bloccano la strada."
"Sai dannatamente bene che potete" ribatt lui. "Basta tagliare per i
boschi, e girare loro attorno. Prendete in prestito un altro veicolo a
sud della citt e continuate da l."
Roland inclin la testa da un lato. Eric inarc un sopracciglio. "E tu?"
"Io resto" rispose Jameson. "Rimarr nei paraggi giusto il tempo per
scoprire che cosa stanno cercando. Se non si tratta di mia figlia, allora
proseguir esattamente come avrete fatto voi."
"E tornerai a White Plains?" chiese Eric.
Lui si limit ad annuire.
Tamara si alz, passeggiando, facendo scorrere le mani sulla
coperta stile afgano a riquadri all'uncinetto che era drappeggiata sullo
schienale del divano. "Resteremo tutti" disse, pur essendo ovvio che
sapeva che lui avrebbe protestato. "E poi ce ne andremo insieme."
"Tam..."
"Jameson ha ragione." Fu Angelica a parlare, e si voltarono tutti a
guardarla, la sorpresa negli occhi. "Siete buoni amici, ma gi per poco
non siete stati uccisi in questa ricerca. So che volete aiutarci. Ma
pensate a cosa succederebbe a Jameson se uno di voi perdesse la vita.
Pensate a come si sentirebbe."
Digrignando i denti, Eric annu. Roland chin la testa. Perfino
Rhiannon parve rassegnata. "Avete tempo a sufficienza per andarvene
di qui stanotte stessa" disse Jameson. "Non vi voglio intrappolati in
questa citt con gli agenti DPI che ronzano attorno come mosche. Io
stesso non voglio stare qui pi a lungo di quanto sia necessario."
Vide gli occhi di Tamara inumidirsi, ma la ragazza annu.
"D'accordo" disse. "Io... immagino che mi sentirei allo stesso modo se
fossi al tuo posto."
"Sai dannatamente bene che lo faresti anche tu." Jameson si volse
verso Angelica, sapendo che la battaglia pi dura sarebbe stata quella.
"Non suggerirlo neppure" lo anticip lei.
Lui trasse un profondo respiro. "Posso scoprire ci che ci occorre
sapere da solo" afferm. "Non c' alcun bisogno che corriamo il rischio
entrambi. Vai con loro. Ci troviamo a White Plains."
"E se Amber Lily  qui? Che succederebbe allora, Jameson? Potresti
passarle vicino e neppure accorgertene. No. No, se vuoi che io me ne
vada dovrai trascinarmi fuori di qui. Altrimenti, rester."
"Angelica... "
"Io sono sua madre" lo interruppe lei, fissandolo con tanta
determinazione e fuoco negli occhi che lui cap che la battaglia era
perduta. "Ho il diritto di stare qui. E qui  dove rester." Jameson
chiuse gli occhi, chin la testa.
Tamara gli and vicino, lo abbracci forte. "Ti voglio bene, Jamey.
Sii cauto, ti prego."
Lui ricambi l'abbraccio. Poi salut singolarmente ciascuno degli
altri. Not, non per la prima volta, che sembravano riluttanti ad
abbandonare Angelica quanto lo erano a lasciare lui. Lei aveva un
certo non so che. Si faceva strada fin dentro l'anima di una persona
prima ancora che questi sapesse cosa diavolo l'aveva colpito.
Ovviamente, lui non era l'unico a farsi incantare dalla sua magia.
Alla fine, gli altri sgusciarono fuori dal retro e svanirono tra le
braccia protettrici della foresta.
Jameson li guard andarsene, poi si mise a passeggiare. Gli serviva
un piano. Gli serviva un solido, sicuro piano in base al quale poter
scoprire che cosa diavolo stava succedendo in quella cittadina senza
essere visto. E senza mettere in pericolo Angelica.
Ma che fosse dannato se riusciva a pensare a un qualsiasi modo per
farlo.
Lei sedeva sul divano, le dita che giocherellavano distrattamente
con il coprispalliera sullo schienale. E a lui non piaceva guardarla l,
perch la desiderava tanto da star male.
Cos si diresse a grandi passi in quella che senza dubbio sarebbe stata
la cucina, una volta finita.
Adesso non era niente pi che nudo tavolato bianco con aree di
stuccatura secondo schemi regolari.
Una scaletta pieghevole stava al centro della stanza, con un
grembiule da imbianchino gettato sopra un piolo.
Jameson si volt quando Angelica entr dietro di lui, sapendo che
lei era l ancor prima di vederla.
"Non possiamo semplicemente starcene qui seduti" gli disse.
"Dobbiamo scoprire che cosa stanno cercando."
"E come suggerisci che lo facciamo, Angelica? Andiamo da uno di
loro e domandiamo?"
"Non uno di loro, ma uno dei residenti della cittadina. Dovrebbe
essere una missione abbastanza semplice." Adesso aveva tra le mani il
drappo all'uncinetto. Mentre lui guardava, lei se lo avvolse attorno
come uno scialle, completo di cappuccio che le celava i capelli.
"Non vorrai andare laggi" le disse.
"Ti hanno visto molto di pi, recentemente, di quanto abbiano
visto me, vampiro. In effetti, quando ero prigioniera a White Plains
ben poche persone mi hanno vista. La maggior parte di loro non mi
riconoscerebbe anche senza il mio piccolo travestimento. Torner a
piedi a quel negozietto che abbiamo sorpassato, con la scusa di
comprare qualcosa. Sar facile."
"No."
Lei gli and vicino, gli pos le mani sulla parte superiore delle
braccia. "Jameson, per favore. Dobbiamo fare qualcosa. Non posso
limitarmi a stare qui seduta, mi sta facendo impazzire." Jameson vide
la disperazione nei suoi occhi. Dannazione, non poteva rifiutarle
niente quando lo guardava in quel modo. Che cosa c'era che non
andava in lui, che trovava allettanti perfino gli sbaffi di sudicio sul viso
di quella donna? Sospir forte. "D'accordo, se insisti, allora verr con
te."
Lei alz gli occhi al cielo. "Non dovresti. Ti riconoscerebbero tropo
facilmente, vampiro" gli rispose. "Mi hai raccontato tu stesso quanto
spesso hai avuto a che fare con gli agenti del DPI." Ma per una volta lui
era pronto a controbattere alle sue argomentazioni. "Ti seguir. Mi
terr in ombra. Nessuno mi vedr."
"E se dovesse succedere, non penseranno niente di un oscuro
straniero che pedina una donna sola nel cuore della notte" comment
lei.
"O si fa a modo mio o in nessun modo, Angelo. Vengo con te o non
vai affatto."
"Mentre noi litighiamo, nostra figlia potrebbe essere..." Angelica
chiuse gli occhi, senza terminare. "D'accordo" disse. "Hai vinto tu." E
alz la testa per scrutargli il viso.
Lui si trattenne dal pulirle uno sbaffo di sporcizia dalla guancia. Non
sarebbe stato saggio toccarla, quando aveva un aspetto cos
vulnerabile... cos bello. "Andiamo, datti una ripulita" la invit.
"Di certo finiresti per attirare l'attenzione, cos."
Lei guard i propri vestiti come se avesse dimenticato lo stato in cui
era. "Okay." Jameson la osserv andare in cerca di una stanza da
bagno, ascolt i rumori che faceva, l'acqua che le schizzava sulla pelle.
Fu di ritorno in pochi minuti, pi pulita ma non meno preoccupata.
Senza aspettare il suo permesso, lo oltrepass, tornando attraverso il
soggiorno verso la porta attraverso cui erano entrati.
"Aspetta, Angelica" disse Jameson, affrettandosi dietro di lei e
posandole una mano sulla spalla. "Se vuoi andare in paese con la scusa
di comprare qualcosa, avrai bisogno di contanti. Ecco." Le spinse varie
banconote nella mano calda. La sent fremere d'anticipazione per ci
che avrebbe appreso. "Cammina lentamente" l'ammon, "e tieni la
testa bassa. Stai attenta, Angelica. Sar l vicino se avrai bisogno di
me."
Lei incroci i suoi occhi, li resse per un lungo momento, e lui pens
che volesse dirgli qualcosa. Ma poi parve cambiare idea. Si volt, e si
affrett fuori dalla porta.
Jameson fece un lento cerchio, affondandosi le mani tra i capelli.
Non gli piaceva ci che stava provando. Non gli piaceva
minimamente, e non voleva pensarci. Non in quel momento, quando
doveva concentrarsi sull'obiettivo di trovare sua figlia. Ma presto.
Presto sarebbe stato costretto a venire a patti con quella cosa che
sembrava aver preso possesso del suo stesso essere. Presto. In quel
preciso momento, aveva un angelo da seguire.
Sapevo che aveva mantenuto la promessa di seguirmi. Potevo
sentire quell'uomo irritante vicino a me, ovunque andassi, anche se
mai una volta lo vidi. Mi lanciai spesso occhiate alle spalle. Lo sentivo
vicino. Tuttavia pareva invisibile.
Il negozio non era lontano. Lo trovai facilmente, e ringraziai la mia
buona stella che fosse ancora aperto, anche se quasi deserto. Sembrava
che la maggior parte della gente in quella citt si fosse rintanata in casa
presto quella sera. Probabilmente le truppe di agenti governativi li
avevano spaventati quasi a morte. Il posto era un unico ampio
stanzone, stipato di minuterie e di spuntini pronti. Una campana sopra
la porta tintinn allegramente quando entrai passando sotto una
tenda vecchio stile a righe bianche e rosse.
"Salve" disse un'amichevole voce maschile, e io alzai gli occhi,
trasalendo. Ma era soltanto l'uomo che stava dietro il bancone, e nei
suoi occhi non c'era cattiveria. Aveva una testa rosea e lucida, dove
non si sarebbe potuto trovare un solo capello, e portava occhiali
rettangolari bifocali appollaiati sulla punta del naso. "Posso aiutarla a
trovare qualcosa?"
"Avete delle cartoline?" domandai, cercando di eliminare ogni
traccia di paura dalla mia voce. Il negozio odorava di caff fresco e
bastoncini di liquirizia.
"Ma certo che ne abbiamo." Gir attorno al bancone e mi guid
fino a un espositore girevole traboccante di cartoline illustrate. "Cerca
qualcosa in particolare?"
"Lo sapr quando lo vedo" dissi con un sorriso a labbra strette. E
cominciai a far passare le cartoline come se cercassi proprio quella
giusta. "Dunque  una turista. Non mi sembrava di riconoscerla."
"S, sono di passaggio." Estrassi una cartolina con una fotografia di
alberi e montagne e cielo azzurro. "Sembra che io abbia scelto un
brutto momento per fare una visita qui" commentai. "A giudicare dai
blocchi stradali e dagli uomini che girano per la citt. C' stata
un'evasione da un carcere o qualcosa del genere nei paraggi?"
L'uomo scosse la testa, ridacchiando come una chioccia quando gli
porsi la cartolina e dirigendosi di nuovo al registratore di cassa. "Una
vergogna, ecco che cos'. Che cosa sta diventando il mondo, non lo
capir mai." Premette dei pulsanti e la cassa pigol. Il cassetto si apr
scorrendo. Gli porsi una banconota da un dollaro. "Cos' successo?"
azzardai.
Lui scosse di nuovo la testa. "Rapimento di bambini" rispose. "Una
giovane coppia stava viaggiando appena a nord della citt, e ha
bucato. Sono scesi per cambiare la gomma, e quando sono risaliti la
loro figlioletta appena nata era sparita. Qualcuno l'ha portata via dalla
macchina." Mi manc il respiro. Mio Dio, ci che aveva detto la
guardia poteva essere vero? La mia bambina era stata rapita dal DPI, e
poi rapita a loro da... da chi?
"Lo so" disse l'uomo scuotendo la testa. " una cosa terribile. Non
riesco a credere che sia potuta accadere proprio qui a Petersville. Mai
visto niente del genere succedere qui attorno, prima d'ora. Quei
maledetti pervertiti, bisognerebbe sparargli."
Presi fiato, provai a parlare. "Che cosa stanno facendo per trovare
la piccola?"
"Ecco, hanno un posto di blocco piazzato a sud della citt.
Controllano ogni veicolo che passa.
Hanno squadre di ricerca che perlustrano i boschi, e altri uomini che
vanno porta a porta a fare domande. Personalmente, non penso che
servir a molto. Se uno di quella razza si impossessa di un bambino...
ecco, di rado li trovano. Vivi, almeno."
Puntellai le braccia sul bancone per impedire alle mie ginocchia di
piegarsi. "Vivi?"
"Quella gentaglia di solito cerca bambini pi grandi. Non riesco a
immaginare che cosa vogliano fare con una cos piccolina. Malati figli
di cagna." Frug in cerca del resto e chiuse il cassetto.
"Ecco qua, signorina."
Tesi la mano per prendere le monetine metalliche. "Grazie"
borbottai, e mi voltai per andarmene.
"Non dimentichi la sua cartolina" mi richiam lui, e mi voltai di
nuovo. La cartolina giaceva ancora sul bancone. La raccolsi, ma
sapevo che le mani mi tremavano forte. "L'aspetta un bel viaggetto,
adesso" disse mentre lasciavo il negozio. Io mi limitai ad annuire, e
uscii.
Capitolo  20
Era turbata, anzi, addirittura sconvolta, quando usc dalla porta con
le campanelle che tintinnavano a ogni movimento. Sbuc sotto la
tenda a strisce sul marciapiede malconcio, rimase perfettamente
immobile per un istante, chiudendo gli occhi, poi rabbrivid
visibilmente, si volt e si mise a correre.
Jameson fu colto cos alla sprovvista che sulle prime non reag,
rimase fermo l, sbalordito, a fissarla mentre si allontanava, perdendo
senza accorgersene la coperta-scialle che le copriva le spalle e
scomparendo dietro l'angolo di un edificio.
Un istante dopo si riscosse e part all'inseguimento, mentre la
preoccupazione di rimanere nascosto gli sfuggiva del tutto dalla
mente. Si ferm dov'era caduta la coperta, la raccolse e stropicci tra
le mani la sua lanosa morbidezza. Dannazione. Qualcosa non andava.
Qualsiasi cosa Angelica avesse appreso in quel negozio l'aveva colpita
duramente.
Solo per un istante si chiese perch non gli fosse venuta in mente la
spiegazione pi ovvia: non avrebbe dovuto supporre che fosse
scappata come aveva promesso di fare, intenzionata a trovare sua
figlia e a portarla lontano dalla portata di un mostro come lui?
Probabilmente s. Se davvero avesse creduto alle cose che si era
continuamente detto sul conto di Angelica fin dall'inizio, senza dubbio
lo avrebbe pensato. Se fosse stato intimamente convinto che le cose
che si era ripetuto nella mente come un mantra fino a poche ore prima
fossero vere, in quel preciso momento avrebbe dovuto essere
furibondo con lei.
Invece non lo era. Era preoccupato. E per un qualche motivo che
non riusciva a spiegarsi, non c'era alcun dubbio nella sua mente che lei
non fosse fuggita da lui. Come mai? Perch lei aveva rischiato la
propria vita per salvare quelle dei suoi pi cari amici. Per salvare lui.
Perch aveva visto come aveva abbracciato Tamara e l'affetto nei suoi
occhi quando scherzava con Rhiannon. Perch l'aveva vista diventare
lentamente consapevole della propria forza di recente acquisita, e
l'aveva guardata esplorarla e sperimentarla correndo accanto a lui
come una dispettosa ninfa dei boschi, saltando per vedere quanto in
alto riusciva ad arrivare, assaporando la bellezza della notte,
meravigliandosi dei propri poteri psichici, atterrando quattro uomini
armati come una leonessa che proteggesse la propria cucciolata, e
spaventando a morte uno di essi mentre lo interrogava sulla figlia.
Angelica non era nessuna delle cose che lui aveva creduto che fosse.
Men che meno egoista. E non gli avrebbe negato sua figlia. Non
sapendo quanto quella bambina significasse per lui. Perch non poteva
fare a meno di saperlo. Lei sentiva ci che sentiva lui. E lui provava...
Chiuse gli occhi, la cerc con la mente. Angoscia! Lacrime!
Singhiozzi dolorosi nella loro intensit. E paura, una nauseante paura
da torcere le viscere. Queste erano le cose che lui sentiva in quel
momento, e le sensazioni giungevano chiaramente da lei. Da Angelica.
Jameson cammin fino al limite dell'edificio e guard lungo l'ampio
viale che lo costeggiava, serpeggiando su per una collina per poi
svanire dentro la foresta. Era andata da quella parte. E lui l'avrebbe
trovata.
Forse Angelica lo detestava ancora, e lui certo non poteva
biasimarla per questo. L'aveva giudicata un'idiota fin dalla notte in cui
l'aveva liberata dalla cella. L'aveva fatta prigioniera, minacciata, e poi
lasciata in balia degli istinti fisici che sapeva che lei non poteva
controllare... perch, dannazione, neppure lui riusciva a controllarli.
Ma aveva mentito sostenendo di odiarla. Non l'aveva mai odiata.
Neppure nella notte ormai lontana in cui per poco lei non gli aveva
tolto la vita.
Jameson svolt e cammin lungo la strada che lei aveva imboccato,
cercandola con la mente. Non impieg molto a trovarla.
Appena dentro il limitare della foresta, Angelica giaceva a faccia in
gi sul terreno coperto di muschio, il corpo che tremava per la
violenza dei singhiozzi. Jameson rimase l per un momento,
interrogandosi sulla pena che sentiva nel vederla cos. Non sul dolore
di lei, bench sentisse anche quello. Ma sul proprio. Perch gli
annodava lo stomaco vederla piangere? Perch la gola gli si serrava?
Perch gli bruciavano gli occhi? "Angelo" bisbigli.
Lei trasse un respiro tremolante, e si alz sulle mani, alzando la
testa, guardandolo. Il suo viso era bagnato di lacrime, gli occhi gonfi e
smarriti. Una pulsione istintiva lo spinse ad avanzare, a inginocchiarsi
davanti a lei, mentre le sue mani le scivolavano sotto le braccia e si
chiudevano attorno al suo corpo cedevole attirandola stretta al petto.
"Angelo" sussurr piano, bench parlare fosse un tormento. "Non
piangere. Ti prego, mi uccide vederti piangere." Le sue dita si
intrecciarono nei capelli di lei, come fossero dotate di volont propria,
e le accarezzarono la nuca. Il viso bagnato di Angelica gli premette
contro la gola, dove la pelle assorb le sue lacrime. Le sue braccia gli
circondarono la vita. " v-vero" singhiozz Angelica. "Qualcuno l'ha
presa, Jameson. Non sanno chi abbia la nostra piccina. Non hanno
idea di dove sia. E se..."
"Ssst." Jameson le accarezz i capelli, le spalle, la schiena,
desiderando che gli spasimi cessassero di infuriare sul suo corpo esile.
"Lei  lontana da loro, Angelo.  lontana dal DPI. Non possono pi
farle del male, adesso."
"Ma che genere di persona l'avrebbe presa? E se  qualche orribile,
demente..."
"No." Jameson l'afferr per le spalle e l'allontan leggermente da
s, quanto bastava per poterla guardare negli occhi mentre le parlava,
abbastanza perch lei potesse vedere la sincerit nei suoi occhi. "Lo
sentiresti se lei provasse dolore o fosse infelice. Sai che lo faresti. E non
lo senti."
Angelica batt le ciglia per scacciare le lacrime che le si
raccoglievano negli occhi color ametista, e lo fiss cos intensamente
che Jameson pens potesse vedere tutto ci che lui era o sarebbe mai
stato. "No" rispose infine a bassa voce. "No, non lo sento."
"Allora  in salvo. Dobbiamo crederlo, Angelo. Per ora  al sicuro.
Ed  lontana dai bastardi che la tenevano prigioniera. La troveremo
prima di loro, vedrai. Giuro davanti a Dio, Angelo, che troveremo
nostra figlia."
Vide le sue labbra tremare, e d'impulso vi pos le proprie,
preoccupato soltanto di fermare quel tremolio, di rasserenare e
tranquillizzare Angelica. Sent il sapore delle sue lacrime. Quando
sollev la testa, lei lo guard fisso negli occhi. "Ho cos tanta paura per
lei, Jameson."
"Lo so. Anch'io." Si costrinse a lasciar ricadere le braccia lungo i
fianchi, perch sapeva che entro pochi istanti non sarebbe pi stato in
grado di farlo.
"No" mormor lei. Jameson la guard, le lasci vedere la propria
confusione. "Ho bisogno..." attacc lei, ma la sua voce svan fino a
zittirsi.
"Che cosa, Angelo?"
"Di te. Della tua forza. Ti prego, stringimi e basta. Non lasciarmi
andare, non adesso. Non mi sono mai sentita cos sola. Non ho mai
avuto tanto bisogno di qualcuno prima d'ora, e non posso..." Lui
aveva giurato che l'avrebbe rifiutata, si era ripromesso... ah, ma era
stato uno stupido. Non avrebbe mai potuto respingerla. Se lei si fosse
rivolta a lui un milione di volte, l'avrebbe accettata un milione di
volte. Lui... No. Non era quello.
L'attir di nuovo tra le braccia, stringendola a s, e lei gli si
aggrapp come se potesse andare in pezzi se lui l'avesse lasciata
andare. Alz il viso verso il suo, e lui la baci. Senza fare domande,
senza preoccuparsi delle conseguenze. Il senso di colpa che lei avrebbe
sentito, la repulsione che l'avrebbe sommersa quando si fosse resa
conto di essersi concessa, una volta ancora, a un uomo che
disprezzava, sarebbero arrivati, lui non ne dubitava. Ma in quel
momento scelse di non pensarci. Angelica aveva bisogno di lui. Cos
aveva detto. E anche Jameson aveva bisogno di lei, in quel momento.
Lei era l'unica persona al mondo che capisse appieno l'intensit
dell'angoscia che lo dilaniava, l'unica che potesse farlo. Era l'unica cosa
che condividevano, quello strazio, e sembrava in qualche modo giusto
condividere anche la consolazione.
La baci, e le labbra di lei si schiusero quando lui le sfior con la
lingua. Gust la sua bocca, si rese conto che la sua dolcezza era una
droga per lui. Non ne avrebbe mai avuto abbastanza... Le mani di
Angelica divennero febbrili, gli aprirono la camicia strappando i
bottoni e mandandoli a cadere tutto intorno. Poi la sua bocca si
spost, e lei gli baci il collo, il torace, il ventre mentre lui stava
inginocchiato sugli aghi di pino. Ogni tocco della sua bocca sulla pelle
lo faceva tremare... Jameson afferr l'orlo del suo vestito strappato e
glielo sfil dalla testa. I suoi seni nudi lo elettrizzarono, sfregandogli
contro il torace mentre lei tornava a baciarlo sulla bocca, i capezzoli
che si indurivano e gli premevano contro. La spinse all'indietro finch
fu sdraiata, poi si lasci cadere su di lei, nutrendosi dei suoi seni come
un assetato. La succhi forte, ferocemente, morse i capezzoli tesi
mentre le mani di lei attiravano a s la sua testa.
Quella era follia. Pura follia. Ma Jameson non poteva resistervi.
Non voleva resistervi. Si alz, e la tir in piedi. Poi con una lieve spinta
la fece indietreggiare contro il tronco nodoso di un pino. Lei rimase l
appoggiata, ansimante, gli occhi semichiusi, le labbra umide dei suoi
baci, i capezzoli eretti e pulsanti. Jameson si slacci i jeans e se li sfil,
poi si inginocchi e le tracci una scia di baci attraverso il ventre, oltre
l'ombelico e ancora pi gi, spingendosi con la lingua tra le sue gambe,
gustando il suo intimo sapore, stuzzicando e accarezzando finch non
la sent ansimare di piacere. Allora le allarg le cosce con le mani, e si
spinse dentro di lei, diventando sempre pi frenetico ogni volta che
l'assaporava, spingendosi pi in profondit con la lingua. Us i denti e
la bocca, ud le sue grida e sent le sue mani tirargli i capelli.
Si alz un'altra volta, risalendo con la bocca lungo il corpo di lei,
assaporandone i seni e poi prendendole di nuovo la bocca, tenendola
bloccata contro l'albero con il proprio corpo mentre le sue mani
lavoravano per renderla pazza di desiderio come lo era lui.
"Prendimi, vampiro" bisbigli Angelica appoggiando la testa
all'indietro contro il pino e offrendogli la gola. Offrendogli tutto di s.
"Bevi da me. Fammi dimenticare... "
Sollevandole il bacino e allargandole le cosce, Jameson affond in
lei. Angelica grid di piacere, e lui si immerse pi in profondit,
ritraendosi e penetrando ancora e ancora. Sent il corpo di lei
rispondere al suo, la sent contrarsi attorno a s. Le mani di lei gli
strinsero la nuca, guidandogli la bocca sulla gola. "Fallo" gemette
Angelica.
E lui l'accontent. Apr la bocca e morse la sua morbida carne,
trapassandole la pelle e poi la giugulare. Spinse avanti le anche,
muovendosi dentro di lei mentre beveva da lei. Quando Angelica
raggiunse l'orgasmo, ogni parte di lei vibr, le sue gambe gli si
allacciarono attorno alla vita e strinsero forte, facendolo affondare pi
in profondit. La testa si inclin ulteriormente all'indietro cos che i
denti di lui le penetrassero pi a fondo nella gola. Il dorso si inarc
mentre lei si apriva per accoglierlo completamente in s. Le sue braccia
lo strinsero forte e lei grid quando il seme di lui le sgorg dentro.
Dopo, Jameson la tenne stretta ancora a lungo, fino a quando la follia
non si plac e il suo corpo si rilass. Allora crollarono a terra come un
corpo solo.
Jameson non voleva che fosse finito. Non era pronto ad affrontare
i sensi di colpa e la repulsione di Angelica, l'odio per lui e la sua specie.
Mentre la stringeva le cattur il mento, le inclin la testa verso l'alto e
la baci. La passione era passata ed erano, per il momento, sazi,
perfino sonnacchiosi. Tuttavia la baci ugualmente. E fu un tenero
bacio, prolungato e lento e gentile. Quando lui sollev la testa,
Angelica apr gli occhi, scrutando il suo viso con un'espressione
confusa.
"Tu non sei mia prigioniera, Angelica. Non lo sei mai stata
veramente" le disse Jameson. "In qualsiasi momento tu senta di voler
proseguire da sola, sei libera di andare."
"Io non voglio lasciarti" bisbigli lei, e per solo un istante ci fu
qualcosa nei suoi occhi che gli tolse il fiato. "Mai..." Si morse il labbro,
distolse lo sguardo. "Finch non avremo trovato Amber Lily." Lui si
limit ad annuire. Poi la lasci andare, bench con sua sorpresa lei non
sembrasse avere alcuna fretta. Jameson si alz in piedi, raccolse i loro
vestiti, e prima di indossare i propri and da lei con il povero vestito
che aveva visto giorni migliori e l'aiut a infilarlo come se lei fosse una
bambina, godendo di ogni istante trascorso toccandola.
Poi Angelica si sedette per terra, osservandolo mentre si vestiva. E
disse: "Mi sono sbagliata su... moltissime cose".
Lui non voleva correre il rischio di travisare ci che aveva detto.
Non os balzare a conclusioni, perch questo l'avrebbe distrutto. "A
che proposito, Angelica?"
Lei chiuse gli occhi. La brezza si lev dolcemente, sollevandole i
capelli, facendoli danzare. Poi la sua testa si sollev e gli occhi si
spalancarono. "Ascolta" disse.
Accigliandosi, Jameson tese le orecchie. Ma non ud niente, a parte
la solita miriade di suoni della foresta. "Che cosa, Angelo?" domand
inarcando le sopracciglia con aria interrogativa. "Non le senti?"
Angelica inclin la testa. "Campane, vampiro. Campane da chiesa." Lui
avvert un lieve brivido corrergli lungo la spina dorsale, perch non
c'era nessuna campana. Mio Dio, il suo povero Angelo oscuro si era
spinto troppo oltre? Era scivolata oltre il limite, nel nero pozzo senza
fondo della follia?
"Angelo" mormor, prendendole la mano. Ma lei si stava gi
alzando in piedi, voltandosi verso il suono immaginario che credeva di
udire come se fosse ipnotizzata o peggio. E inizi a camminare.
"Angelo, aspetta. Dove stai andando?"
"In chiesa" sussurr lei, e poi si volt a guardarlo, gli occhi
perfettamente lucidi. " passato cos tanto tempo, Jameson. Ho
accusato Dio di avermi voltato le spalle, ma mi sbagliavo. Ero io quella
che aveva voltato le spalle a Lui. Non vedi? Hilary... lei mi ha reso
tutto cos chiaro. Quando stava morendo, l nei boschi, mi ha detto
che Dio era ancora con me, che guidava i miei passi. Mi ha detto che
Lui l'avrebbe aiutata a mantenere la sua promessa di vegliare su Amber
Lily finch non fosse di nuovo al sicuro tra le nostre braccia. E adesso...
adesso quelle campane."
Lui vide il sollievo nei suoi occhi, preg che quelle sue immaginarie
campane fossero reali.
"Deve significare qualcosa, Jameson. Deve. Non sono dannata da
Dio. Potrei essere andata vicino a dannare me stessa credendolo, ma
ora ho capito. Andr tutto bene."
"S" le disse lui. " cos. Andr tutto bene."
Lei gli accarezz il viso. "Vieni con me."
E lui annu, perch non aveva cuore di dirle che si stava
immaginando tutto. Angelica lo prese per mano e si incammin tra i
pini, salendo sempre pi in alto su per un pendio densamente
alberato. Poi si alz il vento, e per il pi lieve degli istanti Jameson
credette di udire... delle campane. Seguii il suono delle campane
perch sentivo di doverlo fare. Dovevo andare nella casa di Dio,
inginocchiarmi, e dirGli che mi dispiaceva. Che adesso capivo. Tutto
ci che mi era accaduto era accaduto per un motivo, e chi ero io per
pretendere di capirne lo scopo? Non lo sapevo. Sapevo solo che Dio
aveva ancora un progetto per me. Non ero affatto estraniata da Lui.
Avevo solo creduto di esserlo.
Quando raggiungemmo la cima della collina, udii il vampiro
borbottare sottovoce. Le campane avevano smesso di suonare, ma
non avevo pi bisogno di loro. La minuscola cappella si ergeva
solitaria in mezzo ai pini verde cupo. Noi ci eravamo arrivati
attraverso la foresta, ma vidi la stretta strada serpeggiante che vi
conduceva dalla cittadina sottostante. Il campanile era semplicissimo,
e cos pure le finestre. Una piccola porta rossa si apriva sulla facciata.
Sospirai di sollievo, sentendomi come se fossi arrivata a casa. Salii i
gradini insieme a Jameson, che mi teneva ancora per mano e di tanto
in tanto mi scrutava. La porta non era chiusa a chiave come avevo
pensato.
La navata era rischiarata dalla luce gialla delle candele, che danzava
e oscillava sui banchi di duro legno e sull'altare. C'era una persona sola,
una donna seduta nel banco davanti, dondolando la carrozzina per
bambini che aveva posteggiato davanti a s. La riconobbi.
"Guarda" bisbigliai a Jameson. " lei."
Lui annu. "Gi, la donna che ha avuto l'incidente d'auto."
"Quella di cui hai salvato la figlia rischiando la vita" aggiunsi io,
stringendogli la mano. Mi avvicinai. Jameson sedette nel primo banco
e mi lasci proseguire da sola. Mi feci il segno della croce, mi
inginocchiai davanti al crocifisso ligneo che stava solitario sull'altare e
l, in silenzio, pregai.
Jameson osservava Angelica inginocchiata davanti all'altare.
Sembrava cos serena, tutt'a un tratto. E cap che rappacificarsi con Dio
significava molto per lei. Sedette accanto alla donna di cui non
ricordava il nome, e attese.
Lei alz la testa, e quando lo vide i suoi occhi si spalancarono. "Tu!"
sussurr con un sorriso.
"S. Bella coincidenza, vero? Come sta la piccola?"
"Alicia sta bene" mormor la donna, ma stava scuotendo la testa.
Jameson aggrott la fronte, percependo il suo turbamento. "C'
qualcosa che non va?"
"No. Che non va, no. Solo... stanno accadendo cos tante cose
bizzarre. Rivederti  la minore di esse, immagino." Chiuse gli occhi.
"Due miracoli, in un cos breve lasso di tempo. Prima tu e quella...
quella bellissima ragazza, che salvate la mia bambina. E poi... "
Lui inclin la testa. La donna dondolava dolcemente la carrozzina
che le stava di fronte. "E poi?"
"E poi... non so, esattamente. Ma penso di essere stata visitata da un
angelo."
Santa pazienza, ma perch la religione doveva rendere cos matte
talmente tante persone?, si chiese lui.
"Era bellissima, anche lei. Un angelo dalla pelle scura, con i pi dolci
occhi marroni che avessi mai visto. Tutta vestita di bianco, e come...
come luminosa."
Jameson vide Angelica irrigidirsi. Ma lei non si volt. Si limit a
restare l inginocchiata, rigida, in ascolto.
"E... che cosa voleva questo angelo?" domand lui.
" stato incredibile." La donna scosse la testa bionda. "Lei ha detto
che ero in debito. Che la mia bambina era stata salvata, e che adesso io
dovevo salvare quella di qualcun altro. Teneva una neonata tra le
braccia, e semplicemente me l'ha consegnata, dicendo che dovevo
tenerla al sicuro fino a quando sua madre non fosse venuta a
prenderla."
Un sommesso grido ferito sgorg dalle labbra di Angelica. Lei si
alz, si volt lentamente. E i suoi occhi erano cos spalancati, e cos
colmi di speranza, che Jameson pens che probabilmente lui avrebbe
torto il collo a quella donna se stava raccontando frottole.
"L'angelo" prosegu la donna, le parole che le uscivano lentamente
mentre incontrava e reggeva lo sguardo di Angelica, "ha detto che
l'avrei riconosciuta quando l'avessi vista." Sorrise. "Sei tu, non  vero?"
Angelica sembrava incapace di parlare. Le sue labbra si schiusero,
ma non ne usc alcun suono. Grosse, tonde lacrime le riempirono gli
occhi e le inondarono il viso. "S" rispose Jameson. "Se hai trovato una
bambina dispersa,  nostra. Ti prego..."
"Qualcosa mi ha detto di venire qui. Semplicemente di venire in
chiesa, e aspettare. E sicuro come l'oro..." Scosse di nuovo la testa,
alzandosi, chinandosi sulla carrozzina, e tirando via le copertine.
Jameson guard. Angelica no. Rimase inchiodata dov'era, quasi
avesse paura di guardare, paura di vedere che la sua figlioletta non era
l.
La bimba dalle guance paffute e dalla testolina color carota, Alicia,
giaceva addormentata nella carrozzina. E infilata vicino a lei c'era una
bimba pi piccola, con riccioli neri come l'ala di un corvo ed enormi
occhi d'ebano che fissavano lui.
Il cuore gli si gonfi di gioia, finch credette che sarebbe scoppiato.
Jameson si chin sulla carrozzina, abbassando le sue manone per
raccogliere il fragile fagottino. La prese in braccio, chiuse gli occhi e la
tenne stretta a s.
"Amber Lily" sospir, perch non sembrava in grado di parlare pi
forte di cos. Il suo viso era bagnato. E quando riapr gli occhi e sollev
la testa, vide Angelica battere le ciglia, stordita, i bellissimi occhi
violetti fissi sulla bambina. Poi lei prese una boccata d'aria, batt le
palpebre e cadde per terra. Le gambe sembrarono sciogliersi sotto di
lei.
Jameson si avvicin e si inginocchi accanto a lei. Poi, con estrema
delicatezza, depose sua figlia tra le braccia della madre. L'intero corpo
di Angelica tremava, e lei stava sorridendo e piangendo e tremando
tutto in una volta. Si chin a baciare la fronte della piccina, e una
manina minuscola afferr una manciata di capelli e tir.
Angelica guard Jameson con occhi colmi di lacrime. E lui cap, in
quel preciso momento, di amarla. L'amava. E amava la bambina che
avevano generato insieme. E l'avrebbe sempre fatto. Qualsiasi cosa
accadesse. Una parte di lui, una parte molto grande di lui, desider
prenderle entrambe tra le braccia e fuggire in un remoto capanno da
qualche parte, e semplicemente vivere l nell'estasi per sempre.
Ma un'altra parte di lui sapeva che ci era impossibile. E non
soltanto perch Angelica non avrebbe mai potuto provare per lui gli
stessi sentimenti che Jameson nutriva per lei. Ma perch non ci sarebbe
stata nessuna pace, nessuna felicit per tutti loro fino a quando il DPI
non fosse stato annientato.
Nessun altro l'avrebbe fatto, pens, e mentre guardava la donna
che amava cullare sua figlia tra le braccia, comprese perch: nessun
altro aveva un motivo altrettanto valido per occuparsene.
Tese la mano e la pass dolcemente lungo la guancia bagnata di
lacrime di Angelica. "Aspetta qui, Angelo" le disse. "Torner in citt a
prendere la macchina, e poi ce ne andremo di qui."
"S." Lei non lo guard mentre parlava. I suoi occhi erano
concentrati sulla figlioletta, e cos traboccanti d'amore che Jameson
pens che sarebbe morto per la pura bellezza della scena.
Si chin a baciare la figlia, e usc dalla cappella. Si assicur che non ci
fosse nessuno nei paraggi, e che nessuno lo notasse tagliare attraverso
i boschi alle spalle della citt fino a emergere sul fianco della collina
appena oltre il capanno vuoto dove aveva lasciato l'auto.
Salito in macchina, si avvi verso la citt. Attravers l'abitato
lentamente per non attirare l'attenzione, notando che le auto e i
furgoni del DPI che fino a poco prima costeggiavano le strade non
c'erano pi. E non c'erano nemmeno uomini in abito scuro o giacconi
militari che bussavano alle porte o interrogavano i passanti.
Che cosa diavolo stava succedendo? Non potevano aver
rinunciato... non cos presto... Un lieve brivido di apprensione gli
corse lungo la schiena mentre svoltava con l'auto nella strada sterrata
che conduceva alla cappella sul fianco della collina. Fu allora che ud
Angelica urlare.
Il grido di lei gli risuon nella mente. Ma non stava parlando a lui
direttamente o deliberatamente. Era orribilmente spaventata... o
sofferente. O entrambe le cose. Poi le sue grida cessarono e Jameson
non ud assolutamente nulla. Spinse l'acceleratore a tavoletta, le ruote
che sollevavano nubi di polvere mentre saliva a tutta velocit per la
stradicciola. Prese i tornanti di gran lunga troppo veloce, rischiando di
perdere il controllo della vettura, ma non rallent mai, ripetendosi
che non avrebbe dovuto lasciarle sole. Angelo e Amber. Non avrebbe
dovuto lasciarle nemmeno per un minuto.
Il cielo davanti a lui mandava bagliori. Fumo nero si alzava
turbinando verso le nuvole come fiato del diavolo. Si ferm slittando
davanti alla chiesa, ma non era pi una chiesa. Era un incubo. Il
minuscolo edificio era bruciato quasi fino a terra. Nulla di
identificabile rimaneva. Era solo una massa informe di fuoco e fumo,
un cumulo di macerie in fiamme.
Apr la portiera con uno strattone e smont, correndo verso
l'entrata, schermandosi il viso con un braccio quando sent la pelle
cominciare a piagarsi.
"Torna indietro" grid una voce, a stento udibile al di sopra del
ruggito delle fiamme. "Sei troppo vicino!"
La mente di Jameson era stordita, il suo corpo raggelato fino al
midollo malgrado il calore. Si volt e vide la donna bionda che cullava
tra le braccia la sua bambina e singhiozzava, protendendo una mano
verso di lui. And da lei, scuotendo la testa, domandando risposte.
"Angelica! Mia figlia, dove sono?"
La donna si limit a singhiozzare e a scuotere il capo.
Jameson si ferm di fronte a lei. "Che cosa  successo qui, donna?
Parla, dannazione!"
"Non lo so" rispose lei, con voce spezzata e flebile. "Me n'ero
appena andata, quando la chiesa...  stato come se una bomba
esplodesse all'interno! Dio,  stato terribile. Terribile!" No. No,
bisbigli la sua mente. "Angelica e la piccola erano ancora dentro?"
Voltandosi, si avvi un'altra volta verso il rudere in fiamme, ma la
mano della donna gli afferr il braccio, fermandolo.
"Non hai mai avuto una possibilit, Dio le benedica. Mi dispiace
cos tanto."
"No!" Jameson si lanci verso il fuoco e le macerie, sapendo che se
si trovavano all'interno quando era avvenuta l'esplosione, Angelica e
Amber Lily erano morte. Entrambe. Morte. Lacrime roventi lo
accecarono. Serr i pugni. "No" url di nuovo, poi gett la testa
all'indietro e ulul di angoscia e dolore e furia impotente. La sua voce
soprannaturale si innalz nella notte come un grido rivolto al cielo, e
il potere di essa riverber nell'atmosfera e attraverso la foresta,
facendo tremare i pini torreggianti.
Udirono uno strano grido quella notte nella citt di Petersville. Un
urlo alto e colmo d'angoscia che rotol come un tuono e parve
echeggiare all'infinito mentre si smorzava. Era un suono che gelava il
sangue. Il genere di grido che potrebbe spezzare un cuore e far venire
la pelle d'oca a un uomo. Alcuni dissero che era il grido di una bestia
ferita, tuttavia nessuno si azzard a ipotizzare che razza di animale
potesse produrre un verso come quello. Molti, la maggior parte,
erano convinti di aver udito la voce del diavolo in persona.
Capitolo  21
Mia figlia era bellissima. E sana. E mortale.
Non ero cos sopraffatta dalla gioia da non capire quando la
donna, Susan, mi raccont com'era stata brava Amber Lily a dormire
per tutta la notte. E del suo sano appetito. Aveva dato da mangiare a
mia figlia lo stesso latte artificiale con cui nutriva la sua. E affermava
che Amber Lily aveva gi acquistato due libbre, e che i suoi capelli
stavano diventando sempre pi ricci. Lei era mortale. Stava crescendo
e cambiando come avrebbe fatto un bambino mortale. Non sapevo
quali tratti vampirici potesse aver ereditato da me, se mai li aveva, ma
fui oltremodo sollevata nell'apprendere che non aveva bisogno di
nutrirsi di sangue e che non sarebbe stata intrappolata per l'eternit nel
corpo di un neonato. Quelle notizie mi diedero speranza.
Le cose ora sarebbero andate per il verso giusto. Finalmente, alla
buon'ora, tutto sarebbe andato bene. Non vedevo l'ora che Jameson
tornasse cos da poterglielo dire.
Susan, la donna che sapevo non sarei mai stata in grado di
ricompensare a sufficienza, disse che doveva riportare a casa sua figlia,
e mi fece i migliori auguri. "Grazie" le risposi. "Non  sufficiente, ma..."
"Non c' bisogno d'altro" disse lei, e mi guard profondamente
negli occhi. "Siamo pari, adesso."
Annuii, e sapevo che il mio sorriso era luminoso mentre tenevo tra
le braccia Amber Lily e lei si agitava e scalciava.
Guardai Susan e Alicia andar via. Fu solo quando la porta si chiuse
dietro di loro che percepii una presenza estranea. Mi girai di scatto, e
vidi degli uomini entrare nella minuscola cappella da un ingresso
posteriore, violandone la sacralit.
"Non muoverti" mi intim uno di essi sollevando un fucile. "Non
fiatare. Tengo sotto mira la bambina, e se fai solo una mossa la
spaccher dritta in due. Abbiamo finito di giocare con te, signora."
Non mi mossi. Non potei, perch sapevo che non stava scherzando.
Avrebbe ucciso mia figlia senza pensarci due volte, quel bastardo!
Gli altri si chiusero attorno a me, poi uno mi trafisse con un ago e mi
sentii diventare debole. Fu solo quando un terzo mi prese mia figlia
dalle braccia che andai nel panico. Ma non dovevo. Presto sarebbe
arrivato Jameson, sarebbe venuto a prenderci!
Per met mi trascinarono, per met mi trasportarono di peso fuori
dalla porticina posteriore mentre la droga faceva rapidamente effetto,
trasformando il mio corpo in una disobbediente massa di carne inerte.
Sbrigati, Jameson, pensai. Sarebbe venuto, e avrebbe capito che
cos'era successo. Avrebbe capito che eravamo state catturate. Avrebbe
saputo dove cercarci. Mi gettarono sul sedile posteriore di un'auto, poi
uno di loro si volt e guard l'orologio. Rimase l in piedi, in attesa, e
io mi accigliai.
Un secondo dopo la cappella esplose in una deflagrazione al calor
bianco che scosse il terreno sotto la macchina. Urlai, inorridita,
chiedendomi se Susan e la piccola Alicia fossero arrivate abbastanza
lontano da essere al sicuro prima che succedesse. L'uomo sorrise e si
mise al volante, e allora capii che intendevano far credere a Jameson
che noi eravamo morte, bruciate dentro quella cappella. Cos non
sarebbe mai pi venuto a cercarci. E fintantoch mi avessero drogata,
pensai scivolando sempre pi vicina a quell'orribile sonno nero
indotto dalla sostanza che mi avevano iniettato, non sarei stata in
grado di dirgli che era andata diversamente.
Due uomini stavano davanti nell'auto, e altri due salirono dietro,
con me. Uno di essi teneva mia figlia. A stento in grado di muovermi,
riuscii tuttavia a spingere una delle mie scarpe fuori dal calcagno finch
non mi ciondol dalla punta del piede. Mentre l'uomo si chinava per
montare in macchina, lasciai cadere a terra la scarpa. Poi lui chiuse la
portiera e l'auto si avvi. Tenni lo sguardo sui grandi occhi d'ebano
della mia bambina, fino a quando non riuscii pi a farlo.
Jameson rimase seduto per terra, immobile, e alla fine la donna se
ne and. Poi comparvero altri mortali. Un camion autobotte rosso
scintillante, con vigili del fuoco armati di idranti che inzupparono il
relitto fiammeggiante e lo trasformarono in una pila di fumanti travi
annerite e terra calcinata e montagnole di cenere. Lui rimase seduto
dov'era, non si mosse mai, e non poteva, non voleva muoversi mai
pi. Sarebbe rimasto seduto l finch il sole si fosse levato, e l'avrebbe
salutato con gratitudine.
Aveva perduto entrambe. E dannazione, aveva avuto a stento
un'occasione per conoscere sua figlia!
Ma aveva conosciuto Angelica. Aveva sentito la sua risata, visto la
luce nei suoi occhi violetti. Aveva conosciuto il suo tocco. L'aveva
amata. Dannazione, l'aveva amata con tutto se stesso, e non
gliel'aveva mai detto.
Come poteva essersene andata cos all'improvviso? Strappata a lui
senza preavviso. Come? E perch, per l'amor di Dio?
"Figliolo, perch non lasci che i medici ti diano un'occhiata?"
"Sua moglie e la sua bambina erano in quella chiesa" disse un'altra
voce sconosciuta. "Cos ha detto qualcuno, quantomeno."
"Oh, mio Dio, non c' da stupirsi che abbia quell'espressione!"
"Pensi che possa udirci?"
"No. Temo che sia uscito di testa."
"Figliolo, andiamo. Tirati su, adesso."
Jameson non parl, ma si alz. Non voleva essere importunato da
quei benintenzionati mortali. Voleva andar via e stare solo e ricordarla
aspettando l'alba. Si allontan strascicando i piedi, camminando
intorno al rudere che una volta era la cappella, facendo il giro
dell'edificio distrutto come un pianeta che girasse attorno al sole. Era
come se una forza lo attirasse, e gli impedisse di lasciare quell'orbita. Il
suo cuore... il suo cuore era in quello sfacelo di macerie. La sua anima.
La sua piccina... Oppure... lei?
Gli agenti del DPI avevano chiamato Amber il loro pi prezioso
oggetto di ricerca di sempre. Avrebbero potuto veramente
distruggerla? "No... "
Inciamp su qualcosa e lo guard, irritato. "Oh, Ges" mormor,
poich il dolore che prov in quell'istante fu quasi pi di quanto
potesse sopportare. "Oh dolce Ges,  la scarpa di Angelica." Cadde
sulle ginocchia, e la raccolse con la stessa delicatezza con cui avrebbe
maneggiato un fragile tesoro. Poi la strinse al petto e lasci fluire le
lacrime, scosso da possenti singhiozzi che quasi lo spaccavano in due.
Perch sapeva che se gli scienziati del DPI sarebbero stati restii ad
assassinare Amber Lily, non avrebbero esitato a uccidere sua madre,
Angelica. Non pensava di poter andare avanti senza di lei... e tuttavia
doveva trovare un modo. Per la loro piccola.
Quando fu troppo debole per restare seduto ritto, cadde a faccia in
gi sulla stradina polverosa, e le sue lacrime amare bagnarono le tracce
di pneumatici nella polvere. Non riusciva quasi a respirare, ma non se
ne cur.
La comprensione si fece strada dentro di lui lentamente. Molto
lentamente. Ma quando arriv alla sua mente, fu abbastanza per
stimolarlo a uscire da quel pozzo di folle tormento. Abbastanza per
spingerlo a raggiungere, un'ultima volta, la consapevolezza, e forse...
forse la speranza. Si rizz a sedere e fiss la scarpa che teneva in mano.
Non era bruciata. Non era neppure strinata. N lacerata o
danneggiata.
Volt la testa, e not che il punto in cui si trovava era molto
distante dai resti fumanti e bagnati della chiesa. Esaminando il terreno
circostante, non vide altri detriti. Nient'altro era stato scagliato cos
lontano dall'esplosione. E le tracce di pneumatici...
Quella era l'area sul retro della cappella. E s, il piccolo viale sterrato
girava attorno all'edificio, ma tutta la gente del luogo si era fermata
davanti alla facciata. Nessuno si era spinto fino a l. Jameson si alz in
piedi ed esamin il terreno, camminando lentamente verso la chiesa.
C'erano delle impronte. Di scarpe maschili. Che appartenevano a
svariati uomini. E i segni ineguali in mezzo a esse suggerivano che fosse
stato trascinato qualcosa. O qualcuno.
" viva" mormor. Tenne stretta la scarpa in una mano e cadde in
ginocchio l dove si trovava. Chin la testa, chiuse gli occhi. "Lei 
viva..." bisbigli. "Grazie a Dio".
Jameson stava ritto, da solo, fuori dal perimetro cintato del
quartier generale del DPI a White Plains. Angelica si trovava l dentro,
lo sapeva con la stessa certezza con cui sapeva il proprio nome. Tutto
era pronto. Si era incontrato con gli altri appena a nord della citt, e
aveva spiegato loro tutto ci che era successo. Tamara aveva
contattato Susan Jennings e le aveva offerto pi denaro di quanto lei
ne avesse mai visto in vita sua per tornare insieme a loro e prendersi
cura di Amber durante il giorno. Nessuno aveva spiegato perch ci
fosse necessario e la donna non aveva chiesto. Jameson si fidava di lei.
Lui aveva potuto trascorrere il proprio breve, prezioso tempo con
la sua dolce, meravigliosa figlia. E adesso era finito. Non avrebbe pi
potuto stare con lei. Ma l'avrebbe salvata da quei bastardi. E poi si
sarebbe assicurato che sua figlia non dovesse mai pi preoccuparsi di
essere perseguitata da loro. Avrebbe ridotto quel posto in rovina...
quella notte. Avrebbe reso il mondo sicuro per lei. Molto
probabilmente sarebbe morto nell'impresa, ma non prima di aver
portato a termine ci che era venuto a fare. Sarebbe valsa la pena di
compiere quel sacrificio. Avrebbe fatto s che Angelica e Amber
avessero la vita che meritavano. E al diavolo le conseguenze. Loro
valevano qualunque sacrificio, valevano qualsiasi cosa per lui.
Salt la palizzata e si avvi. L'avrebbe fatto perch era necessario. E
l'avrebbe fatto da solo. Un istante dopo qualcuno atterr sul terreno
accanto a lui. "Non da solo!" disse una voce. Jameson si volt
sorpreso: Eric stava al suo fianco. Sorrise e gli strizz l'occhio. "Non di
fronte a un rischio del genere, amico mio."
Ancor prima che finisse di parlare, si fecero avanti gli altri, uscendo
dalle ombre a uno a uno per schierarsi al suo fianco. C'era Tamara, e
Roland e Rhiannon. Perfino Pandora, la pantera di Rhiannon, si era
unita a loro. E c'erano altri. Jameson ne not uno in particolare che
aveva il portamento di un re.
Era pi alto di chiunque altro, pi bruno, anche, con enormi occhi
inquietanti e una voce potente come il tuono. "Io sono Damien" si
present, tendendo la mano a Jameson. E lui batt le ciglia per lo
shock quando cap. Quello era il pi antico... il primo di tutti loro. "E
ti sono grato di averci spinti all'azione."
"Ma io non ho..." cominci Jameson.
"No. No, la tua Angelica l'ha fatto. Ma per tuo conto."
Jameson si volt verso l'edificio, perplesso.
"Sembra che abbia finalmente padroneggiato quelle capacit
psichiche" gli spieg piano Rhiannon. "E bench indebolita e drogata,
 riuscita a chiamarci. Sapeva che saresti venuto, Jameson. E ci ha
implorato di non lasciarti agire per conto tuo. Ha detto che
preferirebbe morire qui piuttosto di sapere che tu hai dato la vita
tentando di salvare lei."
"Ci ha detto che cosa intendevi fare stanotte, facendoci provare
vergogna, in realt, per non essere stati qui a spalleggiarti" aggiunse
Damien. "Cos eccoci qua." Accenn con la testa alle persone che lo
circondavano, tutti vampiri. "La mia sposa, Shannon. L'ex agente del
DPI Ramsey Bachman e la sua compagna, Cuyler Jade. E ogni altro
vampiro che si trovava entro il raggio d'azione dell'incalzante
chiamata mentale di Angelica." Pos una mano sulla spalla di Jameson.
"Ci siamo dentro tutti" continu. "Amber Lily non  soltanto vostra
figlia, Jameson. Lei  nostra figlia, il nostro miracolo, la prima di una
nuova generazione, che sia mortale o no. E sar l'essere pi caro che
avremo mai avuto il privilegio di amare."
"Avrete bisogno di aiuto per accudirla" disse dolcemente la donna
simile a una silfide che rispondeva al nome di Cuyler Jade. "Sar
difficile, dormendo di giorno. Ma c' un posto, lontano, al nord, dove
il buio dura molto pi della luce per una parte dell'anno. Vorrei che
portaste l la vostra bambina, cosicch lei, e non il sole, possa decidere
quando dovete dormire."
"S" intervenne l'uomo accanto a lei. "E credo che dovremo allestire
un'altra dimora nell'estremo sud per l'altra met dell'anno."
"Vi aiuteremo tutti" aggiunse la silfide.
Eric annu. "Per ora, abbiamo un caldo, sicuro rifugio che aspetta, e
Susan, la vostra amica mortale,  l, pronta a prendersi cura di Amber
durante le ore diurne."
Jameson annu, rendendosi improvvisamente conto che quella era
una soluzione possibile. Che lui e i suoi amici, vecchi e nuovi, si
sarebbero occupati di ogni cosa per Angelo e la bambina. "Potresti
portarle l tu stesso, Eric. Io non ho intenzione di lasciare questo posto
finch tutto ci che ne rimane non saranno macerie."
"Questo  inteso" gli rispose Eric, lanciando un'occhiata in tralice a
Damien.
Damien annu. " necessario farlo. Lo sappiamo tutti, e siamo qui
per provvedere a che sia fatto."
Jameson guard in su e in gi per la lunghezza della palizzata di
reticolato, battendo le palpebre per la meraviglia. C'erano centinaia di
vampiri, forse un migliaio. Davanti ai suoi occhi, cominciarono ad
agganciarsi per le braccia, tutto attorno all'edificio, formando una
catena di morti viventi che lentamente avanzavano, intenzionati a
reclamare il loro diritto a esistere.
Jameson focalizz la mente su quella di Angelica mentre una mano
si chiudeva attorno alla sua sinistra e un'altra attorno alla sua destra.
Poi cominci a muoversi insieme a loro, come un solo vivente muro di
giustizia che si chiudeva sul cuore dei loro persecutori.
Non sapevo se le mie implorazioni fossero state udite da altri. Ma
sapevo che Jameson stava arrivando. Lo percepivo con tutta me
stessa. I miei sforzi per contattare gli altri, implorandoli di aiutarlo,
combinati all'effetto della droga, mi lasciarono debole e a stento
cosciente. Avevo sperato che mi sarebbe rimasta forza a sufficienza per
contattare Jameson... per dirgli l'enormit di ci che ora mi accorgevo
di provare per lui, giusto nel caso in cui si fosse rivelata l'ultima
occasione che avessi. Ma non era rimasto alcun potere in me. Ero a
stento cosciente, e tuttavia ero abbastanza presente per sapere che la
notte era quasi finita. L'alba sarebbe giunta entro un'ora. Jameson
poteva essere sopraffatto dal sole prima che le forze del DPI riuscissero
ad ammazzarlo. Le probabilit a sfavore erano schiaccianti, eppure io
pregai, con tutta me stessa, che Dio lo proteggesse, e proteggesse mia
figlia. Perch amavo entrambi con ogni cellula del mio corpo.
Non ci tenevano chiuse l da molto. Amber e io eravamo state
sigillate dentro una cella in uno dei livelli pi bassi, mentre alcuni
agenti montavano la guardia fuori dalla nostra impenetrabile porta,
aspettando l'arrivo del loro capo e i suoi ordini. Mi chiedevo quali
sarebbero stati quegli ordini. Come avrebbero tentato di uccidermi
questa volta, e che ne sarebbe stato della mia diletta figlioletta. Mi
avevano lasciata senza catene, apparentemente certi che sarei stata
troppo intorpidita per causare loro un qualche problema. Sedevo sul
pavimento nell'angolo e tenevo stretta tra le braccia Amber Lily,
cantando per lei come avevo fatto nei mesi solitari prima della sua
nascita. E lei sorrideva. Mi sorrideva mentre cantavo.
Non fu bello, ma Jameson aveva sempre saputo che non lo sarebbe
stato. Era guerra, e occorreva gestirla come tale. Quelle persone
assassinavano la sua gente. Non appena li avvistarono, da ogni angolo
emersero guardie equipaggiate di armi caricate con proiettili in
massima parte convenzionali, bench alcuni impugnassero anche le
temute pistole a tranquillanti. Ma in realt non avevano una sola
possibilit contro cos tanti avversari.
Loro erano immortali. Potevano muoversi pi veloci di quanto
l'occhio umano riuscisse a percepire, diventando chiazze di colore
informe in movimento. Potevano balzare lontano dalla traiettoria dei
proiettili che venivano sparati contro di loro e, con una sola mossa di
una sola mano, tramortire i nemici. O peggio. E Damien...
Jameson si ferm un paio di volte ad ammirare con attonita
reverenza il potere puro del pi antico degli immortali. Il modo in cui
focalizzava quegli occhi intensi su qualcosa finch questa non
divampava in fiamme. Come poteva roteare su se stesso fino a svanire
nella notte. Ma neppure la meraviglia di vedere di persona le
leggendarie abilit di quell'uomo poteva distrarlo per pi di un istante.
Le prime linee di difesa erano quasi infrante, e Jameson fu il primo
vampiro ad attraversarle, strappando una porta dai cardini nella sua
furia, e lanciandosi all'interno dell'edificio.
mortali che gli si avvicinarono si trovarono a veleggiare per aria,
schiantandosi contro le pareti e scivolando al suolo, insanguinati e
immobili. Qualcuno alle sue spalle url, e lui si volt di scatto, solo per
vedere la sinuosa sagoma nera di Pandora balzare addosso a una
guardia che stava per sparargli alla schiena.
I	grido del malcapitato fu agghiacciante ma breve.
Tutt'attorno a Jameson c'erano persone che gridavano, armi da
fuoco che sparavano, esplosioni che squassavano il terreno. Si fece
strada verso il retro, lottando per aprirsi un varco nel fiume di uomini
armati che avanzavano correndo per unirsi allo scontro e poi in mezzo
agli altri, i codardi, che sapevano ci che stava accadendo... che forse
avevano sempre saputo che il giorno della resa dei conti sarebbe
arrivato e il cui unico obiettivo ora era salvare la pelle. Come topi in
fuga da una nave in fiamme correvano verso le uscite posteriori.
Jameson oltrepass il laboratorio di ricerca proprio mentre le sue
vetrate venivano ridotte in briciole, e orde di vampiri irrompevano
all'interno, intenti a distruggere tutte le informazioni che quei bastardi
avevano raccolto. Ud i computer che venivano scagliati al suolo, sent
l'odore del fumo quando i fascicoli vennero dati alle fiamme. Ma non
si ferm. Continu ad avanzare cercando le scale. Prefer non
prendere l'ascensore, e il suo intuito si rivel decisivo, perch a met
discesa le luci si spensero. Qualcuno stava usando la testa. I vampiri
potevano vedere alla perfezione nel buio. Gli umani, invece...
Afferr per il colletto un idiota in camice bianco che stava
piagnucolando e implorando piet, e lo sbatt contro la parete. "Dove
sono la donna e la bambina?" L'uomo non rispose e lui lo sbatt di
nuovo contro il muro facendogli cadere gli occhiali dalla montatura
metallica. "G-g-gi... d-da quella parte... p-p-per favore..."
Jameson lo lasci andare e corse nella direzione che aveva indicato.
Poi si ferm in scivolata nel buio, freddo corridoio del livello inferiore.
Perch... l'aveva sentita. Angelica stava cantando. La sua voce era
tremula, debole... ma stava cantando, ed era il suono pi bello che lui
avesse mai udito in vita sua.
"Angelo..." Le ginocchia quasi gli si piegarono per il sollievo, ma le
costrinse a star salde e corse alla porta che era tutto ci che restava tra
loro. Ruggendo per lo sforzo, strapp via il battente e lo scagli alle
proprie spalle nel corridoio.
Lei sedeva l, sul pavimento, e sollev la testa, incontrando i suoi
occhi. "Sei venuto" bisbigli, e le lacrime le inondarono il viso.
"Sapevi che l'avrei fatto" replic lui, e corse avanti, inginocchiandosi
accanto a lei. Le prese la testa tra le mani, gli occhi che le scrutavano il
viso. "Sei tutta intera? Dimmi che stai bene, Angelo, perch proprio
non riesco a credere..."
"Sto bene. ... la droga. Tutto qui."
Lui chiuse gli occhi sollevato, poi li riapr quando una manina lo
colp sul mento: sua figlia, al caldo e al sicuro tra le braccia della
madre. "E stai bene anche tu, vero, amore mio?" La piccina gorgogli e
cinguett come un uccellino che stesse provando la propria voce. "Lei
 pi che a posto" sussurr Angelica. "Lei  mortale, Jameson. Mangia
e dorme e cresce... proprio come qualsiasi altro bambino."
"Non come qualsiasi altro bambino" sottoline lui. "No, non la mia
Amber. Lei  ben lungi dall'essere normale. Lei  la figlia di un Angelo."
Si chin e pos le labbra su quelle di Angelica, che chiuse gli occhi
assaporando il suo bacio.
Poi si alz in piedi e la prese in braccio. "Tieni stretta Amber Lily,
dolce Angelo. Vi porter tutt'e due fuori di qui."
Angelica batt le ciglia guardandolo. "S... ma, Jameson, ci sono
altri. Altri prigionieri che soffrono, qui, e io... "
"Di questo, mia cara, si sta occupando qualcun altro" disse una
regale, familiare voce dalla soglia. Jameson si volt con Angelica in
braccio, e vide Rhiannon, con il suo felino al fianco e tra le braccia un
vampiro a stento cosciente, magro come un giunco. "Adesso andiamo,
voglio quella piccola cosa preziosa fuori da questo inferno il prima
possibile."
Jameson si affrett a uscire, e ripercorse la strada verso le scale e
l'ingresso principale, schivando fumo e fuochi e macerie, ma ormai
assai poche pallottole. La battaglia si stava gi spegnendo. Corse fuori,
port Angelica e Amber Lily alla palizzata di reticolato e le depose sul
terreno al riparo di alcuni cespugli.
Poi si raddrizz, guardando indietro verso l'edificio.
Angelica gli afferr un braccio. "Non vorrai tornare indietro, vero?"
"Devo farlo."
"Potresti essere ucciso" grid lei.
Jameson la fiss. "Non ha pi importanza ormai. Tu e la piccola
siete salve. Non ha importanza."
"No, Jameson. Non ho intenzione di lasciarti tornare l. Non
capisci? Ha importanza pi che mai, ora."
Lui la guard accigliandosi. "Ma... "
"Ma niente. Maledizione, vampiro, se sono sopravvissuta a tutto
questo soltanto per perderti adesso..." La voce le venne meno e lei si
morse il labbro.
Jameson sent un tuffo al cuore, ma non os pensare... no, lei era
sedata, riconoscente e sopraffatta. "Angelica" disse, inginocchiandosi
accanto a lei. "Tu e Amber Lily siete salve adesso, libere. E io non ho
pi scuse per costringerti a restare con me come ho fatto negli ultimi
giorni. Tu..." Sospir forte. "Puoi andartene, se vuoi. Ma Angelo, io
non... io non credo di voler vivere abbastanza a lungo da sentirti dire
addio."
"Tu sei immortale" replic lei con un filo di voce. "E ci nonostante
non vivrai mai cos a lungo."
Lui abbass lo sguardo su di lei. "Che cosa stai dicendo, Angelo?"
"Sto dicendo che ti amo, Jameson." Lo guard tra le lacrime. "Io ti
amo."
Lui la guard ammiccando, a bocca aperta per lo shock, il cuore che
gli si strizzava in un nodo.
"Angelica..." Non riusc a proseguire, non riusciva a parlare.
Lei chin il capo. "Speravo... che anche tu potessi provare qualcosa
per me. Forse... forse mi sbagliavo... "
Jameson la prese tra le braccia, con la figlioletta tra loro, e chinata
la testa la baci profondamente e appassionatamente, mentre il cuore
gli si gonfiava fino a scoppiare. "Ti ho amata per tutto il tempo,
Angelo" le bisbigli poi a fior di labbra. "Perfino quella prima notte
provavo qualcosa... qualcosa che non riuscivo a spiegare. Mi dicevo
che ti odiavo, ma non era cos. Non potevo. Tu... tu sei tutto per me,
Angelo. Tutto."
Lei sorrise debolmente, e Jameson la baci di nuovo. La tenne
stretta, tra le sue braccia, e le accarezz il viso, e godette della sua
vicinanza, del suo amore.
Mentre stavano abbracciati, gli altri sgorgarono dall'edificio. Erano
tantissimi, tutti quelli che erano entrati e ancor di pi: prigionieri
appena liberati, alcuni deboli, alcuni prossimi alla morte, ma tutti
esultanti. E quando ciascuno fu al sicuro all'esterno, Damien si fece
avanti e focalizz lo sguardo sull'edificio davanti a loro per lunghi, tesi
istanti, finch a un tratto esso esplose in un'accecante sfera di energia.
Si sbriciol ogni mattone. Il rimbombo squass il terreno e le fiamme
accesero la notte come una torcia di speranza. Allora, un assordante
ruggito di trionfo si lev dalla folla di vampiri.
Epilogo
Nessuno avrebbe indovinato che la maggior parte degli adulti
presenti alla festa di diploma dei liceali fossero vampiri.
Jameson teneva sua moglie tra le braccia, stringendola forte a s.
Ondeggiavano lentamente al tempo della musica suonata da
giovanotti in giacca e cravatta sul palco al centro della palestra
addobbata. Lui e Angelica si tenevano in ombra, come la maggior
parte dei loro amici. Rhiannon e Roland sedevano a un tavolo
illuminato a lume di candela, osservando i festeggiamenti. Eric e
Tamara stavano danzando vicino all'uscita posteriore. Non sarebbe
stato il caso di attirare troppa attenzione su di s. Avevano promesso
alla loro piccola di non farlo, dopo tutto. E inoltre, quella era la sua
serata. "Va' avanti" disse un giovane a vari metri da loro rivolgendosi a
un altro che gli stava accanto nervosissimo. "Chiediglielo."
"Neanche per idea. Mi liquider e allora dovr buttarmi gi da un
ponte."
"Magari invece ti dir di s" insistette il primo.
Entrambi stavano osservando la ragazza pi bella della festa. Era
alta e snella, con capelli neri come l'ala di un corvo lunghi fino alla vita
che le danzavano attorno al corpo quando si muoveva e inquietanti
occhi d'ebano che sembravano contenere innumerevoli segreti. Era in
piedi vicino alla coppa del punch insieme alla sua migliore amica,
Alicia. Entrambe ondeggiavano leggermente al ritmo della musica.
Schiarendosi la gola, l'adolescente nervoso si avvicin. "Ciao,
Amber" disse.
Lei sorrise. "Ciao, Jimmy."
"Vorresti... ehm... ti andrebbe di ballare?"
"Mi piacerebbe molto."
Il viso del ragazzo si apr in un sorriso deliziato, e lui la prese tra le
braccia.
Amber guard attraverso la pista da ballo e colse lo sguardo di suo
padre. Ti voglio bene, pap, gli disse.
Anch 'io ti voglio bene, Amber Lily. Jameson invi i propri pensieri
alla figlia senza una parola, e poi aggiunse una strizzatina d'occhio.
Bada solo che il giovanotto non ti tenga troppo stretta. Amber sorrise
e alz gli occhi verso il soffitto mentre il suo compagno la faceva
piroettare. "Ce l'abbiamo fatta, secondo te?" chiese Jameson al suo
Angelo, attirandosela ancor pi vicino e stuzzicandole l'orecchio con
le labbra. "A renderla felice? S, Jameson. Penso proprio di s."
"Forse non avremmo dovuto venire" continu lui. "Forse siamo
iperprotettivi."
"Lei non se ne cura affatto" bisbigli Angelica. "Ci ama, Jameson.
Non lo sai questo?"
Lui annu pensosamente, anche se temeva ancora un poco di aver
offeso la figlia offrendosi di accompagnarla alla festa di diploma.
L'amava cos tanto, che gli era difficile capire quando si stava
spingendo troppo oltre, e quando invece era ragionevole. " cos
bella" disse. Poi si chin, e baci il collo che tanto lo tentava. "Come
sua madre."
"E in tutto e per tutto cocciuta come suo padre" ribatt lei.
Accigliandosi, Jameson guard di nuovo le coppie di ballerini.
"Dunque, che cosa pensi di questo Jimmy?"
"Penso che  carino."
Lui emise un basso brontolio di gola, e Angelo gli baci il naso.
"Penso anche che dovremmo lasciar decidere Amber Lily sul conto di
Jimmy. Ha ereditato anche il cervello di suo padre, sai." Jameson
chiuse gli occhi e sospir. " davvero perfetta in tutto."
"Hai ancora difficolt a crederci?" replic lei. "Perfino dopo aver
costretto Eric a ripetere quegli esami del sangue cinque volte per
esserne sicuro? L'antigene Belladonna  diverso in lei" gli ramment,
ripetendo ci che gli esami di Eric avevano pi volte dimostrato. "Il
gene che causa la morte prematura nei mortali che hanno l'antigene, in
lei non c'."
Lui annu. "Eppure ha poteri psichici come i nostri... e la sua forza
fisica sta diventando pi sorprendente di giorno in giorno."
"A Rhiannon piace pensare che abbia ereditato le sue capacit
soprannaturali dalla zia, la principessa egizia" medit Angelica.
" un miracolo" comment Jameson. "Lei  un miracolo." Sorrise e
la guard negli occhi. "Ti ho detto, ultimamente, Angelo mio, quanto
immensamente ti adoro?"
"S" rispose lei. "Ma sentiti libero di dirmelo di nuovo."
Proprio mentre lui era sul punto di baciarla, si sent battere sulla
spalla, e voltandosi vide la sua piccolina che si teneva per mano con il
suo giovanotto.
Jameson si raddrizz, schiarendosi la gola.
"Pap, mamma, vorrei farvi conoscere Jimmy."
"Salve" dissero all'unisono i due adulti.
Jimmy li fiss a bocca aperta per un momento, poi guard di
nuovo Amber. "Mi stai prendendo in giro? Questa  tua madre?"
"Gran bell'aspetto per la sua et, vero?" Amber scocc ad Angelica
un'occhiata consapevole che probabilmente la fece solo apparire pi
misteriosa al giovanotto sorpreso. "S. Voglio dire... ehm, lieto di
conoscervi... tutti e due."
"Altrettanto" rispose Jameson.
Amber guard suo padre. " praticamente l'ultimo ballo" gli disse.
"L'ho riservato a te." Jameson sent un nodo stringergli la gola e gli
occhi cominciare a pizzicare. Ma riusc a controllare la commozione
battendo le ciglia mentre prendeva la mano della figlia e avanzava con
lei sulla pista da ballo. Mentre la teneva tra le braccia, incontr gli
occhi di Angelica attraverso la sala, e li vide brillare di lacrime di felicit.
"Sono felice che tu sia qui stasera, pap" sussurr Amber.
"Io sar sempre qui per te, Amber Lily" promise lui. "Sempre."
...
.
...
FINE.